Secondo il Threat Hunting Report di CrowdStrike, aumentano il vishing (phishing vocale), gli abusi di LLM aziendali, le offensive nel cloud e i tentativi riusciti di accesso fisico nei dispositivi per rubare proprietà intellettuale all’insaputa della vittima.
“Il punto non è che gli attacchi siano diventati “più intelligenti”, è che stanno diventando più credibili, più veloci e soprattutto più vicini alla vittima”, commenta Sandro Sana, Ethical Hacker e membro Comitato Scientifico Cyber 4.0.
Indice degli argomenti
AI, vishing e spionaggio industriale: come evolvono gli attacchi
Unit 42 (Palo Alto Networks), a metà giugno, ha reso noto che l’extortion brand Pink è entrata in un’azienda con un attacco di vishing, la falsa telefonata, in cui l’aggressore si è finto un addetto IT interno, per indurre la vittima a immettere le proprie credenziali su una pagina di phishing sotto il controllo.
Con il furto delle credenziali, Pink ha potuto bypassare senza sforzo l’autenticazione a più fattori.
Gli attaccanti hanno poi sfruttato l’account, una volta compromesso, per inviare la mail di estorsione e messaggi minatori direttamente nelle chat interne di Microsoft Teams, alzando il livello di pressione sui dipendenti, utenti di SharePoint e OneDrive.
Ma questo è solo uno dei casi degli ultimi mesi, in cui la superficie d’attacco è il fattore umano e l’aggressore sfrutta la fiducia organizzativa per sottrarre dati preziosi all’azienda.
“Vishing, furto di identità e social engineering funzionano perché spesso non serve bucare un sistema: basta convincere qualcuno ad aprire la porta e l’AI accelera tutto questo, rendendo gli attacchi più personalizzati e scalabili”, spiega Sandro Sana.
I casi del primo semestre 2026
Il gruppo riconducibile alla Corea del Nord, Stardust Chollima ha preso di mira le supply chain dell’intelligenza artificiale, per attaccare anche tutti gli utenti del software prodotto dagli sviluppatori dell’AI. Infatti è riuscito ad introdurre un pacchetto Npm malevolo in 131 framework AI Mastra considerati affidabili.
Nella primo semestre dell’anno, l’87% delle minacce scoperte nei repository software aveva a che fare con pacchetti npm malevoli.
Altered Spider, altro attore cyber crime, in appena 24 ore, è riuscito a compromettere oltre 300 dipendenze software per rubare credenziali e sfruttarle per muoversi in ambienti cloud.
Le attività malevole che puntano al cloud hanno registrato un incremento del 171%, con furti di credenziali, cryptomining, abusi di LLM e furti di asset finanziari digitali.
Inoltre gli attacchi sono sempre più veloci. Secondo CrowdStrike, l’88% dei tentativi di utilizzare falle con una proof-of-concept (PoC) è avvenuto entro 48 ore dalla divulgazione della vulnerabilità.
Ma i cinesi Vault e Genesis Panda hanno lancito attacchi mirati entro 24 ore dalla pubblicazione.
Infine a Snarky Spider sono bastati meno di cinque minuti per passare dalla compromissione di un account (applicazioni SaaS integrate con sistemi di Single Sign-On, SSO) all’esfiltrazione dei dati. I tentativi di device code phishing sono saliti di 15 volte nella prima metà dell’anno, a causa dell’aumento di abuso dei flussi di autenticazione ritenuti affidabili.
Come mitigare i rischi di abuso di AI e spionaggio industriale
Per limitare queste offensive con l’AI e spionaggio industrialke, le aziende devono adottare un ciclo di sicurezza completo (identify, protect, detect, respond, recover, govern).
“Il problema è che gli attaccanti ormai lavorano in tempo reale, mentre molte aziende continuano a difendersi con processi decisionali da settimane ed è qui che oggi si perde davvero la partita”, conclude Sandro Sana.
Un’analisi basata sull’intelligenza artificiale può aiutare a cogliere l’intento malevolo dei messaggi di vishing o attacchi di AI offensiva, senza farsi disorientare dall’assenza di indicatori tradizionali del phishing. Occorre inoltre fare affidamento all’analisi comportamentale e implementare una protezione focalizzata sull’AI difensiva e sulla prevenzione, per individuare e bloccare gli attacchi prima che colpiscano gli utenti.
Buone pratiche consistono nel segmentare la rete e gestire le vulnerabilità, ma soprattutto investire nella formazione continua e nella sensibilizzazione dei dipendenti.
“L’AI è ormai parte integrante delle moderne operazioni degli avversari. Sta trasformando il modo in cui gli attacchi sono pianificati, eseguiti e scalati, ampliando al contempo la superficie di attacco che le aziende devono proteggere”, afferma Adam Meyers, Head of Counter Adversary Operations di CrowdStrike. “Le organizzazioni che avranno successo saranno quelle in grado di proteggere l’AI con la stessa determinazione con cui la adottano, utilizzandola proprio per difendersi alla stessa velocità degli avversari”.















Partecipa alla community