Lo spazio non è più un dominio esclusivamente fisico. Nella sua dimensione digitale unitamente al cyberspazio è diventato il terreno su cui si gioca una partita decisiva per la sicurezza nazionale, la competitività industriale e la sovranità tecnologica di ogni Paese.
L’Italia lavora da anni nell’ambito dello spazio ma la trasformazione digitale, nell’integrazione con il cyberspazio e con le tematiche di cyber security, impongono una domanda: l’Italia in questa integrazione di domini e di tecnologie riuscirà davvero a fare sistema? In particolare, il neonato PICS, Polo Italiano per il Cyber e la Space Economy saprà raccogliere questa sfida di visione strategica apportando concretezza dei risultati?
Ne abbiamo parlato con il suo direttore, Luigi Martino già docente di cyber security all’Università di Bologna e Firenze nonché Senior Research Scientist e ricercatore presso la Khalifa University.
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Una strategia in cinque pilastri
Nato dall’accordo quadro tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche e la Fondazione AISES-SPES Academy “Carlo Azeglio Ciampi”, il PICS è stato presentato ufficialmente al Senato della Repubblica ad inizio.
Il suo obiettivo è diventare punto di riferimento nazionale su diversi temi senza dimenticare una questione centrale che fino a pochi anni fa sembrava di nicchia e che oggi è al centro delle agende di sicurezza di tutte le grandi potenze: la protezione digitale delle infrastrutture spaziali.
A tal proposito si ricorda la Direttiva USA Space Policy Directive-5 (SPD-5) e a livello europeo l’EU Space Act come due esempi significativi.
Luigi Martino è diretto sulla natura del problema da affrontare: “Il PICS nasce per colmare un vuoto. Lo spazio è ormai un dominio operativo a tutti gli effetti, ma la sua componente cyber resta ancora frammentata a livello nazionale”.
La strategia che Martino ha delineato si articola lungo cinque direttrici. “La prima è la creazione di una piattaforma nazionale unificante, capace di sviluppare competenze e capacità in modo armonizzato tra istituzioni, università e industria. Come secondo punto c’è la costituzione di un raggruppamento strutturato, per partecipare in modo coordinato ai progetti nazionali e internazionali. Terza è la formazione di nuove competenze, con un modello di academy già sperimentato con successo proprio negli Emirati Arabi Uniti. L’internazionalizzazione delle relazioni con partner strategici è il quarto punto, mentre l’ultimo ma non meno importante punto e se vogliamo implicito nelle prime quattro, è la trasformazione dell’Italia da presenza frammentata a hub di fiducia riconoscibile a livello europeo e globale”.
Il ruolo dell’Italia: valorizzare ciò che già esiste
Alla domanda su quale spazio possa ritagliarsi il nostro Paese in un settore dominato da Francia, Germania e Stati Uniti, Luigi Martino non ha dubbi: “L’Italia non deve inseguire i modelli altrui, ma valorizzare i propri asset unici.”
Il Paese può contare su un tessuto industriale di eccellenza e su una posizione geopolitica che ne fa un ponte naturale tra l’Unione Europea, il Mediterraneo allargato e il Golfo. “Il nostro obiettivo è che l’Italia partecipi in modo attivo e proattivo alla sovranità spaziale europea: il luogo dove la sicurezza informatica incontra la geopolitica digitale”.
La senatrice Cinzia Pellegrino nella giornata di presentazione del PICS lo ha ricordato con chiarezza: “In Italia esiste già un’intera filiera dedicata allo Spazio. L’Italia è la terza nazione al mondo ad aver mandato in orbita un satellite interamente a produzione nazionale. Il tema non è costruire dal nulla. È ottimizzare, moltiplicare gli investimenti, posizionarsi ai tavoli che contano”.
Le prime iniziative operative
“Dal lancio istituzionale, il PICS ha già definito un primo pacchetto di iniziative concrete” chiarisce il direttore PICS: “Un tavolo ‘interagenziale’ permanente per mappare le infrastrutture spaziali critiche nazionali. L’ampliamento degli accordi con agenzie nazionali e internazionali per la partecipazione a iniziative congiunte. Un summit nazionale annuale dedicato alla convergenza tra spazio e cyber security. Un programma strutturato di attrazione di talenti, per trattenere in Italia competenze oggi spesso disperse verso l’estero”.
In aggiunta si ricorda come lo stesso docente avesse indicato tre pilastri operativi come guida di tutto il lavoro “armonizzazione, formazione e internazionalizzazione”. Non dichiarazioni d’intenti, ma un percorso metodico nelle tre fasi di raccolta dei bisogni, mappatura delle competenze, realizzazione di prototipi e validazioni misurabili.
Il banco di prova: l’accordo con gli Emirati Arabi Uniti
Il professor Martino chiarisce come “il primo test concreto della strategia del PICS si sia concretizzato con un partner extra-europeo di primo piano. Il 9 luglio 2026, un giorno prima della presentazione al Senato, gli Emirati Arabi Uniti hanno lanciato LEONAV-1, il loro primo satellite nazionale per la navigazione, che rappresenta un passo simbolico dell’ambizione emiratina di autonomia spaziale”. Il giorno successivo, la firma del Memorandum d’Intesa con Trends Group ha sancito una cooperazione concreta su intelligenza artificiale, cyber sicurezza e space economy.
“È un banco di prova ideale su più livelli”, spiega Martino. “La fusione di dati multi-sensore (immagini ottiche, radar, dati di navigazione) è certamente uno degli ambiti più promettenti. Pensiamo al monitoraggio di infrastrutture critiche come porti e impianti energetici, o ai sistemi di allerta per incendi e alluvioni.”
Marco Lisi durante l’evento di presentazinoe aveva descritto il senso operativo dell’accordo come cooperazione paritetica: “l’Italia porta costellazioni satellitari e un ampio archivio di immagini di osservazione. Gli Emirati contribuiscono con capacità di intelligenza artificiale per analizzarle e integrarle con altri dati. Due eccellenze distinte che creano valore condiviso”.
I nodi da sciogliere in dieci ostacoli
La visione è coerente ma non si possono dimenticare le sfide che il PICS dovrà affrontare e che sono reali e concrete e che in parte la strategia di cinque punti e le prime attività operative iniziano ad indirizzare.
La frammentazione della governance è il primo
Lo spazio italiano coinvolge già l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, il Ministero delle Imprese, il Ministero della Difesa, la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Università, il CNR e numerose imprese pubbliche e private.
Un tema da affrontare è avere un organismo come il PICS che, tenendo conto delle rispettive attribuzioni di responsabilità operative, di tutti i soggetti, possa operare sinergicamente, eliminando sovrapposizioni e duplicazioni sui tavoli tecnici senza rallentamento dei processi decisionali: una sfida da tetris di livello superiore!
I poteri regolatori
Strettamente collegato al prima tema c’è quello dei poteri regolatori. Da quanto annunciato, il Polo nasce come piattaforma di coordinamento e networking, non come autorità con capacità regolatoria o finanziaria. Può proporre, coordinare e favorire collaborazioni. Ma non può imporre standard né finanziare direttamente programmi strategici. Una differenza è sostanziale che richiede attenzione per abilitare la space economy.
La dipendenza tecnologica estera è probabilmente una criticità profonda
L’Italia dipende ancora da tecnologie straniere per cloud, semiconduttori, componentistica elettronica, sistemi operativi, componenti satellitari, modelli fondazionali di intelligenza artificiale e cyber security avanzata. Il Polo potrebbe favorire una maggiore autonomia industriale e tecnologica, non soltanto coordinare gli operatori esistenti ma le lobby estere potrebbero non restare a guardare.
Le PMI
Sono un nodo altrettanto critico. La space economy italiana è composta da poche grandi aziende e da centinaia di piccole e medie imprese altamente innovative, che spesso faticano a finanziarsi, certificarsi, partecipare ai programmi ESA e competere nei grandi bandi europei. Il Polo potrebbe diventare un acceleratore della filiera, ma solo se riuscirà a ridurre concretamente queste barriere.
Le competenze
Sul fronte delle competenze, la nuova space economy richiede figure professionali ibride come, ad esempio, la space and cyber engineering, o gli ibridi fra cyber security, AI, diritto dello spazio, operazioni spaziali, data science e tecnologie quantistiche, ibridi che oggi sono ancora scarsi nel sistema universitario italiano.
La cyber security by design
Rimane poi uno dei punti più critici. Molti sistemi spaziali sono stati storicamente sviluppati privilegiando affidabilità, continuità della missione e safety. Solo negli ultimi anni la cyber resilience è diventata un requisito progettuale essenziale. Le lacune nella protezione dei segmenti spaziali, delle stazioni di terra, della supply chain e dei sistemi satellitari indicano come priorità architetture Zero Trust, intrusion detection, supply chain security e crittografia post-quantistica ma l’introduzione di tali tecnologie non è immediata.
L’assenza di standard nazionali condivisi aggrava il quadro
L’Europa sta costruendo un framework normativo sempre più articolato (NIS2, CER, AI Act, Data Act, futura EU Space Act) ma tradurre questi principi in linee guida tecniche applicabili agli operatori della space economy richiede un coordinamento forte tra PICS, ACN, ASI e organismi di normazione.
Il trasferimento tecnologico
E’ un altro tallone d’Achille storico del sistema italiano. L’Italia produce molta ricerca di qualità ma al momento di trasformarla in brevetti, startup, prodotti e capacità industriale si incappa in un atteggiamento tecno-scettico degli investitori italiani. Il rischio concreto è che le innovazioni sviluppate nei laboratori vengano industrializzate all’estero.
Le relazioni internazionali
Sul piano internazionale, il Polo dovrà trovare un equilibrio delicato tra cooperazione con ESA, NATO e Commissione europea, tutela degli interessi nazionali, protezione delle tecnologie dual use, sicurezza delle supply chain e controllo degli investimenti esteri. In un contesto geopolitico caratterizzato da crescente competizione tecnologica. E questo equilibrio non si trova una volta sola ma si rinegozia continuamente.
La discontinuità dei finanziamenti
Molti progetti strategici italiani si sono scontrati con questo problema. Lo sviluppo della space economy richiede investimenti pluriennali in ricerca, infrastrutture, cyber range spaziali, testbed, formazione, supercalcolo e intelligenza artificiale. Senza una programmazione stabile e garantita, il Polo rischia di limitarsi a un ruolo prevalentemente consultivo.
Una possibile soluzione: il Polo come Space Cyber Competence Center
Se adeguatamente sostenuto, il PICS potrebbe diventare molto più di un luogo di coordinamento. Potrebbe evolvere in un Centro Nazionale di Competenza per la Cyber security Spaziale, con funzioni diversificate di: definizione di standard nazionali di space cyber security; supporto tecnico all’attuazione della futura EU Space Act; sviluppo di una filiera italiana di space cyber security by design; promozione di programmi di ricerca congiunti tra università, industria e istituzioni; formazione di nuove competenze interdisciplinari; realizzazione di laboratori e cyber range dedicati ai sistemi spaziali; supporto alle PMI per certificazione, innovazione e accesso ai programmi europei.
In prospettiva, questo approccio potrebbe consentire all’Italia di posizionarsi non solo come utilizzatore di tecnologie spaziali, ma come fornitore europeo di competenze integrate in space, cyber security e intelligenza artificiale, un settore destinato a diventare uno dei pilastri della sicurezza economica e strategica europea nel prossimo decennio.
“Il progetto PICS è una prova di sistema. Non stiamo parlando di un progetto isolato”, conclude Martino, “ma della costruzione di un sistema-Paese capace di parlare lo stesso linguaggio dei grandi attori globali, mantenendo però un’identità distintiva: quella di un partner affidabile, aperto all’innovazione ma rigoroso sulla qualità degli attori coinvolti. Una prova che punta a collocare l’Italia in una posizione di primo piano nella geografia e nella geopolitica della sicurezza spaziale”.
La visione c’è. Le prime mosse sono state fatte. Il PICS dovrà conquistarsi sul campo, la capacità di trasformare il coordinamento in concretezza per incidere sulla politica industriale e tecnologica italiana così da essere non solo luogo di confronto, ma anche quel soggetto capace di cambiare le cose. La strada è tracciata. Il cammino comincia adesso.















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