Un satellite russo sembra aver pedinato un satellite che forse utilizza l’Ucraina, avvicinandosi a poche centinaia di metri.
Non è al momento noto l’obiettivo della manovra pericolosa.
Ma, secondo Claudio Telmon, Senior Partner – Information & Cyber Security di P4I – Partners4Innovation, “il ruolo dei satelliti nella generazione e comunicazione di informazioni, per scopi civili o militari, è sempre maggiore”, quindi, l’episodio non è da sottovalutare.
Inoltre “l’avvicinamento del satellite russo Cosmos 2612 a ICEYE-X36 evidenzia quanto lo spazio sia ormai un dominio strategico della competizione militare“, commenta Pierluigi Paganini, analista di cyber security e Ceo Cybhorus.
Ecco cos’è accaduto veramente, distinguendo i fatti dalle ipotesi.
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La competizione militare nel dominio strategico dello Spazio
Il fatto è avvenuto nello scorso fine settimana, quando un satellite russo si è avvicinato a pochissima distanza da un satellite statunitense che sembrerebbe usare l’Ucraina.
Ciò che avviene nell’orbita bassa terrestre, a circa 500 chilometri dalla Terra, testimoniano quanto lo Spazio stia entrando nell’orbita delle attività militari.
La competizione nel dominio strategico dello Spazio per scopi bellici vede confrontarsi soprattutto Russia, Usa e Cina.
“Il ruolo dei satelliti per uso prevalentemente civile anche nell’ambito dei conflitti è ben evidenziato dall’uso di Starlink nel conflitto in Ucraina, come anche dall’attacco russo ai ricevitori Viasat all’inizio del conflitto”, ricorda Claudio Telmon.
Finora però queste attività non avevano richiesto il coinvolgimento dei satelliti militari, ma l’accaduto vede un ampliamento degli interessi spaziali, a scopi militari, verso i satelliti commerciali, sempre più frequentemente impiegati dai governi per l’osservazione del nostro pianeta e per la raccolta di informazioni anche a fini militari.
“La manovra può essere interpretata come un tentativo di raccogliere informazioni, testare le capacità di sorveglianza o esercitare pressione sugli operatori occidentali che supportano l’Ucraina“, mette in guardia Pierluigi Paganini. Ma dobbiamo esaminare i fatti, distinguendoli dalle ipotesi, per capire meglio lo scenario.
Il satellite russo che si è avvicinato a quello dell’Ucraina: i fatti
Lo scorso aprile, la Russia aveva lanciato il satellite russo, protagoinista dell’avvicinamento, il Kosmos 2612, insieme ad altri, senza chiarire le finalità della messa in orbita.
Nei mesi successive, studiando le attività di intelligence e analizzando le orbite, era emerso il posizionamento di alcuni di quei satelliti in orbite compatibili con quella di ICEYE-X36, sollevando alcune perplessità.
Il satellite americano, di proprietà della statunitense ICEYE US, controllata dall’azienda finlandese ICEYE, è adibito ad osservare il suolo terrestre ed è parte di un network di satelliti in grado di offrire rappresentazioni radar del terreno ad alta risoluzione. Per questo motivo, diversi Paesi li usano a scopo militare.
Stando a ipotesi prive di conferma, l’esercito ucraino sfrutterebbe i dati di ICEYE, che di conseguenza sarebbe entrato nell’orbita di interesse da parte della Russia.
I dati in tempo quasi reale su ciò che avviene sul territorio offrono un vantaggio competitivo per monitorare i movimenti delle forze russe al fronte e gli spostamenti nelle retrovie.
“Occorre tuttavia distinguere i fatti dalle ipotesi. La prossimità tra i due satelliti è documentata, ma non dimostra da sola un tentativo di sabotaggio, un’interferenza o la preparazione di un attacco. Anche il ruolo specifico di ICEYE-X36 nel sostegno a Kiev non va dato per certo senza conferme“, avverte Paganini: “Il rischio è trasformare un episodio significativo in una narrativa più assertiva delle evidenze disponibili”.
Le manovre pericolose di Kosmos 2612 verso ICEYE-X36
Kosmos 2612, fino alla settimana precedente rimaneva a distanza di centinaia di chilometri da ICEYE-X36, fino a venerdì 16 ottobre, quando il satellite russo ha iniziato manovre di avvicinamento fino a 2-3 chilometri.
Ma è stato nel fine settimana, quando si è posizionato quasi a circa 500 metri, a destare preoccupazione. Il motivo è semplice: due satelliti che non partecipano alla stessa missione non si avvicinano mai a mezzo chilometro. Infatti, i satelliti mantengono chilometri di distanza dagli altri, al fine di ridurre il rischio di incidenti pericolosi.
“Sotto il profilo strategico, l’episodio va considerato sicuramente grave essendo le manovre ravvicinate funzionali ad eventuale raccolta di informazioni e a sondare le reazioni avversarie”, sottolinea Paganini.
Quali sono i principali rischi
La Russia è da tempo impegnata nello sviluppo di “satelliti ispettori” da impiegare per fotografare ciò che catturano nelle vicinanze. Oppure per sperimentare la ricezione di comunicazioni e cercare di disturbarle.
“L’utilizzo di tecnologie civili in ambito militare si porta dietro spesso standard di security, per esempio in termini di protezione delle comunicazioni, meno stringenti rispetto a quanto richiesto in ambito militare, e quindi la possibilità potenziale di raccolta di informazioni maggiore in caso di analisi o intercettazione dei segnali”, avverte Claudio Telmon.
Tuttavia non conosciamo quali strumentazioni avrebbe a bordo il satellite russo, in avvicinamento a quello americano ad uso dell’Ucraina, prima del successivo allontanamento.
Però queste potrebbero anche includere sistemi per l’attacco e la distruzione di satelliti, mettendo perfino a repentaglio l’orbita terrestre.
L’eventuale distruzione di un satellite potrebbe generare frammenti, in grado di innescare un effetto domino inarrestabile nello spazio, colpendo altri satelliti, provocando così nuovi detriti spaziali fino a creare una reazione a catena, nota come la sindrome di Kessler che potrebbe chiudere all’umanità le esplorazioni spaziali, anche se, in realtà, questo rischio è scongiurato dal fatto che i detriti in orbita bassa dovrebbero abbattere i rischi su grande scala.
Tuttavia, Usa, Russia e Cina, in barba ai trattati e agli accordi internazionali che finora hanno posto limiti alle attività militari spaziali, avrebbero già portato in orbita armi. E non solo per scopi di deterrenza.
“Se è vero che i trattati internazionali pongono alcuni limiti alle attività militari nello spazio, è anche vero che stiamo attraversando un periodo in cui è più difficile far rispettare i trattati internazionali in generale, e in cui le organizzazioni internazionali sembrano avere sempre meno peso di fronte alle scelte dei singoli Stati. Non mi stupirebbe se sentissimo sempre più spesso di episodi di questo tipo”, conclude Telmon.
La sfida per l’Europa
Senza nuovi accordi, gli analisti temono un’escalation di accumulo di sistemi in orbita, mentre crescono i lanci di satelliti militari e di altri veicoli spaziali dalle capacità non specificate.
Nel frattempo, la Russia di Vladimir Putin ha mostrato di saper avvicinarsi a un satellite, con precisione millimetrica e rapidamente. Si è allontanato dopo un paio di giorni, in seguito alla sospensione, da parte del presidente Usa Donald Trump, di alcune sanzioni economiche comminate alla Russia. Intanto Kosmos 2612 resta in orbita, insieme ad altri satelliti affini che in futuro potrebbero tornare a minacciare quelli in uso all’Ucraina.
“La sfida per l’Europa è rafforzare il monitoraggio orbitale e la resilienza delle infrastrutture spaziali, senza confondere le capacità dimostrate con le intenzioni ancora da verificare”, conclude Paganini.















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