Il caso

Medi&news e la piaga dello spam: il filo invisibile dietro a un’ondata di e-mail sospette



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Messaggi ricorrenti e non richiesti. Titoli “acchiappa-clic” e contenuti disinformativi. Una narrazione politica volta a screditare una certa area politica e a lodare iniziative governative. Un flusso costante di email provenienti da fonti sconosciute, a cui non ricordavamo di esserci mai iscritti. Ecco cosa emerge dall’indagine sulla società estera Medi&news e l’ondata di email sospette

Pubblicato il 3 set 2025

Cristiano Campion

Cyber Resilience Consultant



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In questo ultimo scorcio d’estate, molti di noi colgono l’occasione per mettere ordine nella casella di posta elettronica. È un’attività quasi terapeutica: cancellare vecchie comunicazioni, archiviare ciò che serve, liberare spazio e mente.

È proprio durante questa routine che mi sono imbattuto in qualcosa di insolito: un flusso costante di email provenienti da fonti a me sconosciute, a cui non ricordavo di essermi mai iscritto.

Non erano semplici newsletter:

  • messaggi ricorrenti e non richiesti;
  • titoli “acchiappa-clic” e contenuti al limite della verosimiglianza;
  • una narrazione politica sempre orientata nella stessa direzione, spesso volta a screditare una certa area politica e lodare iniziative governative, identico stile grafico e impaginazione, con abbondanza di spazi pubblicitari.

La scintilla dell’indagine su Medi&news e email sospette

A questo punto mi sono chiesto chi ci fosse dietro a tutto questo. Le newsletter trattavano argomenti diversi – ambiente, finanza, attualità -, ma la coerenza politica e la modalità di presentazione lasciavano intuire un filo comune.

Le ricerche iniziali su Google e Wikipedia non hanno fornito risposte chiare o attendibili, ecco cosa è emerso dall’indagine.

Cosa sappiamo finora

Il nome che ricorre più spesso dietro all’invio di queste newsletter non richieste è quello di Medi&news, un’azienda registrata in uno Stato estero.

Inoltre, i domini usati sono diversi, ma la grafica e l’impostazione dei siti associati sono molto simili.

Le campagne email arrivano da più indirizzi ma sembrano riconducibili a uno stesso circuito pubblicitario.

Le recensioni su Google e Trustpilot segnalano pratiche aggressive nella raccolta degli indirizzi email e difficoltà nel disiscriversi.

Non abbiamo elementi certi per dire se questa sia una campagna orchestrata da Medi&news per generare clic e profitti pubblicitari, oppure una strategia di disinformazione politica per orientare l’opinione pubblica a favore del governo attuale o di una specifica opinione.

Potrebbe, infine, risultare una combinazione di entrambi gli aspetti.

Aspetti tecnici e privacy

L’aspetto tecnico, per ora, rimane sullo sfondo: i dati relativi ai domini confermano la registrazione in uno Stato estero, ma non è chiaro dove siano fisicamente ospitati i server o chi gestisca concretamente la raccolta dati.

Questo elemento tecnico è importante, però, perché ci permette di agire tramite il Garante per la Privacy, segnalando la potenziale violazione delle normative sulla raccolta e l’uso dei dati personali, soprattutto considerando la difficoltà di disiscrizione dalle newsletter.

Passi successivi e call to action

Abbiamo già raccolto un set di evidenze – screenshot, intestazioni email, dati
WHOIS – e intendiamo sottoporle al Garante per la protezione dei dati personali.
Nel frattempo, chi riceve queste email può:

  • segnalare i domini sospetti come spam ai provider di posta;
  • evitare di cliccare su link o contenuti di newsletter non richieste;
  • se possibile, impostare filtri per bloccare queste comunicazioni a livello di rete o server.

Marketing aggressivo o disinformazione: le ipotesi su Medi&news e email sospette

Spesso bastano azioni semplici, come la pulizia della posta elettronica, per far
emergere fenomeni meno evidenti ma potenzialmente pericolosi.

Questa esperienza è solo l’inizio di un’indagine che punta a fare chiarezza su chi si nasconde dietro Medi&news, con l’obiettivo di tutelare gli utenti da fake news, spam aggressivo e pratiche scorrette di raccolta dati.

Rimane aperta la domanda fondamentale: siamo davanti a un’operazione di marketing aggressivo, a una campagna politica di disinformazione o a entrambe le cose?

Solo il tempo e approfondimenti ufficiali potranno fornire risposte.

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