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Privileged Access Management (PAM) nell’era cloud-first: le 10 migliori pratiche operative



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L’adozione di un approccio di Privileged Access Management (PAM) moderno e adattivo non è più un’opzione, ma un imperativo strategico per garantire la sicurezza, la governance e l’innovazione digitale. Ecco i rischi e le 10 migliori soluzioni implementative

Pubblicato il 6 mar 2026

Vincenzo Calabrò

Information Security & Digital Forensics Analyst and Trainer



Sicurezza cloud come difenderlo; Privileged Access Management (PAM) nell'era cloud-first: le 10 migliori pratiche più efficaci
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Punti chiave

  • Il PAM è cruciale: le credenziali privilegiate sono il vettore più sfruttato e gli ambienti cloud-native con identità non umane amplificano complessità e rischio.
  • Il paradigma moderno si fonda sul minimo privilegio, con accessi JIT e JEA, controllo policy-driven e integrazione nel modello Zero Trust.
  • Best practice: automatizzare scoperta e inventory, estendere governance alle identità non umane, integrare CIEM e DevOps/CI/CD e monitorare e registrare le sessioni per compliance e riduzione della superficie d’attacco.
Riassunto generato con AI

La gestione dell’accesso privilegiato (Privileged Access Management, o PAM) rappresenta un pilastro fondamentale della sicurezza informatica attuale, in quanto gli account privilegiati sono il vettore d’attacco più bersagliato e, in caso di violazione della sicurezza, quello che può causare i danni maggiori.

Come evidenziato dal Verizon Data Breach Investigations Report, l’80% delle violazioni dei dati coinvolge credenziali privilegiate compromesse o utilizzate impropriamente.

La gestione di tali accessi è diventata sempre più critica a causa della complessità e dell’ubiquità degli ambienti IT distribuiti e cloud-native, caratterizzati da una proliferazione di identità non umane (come account di servizio, API e agenti di intelligenza artificiale), che rendono rapidamente obsoleti gli approcci tradizionali alla gestione delle identità e degli accessi (PAM).

L’adozione di un approccio Privileged Access Management moderno e adattivo non è più un’opzione, ma un imperativo strategico per garantire la sicurezza, la governance e l’innovazione digitale.

Ecco i rischi specifici degli ambienti cloud-first e perché è necessario un framework di soluzioni basato su best practice moderne, quali i modelli di accesso Just-in-Time (JIT) e Just-Enough Access (JEA).

La centralità del Privileged Access Management (PAM)

La gestione degli accessi privilegiati è passata da una problematica puramente tecnica a un argomento di sicurezza fondamentale per il successo dell’azienda. Gli utenti, sia con privilegi standard che elevati, svolgono attività che attraversano applicazioni, piattaforme, componenti infrastrutturali, sistemi finanziari, risorse umane e persino piattaforme di social media.

Un uso improprio delle credenziali con privilegi elevati può avere un impatto
devastante sull’organizzazione.

È quindi essenziale comprendere e mitigare questi rischi in modo efficace. Nel contesto moderno, le “attività privilegiate” non sono più confinate ai soli sistemi IT tradizionali.

Per esempio, un ingegnere potrebbe esporre involontariamente dati sensibili
modificando le impostazioni di un bucket, mentre un addetto alle risorse umane potrebbe divulgare informazioni riservate sui dipendenti.

Questi scenari non sono teorici. La gravità dei rischi è dimostrata da incidenti storici concreti: nella violazione di Capital One del 2019, un aggressore ha sfruttato un web application firewall configurato in modo errato per accedere a un server con ampie autorizzazioni e ha esposto i dati personali di oltre 100 milioni di clienti.

L’attacco a SolarWinds del 2020 ha ulteriormente evidenziato le conseguenze devastanti dell’abuso degli accessi privilegiati: gli aggressori hanno compromesso la catena di approvvigionamento del software per ottenere un accesso privilegiato a migliaia di sistemi dei clienti.

Portata del PAM moderno in un panorama cloud-first

In passato, il Privileged Access Management si concentrava sulla protezione dell’accesso all’infrastruttura IT on-premises (server Windows, sistemi Unix e dispositivi di rete), utilizzata principalmente dagli amministratori di sistema e dal personale tecnico.

Oggi, in un panorama cloud-first e SaaS, la portata del Privileged Access Management moderno si è notevolmente ampliata e deve coprire un ecosistema molto più complesso, come illustrato di seguito:

  • Asset Protetti;
  • Identità a cui viene Concesso l’Accesso.

Asset Protetti:

  • Infrastrutture cloud (Cloud infrastructure);
  • Applicazioni aziendali (Business applications);
  • Pipeline CI/CD;
  • Sistemi finanziari e HR;
  • Piattaforme di social media.

Identità a cui viene Concesso l’Accesso:

  • Amministratori e staff IT (Admins & IT staff);
  • Utenti aziendali con accesso elevato;
  • Utenti di terze parti;
  • Identità non umane (Non-Human identities).

Il principio fondamentale del Privileged Access Management moderno è quello del minimo privilegio, che impone di concedere a utenti e sistemi solo l’accesso minimo necessario per svolgere le proprie funzioni e per il tempo strettamente indispensabile.

Questo obiettivo viene raggiunto mediante meccanismi avanzati quali l’accesso Just-in-Time e il controllo degli accessi basato su policy (Policy-Based Access Control, o PBAC).

L’applicazione di questo principio fondamentale è oggi resa più complessa e urgente da una serie di nuovi fattori che stanno accelerando l’evoluzione delle strategie PAM.

I nuovi driver che rimodellano le strategie PAM

Benché il Privileged Access Management sia una disciplina consolidata, una serie di fattori tecnologici, normativi e operativi ne sta ridefinendo radicalmente il perimetro strategico e l’urgenza di implementazione.

Il mercato globale del PAM è destinato a crescere dai 2,9 miliardi di dollari del 2023 ai 7,7 miliardi del 2028, a indicare una crescente consapevolezza della sua importanza strategica.

Ecco i principali fattori di questa trasformazione:

  • Architettura Zero Trust (ZTA);
  • Trasformazione cloud;
  • Requisiti delle assicurazioni cyber;
  • Forza lavoro remota e distribuita;
  • Ascesa delle identità non umane;
  • Incremento di accessi Just-In-Time (JIT) e Just-Enough (JEA);
  • Compliance e vincoli normativi;
  • Tecnologie emergenti.

Architettura Zero Trust (ZTA)

Il Privileged Access Management è una componente fondamentale delle strategie Zero Trust, in quanto impone il principio del minimo privilegio, il monitoraggio continuo e controlli adattivi basati sul contesto.

I segnali provenienti dal PAM, come un’escalation anomala dei privilegi, possono alimentare un punteggio di rischio identitario in linea con il modello CARTA (Continuous Adaptive Risk and Trust Assessment) di Gartner, che consente di prendere decisioni dinamiche e basate sul rischio in merito all’accesso.

Trasformazione cloud

La migrazione verso il cloud richiede soluzioni di Privileged Access Management moderne in grado di gestire carichi di lavoro temporanei e di integrarsi con i modelli IAM nativi del cloud.

L’utilizzo di soluzioni PAM separate per ambienti cloud e on-premises introduce significative sfide operative e di integrazione, che portano a controlli disomogenei e a potenziali lacune nella copertura della sicurezza.

Requisiti delle assicurazioni cyber

Lle compagnie di assicurazione cyber richiedono sempre più spesso l’implementazione di robusti controlli PAM come condizione preliminare per la copertura assicurativa.

Importanti compagnie assicurative come AIG e Lloyd’s hanno inasprito i propri standard, rendendo il PAM un requisito fondamentale per la gestione del rischio.

Forza lavoro remota e distribuita

La diffusione del lavoro ibrido ha ampliato la base degli utenti privilegiati, includendo fornitori di terze parti, consulenti e dipendenti distribuiti.

Ciò rende necessario un Privileged Access Management scalabile che garantisca un accesso sicuro e controllato senza ostacolare la produttività.

Ascesa delle identità non umane

La crescita esponenziale delle identità non umane, come i service account, le API, i bot e gli agenti AI, richiede un’estensione della governance PAM.

Queste identità spesso dispongono di privilegi elevati, tuttavia mancano di una supervisione adeguata.

È essenziale applicare a queste identità lo stesso rigore di governance riservato agli utenti umani.

Incremento di accessi Just-In-Time (JIT) e Just-Enough (JEA)

Le organizzazioni stanno abbandonando i privilegi persistenti in favore dei modelli Zero Standing Privileges (ZSP), resi possibili grazie agli approcci JIT e JEA.

Il JIT concede l’accesso solo quando necessario e per un tempo limitato, mentre il JEA garantisce che vengano concesse solo le autorizzazioni strettamente necessarie, riducendo così drasticamente la superficie d’attacco.

Compliance e vincoli normativi

I framework normativi come Sarbanes-Oxley (SOX), HIPAA e GDPR richiedono un controllo rigoroso e il monitoraggio degli accessi privilegiati.

I sistemi di Privileged Access Management aiutano a soddisfare questi requisiti applicando delle policy, mantenendo dei registri degli accessi e facilitando le revisioni periodiche.

Tecnologie emergenti

L’evoluzione tecnologica introduce nuove sfide per il PAM, che richiede un adattamento continuo delle strategie di sicurezza:

  • IoT/IIoT e 5G/Edge Computing: richiedono un sistema di gestione delle credenziali e degli accessi decentralizzato per migliaia di dispositivi distribuiti ai margini della rete.
  • Sistemi AI/ML: è necessario effettuare controlli rigorosi sull’accesso ai dati sensibili utilizzati per addestrare i modelli, al fine di prevenire abusi o fughe di informazioni.
  • Quantum Computing: introduce una minaccia futura alla crittografia, imponendo una transizione verso standard crittografici post-quantistici per garantire l’accesso privilegiato a lungo termine.
  • Confidential Computing: richiede l’integrazione con il PAM per proteggere l’accesso ai dati sensibili durante l’elaborazione all’interno di ambienti di esecuzione sicuri.
  • Blockchain: spinge verso soluzioni di gestione degli accessi più sicure e decentralizzate per proteggere le transazioni e i dati on-chain.

Questi driver evidenziano come la gestione degli accessi privilegiati sia al centro delle sfide di sicurezza moderne, in particolare di quelle introdotte dalla transizione verso il cloud.

Analisi dei rischi: l’impatto del cloud sul Privileged Access Management

La transizione verso il cloud ha modificato radicalmente il paradigma del Privileged Access Management, passando da un modello basato su credenziali statiche e vaulting (archiviazione sicura) a un approccio dinamico incentrato sull’identità e guidato dalle policy.

Le soluzioni legacy, infatti, erano adatte agli ambienti IT statici, ma risultano incompatibili con la natura decentralizzata e agile delle infrastrutture cloud moderne.

La tabella seguente illustra la transizione dagli approcci Privileged Access Management tradizionali a quelli moderni, più adatti all’ambiente cloud.

Tabella 1: Confronto tra approcci PAM legacy e moderni
Approccio LegacyApproccio Moderno
Vaulting-centricJIT/JEA (Just-In-Time, Just-Enough-Access)
Static credentialsIdentity-based
Jump hostsCloud-native
On-premisesPolicy-driven
Limited scopeCovers all identities (human + non-human)

Privileged Access Management: sfide e rischi da affrontare

Questa evoluzione introduce sfide e rischi significativi da affrontare:

  • Proliferazione di entitlement e privilegi persistenti (Standing Privileges): le piattaforme cloud generano un enorme volume di autorizzazioni. Spesso le autorizzazioni predefinite non vengono sottoposte a revisione, il che crea vulnerabilità nascoste. Senza un’analisi automatizzata, le organizzazioni sono esposte a rischi significativi derivanti da privilegi persistenti e dal fenomeno del “privilege creep”, ovvero l’accumulo graduale di accessi non necessari.
  • Complessità dei modelli di permesso granulari: i provider di cloud, come AWS, Azure e GCP, espongono decine di migliaia di azioni tramite le loro API. La gestione di questa granulosità richiede un’analisi avanzata dei ruoli e un monitoraggio continuo per prevenire i movimenti laterali e l’escalation dei privilegi.
  • Complessità ibrida e multi-cloud: la maggior parte delle organizzazioni opera in ambienti ibridi. Una soluzione PAM deve garantire una visibilità unificata e un’applicazione coerente delle policy in questi ambienti eterogenei. Le soluzioni che coprono un solo ambiente creano dei “punti ciechi” e aumentano il rischio.
  • Gestione delle identità non umane e delle macchine: le API, i service account, i bot e gli strumenti di automazione possiedono spesso privilegi di accesso, ma sono spesso trascurati dalle strategie PAM tradizionali. È fondamentale scoprire, governare e proteggere queste identità non umane con lo stesso rigore riservato a quelle umane.
  • Serverless computing e containerizzazione: la temporaneità dei carichi di lavoro serverless e la natura dinamica dei container (es. Kubernetes) rendono le credenziali statiche inefficaci e rischiose. Un singolo container compromesso può rapidamente portare a un’escalation dei privilegi all’interno di un cluster.

Per superare queste sfide, le organizzazioni devono adottare un insieme di best practice moderne, progettate per il mondo cloud-first.

Le 10 migliori pratiche per il PAM nel mondo cloud-first

Ecco le dieci best practice fondamentali per implementare soluzioni PAM robuste in grado di garantire sicurezza, conformità ed efficienza operativa negli ambienti moderni.

Eliminare i privilegi persistenti con l’accesso Just-in-Time (JIT) e Just-Enough (JEA)

JIT e JEA sono controlli preventivi fondamentali che segnano il passaggio al modello Zero Standing Privilege (ZSP).

Invece di concedere accessi “always-on”, JIT e JEA riducono drasticamente la superficie d’attacco, garantendo che i diritti privilegiati siano concessi solo quando necessario (JIT) e con le sole autorizzazioni minime richieste (JEA).

Fattori chiave:

  • Durata: definire limiti temporali rigorosi per l’accesso.
  • Entitlement: concedere solo le autorizzazioni specifiche ed essenziali.
  • Approvazioni: integrare i flussi di richiesta e approvazione con sistemi ITSM e ChatOps.
  • Monitoraggio: mantenere log completi di ogni sessione, con monitoraggio in tempo reale.
  • Modelli di implementazione JIT: utilizzare account temporanei (creati on- demand), elevazione temporanea dei privilegi o accesso basato su giustificazione.

Automatizzare la scoperta e l’inventario degli accessi privilegiati

In ambienti ibridi e dinamici, garantire la visibilità su identità, autorizzazioni e segreti rappresenta una sfida rilevante.

L’automazione della scoperta e dell’inventario è essenziale per poter applicare policy coerenti e individuare i rischi.

Fattori chiave:

  • Inventario completo: identificare e catalogare tutte le identità privilegiate, umane e non umane, in ambienti cloud e on-premises.
  • Rilevamento in tempo reale: monitorare continuamente l’infrastruttura per rilevare nuovi account privilegiati o modifiche ai ruoli.
  • Scoperta di Entitlement: Mappare e classificare le autorizzazioni associate a ciascuna identità in base al livello di rischio.
  • Visibilità su account a rischio: Identificare account dormienti, orfani o sovra-privilegiati.
  • Scoperta di segreti e credenziali: Scansionare repository di codice (per esempio, GitHub), container e pipeline CI/CD alla ricerca di segreti incorporati (chiavi API, chiavi SSH). L’integrazione della scansione nei flussi di lavoro DevSecOps previene la codifica di credenziali hard-coded.
  • Utilizzo di soluzioni CIEM: Impiegare soluzioni Cloud Infrastructure Entitlement Management (CIEM) per ottenere visibilità granulare su ruoli e privilegi negli ambienti cloud.

Implementare controlli d’accesso granulari e separazione dei compiti (SoD)

I controlli granulari e la separazione dei compiti (SoD) sono fondamentali per ridurre al minimo il rischio di abusi e garantire la conformità.

È necessario andare oltre le assegnazioni di ruolo generiche per implementare controlli precisi e contestuali.

Fattori chiave:

  • Confronto tra RBAC e ABAC: il Role-Based Access Control (RBAC) è ideale per funzioni lavorative stabili e ben definite. L’Attribute-Based Access Control (ABAC) è preferibile in ambienti cloud-native dinamici, poiché offre maggiore flessibilità e scalabilità. Il compromesso è che ABAC è più complesso da progettare, mantenere e spiegare agli auditor.
  • Separazione dei compiti (SoD): distribuire le attività sensibili tra ruoli diversi per prevenire conflitti di interesse e minacce interne.
  • Restrizioni su account critici: limitare rigorosamente l’uso di account root o global admin, ricorrendo a MFA e JIT quando indispensabile.
  • MFA per azioni privilegiate: applicare l’autenticazione a più fattori (MFA) non solo al login, ma anche durante l’escalation dei privilegi.

Analizzare Entitlement, utilizzo e Pattern comportamentali

Un approccio basato sui dati è fondamentale per una gestione PAM matura. L’analisi dell’utilizzo dell’accesso privilegiato consente di mitigare proattivamente le minacce e di ottimizzare le autorizzazioni.

Fattori chiave:

  • Analisi dell’utilizzo degli entitlement: identificare i privilegi concessi ma mai o raramente utilizzati per revocarli.
  • Privilege Risk Scoring: assegnare punteggi di rischio agli entitlement per prioritizzare revisioni e approvazioni.
  • Creazione di baseline comportamentali: stabilire modelli di comportamento normale per gli utenti privilegiati e monitorare le deviazioni.
  • Analisi in tempo reale: utilizzare analytics e machine learning per rilevare anomalie come accessi da geolocalizzazioni inaspettate.

Abilitare il monitoraggio e l’auditing completo delle sessioni privilegiate

La registrazione delle sessioni è un elemento fondamentale del PAM, in quanto fornisce visibilità su come gli account privilegiati interagiscono con i sistemi critici, soprattutto quando l’accesso avviene tramite browser.

Fattori chiave:

  • Registrazione completa delle attività: registrare tutte le azioni dell’utente (CLI/GUI), inclusi comandi e trasferimenti di file.
  • Monitoraggio e Alert in tempo reale: osservare le sessioni live e attivare alert per comportamenti sospetti.
  • Audit Trail a prova di manomissione: garantire che i log siano crittografati e protetti da alterazioni.
  • Playback delle sessioni: abilitare la riproduzione delle sessioni registrate per analisi forense o audit.

Espandere il Privileged Access Management a tutti gli asset e le identità critiche

Un moderno programma PAM deve andare oltre l’IT tradizionale per includere tutti i sistemi, le applicazioni e le identità che svolgono funzioni sensibili.

Fattori chiave:

  • Ambiti di espansione: includere applicazioni aziendali (ERP, CRM), piattaforme di social media, agenti AI, dispositivi IoT/IIoT e cluster Kubernetes.
  • Protezione di Kubernetes: gestire l’accesso a componenti critici come l’API server e il datastore etcd, che costituiscono il control plane del cluster.

Mettere in sicurezza le identità non umane e l’accesso ai carichi di lavoro

Le identità non umane (NHI), come le API e i service account, rappresentano una superficie d’attacco in rapida crescita. Devono essere gestite con lo stesso rigore delle identità umane.

Fattori chiave:

  • Minimo privilegio DI Default: concedere alle NHI solo le autorizzazioni strettamente necessarie.
  • Automazione della gestione delle credenziali: ruotare frequentemente le credenziali e archiviarle in vault sicuri.
  • Implementare JIT per le macchine: generare token di accesso temporanei o service account effimeri.
  • Monitoraggio dell’attività NHI: abilitare log dettagliati per tutte le interazioni delle identità non umane.
  • Integrazione nelle pipeline CI/CD: gestire in modo sicuro i segreti utilizzati nei processi di build, test e deployment.

Mettere in sicurezza l’accesso remoto e di terze parti

L’accesso di fornitori esterni e dipendenti remoti a sistemi privilegiati è una delle principali preoccupazioni.

È essenziale estendere le policy di sicurezza oltre il perimetro di rete tradizionale.

Fattori chiave:

  • Gateway di accesso sicuri: utilizzare jump server o gateway PAM per centralizzare e monitorare tutte le sessioni remote.
  • JIT per utenti esterni: evitare privilegi persistenti per i fornitori, concedendo accessi limitati nel tempo.
  • MFA obbligatoria: applicare l’autenticazione a più fattori per tutte le sessioni privilegiate remote.
  • Monitoraggio e registrazione delle sessioni: Tutte le sessioni remote devono essere registrate e monitorate.
  • Allineamento con accordi contrattuali: allineare le policy PAM con accordi legali e SLA.

Integrare il PAM con DevOps, CI/CD e flussi di lavoro Infrastructure-as-Code (IaC)

Negli ambienti DevOps, in cui l’infrastruttura è dinamica e l’automazione è onnipresente, il PAM deve essere integrato nei flussi di lavoro di sviluppo per non ostacolare l’innovazione.

Fattori chiave:

  • Supporto a JIT nelle pipeline CI/CD: sostituire le credenziali persistenti con segreti effimeri.
  • Gestione dei segreti nel codice (Secrets Management): scansionare i repository di codice per individuare segreti hardcoded e archiviarli in vault crittografati.
  • Integrazione con strumenti IaC: estendere il PAM agli strumenti di Infrastructure-as-Code per provisionare controlli di accesso come parte dei deployment automatizzati.
  • Flussi di lavoro a basso attrito: integrare il PAM direttamente negli strumenti utilizzati dagli sviluppatori (IDE, Git, ChatOps).

Stabilire una forte governance e allineamento alla compliance

Il PAM non è solo un controllo tecnico, ma un imperativo di governance. Deve supportare i mandati normativi e le policy interne attraverso flussi di lavoro strutturati e una supervisione continua.

Fattori chiave:

  • Flussi di lavoro di approvazione: implementare workflow di approvazione tracciabili e integrati con piattaforme ITSM e IAM.
  • Revisioni periodiche degli accessi: condurre regolarmente revisioni degli entitlement per validare la necessità degli accessi.
  • Reportistica per audit: mantenere audit trail immutabili e report pronti per dimostrare la conformità a framework come NIST, ISO 27001 e PCI DSS.
  • Integrazione nel ciclo di vita JML: integrare il PAM nei processi Joiner- Mover-Leaver (JML) per automatizzare il provisioning e deprovisioning degli accessi.

L’adozione di questo approccio olistico è essenziale per sviluppare la resilienza e mantenere un vantaggio competitivo nell’era digitale.

Una necessità in un contesto Zero Trust

La gestione degli accessi privilegiati si è trasformata da semplice strumento per la gestione delle password a componente strategica della gestione del rischio e della sicurezza aziendale.

In un contesto di rapida digitalizzazione e adozione del cloud, è necessario superare gli approcci tradizionali alla gestione degli accessi privilegiati (PAM) a favore di modelli più flessibili basati sull’identità, adatti a ambienti ibridi e multi-cloud.

Finora abbiamo messo in luce la transizione critica dai privilegi persistenti ai modelli Just-in-Time (JIT) e Just-Enough (JEA), l’importanza dell’automazione nella scoperta degli accessi e la necessità di estendere la governance a tutte le identità, umane e non.

L’adozione delle best practice discusse permette alle organizzazioni non solo di soddisfare i requisiti di audit e conformità, ma anche di gettare le basi per un’innovazione più sicura.

In conclusione, una strategia PAM forte e adattiva non è più un’opzione, ma una necessità fondamentale in un contesto Zero Trusted.

Si tratta di un elemento imprescindibile per ridurre la superficie d’attacco, garantire la sicurezza operativa e consentire all’azienda di innovare in modo competitivo e sicuro nel panorama digitale odierno.

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