Per molti anni il Security Operations Center è stato considerato il cuore operativo della difesa informatica. Il suo compito era raccogliere gli eventi di sicurezza, analizzarli, individuare gli incidenti e coordinare la risposta.
Oggi questo modello mostra sempre più frequentemente i propri limiti.
Le organizzazioni devono gestire ecosistemi distribuiti, nei quali convivono ambienti IT, OT, cloud, dispositivi IoT e applicazioni business critical. Allo stesso tempo aumentano le richieste derivanti da normative come NIS2, DORA e Cyber Resilience Act, mentre il numero di strumenti di sicurezza continua a crescere e la disponibilità di competenze specialistiche rimane limitata.
In questo scenario il problema non consiste soltanto nel rilevare un incidente, ma nel dimostrare come la sicurezza contribuisca concretamente alla resilienza operativa dell’organizzazione.
È questa la prospettiva da cui nasce HyperSOC, la piattaforma SOC-as-a-Service sviluppata da HWG Sababa, concepita per superare un modello centrato sugli alert e orientare le Security Operations verso una gestione continua del rischio e della resilienza. Il progetto sarà uno dei finalisti dei prossimi Cybersecurity360 Awards.
Indice degli argomenti
Dal monitoraggio degli eventi al governo del rischio
Negli ultimi anni la superficie di attacco è cresciuta molto più rapidamente della capacità delle organizzazioni di gestirla.
Ogni nuovo ambiente cloud, dispositivo IoT, impianto industriale o applicazione introduce nuove sorgenti di telemetria che devono essere monitorate e correlate.
Il risultato è che molti SOC si trovano a operare con decine di piattaforme differenti, un volume crescente di alert e una difficoltà sempre maggiore nel distinguere gli eventi realmente critici dal rumore operativo.
Il white paper di HWG Sababa evidenzia come questa complessità, unita alla carenza di competenze e alla crescente pressione normativa, renda insufficiente un approccio esclusivamente reattivo. Per questo motivo il progetto propone un’evoluzione del SOC verso una piattaforma capace di integrare monitoraggio, automazione, threat intelligence e governance in un unico modello operativo.
HyperSOC: una piattaforma unificata per ambienti complessi
L’architettura della soluzione è stata progettata per offrire una visione unificata di ambienti IT, OT, IoT, cloud e infrastrutture ibride.
Il cuore operativo è rappresentato dalla piattaforma proprietaria PULSE, che coordina attività di detection, correlazione, triage, escalation e risposta agli incidenti integrandosi con le tecnologie già presenti nell’organizzazione.
L’approccio è dichiaratamente vendor-neutral, consentendo alle aziende di valorizzare gli investimenti esistenti senza dover riprogettare completamente la propria infrastruttura di sicurezza.
Più che una piattaforma tecnologica, HyperSOC si propone come un framework operativo in cui monitoraggio, automazione e consulenza strategica convivono all’interno dello stesso servizio.
AI e hyperautomation per ridurre il rumore operativo
Uno dei principali elementi distintivi del progetto riguarda l’impiego combinato di intelligenza artificiale e hyperautomation.
L’obiettivo non è sostituire gli analisti del SOC, ma migliorare la qualità del loro lavoro.
Attraverso correlazioni automatiche, arricchimento contestuale degli eventi e workflow orchestrati, la piattaforma riduce il numero di attività ripetitive, accelera il triage degli alert e consente di concentrare le competenze umane sulle attività investigative e decisionali a maggiore valore aggiunto.
Secondo i dati riportati nella documentazione progettuale, l’automazione permette di ridurre sensibilmente i tempi di rilevazione e risposta agli incidenti e di automatizzare una quota significativa delle operazioni di gestione degli alert all’interno del SOC.
La threat intelligence come elemento di contesto
Un altro aspetto interessante è il ruolo attribuito alla threat intelligence.
Nel modello HyperSOC essa non rappresenta un servizio separato, ma un elemento trasversale che alimenta tutte le fasi delle Security Operations.
Feed proprietari, informazioni provenienti dai vendor e fonti esterne vengono infatti utilizzati per contestualizzare gli eventi, supportare le attività di threat hunting, migliorare il triage e fornire agli analisti una rappresentazione più completa del panorama delle minacce.
In questo modo la detection non si limita alla semplice identificazione di comportamenti sospetti, ma viene continuamente arricchita con informazioni sul contesto operativo e sugli attori della minaccia.
Compliance, governance e resilienza convergono nello stesso modello
Uno degli elementi che differenzia maggiormente il progetto rispetto ai tradizionali servizi SOC riguarda l’integrazione delle attività di governance.
Oltre alle funzioni di monitoraggio continuo, il framework comprende infatti moduli dedicati alla gestione del rischio cyber, alla compliance, alle attività advisory e al crisis management.
L’obiettivo è accompagnare progressivamente le organizzazioni verso una maggiore maturità della sicurezza, fornendo strumenti utili sia agli analisti sia al management.
Dashboard dedicate, documentazione strutturata degli incidenti e monitoraggio continuo della postura di rischio consentono infatti di supportare anche le esigenze di audit e di conformità richieste dai principali framework normativi europei.
Un modello adattabile a organizzazioni e settori differenti
La modularità della piattaforma rappresenta uno degli aspetti di maggiore interesse.
Il modello può infatti essere adottato progressivamente, seguendo il livello di maturità dell’organizzazione e adattandosi a contesti molto differenti, dal manifatturiero all’energia, dal finance alla sanità, fino ai trasporti e alle infrastrutture critiche.
Questa flessibilità permette alle aziende di evolvere gradualmente le proprie Security Operations senza interventi infrastrutturali invasivi, integrando nuovi servizi in funzione dell’evoluzione del rischio e delle esigenze di business.
Quando il SOC diventa una funzione strategica
L’evoluzione descritta dal progetto di HWG Sababa riflette un cambiamento più ampio che sta interessando il ruolo della cyber security nelle organizzazioni. Il valore di un Security Operations Center non si misura più soltanto dal numero di incidenti gestiti o dagli alert analizzati, ma dalla capacità di contribuire agli obiettivi di resilienza, continuità operativa e governo del rischio.
Per i responsabili della sicurezza questo implica una trasformazione culturale oltre che tecnologica. Il SOC tende sempre più a diventare un punto di raccordo tra sicurezza, operations, compliance e management, capace di fornire informazioni utili alle decisioni strategiche e non solo al contenimento degli incidenti.
In questa prospettiva, modelli come HyperSOC mostrano come intelligenza artificiale, automazione e competenze umane possano essere integrate non per sostituire il giudizio degli analisti, ma per rendere la sicurezza una funzione sempre più misurabile, adattiva e orientata al business.













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