Il mercato italiano dei data center sta attraversando una fase di crescita strutturale senza precedenti, trainata dalla domanda di servizi cloud, intelligenza artificiale e trasformazione digitale del settore pubblico.
L’Italia, con 251 infrastrutture attive al giugno 2026 e un valore di mercato atteso a 14,97 miliardi di dollari entro il 2031 (CAGR 12,12%), si posiziona come hub emergente della data economy mediterranea.
Tuttavia, il pieno potenziale del Paese resta condizionato da tre variabili critiche: la disponibilità e il costo dell’energia elettrica; la semplificazione dei processi autorizzativi; la costruzione di una governance nazionale organica di settore.
Inoltre, il quadro normativo è in rapida evoluzione, con l’approvazione del D.L. 21/2026 e la progressiva armonizzazione con le direttive europee NIS 2, CER e Cyber Resilience Act e standard IEC 62443.
| Indicatore chiave | Valore |
| Data Center attivi in Italia (giugno 2026) | 251 |
| Valore di mercato 2024 | 60,6 miliardi di euro |
| Valore di mercato previsto 2030 | 207 miliardi di euro |
| Potenza IT installata a Milano (2025) | 414 MW IT |
| Nuove infrastrutture previste entro 2028 | 83 (>25 miliardi di euro) |
| Occupazione generata (2024) | oltre 28.000 posti |
| Posti di lavoro previsti entro 2030 | 77.000–150.000 |
Indice degli argomenti
Il valore strategico dei data center per l’economia italiana
I data center sono spesso percepiti esclusivamente attraverso il prisma del consumo energetico o dell’occupazione territoriale. In realtà, rappresentano uno dei più potenti motori di progresso economico e sociale della nostra epoca, con impatti che si propagano su ogni settore produttivo.
Bisogna evidenziare che la centralizzazione delle risorse IT ha consentito alle organizzazioni di ogni dimensione di ridurre drasticamente i costi operativi migliorando al contempo affidabilità e performance. Inoltre, l’infrastruttura condivisa genera economie di scala altrimenti irraggiungibili per singole aziende.
Data center: catalizzatori di innovazione e trasformazione digitale
È importante evidenziare che, senza la capacità computazionale dei data center, breakthrough quali l’IA generativa, la genomica computazionale o la modellazione climatica, sarebbero impossibili. Di fatto, i data center abilitano la trasformazione digitale di interi settori, i.e. dal retail online, al Fintech, dalla telemedicina all’educazione digitale.
Resilienza e continuità operativa
I moderni Data Center garantiscono livelli di resilienza e continuità operativa che generano un valore economico estremamente elevato. Di fatto, in un mondo dove un’ora di downtime può costare milioni di euro, la ridondanza e i sistemi di disaster recovery implementati proteggono non solo dati ma interi ecosistemi economici.
La Data Economy italiana: impatto sul PIL
Nel 2024, secondo quanto si evince da un Position Paper realizzato da TEHA Group in collaborazione con A2A , la Data Economy italiana ha raggiunto nel 2024 un valore di 60,6 miliardi di euro, pari al 2,8% del PIL nazionale. Le stime indicano che, colmando il divario con i Paesi europei più avanzati nella digitalizzazione (Finlandia, Estonia, Paesi Bassi), il valore potrebbe crescere fino a 207 miliardi di euro entro il 2030. Inoltre, il contributo annuo al PIL potrebbe raggiungere il 6% nello scenario moderato e fino al 15% nello scenario di massima espansione.
Scenario di Mercato: dimensioni, crescita e previsioni
Dati dell’analisi dell’Osservatorio del Politecnico di Milano
Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, nel triennio 2023–2025 sono stati investiti 7,1 miliardi di euro, anche se solo il 68% degli investimenti previsti nel 2023 si è effettivamente concretizzato. Entro il 2028 sono previste 83 nuove infrastrutture per un valore complessivo superiore a 25 miliardi di euro.
Il 23% degli investimenti europei futuri potrebbe focalizzarsi su Milano, ma senza una governance nazionale strutturata il rischio di perdere attrattività è reale.
Previsioni Mordor Intelligence (2026–2031)
Secondo quanto si evince dall’ultima report della società di ricerche di mercato Mordor Intelligence, di seguito i principali driver di crescita del mercato secondo Mordor Intelligence:
- Espansione accelerata degli hyperscaler cloud – L’Italia è diventata una destinazione di primo livello per i grandi cloud provider globali. Microsoft ha stanziato 4,3 miliardi di euro per nuove strutture in Lombardia (operative entro il 2027). Google Cloud ha esteso la propria infrastruttura attivando due regioni gemelle tra Milano e Torino. Amazon Web Services sta valutando la riconversione di ex centrali Enel – come Montalto di Castro – per accelerare i tempi di autorizzazione e sfruttare le connessioni alla rete ad alta tensione esistenti.
- Migrazione al cloud del settore pubblico (PNRR) – Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) da 191,5 miliardi di euro ha accelerato la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione. Il Polo Strategico Nazionale ha assegnato contratti per 520 milioni di euro nel 2024 (+73% su base annua) per la migrazione dei carichi ministeriali verso cloud sovrani. L’iniziativa obbliga i dati a rimanere sul territorio nazionale, privilegiando siti di Livello 4 con crittografia quantistica e uptime del 99.995%.Inoltre, TIM ha impegnato 130 milioni di euro per un impianto da 25 MW vicino a Roma, dedicato a cluster GPU e atteso per fine 2026.
- Domanda di elaborazione ad alta densità guidata dall’AI – – L’Italia ospita il terzo supercomputer più grande d’Europa, Leonardo, presso il CINECA di Bologna. I cluster GPU per l’intelligenza artificiale generativa richiedono oggi 40–50 kW per rack, cinque volte rispetto alle implementazioni tradizionali. Il progetto milanese da 128 MW di NTT DATA e la joint venture globale da 15 miliardi di euro di Equinix destinano capacità italiana specificamente ai carichi di AI training.
- Aggiornamenti strategici della connettività sottomarina e terrestre – Quattro nuovi sistemi via cavo – i.e. Blue-Raman, BlueMed, Medusa e Unitirreno – saranno operativi entro il 2027, aggiungendo oltre 1 Pbps di capacità di progettazione. In particolare, Blue-Raman aggira il collo di bottiglia dell’Egitto instradando i dati attraverso Israele, Giordania e Arabia Saudita, riducendo la latenza fino a 30 millisecondi sui percorsi Asia-Europa.
Genova e la Sicilia fungono da stazioni di atterraggio aperte, offrendo agli operatori di Milano un backhaul diversificato e una maggiore resilienza.
Distribuzione territoriale dei data center in Italia
Secondo la piattaforma internazionale Data Center Map, a giugno 2026 risultano presenti 251 data center sul territorio italiano, con una concentrazione significativa nel Nord del Paese.
Mappa della distribuzione per località
Di seguito una tabella dei data center presenti nel nostro Paese.
| Località | n- DC | Località | n. DC | Località | n. DC | Località | n. DC |
| Milan | 91 | Padova | 9 | Vicenza | 3 | Bolzano | 2 |
| Rome | 28 | Genova | 7 | Brescia | 4 | Ascoli Piceno | 2 |
| Torino | 12 | Bari | 6 | Catania | 3 | Arezzo | 2 |
| Bergamo | 10 | Bologna | 5 | Florence | 3 | Parma | 1 |
| Trieste | 3 | Udine | 4 | Pisa | 3 | Ravenna | 1 |
| Trento | 3 | Venice | 4 | Naples | 3 | Merate | 1 |
| Treviso | 3 | Caserta | 4 | Verona | 1 | Lecce | 1 |
| Palermo | 2 | Frosinone | 2 | Pavia | 2 | Ferrara | 1 |
| Varese | 2 | Lucca | 2 | Cosenza | 2 | Perugia | 1 |
| Piacenza | 2 | Modena | 2 | Manocalzati | 2 | Ancona | 1 |
| Imola | 1 | Lentini | 1 | Olbia | 1 | Lamezia Terme | 1 |
| Andria | 1 | Pordenone | 1 | Brindisi | 1 | Pescara | 1 |
| Castel San Pietro T. | 1 | Nuoro | 1 |
Fonte: datacentermap.com/Italy – Aggiornato a giugno 2026.
Il Nord Italia: epicentro dell’ecosistema
Il Nord Italia continua a rappresentare il principale hub nazionale per le server farm di grandi dimensioni. La Lombardia concentra oltre il 70% della capacità iperscalare attiva, favorita dalla connessione alla rete elettrica a 220 kV, dalla vicinanza alle risorse idroelettriche svizzere e da procedure autorizzative relativamente snelle.
Milano, in particolare, detiene circa il 68% della potenza energetica nominale installata nel Paese: nel 2025 ha raggiunto 414 MW IT installati e punta a superare 1 GW entro il 2028. Nello stesso anno, numerosi operatori internazionali hanno inoltre acquisito terreni greenfield nelle aree di Lodi e Melegnano, confermando la forte attrattività del corridoio milanese per nuovi investimenti data center.
Centro Italia: recupero in corso
Le regioni centrali, con Roma e Bologna come punti di riferimento, stanno recuperando terreno. Il governo del Lazio ha semplificato le consultazioni sui siti di interesse storico per la costruzione di data center, riducendo i tempi di approvazione di quattro mesi. La presenza del supercomputer Leonardo del CINECA a Bologna attrae ricercatori di intelligenza artificiale e inquilini di calcolo ad alte prestazioni.
Sud e Isole: da area marginale a opportunità strategica
Il Mezzogiorno e le isole stanno acquisendo un ruolo crescente. La Sicilia, in quanto gateway di cavi sottomarini, supporta servizi di caching e gaming per Nord Africa e Medio Oriente. Inoltre, i prezzi immobiliari sono inferiori del 40% rispetto a Milano e l’irradiazione solare consente l’integrazione di parchi fotovoltaici in loco. Ancora, la centrale a carbone dismessa di Brindisi è in fase di studio per la conversione in un campus da 180 MW.
Data center e settore utilities: sinergie e nuovi modelli di business
I data center rappresentano per le aziende del settore energia e utilities non solo una sfida, ma anche un’opportunità per esplorare nuovi modelli di business sia in ambiti adiacenti all’energia sia in settori emergenti come il cloud e l’intelligenza artificiale. Di seguito due esempi in essere.
Il modello A2A Calore e Servizi a Brescia: il primo progetto italiano di recupero del calore
Il progetto avviato da A2A Calore e Servizi alla centrale Lamarmora di Brescia rappresenta il primo esempio in Italia di recupero del calore da un data center raffreddato a liquido integrato in una rete di teleriscaldamento urbano.
Il modello consentirà di fornire calore green a 1.350 appartamenti, in un sistema che già oggi utilizza per oltre l’83% fonti non fossili per riscaldare la città. È una dimostrazione concreta di come la transizione digitale possa diventare leva di decarbonizzazione urbana.
ENI e Khazna Data Center: il mega-campus AI da 500 MW a Ferrera Erbognone
ENI, in joint venture con Khazna Data Centers (primaria società degli Emirati Arabi Uniti), realizzerà un AI Data Center Campus da 500 MW IT a Ferrera Erbognone (Pavia), con un obiettivo di capacità complessiva fino a 1 GW IT in Italia.
Il campus sarà alimentato da una fonte di energia elettrica de-carbonizzata 7×24, con cattura delle emissioni di CO₂ conferite all’hub CCS ENI di Ravenna. Il progetto si inquadra nella partnership strategica Italia-Emirati Arabi avviata a febbraio 2025.
Come l’IA sta trasformando i data center
L’adozione massiva dell’IA sta ridefinendo in modo profondo la topologia e il design dei data center. I tradizionali carichi di lavoro general purpose lasciano spazio a infrastrutture AI-ready, progettate per supportare elevatissime densità di calcolo basate su cluster GPU e workload distribuiti.
Questa evoluzione impone un cambio di paradigma: dal Data Center statico e centralizzato a un’infrastruttura dinamica, scalabile e ottimizzata per l’elaborazione intensiva dei dati.
Requisiti delle infrastrutture AI-ready
Di seguito i principali requisiti richiesti dalle infrastrutture AI-ready.
Networking a bassissima latenza
- Backbone in fibra ottica ad alta capacità – connessioni 100G, 400G, 800G
- Architetture di rete ottimizzate per ridurre la congestione
- Minimizzazione della latenza tra nodi di calcolo distribuiti
Rack ad alta densità energetica
- Rack ad altissima capacità di alimentazione elettrica (40–50 kW per rack)
- Sistemi avanzati di distribuzione dell’energia (PDU intelligenti)
- Gestione termica integrata per cluster GPU ad alta densità
Orchestrazione intelligente dei carichi
- Bilanciamento dinamico dei carichi di lavoro
- Ottimizzazione in tempo reale delle risorse computazionali
- Riduzione dei picchi termici e dei consumi energetici
Sostenibilità ed efficienza energetica: dal PUE al Prosumer Data Center
Nel 2026, la sostenibilità non è più un elemento accessorio, ma un requisito progettuale e finanziario centrale. Le principali soluzioni adottate includono il Liquid Cooling (sistemi Direct-to-Chip), l’integrazione con Smart Grid e microgrid energetiche con sistemi di accumulo (BESS).
Il concetto di Data Center prosumer – emerso tra le tendenze chiave del DCN Milan 2026 – descrive infrastrutture digitali capaci di cedere calore residuo alle reti di district heating, riducendo l’impatto energetico delle città.
Edge Data Center: l’infrastruttura distribuita per AI e IoT
Accanto ai grandi campus hyperscale, si afferma il modello degli Edge Data Center, spinto dalla crescita di IoT, Smart City, Industria 4.0 e videosorveglianza intelligente. Questa architettura distribuita riduce la latenza, elabora i dati vicino alla fonte e aumenta la resilienza complessiva della rete, trasformando il perimetro IT aziendale in un ecosistema distribuito, intelligente e territoriale.
Il quadro normativo e regolatorio: sfide e opportunità
Il contesto normativo italiano ed europeo è in rapida e profonda evoluzione, con l’obiettivo di dotare il settore dei data center di un framework organico che garantisca sviluppo sostenibile, sicurezza e competitività internazionale.
Il D.L. 21/2026: la legge delega sui data center
La Camera ha approvato a marzo 2026 la proposta di legge “Delega al Governo per la disciplina, la realizzazione e lo sviluppo dei centri di elaborazione dati” (D.L. 21/2026), che introduce misure significative:
- Codice ATECO dedicato per i data center
- Incentivi al riutilizzo di aree dismesse e misure per il recupero del calore
- Semplificazione burocratica dei processi autorizzativi
- Classificazione europea obbligatoria con obblighi di reporting e trasparenza energetica
- Integrazione dei data center nel sistema elettrico nazionale e misure per superare la saturazione virtuale della rete
Inoltre, sempre in questa direzione, il Decreto Bollette (L. 49/2026, G.U. 18 aprile 2026), all’articolo 8, disciplina il procedimento per il rilascio delle autorizzazioni per realizzazione, ampliamento ed esercizio dei data center, razionalizzando i processi amministrativi.
Le iniziative regionali
Regione Lombardia – PDL n. 150 – La il Progetto di Legge n.150 Regione Lombardia introduce regole più chiare, promuove uno sviluppo sostenibile e rafforza la governance delle infrastrutture. È stata riconosciuta la destinazione d’uso urbanistica produttiva per i centri dati sopra i 5 MW.
La Regione ha istituito una Cabina di Regia regionale e uno Sportello regionale dedicato per garantire una governance efficace su temi energetici, ambientali e infrastrutturali.
Regione Puglia – Linee Guida per i CED – La Regione Puglia ha predisposto le Linee guida per la localizzazione e realizzazione di centri di elaborazione dati (CED), un documento tecnico-operativo che struttura iter autorizzativi e criteri di localizzazione.
Le criticità persistenti: i colli di bottiglia amministrativi
Nonostante i progressi normativi, permangono ostacoli che rischiano di rallentare gli investimenti:
- Frammentazione degli enti coinvolti: ciascuno con i propri tempi, prassi e interpretazione delle norme.
- Disponibilità di energia elettrica: il prezzo medio all’ingrosso è stato di 133 EUR/MWh nel 2024, il 30% in più rispetto alla Francia. Ulteriormente aumentato a fronte del conflitto Usa-Iran.
- Valutazione di impatto ambientale: tempi variabili da 1 anno in Lombardia a 5 anni a Roma.
- Assenza di una definizione legale formale di data center a livello nazionale (ante D.L. 21/2026).
- Tempi burocratici incerti, considerando che I clienti che sviluppano applicazioni cloud e AI richiedono impegni precisi: data center pronti in 12 o 18 mesi. I fondi esteri vogliono prevedibilità sui tempi di autorizzazione prima di impegnarsi. Senza certezza normativa, il rischio competitivo rispetto a Spagna (Aragona), Francia e Nord Europa è reale e immediato.
Compliance e cyber resilience: il nuovo framework normativo integrato
La conformità normativa dei data center ha superato la dimensione della semplice protezione del dato, evolvendo verso un modello olistico di cyber resilience e continuità operativa. I pilastri di questa trasformazione sono la Direttiva NIS 2 (recepita in Italia dal D.Lgs. 138/2024), il Cyber Resilience Act (CRA), la Critical Entities Resilience Directive (CER) e lo standard IEC 62443 per la sicurezza dei sistemi OT.
Il framework normativo europeo: CER, CRA e IEC 62443
- NIS2: recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024, estende l’ambito di applicazione a settori critici come energia, trasporti, sanità e infrastrutture digitali, includendo i data center tra i soggetti essenziali o importanti. Impone misure tecniche e organizzative proporzionate al rischio: gestione degli incidenti, business continuity, sicurezza della supply chain e obblighi di notifica alle autorità competenti entro 24 ore dal rilevamento. Introduce inoltre un regime sanzionatorio significativo e responsabilità diretta del management.
- CER – Critical Entities Regulation: focalizzata sulla resilienza fisica. Impone la prevenzione e mitigazione dei rischi derivanti da minacce ambientali, sabotaggi, atti terroristici e interruzioni energetiche.
- CRA – Cyber Resilience Act: regola la sicurezza logica di hardware e software (router, switch, IoT, DCIM). Introduce il marchio CE per la cybersecurity e impone la gestione delle vulnerabilità per l’intero ciclo di vita del prodotto.
- IEC 62443: standard internazionale per i sistemi IACS/OT. Cruciale per proteggere HVAC, UPS e generatori elettrici da attacchi informatici capaci di causare danni fisici o blackout.
Good Practices per la Cyber Resilience nei Data Center
Di seguito le principali good practice per la cyber resilience nei data center:
- Implementazione dell’Architettura Zero Trust: Superare il concetto di perimetro sicuro. Ogni accesso ai sistemi IT e OT del data center deve essere verificato, autenticato e limitato al principio del minimo privilegio.
- Convergenza IT/OT e Segmentazione della Rete: Isolare logicamente e fisicamente le reti aziendali (IT) dai sistemi di gestione dell’infrastruttura (OT/IEC 62443) per evitare che una violazione e-mail si propaghi ai sistemi di raffreddamento o di alimentazione.
- Vetting della Supply Chain (Vendor Management): Anticipare i requisiti del Cyber Resilience Act selezionando esclusivamente fornitori che garantiscono la security-by-design e che forniscono una Software Bill of Materials (SBOM) trasparente per i loro dispositivi.
- Piani di Incident Response e Threat-Led Penetration Testing: Sviluppare playbook di risposta agli incidenti costantemente aggiornati, effettuando test di penetrazione avanzati e simulazioni di disaster recovery che includano scenari di attacco simultaneo sia logico che fisico (allineati ai requisiti NIS 2 e CER).
- Monitoraggio Continuo e Integrazione ACN/CSIRT: Configurare sistemi SIEM/SOAR per il rilevamento tempestivo delle anomalie e strutturare flussi operativi pronti a soddisfare l’obbligo di pre-notifica degli incidenti significativi entro 24 ore alle autorità competenti (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale).
Aspetti finanziari: investimenti, opportunità e rischi
È importante evidenziare che i data center rappresentano un’opportunità di investimento: Tuttavia, la loro crescita dipende da: accesso a capitali adeguati; mercati finanziari efficienti; modelli di investimento capaci di supportare progetti ad elevata intensità di capitale. Ma vediamo più in dettaglio di che si tratta.
Opportunità di investimento
I data center rappresentano una delle asset class emergenti più attrattive nel settore delle infrastrutture digitali. Le caratteristiche strutturali che li rendono interessanti per gli investitori istituzionali includono:
- Contratti di locazione di lungo periodo (10–20 anni)
- Clienti ad elevata solidità finanziaria: hyperscaler, cloud provider, grandi imprese
- Elevati costi di riconversione che favoriscono la continuità del rapporto locativo
- Flussi di cassa prevedibili e stabili nel tempo
Principali fattori di rischio
Il settore presenta tuttavia alcune vulnerabilità da monitorare attentamente:
- Elevata leva finanziaria e crescente dipendenza dal debito
- Possibili ritardi nella realizzazione dovuti a vincoli energetici e di supply chain
- Complessità contrattuale e limitata trasparenza nelle strutture finanziarie
- Rischio di concentrazione su pochi clienti, fornitori o aree geografiche
- Incertezza sull’evoluzione futura della domanda legata all’intelligenza artificiale
Secondo S&P Global Ratings, garantire una crescita sostenibile richiederà rafforzare la resilienza finanziaria degli operatori, migliorare la trasparenza dei modelli di finanziamento e sviluppare un mercato dei capitali più profondo e liquido, leva essenziale per sostenere la competitività dell’Italia nell’economia digitale europea.
Occupazione, competenze e formazione nel settore data center
Secondo l’Italian Datacenter Association (IDA) , nel 2024 il settore ha generato in Italia oltre 28.000 posti di lavoro, di cui circa 8.000 occupati a tempo pieno in funzioni strategiche (operations, vendite, sicurezza, project management). Entro il 2030, secondo il Position Paper di TEHA Group in collaborazione con A2A, il settore potrà generare tra 77.000 e 150.000 posti di lavoro, a seconda dello scenario di investimento.
I profili professionali più richiesti
Di seguito i profili professionali più richiesti nel settore dei data center.
Tecnici e ingegneria infrastrutturale
- Ingegneri specializzati in infrastrutture IT
- Sistemisti e architetti di sistemi
- Tecnici di manutenzione e gestione impianti
- Specialisti in infrastrutture fisiche e data center operations
IT e sviluppo software
- Sviluppatori software
- Ingegneri di sistema
- Cloud specialist e Cloud architect
- Tecnici di supporto IT e service desk
Specialisti digitali avanzati
- Analisti ERP
- Network engineer
- Cybersecurity specialist e security analyst
- Esperti di sicurezza informatica e resilienza digitale
Funzioni di supporto e business
- Professionisti area sales e business development
- Consulenti legali e compliance
- Financial controller e analisti finanziari
- Figure amministrative e di gestione organizzativa
Nuove professionalità emergenti
- Esperti di real estate per infrastrutture digitali
- Specialisti in sostenibilità energetica e green data center
- Project manager e coordinatori di programmi complessi
Il programma formativo IDA – Politecnico di Milano
Per colmare il gap di competenze, è attiva una collaborazione tra IDA, il Real Estate Center del Politecnico di Milano e l’Italian PropTech Network. Il programma prevede 120 ore di formazione in aula e 480 ore di tirocinio (circa 3 mesi) presso aziende del settore, con borse di studio dedicate a neolaureati in ingegneria e studenti ITS.
La sfida del consenso cittadino
La crescente ostilità di una parte dell’opinione pubblica verso i data center – sulla scia di quanto già accade negli Stati Uniti – sta replicando i fenomeni NIMBY (Not In My Back Yard) che hanno colpito le energie rinnovabili.
Pertanto, è necessaria un’azione di sistema per informare il pubblico sia sui benefici economici per il territorio sia sulle pratiche di sostenibilità e di economia circolare applicabili. Il dialogo con le comunità è fondamentale per attivare meccanismi virtuosi. Inoltre, in questo processo è determinante il ruolo delle amministrazioni locali e delle utility.
È doveroso evidenziare che i progetti che hanno saputo comunicare il recupero di calore per il teleriscaldamento locale – i.e. il caso A2A-Brescia – hanno ottenuto un consenso significativamente più ampio. Di fatto, la trasparenza sull’impatto ambientale e i benefici tangibili per la comunità sono la chiave per prevenire fenomeni NIMBY.
“Il quadro che emerge da questo dossier conferma ciò che, come Associazione, sosteniamo da tempo: i data center non sono più un settore di nicchia, ma un’infrastruttura abilitante per l’intero sistema-Paese.
L’Italian Data Center Association (IDA) nasce proprio per dare voce unitaria agli operatori – dagli hyperscaler ai colocation provider, dalle utility alle imprese della filiera – e per costruire un ponte stabile tra industria e istituzioni. La nostra missione è trasformare la crescita potenziale che i numeri descrivono in crescita reale, sostenibile e radicata sul territorio.
Come operatori, il nostro primo impegno è verso la responsabilità: efficienza energetica, recupero del calore, integrazione con le reti e dialogo trasparente con le comunità non sono concessioni, ma il modo in cui intendiamo fare impresa. I casi virtuosi citati in questo documento – dal recupero di calore di Brescia ai grandi campus AI-ready – dimostrano che competitività e sostenibilità possono procedere insieme. È questo il modello che IDA promuove e che vogliamo rendere lo standard, non l’eccezione.
Ma nessun operatore, da solo, può colmare i divari strutturali che ancora frenano l’Italia: il costo dell’energia, l’incertezza dei tempi autorizzativi, la frammentazione della governance e il gap di competenze. Per questo chiediamo alle istituzioni un’agenda condivisa, fatta di regole certe, procedure prevedibili e una visione nazionale di lungo periodo. IDA continuerà a mettere a disposizione il proprio osservatorio, i propri dati e i propri programmi di formazione – come la collaborazione con il Politecnico di Milano – per accompagnare questa trasformazione.
Il messaggio che, come Presidente, desidero lasciare è semplice: l’Italia ha tutte le carte per diventare un hub di riferimento della data economy mediterranea. La finestra di opportunità è aperta, ma non lo sarà per sempre. Serve fare sistema, ora. Gli operatori sono pronti a investire e a innovare: chiediamo alle istituzioni di camminare al nostro fianco, con la stessa ambizione.”
Conclusione
L’Italia è di fronte a una finestra di opportunità storica. Il mercato globale dei data center crescerà a ritmi sostenuti per almeno un decennio, trainato dall’intelligenza artificiale, dalla migrazione al cloud della Pubblica Amministrazione e dal consolidamento degli hyperscaler internazionali. Il nostro Paese possiede asset strategici reali: posizione geografica privilegiata nel Mediterraneo, infrastrutture di connettività in rapida evoluzione, un tessuto industriale e accademico di eccellenza, e una crescente attenzione normativa al settore.
Tuttavia, la competitività dell’Italia non è scontata. La Spagna – in particolare l’Aragona – sta attirando investimenti in data center AI con procedure più rapide. Il Nord Europa offre energia più economica e climi favorevoli. Francoforte, Amsterdam e Londra mantengono una massa critica di interconnessioni consolidate. Pertanto, p non perdere il treno della data economy, è necessario che operatori di settore e istituzioni agiscano con un’agenda comune su cinque assi prioritari:
- Governance nazionale organica: superare la frammentazione tra enti locali e nazionali, definendo un quadro autorizzativo certo, trasparente e con tempistiche garantite. Il D.L. 21/2026 è un passo nella direzione giusta, ma l’attuazione concreta richiederà monitoraggio e adeguamento continui.
- Politica energetica integrata: affrontare strutturalmente il costo dell’energia elettrica attraverso PPA rinnovabili pluriennali, accelerazione delle autorizzazioni per il fotovoltaico e potenziamento della rete ad alta tensione di Terna, condizione necessaria per rendere l’Italia attraente per i nuovi investimenti ad alta intensità energetica.
- Sviluppo territoriale equilibrato: favorire la distribuzione delle infrastrutture digitali oltre il perimetro lombardo, valorizzando le opportunità del Centro-Sud e delle isole, anche attraverso incentivi mirati per la riconversione di aree industriali dismesse (ex centrali, ex siti produttivi).
- Filiera italiana del talento: investire con decisione nella formazione di competenze specialistiche attraverso la collaborazione strutturata tra università, ITS e industria, affinché la crescita del settore generi valore occupazionale duraturo e qualificato nel Paese.
- Cyber resilience come asset competitivo: la conformità ai framework europei (NIS 2, CRA, CER) non deve essere percepita come un costo di compliance, ma come un differenziale competitivo per attrarre clienti internazionali che richiedono garanzie di sicurezza, sovranità del dato e continuità operativa.
I data center non sono semplici strutture tecnologiche. Sono infrastrutture critiche di interesse nazionale, abilitatori della trasformazione digitale, motori di occupazione qualificata e presidio della sovranità digitale europea. Pertanto, trattarli come tali – con la stessa priorità strategica riservata alle grandi infrastrutture energetiche e di trasporto – è la condizione necessaria per fare dell’Italia un hub competitivo della data economy mediterranea e un protagonista della prossima fase dello sviluppo digitale europeo.
Concludendo, il settore dei data center richiede oggi una risposta di sistema: regole certe, energia accessibile, autorizzazioni prevedibili, formazione continua e dialogo con le comunità. Ogni settimana di ritardo ha un costo reale in termini di investimenti dirottati verso altri Paesi. Pertanto, serve solo la volontà condivisa per vincere questa partita.

















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