CYBER SPIONAGGIO

NSO Group a rischio chiusura, ma l’era dello spyware Pegasus continua: ecco perché

A seguito delle sanzioni USA contro NSO Group, la società di hacking israeliana più famosa al mondo rischia di chiudere i battenti, ma non è la fine di un’era. Vediamo qual è lo scenario attuale e quale potrebbe essere quello futuro.

08 Lug 2022
S
Marco Santarelli

Esperto in Network Analysis, Critical Infrastructures, Big Data and Future Energies

La società israeliana NSO Group che, come ricordiamo bene tutti, è stata sotto le luci della ribalta grazie al proprio software di spionaggio Pegasus, rischia di chiudere a causa delle difficoltà a seguito delle sanzioni USA.

A quanto pare, la società sta valutando un’acquisizione da parte di L3 Harris, realtà militare americana. Se dovesse concretizzarsi l’acquisizione, al momento osteggiata sia dall’amministrazione Biden che dall’intelligence USA, potrebbe comportare la fine di NSO Group e l’inglobamento all’interno di L3 Harris, che possiede già al suo interno una divisione di cyber offensiva, la Trenchant, ad oggi tra i laboratori del campo di maggior livello al mondo, grazie anche a una serie di acquisizioni internazionali strategiche.

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Pegasus e il panorama cyber

Sicuramente i cambiamenti che negli ultimi anni si sono verificati nel mondo cyber sono stati dovuti al caso Pegasus e alle sanzioni americane del 2021 nei confronti di NSO Group per le attività di spionaggio che hanno colpito giornalisti, attivisti per i diritti umani e manager.

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Nato come software per controllare i traffici di terroristi e criminali a livello internazionale, del valore di 8 milioni di dollari, Pegasus ha coinvolto più di 50.000 numeri di telefono localizzati nei paesi che sono soliti sorvegliare i propri cittadini, clienti della NSO Group e appartenenti a numerosi giornalisti di testate internazionali autorevoli, come CNN, New York Times, Wall Street Journal, Financial Times, Voice of America e Al Jazeera, così come quelli di diversi capi di stato.

Nel 2019 una falla nella sicurezza di WhatsApp aveva mietuto numerose vittime, tra cui il Presidente del Parlamento catalano Roger Torrent.

WhatsApp si era mossa con una causa a NSO Group per aver sfruttato la vulnerabilità delle videochiamate per attaccare gli utenti e la stessa Amnesty International aveva già allora avviato una causa legale contro la piattaforma social tra le più usate al mondo per altri numerosi attacchi contro attivisti, politici e giornalisti.

Il ricorso fu respinto dal tribunale di Tel Aviv, nonostante il gruppo di ricerca canadese Citizen Lab e testate giornalistiche come The Guardian, El País e il Washington Post avessero dimostrato che Pegasus era stato usato nel settembre 2019 per entrare nel telefono di Omar Radi, giornalista investigativo marocchino, in quello di Bezos, di Khashoggi, Abdulaziz e molti altri, tra cui un giornalista del New York Times, Ben Hubbard, e Osama Bin Laden.

Tornando ancora più indietro, nel 2016 Pegasus era stato trovato negli iPhone in vulnerabilità che si attivavano cliccando su una videochiamata WhatsApp persa da un numero con prefisso svedese. In quel modo venivano controllati il microfono e la fotocamera del telefono, venivano raccolte le password e si aveva accesso a foto e messaggi di posta elettronica. Apple ha poi rilasciato un aggiornamento nell’agosto 2016 per chiudere queste vulnerabilità.

A seguito del dilagare di grande preoccupazione per l’abuso di spyware e dell’arrivo di sanzioni da parte degli USA, il Ministero della Difesa israeliano ha limitato severamente le licenze di esportazione e di conseguenza il numero di aziende di hacking a cui poter vendere è passato da 100 a 37, numero che comprende paesi di Europa Occidentale, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia, Giappone e India.

Christoph Hebeisen, direttore della ricerca sulle informazioni di sicurezza presso la società di sicurezza mobile Lookout, sostiene che “Il panorama si sta spostando e, in una certa misura, diversificando”.

Molte aziende israeliane hanno dovuto cessare l’attività, vedi Nemesis, azienda informatica israeliana che era riuscita a mantenere un basso profilo pubblico, o anche Ace Labs, spinoff dell’imponente Verint, che si è vista costretta a chiudere e a licenziare tutti i suoi ricercatori di recente.

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Cyber spionaggio: nuovi attori

Gli ex clienti delle aziende israeliane si stanno dando da fare per fornire la capacità di hacking sempre più richiesta dai governi e molte aziende europee si stanno proponendo.

Intellexa, joint venture di Nexa Technologies, WiSpear, Cytrox, & Senpai Technologie, tutte aziende che operano in sedi europee e asiatiche, è riuscita ad acquisire clienti che non possono più arrivare ai gruppi israeliani. Il software di spionaggio mobile di Cytrox, un’azienda di hacking della Macedonia settentrionale e membro fondatore dell’alleanza Intellexa, è stato trovato su un obiettivo egiziano l’anno scorso.

Dall’Italia si fa notare la RCS Labs, il cui software è stato di recente individuato in Kazakistan, paese fino al 2021 cliente di NSOP Group, per spiare i telefoni Android, come Lookout ha riportato.

Il Kazakistan è una nazione autoritaria che ha recentemente incarcerato un leader dell’opposizione, pochi mesi dopo l’uccisione di massa dei manifestanti e l’anno scorso, secondo quanto riferito, gli strumenti di hacking di NSO Group sono stati utilizzati per spiare gli attivisti del paese.

RCS Labs ha dichiarato di condannare ogni tipo di abuso o uso improprio e che i suoi prodotti sono “progettati e prodotti con l’intento di supportare il sistema legale nella prevenzione e nella lotta al crimine”.

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Nuove tendenze del cyber spionaggio

Altra nuova tendenza nel panorama cyber riguarda la volontà di molti paesi di costruire in autonomia una propria capacità informatica nazionale, una propria capacità di hacking che li tenga lontani da variabili globali come conflitti politici o critiche ai diritti umani.

Se in passato erano i soli governi a poterne usufruire, oggi non è più così. Basti pensare all’esempio degli Emirati Arabi, che con Dark Matter, azienda che, come è risaputo, spia giornalisti e dissidenti, hanno assunto ex funzionari dei servizi segreti occidentali e poi l’hanno sostituita con aziende Edge Group, conglomerato statale di 25 società per fornire armi militari e tecnologie correlate.

Governi come quelli dell’Arabia Saudita, il Bahrein, il Qatar e Singapore, stanno seguendo il percorso degli Emirati Arabi Uniti. Dall’altra parte, le aziende cinesi stanno cercando di vendere strumenti di sorveglianza e informatici, in particolare ad Africa e Asia.

Questa situazione potrebbe protrarsi per altri due anni, fino alle prossime elezioni presidenziali americane, come sostengono funzionari israeliani. Certo è che il mondo dell’hacking presenta un mercato dalla domanda sempre in crescita e c’è ancora poca trasparenza o responsabilità per gli abusi a livello mondiale.

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