Ieri il gruppo «IAmNotAVillain», che ha attaccato Revolut, ha messo in piedi il suo DLS, sito nella rete tor in cui si annunciano le vittime e rilasciano sample dei dati trafugati per mettere pressioni alle vittime.
Questa mattina è apparsa nel data leak site una sezione Italy. Il gruppo, tramite il sedicente hacker, ha pubblicato sample contenenti info del Ministero Interno e Ministero Giustizia.
“Le evidenze suggeriscono la possibile compromissione di sistemi delle nostre autorità di cui potrebbero essere stati esfiltrati i documenti presenti pubblicati sul data leak site”, commenta Pierluigi Paganini, analista di cyber security e Ceo Cybhorus.
Tra l’altro, un documento dove l’Ambasciata turca ha comunicato ufficialmente alle autorità italiane l’annullamento di tre passaporti diplomatici: quello del viceministro turco della Cultura e del Turismo Gökhan Yazgı e quelli della moglie e della figlia.
La nota è arrivata al Ministero degli Affari Esteri italiano e poi è stata registrata dal Ministero dell’Interno – Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere il 22 aprile 2026.

C’è anche un estratto dalla matricola di agenti e dati personali di poliziotti, la richiesta di autorizzazione accesso presso porto Livorno e un nulla osta per un visto a una donna pachistana.
Secondo Sandro Sana, Ethical Hacker e membro Comitato Scientifico Cyber 4.0, “il caso Revolut fotografa bene il problema: oggi non serve sempre violare direttamente una banca, basta compromettere la fiducia che la circonda”.

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I sample nel dark web: cosa provano
Prima c’è stata la richiesta di un riscatto a Revolut da 3 milioni di dollari, ora il presunto hacker sta attaccando l’Italia e minacciando la pubblicazione dei file riservati riferiti al ministero dell’Interno e Giustizia.
Alcuni sample ovvero esempi sono già presenti sul dark web. Secondo «IAmNotAVillain» testimonierebbe la serietà del gruppo che però al momento non ha lanciato ultimatum per il pagamento né, secondo il Corriere della Sera, ha identificato ancora un interlocutore per condurre i negoziati.
Secondo Paolo Dal Checco il modus operandi è stravagante e confuso, ma resta il fatto che dati di agenti di polizia, violazioni di Pec, autorizzazioni per l’ingresso di armi e documenti d’identità stanno emergendo dal dark web.
“L’origine e l’autenticità dei documenti resta da verificare, si segnala tuttavia che alcuni di essi sono recenti e datati 2026″, spiega Paganini.
Fra i documenti, spiccano passaporti, documenti sensibili e informazioni riservate spedite via email.
Ma “una PEC istituzionale può diventare una leva formidabile di social engineering se viene considerata automaticamente attendibile. Il punto non è quindi solo il dato trafugato, ma il processo che ha permesso di fidarsi senza una verifica indipendente”, avverte Sandro Sana.
Quanto è estesa la violazione
La società di servizi bancari del Regno Unito è stata vittima di un complesso attacco di hacking tramite PEC compromesse della prefettura di Reggio Calabria, per indurre Revolut a consegnare i dati dei propri clienti di alto livello, circa 680 secondo il Financial Times.
Gli hacker però non si sono limitati a rubare i dati sensibili dei clienti di Revolut, e sarebbero anche riusciti a sottrarre circa 147 GB di dati appartenenti al ministero dell’Interno e Giustizia, stando ai sample in pasto al dark web.
“A questo punto le domande da porsi è quanto sia estesa la compromissione da parte dell’hacker, quali sistemi siano stati eventualmente compromessi ed in che modo”, mette in guardia Paganini.
Attualmente non risulta alcuna richiesta di riscatto su questa mole di dati. Ma l’hacker ha chiesto al giornalista del Corriere se potesse suggerirgli un eventuale interlocutore per possibili negoziati.
“ImNotAVillain sostiene di aver trafugato ben 150 GB da organizzazioni italiane. A questo punto è cruciale comprendere quali e quante sono. Fondamentale in questa fase è condividere Indicatori di Compromissione relative a questa campagna se confermata dalle autorità”, conclude Paganini.
Infine, è vero che “il DLS aggiunge pressione, esposizione pubblica e una possibile estensione del perimetro italiano”, secondo Sandro Sana: “Se i sample attribuiti ai Ministeri verranno confermati, la vicenda cambierà ulteriormente scala. La lezione resta brutale: un dominio legittimo non rende legittima una richiesta. La fiducia, in cyber security, va sempre verificata”, avverte Sana.
La denuncia di Pastorella (Azione): “Il Governo ha mentito”
“Dopo che il Viminale aveva escluso a mezzo stampa che, oltre a quelli dei clienti Revolut, fossero stati sottratti dati riconducibili alle forze dell’ordine o al Ministero, oggi l’hacker noto come ‘iamnotavillain’ ha pubblicato elementi che dimostrerebbero il contrario. Se la loro autenticità fosse confermata, saremmo di fronte a una vicenda di una gravità inaudita: il Ministero dell’Interno ha mentito agli italiani oppure non conosce ancora la reale portata dell’attacco?”, dichiara Giulia Pastorella, deputata e vicepresidente di Azione.
“Nell’interpellanza urgente della scorsa settimana avevo avvertito che i dati sottratti a Revolut potevano rappresentare soltanto la punta di un iceberg molto più grande. Le nuove rivelazioni rafforzano questo timore. Il Governo chiarisca immediatamente se siano stati trafugati dei dati e perché le prime ricostruzioni sembrino oggi contraddette dai fatti. Su una falla così grave nella sicurezza informatica dello Stato non sono più ammissibili reticenze: attendiamo risposte chiare”, conclude.















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