Tor non è sinonimo di Dark Web. È innanzitutto una rete progettata per rendere più difficile ricostruire l’origine e la destinazione delle comunicazioni online, proteggendo privacy e anonimato attraverso un’infrastruttura distribuita di relay e una cifratura a più livelli.
È però anche la tecnologia che consente di raggiungere i servizi con dominio .onion, ed è proprio questa caratteristica ad averne legato nell’immaginario collettivo il nome alla parte più nascosta della Rete.
A distanza di anni dalla sua nascita, Tor continua intanto a evolversi: cambiano il browser, le tecnologie per aggirare la censura e le difese della rete, ma non cambia una regola fondamentale. Anonimato non significa invulnerabilità e la sicurezza dipende tanto dalla tecnologia quanto dal comportamento di chi la utilizza.
Indice degli argomenti
Navigazione anonima e Dark Web: di cosa parliamo
Cominciamo innanzitutto col dire che la navigazione nel Dark Web è sostanzialmente diversa dalla navigazione in incognito (detta anche navigazione privata) che viene offerta come opzione su tutti i browser.
È bene puntualizzare questo argomento, oggetto di alcune false credenze: la navigazione in incognito ha semplicemente il vantaggio di non salvare la cronologia di navigazione, i cookie e i dati dei siti e le informazioni inserite nei moduli dei siti. Ma è molto lontana dal garantire un reale anonimato al navigatore. Questi viene tracciato comunque dal provider dei servizi Internet, che conosce il suo indirizzo IP e può identificare la sua posizione. Potrebbe essere tracciato anche dal datore di lavoro (o comunque da chi gli fornisce gli strumenti per navigare).
Inoltre, la navigazione in incognito non ci permette in alcun modo di entrare nel Dark Web, che rappresenta un mondo a parte rispetto al Web che tutti noi navighiamo.
Deep Web e Dark Web non sono la stessa cosa
Prima di “entrare” nel Dark Web è necessaria un’ulteriore puntualizzazione su cosa sia realmente il Dark Web, che molto spesso viene confuso con il Deep Web (termine coniato nel 2001 da Michael K. Bergman, esperto informatico, per descrivere il Web non indicizzato). Sono due mondi molto diversi e in un certo senso non comunicanti tra loro.
Tutti noi navighiamo tutti i giorni nel Deep Web: questa definizione indica l’insieme delle pagine presenti sul web e non indicizzate dai comuni motori di ricerca (ad es. Google, Bing ecc.): ne fanno parte nuovi siti, pagine web a contenuto dinamico, web software, siti privati aziendali, reti peer-to-peer. L’opposto del Deep Web si chiama Surface Web (o Visible Web o Indexed Web): sono le pagine indicizzate dai motori di ricerca.
Quindi, Deep e Surface Web sono due aree dello stesso mondo, con la discriminante che la prima non è indicizzata (quindi potremo raggiungerla solo se ne conosciamo l’URL).
È Deep Web la pagina del nostro profilo Facebook, così come la pagina web della nostra casella Gmail e i siti dei Cloud Service Provider dove sono archiviati i nostri file. Oppure le tante pagine aziendali, governative, finanziarie ad uso interno, presenti sul web, ma non indicizzate.
Il Dark Web è invece una frazione molto piccola del web: un mondo separato e poco accessibile, che si appoggia sulle Darknet, che sono reti chiuse.
Per accedervi sono necessarie particolari configurazioni, come vedremo in seguito. Le principali Darknet sono: Freenet (ormai poco usata), I2P ed in particolare proprio Tor (The Onion Router), che è ormai diventata la più famosa e usata tra queste reti.
Navigare nel Dark Web, dunque, non ha nulla a che vedere con la navigazione in incognito dei browser.
I browser tradizionali, infatti, non permettono di accedere al Dark Web. Per entrare nel Dark Web servono strumenti (browser) appositi.
Il browser più noto ed utilizzato è Tor: vediamo ora di conoscerlo meglio e di capire come usarlo, precisando che navigare nel Dark Web non è illegale, salvo che non lo si utilizzi per azioni illecite.
Cos’è il browser Tor
La Darknet Tor esiste perché è stata costruita un’infrastruttura hardware, costituita dai server che la ospitano.
La rete Tor è stata creata dalla US Navy nel 1998 utilizzando la tecnologia onion routing sviluppata per garantire l’anonimato sulle reti di computer.
Nel 2006 è stata resa di pubblico dominio e nello stesso anno è nata Tor Project Inc., che è un’organizzazione no profit con sede in USA.
Secondo la legge americana è classificata come organizzazione 501(c)3, cioè un’organizzazione senza fini di lucro che gode delle esenzioni fiscali che si applicano agli enti dedicati esclusivamente a fini religiosi, di beneficenza, scientifici, letterari o educativi.
Tor Project è formato da una pluralità di organizzazioni, tra le quali figurano l’US Department of State Bureau of Democracy, lo Human Rights e il Labor, uno dei maggiori sostenitori del progetto.
È supportata fin dalla sua nascita anche dalla Electronic Frontier Foundation (EFF).
I molti finanziatori (sponsor) di Tor sono elencati sul sito di Tor Project. Tra le organizzazioni che sostengono Tor ci sono anche istituzioni del governo USA, quali la DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency).
Quindi è del tutto evidente come Tor Project non sia un’associazione clandestina o – ancor peggio – finalizzata al crimine informatico. È anzi uno strumento che – come si può leggere nel sito: “Defend yourself against tracking and surveillance. Circumvent censorship”.
Per questi motivi, Tor è una rete di comunicazione usata da giornalisti, attivisti politici e whistleblowers per aggirare la censura e la sorveglianza nei paesi meno democratici.
Il fatto che sia usata anche dai “cattivi” non ne inficia il valore. Il browser Tor è utilizzabile anche da chiavetta USB o da CD, senza bisogno di installare nulla.
Tor nel 2026: il browser cambia, ma evolve anche la rete
Tor non è una tecnologia rimasta immobile. L’aggiornamento continuo del browser rappresenta una componente essenziale del suo modello di sicurezza, perché l’anonimato offerto dalla rete perderebbe gran parte del proprio valore se il software utilizzato dall’utente presentasse vulnerabilità sfruttabili per comprometterne il dispositivo o identificarlo.
A settembre 2026 Tor Project ha rilasciato la versione 15.0.22 di Tor Browser, aggiornando anche il componente Tor sottostante. Gli aggiornamenti precedenti avevano inoltre incorporato nuove versioni di Firefox ESR, OpenSSL e NoScript insieme alle relative correzioni di sicurezza.
È un aspetto da non sottovalutare: usare Tor Browser senza mantenerlo aggiornato può vanificare una parte delle protezioni che la stessa architettura Tor cerca di offrire.
Parallelamente sta evolvendo anche il cuore tecnologico della rete. Tor Project lavora da tempo ad Arti, implementazione di nuova generazione di Tor scritta in Rust. Con Arti 2.6.0, pubblicato nel settembre 2026, il progetto ha compiuto ulteriori passi verso il suo utilizzo come relay e directory authority, integrando anche evoluzioni nel controllo della congestione e nelle difese crittografiche.
L’obiettivo di lungo periodo è quindi più ampio del semplice aggiornamento del browser: modernizzare progressivamente l’infrastruttura Tor e renderla più robusta rispetto a vulnerabilità, attacchi e nuove tecniche di analisi del traffico.
I numeri della rete Tor: un’infrastruttura globale
Misurare con precisione quanti utenti utilizzino Tor non è semplice, proprio per la natura della rete. Tor Project pubblica tuttavia attraverso Tor Metrics stime elaborate analizzando le richieste generate dai client verso relay e bridge.
I dati mostrano una rete utilizzata su scala globale, con centinaia di migliaia di connessioni giornaliere provenienti dai principali Paesi. Ma il dato più importante va letto al di là dei numeri: utilizzare Tor non significa necessariamente navigare nel Dark Web.
La rete viene infatti impiegata anche per raggiungere il normale Web cercando di ridurre tracciamento e sorveglianza, oltre che per aggirare blocchi e censura. Giornalisti, ricercatori, attivisti, whistleblower e cittadini che vivono in Paesi nei quali l’accesso a Internet è sottoposto a restrizioni rappresentano alcuni dei casi d’uso legittimi più significativi.
Per questo, più che fotografare Tor attraverso un numero assoluto di utenti destinato inevitabilmente a cambiare nel tempo, è utile considerarlo come una vera e propria infrastruttura globale per la privacy e la libertà di accesso alle informazioni.
Come funziona la rete Tor
Per capire come usare Tor è necessario conoscere come è fatta la sua infrastruttura. La rete Tor è un network decentralizzato costituito da alcune migliaia di server (sono i “relay”: a publicly-listed server in the Tor network) sparsi nel mondo.
In particolare, dovrebbero essere circa 6.000-8.000 i relay (nodi) e quasi 3.000 i bridge (ponti), quasi tutti gestiti da volontari. I dati di navigazione non transitano direttamente dal client al server, come accade per la navigazione normale.
I pacchetti di dati passano invece attraverso i relay Tor che agiscono da router (chiamati anche “nodi”) e realizzano un circuito virtuale crittografato a strati (come una “cipolla”, da cui il nome Onion).
Per questo motivo gli URL della rete Tor hanno il TLD (Top Level Domain) che non è il classico .com o .it, ma .onion.
Quando si avvia la navigazione aprendo il browser Tor (spiegheremo più avanti come ottenerlo), questo sceglie dall’elenco Directory server una lista di nodi e da queste individua tre nodi (tre è la configurazione standard, salvo eccezioni che vedremo in seguito) in modo casuale, che costituiscono una catena di navigazione. Nella pagina del browser possiamo vedere – in tempo reale – il percorso (definito “circuito”) che viene fatto e anche cambiarlo con il pulsante che si trova alla sinistra della barra dell’URL.
In ciascun passaggio, la comunicazione viene crittografata e questo si ripete per ciascun nodo (a strati come la cipolla). Ogni nodo della rete conosce solo il precedente e il successivo, nessun altro. Questo rende pressoché impossibile (o comunque molto complicato) risalire al client di partenza.
Ci sono tre tipi di relay nel sistema di navigazione Tor:
- guard/middle relay;
- exit relay;
- bridge.
Come abbiamo detto, per ragioni di sicurezza il traffico Tor passa attraverso almeno tre relay prima di raggiungere la sua destinazione.
- Il primo è il guard relay (o entry relay o “nodo di guardia”),
- il secondo è un middle relay (intermedio) che riceve il traffico e lo passa
- all’exit relay (figura sottostante).
I relay intermedi (guard e middle) sono visibili solo all’interno della rete Tor e, a differenza del relay d’uscita, non fanno apparire il proprietario del relay come la fonte del traffico.
Ciò significa che un relay intermedio è generalmente sicuro (lo potremmo avere anche nel server di casa nostra, partecipando così all’infrastruttura Tor). Il relay di uscita è l’ultimo nodo che il traffico Tor attraversa prima di raggiungere la sua destinazione.
I servizi a cui i client Tor si connettono (sito web, servizio di chat, provider di posta elettronica ecc.) vedranno l’indirizzo IP del relay di uscita invece dell’indirizzo IP reale dell’utente Tor. In altre parole, è l’indirizzo IP del relay di uscita che viene interpretato come la fonte del traffico.
Per questo motivo, è possibile incorrere in un inconveniente piuttosto buffo durante la navigazione: se il relay d’uscita si trova in Svezia, il sito che si sta consultando potrebbe presentarsi in lingua svedese, supponendo che sia questa la lingua del visitatore.
A completare la topografia della rete Tor, abbiamo i Bridges (ponti)
È importante sapere che la struttura della rete Tor prevede che gli indirizzi IP dei relay Tor siano pubblici. Ed uno dei modi in cui il Tor può essere bloccato dai governi o dagli ISP è quello di inserire nelle blacklist gli indirizzi IP di questi nodi Tor pubblici.
Per questo esistono i Bridges: sono nodi che non sono indicati nell’elenco pubblico come parte della rete Tor, il che rende più difficile per gli ISP e i governi bloccarli.
I bridges sono quindi strumenti essenziali per l’elusione della censura nei paesi che bloccano regolarmente gli indirizzi IP di tutti i relay Tor elencati pubblicamente, come Cina, Turchia e Iran.
La rete Tor si affida a volontari che offrono i loro server e la loro banda: chiunque, quindi, può mettere a disposizione un proprio computer per creare un relay della rete Tor.
L’attuale rete Tor è piuttosto sottodimensionata rispetto al numero di persone che la utilizzano, il che significa che Tor ha bisogno di più volontari per accrescere il numero dei relay. Gestendo un relay Tor, come viene spiegato nella pagina dedicata del sito Tor Project, si può contribuire a migliorare la rete Tor rendendola:
- più veloce (e quindi più utilizzabile);
- più robusta contro gli attacchi;
- più stabile in caso di interruzioni;
- più sicura per i suoi utenti (spiare più relay è più difficile che farlo su pochi).
Per i motivi che abbiamo spiegato, un utente potrà fornire un relay di tipo guard/middle (cioè un non-exit Tor relay) mentre non è opportuno che attivi un exit relay perché più esposto.
Per attivare un guard relay si deve disporre di una connessione stabile e veloce (almeno 2 MByte/s), altrimenti si potrà creare un middle relay, che è il nodo intermedio tra guard ed exit ed è quello che richiede i requisiti più ridotti: 10 Mbit/s (Mbps). Infine, è da considerare un aspetto peculiare di Tor, che rappresenta un problema non trascurabile: la sicurezza va a scapito della velocità.
Il “giro del mondo” che dovrà fare il flusso dei dati (come abbiamo spiegato) renderà la navigazione inevitabilmente latenza introducendo overhead e latenza rispetto a una connessione diretta; ma occorre precisare che la prestazione effettiva dipende però da circuito, congestione, relay e destinazione.
Inoltre, l’attuale rete Tor è sottodimensionata rispetto al numero di persone che cercano di usarla. Non bisogna quindi pensare di usare Tor per lo streaming, il file sharing o per attività che richiedano grandi flussi di dati.
WebTunnel e Snowflake: come Tor prova ad aggirare la censura
La partita tra strumenti di anonimizzazione e sistemi di censura della Rete è però in continua evoluzione. Bloccare gli indirizzi IP dei relay pubblici è infatti soltanto una delle tecniche con cui governi e provider possono cercare di impedire l’accesso a Tor.
Per questo Tor Project sviluppa anche i cosiddetti pluggable transports, tecnologie progettate per rendere più difficile identificare e bloccare il traffico diretto verso la rete.
Tra queste c’è WebTunnel, un particolare tipo di bridge che cerca di far apparire le comunicazioni Tor simili al normale traffico Web HTTPS. L’obiettivo è consentire alla connessione di confondersi con quella generata dalla normale navigazione, rendendo più complesso applicare blocchi selettivi senza interferire anche con servizi Web legittimi.
Un’altra tecnologia è Snowflake, che utilizza proxy temporanei messi a disposizione da volontari per consentire agli utenti di raggiungere la rete Tor anche quando l’accesso diretto è sottoposto a restrizioni.
Nel 2026 il progetto ha continuato a investire su entrambe le tecnologie, a conferma di come la capacità di aggirare la censura sia ormai una componente strutturale dell’evoluzione di Tor e, contemporaneamente, una sfida destinata a cambiare insieme alle tecniche utilizzate per identificarne e bloccarne il traffico.
Iniziamo a navigare nel Dark Web: come installare Tor Browser
Tor Project sconsiglia di usare Tor con altri browser perché “pericoloso e non raccomandato. Utilizzare Tor in un altro browser può farti rimanere vulnerabile e senza le protezioni privacy implementate in Tor Browser”.
Tor Browser è una versione modificata di Firefox (utilizza Firefox ESR) progettata specificamente per essere utilizzata con Tor: dobbiamo quindi prima di tutto scaricare Tor Browser disponibile in 30 lingue diverse.
Ogni file della pagina Download è firmato con OpenPGP: si può vedere il corrispondente file .asc, che è la firma OpenPGP, che permette di verificare che il file che abbiamo scaricato è esattamente quello da noi previsto.
Tor Browser è disponibile per Windows, macOS, Linux e, da qualche tempo, anche per i dispositivi mobili.
Per Android è possibile scaricare dal sito Tor Project il file .apk dell’applicazione, oppure più semplicemente andare sul Google Play Store e scaricare l’app ufficiale. Questa app rappresenta l’unico browser mobile ufficiale supportato e sviluppato dal Tor Project.
Non è presente un’app ufficiale per iPhone: tuttavia, sul sito Tor Project, nella pagina dedicata alla versione Android del software, compare il messaggio: “Sei un utente iOS? Ti incoraggiamo a provare Onion Browser”, che rimanda all’applicazione consigliata Onion Browser che può essere scaricata direttamente anche da App Store.
Peraltro, sul sito Tor Project compare anche questo avviso: “Noi raccomandiamo di utilizzare un’applicazione iOS chiamata Onion Browser: è open source, utilizza Tor ed è sviluppata da una persona che collabora strettamente con il Tor Project (Mike Tigas, sviluppatore e giornalista investigativo, n.d.A). Tuttavia, Apple richiede ai browser che girano su iOS di utilizzare una cosa chiamata Webkit, che impedisce a Onion Browser di avere le stesse protezioni per la privacy di Tor Browser”.
Sia su Android che su iOS si trovano molte altre app non ufficiali di Tor Browser, che è sconsigliabile usare.
L’installazione di Tor Browser è molto semplice ed assistita da un ampio tutorial presente sul sito ufficiale del progetto. Quando si avvia Tor Browser per la prima volta, compare la finestra Impostazioni di Rete Tor.
Questa finestra permette di connettersi direttamente alla rete Tor o di personalizzare la configurazione di Tor Browser.
Nella maggior parte dei casi, è sufficiente cliccare su Connetti e collegarsi alla rete Tor senza ulteriori configurazioni.
L’opzione Configura diventa invece necessaria se ci troviamo in un paese che censura Tor (come Egitto, Cina Turchia) e se ci stiamo connettendo da una rete privata che richiede un proxy.
Poiché l’accesso diretto alla rete Tor a volte può essere bloccato dal fornitore di servizi Internet o da un governo, Tor Browser include alcuni strumenti di elusione per aggirare tali blocchi. Questi strumenti sono chiamati pluggable transports. In ogni caso, è possibile anche settare il livello di protezione, cliccando sull’icona a forma di scudo che si trova in alto a sinistra e selezionando Impostazioni di Sicurezza Avanzate.
Nella schermata che appare potremo scegliere tra i livelli Standard, Sicuro e Molto sicuro. Livelli di sicurezza alti possono causare problemi di funzionamento di Tor Browser: più alto il livello, più limitata sarà anche inevitabilmente l’esperienza di navigazione.
Navigare con Tor Browser
Una volta installato Tor Browser, siamo pronti per iniziare a navigare nel Dark Web. Ovviamente possiamo utilizzarlo anche come un normale browser per accedere ai siti del surface web. Tor riduce la possibilità di ricondurre la connessione all’indirizzo IP dell’utente.
Nella pagina del browser possiamo vedere – in tempo reale – il percorso (definito “circuito”) che viene fatto: è sufficiente cliccare sull’icona posta a sinistra della barra della URL. Di regola la lunghezza del percorso è impostata a 3, più il numero di nodi che durante il percorso sono sensibili. Ciò significa che normalmente i nodi sono 3 (se siamo su un sito del surface web), ma se – per esempio – si accede ad un servizio .onion o ad un indirizzo “.exit” potrebbero essercene di più (e li vedremo indicati nel circuito con il termine “ripetitori”).
Con l’opzione Nuovo Circuito potremo anche cambiare il percorso, sempre cliccando sul pulsante che si trova alla sinistra della barra della URL. Non possiamo stabilire noi i relay, ma solo fare in modo che Tor ne scelga altri tre.
Questo serve se l’exit relay che stiamo utilizzando non è in grado di connettersi al sito che visitare, o non lo sta caricando correttamente. Selezionando questa opzione si ricaricheranno tutte le schede attive o le finestre utilizzando un nuovo circuito Tor.
Un’altra opzione che potremmo usare è Nuova Identità (disponibile dal menu in alto a destra rappresentato da un’icona con tre linee orizzontali). Questa è utile se si vuole evitare che le successive attività del browser siano correlabili a quanto fatto in precedenza. Selezionando questa opzione, si chiuderanno tutte le schede e le finestre, si puliranno le informazioni personali come i cookie e la cronologia di navigazione e verrà instaurato un nuovo circuito Tor per le connessioni. Tor Browser avviserà che tutte le attività e i download saranno interrotti e le sessioni aperte andranno perse.
Con Tor Browser possiamo – soprattutto – accedere al Dark web dove, invece, non è possibile utilizzare i browser classici, quali Chrome, Safari, Firefox: digitando su questi una URL .onion non avremo nessuna risposta.
Una volta entrati con Tor nel Dark Web, si potrà navigare tra i vari siti, di cui ovviamente bisogna conoscere gli indirizzi. Fra questi siti si può trovare di tutto, inclusi mercati della droga, killer a pagamento, comunità di vario tipo; ma si trovano anche molti siti presenti già sulla Rete in chiaro.
Il Dark Web non è usato solo per attività criminali
La garanzia dell’anonimato rende la navigazione su Tor Browser molto utile e molto sicura in paesi con regimi autoritari. Permette a gruppi di opinione, dissidenti e attivisti politici di comunicare tra loro senza rischiare di essere controllati ed intercettati dai governi e dalle polizie.
Lo prova il fatto che nella rete Tor non si trovano solo siti clandestini o illegali: abbiamo anche le versioni .onion di siti famosi.
Esiste, per esempio, il sito Tor del The New York Times (dal 2017, ma non funziona con i browser abituali, solo con Tor browser). Provando ad accedere alla sua home page e alle pagine interne, troveremo esattamente il sito ufficiale del New York Times, semplicemente ospitato nel Dark Web.
La stessa cosa vale per il sito di BBC News o per Facebook. Ed infine il sito di Tor nella rete Tor. Perché esistono? Proprio per permettere di accedere a Facebook o leggere il New York Times in quei paesi dove questi siti sono “bannati” e quindi non accessibili.
Consigli per navigare nel Dark Web
C’è il rischio di rimanere delusi dal Dark Web, scoprendo che è un luogo ben più modesto di quello che si racconta e si favoleggia.
Il Dark Web è molto piccolo: si ritiene (ma è una stima molto approssimativa) che contenga non più di 100.000 siti, che rappresentano probabilmente meno dello 0,005% delle dimensioni dell’intero World Wide Web.
In realtà, i siti .onion attivi potrebbero essere ancora meno: si tratta in genere di siti che sono molto “volatili”, perché nascono e spariscono rapidamente (spesso chiusi dalla polizia). Quindi difficili da censire. Ha provato a farlo Recorded Future:
- dal punto di vista linguistico, i siti Tor (.onion) sono più omogenei del web di superficie con l’86% dei siti che ha l’inglese come lingua principale, seguita dal russo con il 2,8% e il tedesco con l’1,6%;
- numeri di visite: mentre nel web di superficie, i siti più popolari attirano milioni di visite, nei siti .onion quello con il più alto numero di link in entrata è stato un black market con circa 3.585 link in entrata;
- vita media dei siti .onion: i risultati di un rapporto di Onionscan del 2017 riporta che su 30.000 siti interrogati, poco più di 4.400 erano effettivamente online. Anche se queste analisi hanno un livello di incertezza elevato, possiamo dire che il “rapporto tra vivi e morti” continua ad essere simile a quello di altre ricerche precedenti, con appena il 15% dei siti .onion in vita.
Qualche utile consiglio per navigare nel Dark Web in sicurezza
- Meglio utilizzare un computer secondario, nel quale non abbiate in archivio documenti e informazioni importanti (non si sa mai…).
- Usare esclusivamente Tor Browser.
- Il browser Tor è basato su Firefox, questo permette di utilizzare add-ons e temi compatibili con Firefox anche nel browser Tor (dal menù delle Impostazioni in Estensioni e Temi). Tuttavia, gli unici componenti aggiuntivi che sono stati testati per l’utilizzo con il browser Tor sono quelli inclusi di default (HTTPS Everywhere e NoScript). È fortemente sconsigliato installare altri componenti aggiuntivi (estensioni) in Tor Browser, perché possono comprometterne la privacy e la sicurezza.
- Usare un motore di ricerca sicuro, come DuckDuckGo, che non traccia i suoi utenti né memorizza alcun dato riguardo le loro ricerche. È il motore di ricerca predefinito in Tor Browser. Occorre comunque puntualizzare che, essendo Dark Web non indicizzato,DuckDuckGo serve come ricerca nel surface Web.
- Tor Browser nella sua modalità predefinita inizia con una finestra arrotondata a un multiplo di 200px x 100px per impedire l’impronta digitale (fingerprint) delle dimensioni dello schermo. Evitare quindi di mettere la finestra a tutto schermo, per non agevolare la ricostruzione della fingerprint, che ci potrebbe individuare in modo univoco. Per lo stesso motivo sarebbe consigliabile impostare la lingua inglese (quella di default) invece dell’italiano.
- Come trovare i siti? Se non conoscete l’URL, potete utilizzare raccolte di indirizzi .onion che sono disponibili. Uno dei più conosciuti è The Hidden Wiki: . Un’altra raccolta (solitamente accessibile) è TorLinks. Ed anche TorGate – A Darknet Link Directory. Non sono sempre affidabili, perché – come abbiamo spiegato – i siti .onion nascono e muoiono molto velocemente, quindi i link indicati (anche quelli che trovate su The Hidden Wiki o su TorLinks), potrebbero non funzionare più. È una delle tante caratteristiche “scomode” del Dark Web… La navigazione potrebbe risultare frustrante perché molti siti linkati possono essere offline o non esistere più.
- Molti siti non sono liberamente accessibili, si può entrare solo se invitati. Ma non è un problema, lasciateli perdere.
- Non registrarsi con account di posta elettronica e non utilizzare nomi utente o nomi che possono essere utilizzati per identificarci. Eventualmente consiglio di creare una email temporanea con un nome utente di fantasia: esistono molti servizi web per questo.
- Si sconsiglia di usare Tor con BitTorrent.
- Evitare, ovviamente, di compiere nel Dark Web azioni illegali.
- Ed infine, meglio lasciar perdere la leggenda delle Red Room! Le Red Room sarebbero degli spettacoli di tortura in live streaming. Per assistere bisogna pagare cifre molto alte in Bitcoin. Non ci sono prove concrete che dimostrino l’esistenza delle Red Room e se ci fossero pagine web che si spacciano per “Stanze Rosse”, sarebbero probabilmente solo siti fake creati per spillare soldi. E poi, considerata la lentezza della navigazione, un filmato in streaming su Tor sarebbe impossibile da vedere.
Quanto è sicuro e anonimo Tor?
Tor aumenta significativamente la difficoltà di collegare un utente alla propria attività online, ma non deve essere interpretato come una garanzia assoluta di anonimato.
L’architettura onion impedisce al singolo relay di conoscere contemporaneamente origine e destinazione della comunicazione, ma esistono altri livelli sui quali l’anonimato può essere compromesso: vulnerabilità del browser, malware sul dispositivo, errori dell’utente, autenticazione con account riconducibili alla propria identità, download e apertura di documenti con applicazioni esterne oppure avversari capaci di osservare porzioni sufficientemente ampie della rete.
Anche il ruolo degli exit relay va interpretato correttamente. Quando si visita un normale sito Internet, l’exit relay rappresenta il punto in cui il traffico lascia la rete Tor. Se la connessione verso il sito utilizza HTTPS, tuttavia, il contenuto applicativo resta protetto dalla cifratura TLS tra browser e server. Per questo è importante verificare sempre l’uso di HTTPS e prestare particolare attenzione ai siti che richiedono credenziali o informazioni sensibili.
Il rischio più concreto resta quindi quello di attribuire a Tor proprietà che non possiede. La rete può nascondere l’indirizzo IP di origine e rendere molto più difficile correlare sorgente e destinazione, ma non può proteggere un utente che rivela volontariamente la propria identità, utilizza software vulnerabile o porta fuori dal browser contenuti capaci di stabilire connessioni indipendenti.
In altre parole, Tor offre anonimato a livello di rete, non l’invisibilità dell’utente. Ed è proprio questa distinzione che dovrebbe guidarne l’utilizzo in sicurezza.













