SICUREZZA INFORMATICA

Come costruire una strategia di sicurezza proattiva, dagli endpoint al SOC

Gli attacchi cyber sono un’arma nelle mani di chiunque voglia sferrare un assalto, per cui le aziende devono essere pronte a proteggersi, soprattutto perché gli attaccanti giocano sempre in vantaggio rispetto ai difensori. Ecco come implementare e testare un piano di sicurezza prima di subire un’offensiva

Pubblicato il 09 Gen 2024

L
Arianna Leonardi

Giornalista

In un mondo sempre più digitalizzato e connesso, i rischi informatici per le imprese aumentano esponenzialmente e la cyber security rappresenta ora un settore in forte crescita anche nel nostro Paese.

Così Credemtel, società del Gruppo Credem specializzata nell’offerta di servizi digitali, ha deciso di cogliere l’opportunità ed entrare nel mercato della sicurezza, siglando una partnership tecnologica con Relatech, ecosistema di aziende con competenze verticali sulle Digital Enabler technologies, unite dalla mission comune di supportare le aziende verso la Digital Transformation.

Niccolò Calzi, Cybersecurity Manager di Credemtel, e Giuseppe Dominoni, CEO di Mediatech, società del Gruppo Relatech , raccontano i dettagli strategici dell’agreement, fornendo una panoramica sull’attuale scenario delle minacce informatiche.

L’importanza della cyber security

“Il rapporto di Assintel – racconta Dominoni – evidenzia una stretta correlazione tra l’impennata degli attacchi informatici e gli eventi e le dinamiche geopolitiche, Se prima le offensive cyber erano casi isolati, oggi affiancano in prima linea la guerriglia fisica. Pertanto nessuna azienda è al sicuro, ma tutte le realtà dovrebbero proteggersi. Gli attacchi contro uno Stato non mirano al professionista o alla singola impresa ma colpiscono il sistema Paese e la rete nazionale”.

Come evidenzia Dominoni, gli attacchi cyber sono un’arma nelle mani di chiunque voglia sferrare un assalto, non sono più appannaggio di una “cerchia ristretta di nerd”. “Le aziende devono essere pronte a proteggersi – aggiunge – soprattutto perché gli attaccanti giocano sempre in vantaggio rispetto ai difensori. Bisogna avere implementato e testato un piano di sicurezza prima di subire un’offensiva”.

Le principali problematiche e i rischi in ambito cyber

La situazione è critica soprattutto perché gli attacchi diretti, che possono essere simulati attraverso i penetration test, sono sempre più rari. Oggi i criminali informatici agiscono attraverso il social engineering, il vishing (voice phishing) e i movimenti laterali. “Sfruttando l’ingenuità e la distrazione dei lavoratori– prosegue Dominoni – gli hacker inseriscono nel sistema della vittima piccoli ‘semi malevoli’, sferrando il colpo decisivo soltanto dopo avere ottenuto il controllo della rete. La prevenzione quindi è fondamentale, ma lo è ancora di più la risposta reattiva quando questo accade: per questo oltre a un piano di difesa predefinito, servono corsi di formazione e awareness sui temi della sicurezza”.

Ad aggravare ulteriormente lo scenario, i cyber criminali stanno spostando l’interesse verso settori critici, come la Sanità e il Finance, che impattano sulla vita quotidiana delle persone.

“Ultimamente – sottolinea Calzi – ad essere presi di mira sono sempre più spesso i comparti industriali e il mondo OT, ovvero delle Operational Technologies. Gli attaccanti bloccano la filiera manifatturiera o addirittura modificano i parametri di lavorazione (inficiando sulle caratteristiche dei prodotti oppure le impostazioni di funzionamento dei macchinari ) così da guastare il lotto”.

Tuttavia, la criticità più grande in termini di sicurezza riguarda il mindset. “Le aziende – interviene Calzi – ancora faticano a comprendere il rischio cyber e soprattutto non riescono a calarlo nel proprio contesto. La minaccia non è tecnica, ma culturale. L’errore comune è pensare di non essere un bersaglio appetibile per i criminali informatici. Sul mercato non mancano tecnologie di difesa efficaci, ma il problema è convincere le imprese che bisogna metterle in campo”.

L’accordo tra Credemtel e Relatech

Partendo dalle considerazioni di scenario, Credemtel ha quindi scelto di posizionarsi nel settore della sicurezza informatica e procedere all’accordo con Relatech.

“Dopo uno scouting attento – spiega Calzi – abbiamo selezionato Relatech non soltanto per la conoscenza tecnica, ma anche per la capacità di mettere a disposizione un organico e una struttura in grado di supportare il nostro bacino di utenza ampio e diversificato. Relatech ha una vocazione basata al 100% sulla cyber security e può gestire tutti i progetti dei nostri clienti. Poiché non siamo venditori di licenze, ma offriamo servizi di consulenza, avevamo bisogno di un partner che fosse competente in materia di cyber security, ma anche di governance e networking”.

“Siamo specializzati nella protezione degli endpoint – precisa Dominoni – ovvero di tutti i terminali con sistema operativo Windows, Mac, Linux, iOS o Android, che di fatto permettono alle persone di interagire con il mondo informatico. I dispositivi utilizzati dai dipendenti sono proprio la porta di ingresso per perpetrare gli attacchi. Per rinforzare le difese poi, ci sono mezzi ulteriori, come le attività di vulnerability assessment e penetration test, che permettono di scattare una fotografia seppure momentanea sullo stato della rete”.

Tuttavia, il vero punto di forza di Relatech riguarda la capacità di monitoraggio continuo del network, in modalità 24/7, che viene applicato in ambito IT e OT. “Così – riprende Calzi – possiamo garantire una sicurezza proattiva, entrando in una logica più strategica di governance e non occupandoci soltanto della mera esecuzione”.

Una strategia di sicurezza modulare e progressiva

Chiarendo i dettagli tecnici della partnership, l’accordo tra le due società prevede l’implementazione da parte di Credemtel della soluzione ReSOC, ovvero il portafoglio di tecnologie e servizi per la cyber security del Gruppo Relatech. La suite copre l’intera gamma di necessità aziendali relative alla sicurezza informatica, dal protection&response, finanche a percorsi di certificazione. La struttura è suddivisa su quattro aree di azione ben definite:

  • reazione agli incidenti (attraverso attività di endpoint protection and response);
  • prevenzione delle minacce (con servizi che spaziano dai corsi di awareness all’analisi delle vulnerabilità ai penetration test);
  • predizione dei rischi (grazie alle operazioni di threath intelligence, analisi di informazioni open source ed exposure assessment);
  • proattività strategica (con soluzioni che permettono di garantire e ottimizzare la gestione della sicurezza, dai Managed Services ai percorsi di certificazione fino al CISO aaS).

“La nostra offerta – conclude Calzi è modulare e progressiva. Si possono sottoscrivere i singoli servizi o una combinazione oppure decidere per un percorso che copra tutte le quattro aree, ottenendo una copertura a 360 gradi, con una strategia proattiva nell’ottica del miglioramento continuo”.

Contributo editoriale sviluppato in collaborazione con Credemtel

 

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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