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Cos’è il deep web e il dark web, cosa si trova e come si accede: tutte le istruzioni

Deep e dark web sono termini spesso confusi, usati in modo interscambiabile e, a volte, demonizzati. Ma in realtà indicano due territori digitali differenti, di cui nella maggior parte dei casi non c’è da aver paura. Ecco cosa sono, come si accede e cosa ci possiamo trovare

15 Giu 2018
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Rosita Rijtano


Uno è la parte sommersa della Rete, l’altro quella profonda: sono deep e dark web, termini spesso confusi, usati in modo interscambiabile e, a volte, demonizzati. Ma in realtà indicano due territori digitali differenti, di cui nella maggior parte dei casi non c’è da aver paura.

Che cos’è il deep web

L’Internet di superficie, cioè quella a cui accediamo tutti i giorni, è la parte della Rete che viene mappata dai motori di ricerca tradizionali, come Google o Bing. Come? In pratica, utilizzando i web crawler, cioè dei software che acquisiscono una copia testuale dei documenti online visitati e la inseriscono in un indice con le relative informazioni: questa è una pagina internet, parla di tale persona e così via.

Il deep web, invece, è la porzione di Internet che non viene indicizzata dai motori di ricerca, per cui non la troveremo mai tramite Google. Secondo alcune stime, questa parte costituisce tra l’89 e il 96 percento del web. Quello che vediamo della Rete è, quindi, una frazione piccolissima.

Che cosa c’è nel deep web e come si accede

Nel calderone dei contenuti non indicizzati dai motori di ricerca, finisce quasi paradossalmente tutto ciò che del web usiamo più spesso: i messaggi diretti, le email, e le transazioni bancarie. Inoltre, fanno parte della categoria le pagine Internet a cui per accedere è necessario autenticarsi o fare il login. Come, per esempio, i forum o gli indirizzari universitari. Ma anche i contenuti dinamici, i siti appena nati, quelli privati di atenei o aziende, le pagine pubblicate da poco.

Inoltre, bisogna considerare che il materiale della Rete più facilmente indicizzato è il testo. Mentre video e immagini contengono informazioni e conoscenze che, tuttavia, oggi non vengono estratte molto semplicemente. A molti contenuti del deep web, conoscendone l’indirizzo, si può accedere con un normale browser. Alcuni siti che provano a creare un catalogo di database e pagine web non indicizzate da Google e compagnia, sono raccolti nel sito Weitzenegger e tra i principali abbiamo: The WWW Virtual Library; Surfwax e Stumpedia.

Che cos’è il dark web

Una piccola porzione di web non indicizzato è il dark web, che possiamo considerare un sottoinsieme del deep web. Stando alle stime dei ricercatori della Nasa, conta circa decine di migliaia di indirizzi Url: pochi se confrontati alla grandezza della Rete che conta trilioni di Url.

Il dark web si compone di pagine con un dominio .onion, che sono ospitate su dei server utilizzando il protocollo Tor, sviluppato in origine dal dipartimento di difesa statunitense per consentire comunicazioni anonime e sicure. Nel 2004 è diventato di dominio pubblico ed è un buon strumento per proteggere la privacy. Da allora, però, al suo interno è cresciuto anche il mercato nero: è possibile trovare droga, armi, persino affittare dei killer per uccidere qualcuno.

Come si accede al dark web

A differenza di quanto succede nel caso del deep web, al dark web si arriva solo tramite specifici software che consentono agli utenti la navigazione anonima, cioè di proteggere tanto la propria identità quanto la privacy in termini di siti cronologia delle pagine visitate. Digitando un qualunque dominio .onion nella barra degli indirizzi di un normale browser (Google Chrome, Safari o Firefox), il sito corrispondente non risulterà raggiungibile.

Il software più conosciuto per accedere al dark web è Tor: si presenta come un browser, che possiamo scaricare gratuitamente, e utilizzare per surfare sui siti di tutti i giorni, tutelando la nostra riservatezza. Come fa la maggior parte degli utenti Tor: oggi si contano oltre tre milioni di download e tra le persone che lo usano ci sono molti attivisti, o chi vive in paesi sotto regimi autoritari che così aggira filtri e censura. In passato la Turchia, ad esempio, ha bloccato Youtube e Twitter, ma utilizzando un browser come Tor era comunque possibile accedere ad entrambi.

Tor può essere sfruttato anche per visitare i domini .onion, il dark web appunto. Una volta aperto il browser, si immette l’indirizzo nell’apposita casella di testo. Tuttavia, è bene tener presente che gli indirizzi dei siti .onion cambiano molto spesso e non è detto che domani ci sarà ciò che c’era ieri. Esistono anche dei motori di ricerca ad hoc per trovare contenuti, come Onion.City (che può essere aperto anche da un browser normale); Onion.to, Not Evil, Onion Web Search e Torch.

Che cosa si trova nel dark web

Possiamo immaginare il dark web come un grande suk in cui si può trovare di tutto. C’è la versione .onion dei siti di notizie e persino di Facebook. Una buona porzione di pagine è gestita da amanti delle criptovalute. Fin qui niente di cui preoccuparsi. Ma ci sono anche i mercati illegali: somigliano a dei forum e funzionano a grandi linee come eBay con venditori che accumulano dei punteggi basati sui feedback degli utenti.

Qual è la proporzione tra lecito ed illecito? Nel 2016 due ricercatrici di Terbium Labs, Clare Gollnick e Emily Wilson, hanno selezionato a caso 400 url .onion e poi le hanno suddivise in base a scopo e contenuti. Così hanno scoperto che circa la metà di questi siti era legale. Mentre tra le url contenenti materiale illegale, il 45 per cento aveva a che fare con il commercio di droga, l’11,9 per cento con quello di farmaci, un 4,6 per cento erano siti di frodi e un altro 4,6 per cento riguardava operazioni di hacking.

La Polizia Postale e il dark web

Un capitolo gravoso è dedicato alla pedopornografia. Perché nel dark web trovano posto anche video pornografici con bambini e adolescenti: vittime ignare. Nel 2014 “Sleeping dogs”, la prima indagine condotta su Tor dalla Polizia Postale coordinata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal sostituto Eugenio Albamonte, ha portato all’arresto di dieci italiani: professionisti, operai, impiegati di banca, di età compresa tra i 24 e i 63 anni, alcuni sposati, alcuni con figli. Avevano scattato e postato nei forum del dark web fotografie con tre minorenni, il più piccolo dei quali, all’epoca dei fatti, aveva soli tre anni.

Pochi mesi dopo sono stati scoperti trenta gruppi di pedofili. “È come subire delle radiazioni – ha raccontato uno dei cento poliziotti della Postale infiltrati su Tor -, percepisci solo il grande schifo”.

La parabola di Silk Road

Una delle storie più emblematiche del dark web è quella di Silk Road, la Via della seta: uno dei siti di e-commerce illegali più noti della Rete, raggiungibile esclusivamente tramite Tor. Un bazaar in cui era possibile comprare droga, armi reali e cibernetiche, documenti falsi, farmaci, narcotici. Tutto comodamente suddiviso in categorie. Fondata nel 2011, Silk Road è stata chiusa nel 2013 dall’Fbi.

Le autorità Usa hanno individuato il creatore in Ross Ulbricht che nel 2014 è stato condannato all’ergastolo. Sarebbe lui la persona reale dietro lo pseudonimo di “Dread Pirate Roberts”, il noto guardiano della “via”, dal mantello verde, che si nascondeva usando il nome del personaggio immaginario del romanzo pubblicato da William Goldman nel 1973: “La principessa sposa”. Un passato da Eagle scout, sensibile, con in tasca una laurea da ingegnere: questo è il profilo del “temuto pirata del web” dallo “spirito libertario” che ha creato la Via della Seta come un “esperimento economico”.

Secondo l’accusa, nell’ottobre del 2013, Ulbricht è stato “letteralmente colto con le mani sulla tastiera, mentre amministrava Silk Road”. “L’arresto di Ulbricht e il sequestro di milioni di dollari di Silk Road Bitcoin dovrebbero inviare un chiaro messaggio a tutti coloro che vogliono aprire una impresa illegale online”, è la nota del procuratore Preet Bahrara diffusa da un comunicato stampa ufficiale. La lezione: “Il presunto anonimato del dark web non è uno scudo che protegge dall’arresto e dal processo”.

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