Le tensioni geopolitiche e i recenti episodi di sabotaggio e incidenti hanno aumentato la consapevolezza sulla criticità e vulnerabilità dei cavi sottomarini che trasportano dati, gas o elettricità, non solo in Europa ma anche a diverse latitudini.
La Commissione europea ha pubblicato lo scorso ottobre 2025 un rapporto intitolato “Security and Resilience of EU Submarine Cable Infrastructures Report” che fornisce informazioni chiave riguardo al contesto e alla mappatura delle infrastrutture dei cavi sottomarini, oltre che all’approccio alla valutazione del rischio e alla metodologia dei test di stress.
Il rapporto è stato preparato e concordato con gli Stati membri, nell’ambito del Gruppo di Esperti istituito ai sensi della Raccomandazione (UE) 2024/779 della Commissione sulle infrastrutture cavi sottomarine sicure e resilienti.
Per affrontare queste preoccupazioni, la Commissione Europea e l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza hanno adottato lo scorso 21 febbraio 2025 l’ EU Action Plan on Cable Security che delinea una serie di azioni coordinate per contrastare le minacce e rafforzare la resilienza delle infrastrutture di telecomunicazioni e dei cavi sottomarini elettrici in tutte le fasi del ciclo della resilienza( i.e.: prevenzione, rilevamento, risposta e recupero, e deterrenza).
L’EU Action Plan on Cable Security si fonda su una serie di iniziative strategiche già avviate, tra cui spicca la Commission Recommendation (EU) 2024/779 of 26 February 2024 on Secure and Resilient Submarine Cable Infrastructures, che pone l’accento sulla sicurezza e resilienza delle infrastrutture sottomarine di cavi, con particolare riferimento ai cavi dati.
A completamento del quadro normativo, si aggiungono la Direttiva NIS 2,- volta a garantire un elevato livello comune di cyber security nell’Unione, e la Direttiva CER, che disciplina la resilienza degli enti critici.
Inoltre, la Commissione prevede nuovi finanziamenti dal Digital Europe Programme per creare Hub Regionali di Cavi e testare la resilienza delle infrastrutture sottomarine.
Indice degli argomenti
Politiche e mercato delle infrastrutture di cavi sottomarini
La sicurezza marittima, la sicurezza fisica e la cyber security sono i principali ambiti politici direttamente rilevanti per la sicurezza e la resilienza delle infrastrutture dei cavi sottomarini.
Tuttavia, devono essere considerati diversi altri aspetti, quali: la governance marittima – stabilita in particolare con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (United Nations Convention on the Law of the Sea – UNCLOS), la competitività, la sicurezza economica, la sovranità tecnologica, la sicurezza interna, la difesa e l’azione esterna, inclusa la collaborazione con la NATO e altre organizzazioni multilaterali.
A tal proposito l’Allegato al rapporto (Annex – Report.pdf) fornisce una panoramica degli aspetti politici, legali e amministrativi rilevanti per le infrastrutture dei cavi sottomarini, sia a livello UE sia a livello nazionale.
Inoltre, l’Allegato esamina il mercato, la catena del valore e l’ecosistema dei cavi dati sottomarini, oltre a fornire alcune informazioni chiave rilevanti per lo sviluppo delle politiche UE in termini di sicurezza e di resilienza di queste infrastrutture, ovvero:
- Circa il 97–98% del traffico Internet globale viene instradato attraverso cavi sottomarini. Sebbene l’Unione Europea disponga di una solida infrastruttura di rete terrestre, la sua dipendenza dai cavi sottomarini non è inferiore rispetto ad altre aree del mondo. Di conseguenza, la resilienza di queste infrastrutture e la riduzione della dipendenza da soggetti extra-UE rappresentano elementi strategici per la sicurezza economica dell’Unione, così come lo sono per i principali competitor globali.
- Negli ultimi dieci anni, la quota di capacità dei cavi sottomarini detenuta dagli operatori tradizionali di telecomunicazioni europei si è ridotta drasticamente, mentre gli hyperscaler statunitensi hanno progressivamente rafforzato la loro presenza. Attualmente, questi ultimi controllano circa il 90% della capacità totale delle linee via cavo tra Stati Uniti ed Europa e stanno incrementando la loro quota anche sulle rotte Europa-Africa ed Europa-Asia.
- La carenza di investimenti europei nei cavi sottomarini transcontinentali comporta una significativa dipendenza degli Stati membri dell’UE da infrastrutture gestite da operatori non europei per soddisfare le proprie esigenze di capacità su determinate rotte.
- Gli investimenti degli operatori tradizionali nei sistemi regionali via cavo risultano in calo, penalizzati da pressioni finanziarie e prospettive commerciali limitate, dovute principalmente alla diminuzione del traffico sulle rotte secondarie e all’aumento della concorrenza di nuovi attori.
- Si registrano crescenti pressioni sulla capacità di riparazione dei cavi, sia per l’invecchiamento della flotta di manutenzione sia per l’aumento della lunghezza complessiva dei cavi installati dagli hyperscaler, che assorbe una quota rilevante delle risorse di riparazione disponibili. Inoltre, alcune navi addette alla riparazione sono state convertite in unità di installazione per rispondere alla domanda crescente di nuove infrastrutture (soprattutto da parte degli hyperscaler), mentre alcuni di questi operatori stanno valutando lo sviluppo di una propria capacità di manutenzione e riparazione dei cavi.
- L’UE vanta solide competenze nell’installazione e nella manutenzione delle infrastrutture di cavi sottomarini, grazie alla presenza di operatori di rilievo come Alcatel Submarine Networks (ASN), con sede in Francia, tra i principali fornitori mondiali del settore. Tuttavia, persiste una significativa dipendenza strategica da attori extra-UE lungo la catena di approvvigionamento: la fibra ottica per cavi sottomarini a lunga distanza è prodotta esclusivamente da aziende statunitensi e giapponesi; le pompe ottiche impiegate nei ripetitori provengono unicamente da produttori statunitensi; infine, la produzione e la distribuzione dei microchip per i transponder risultano fortemente concentrate nelle mani di fornitori taiwanesi e coreani.

Figura – Analysis Mason/Axiom, 2024.
Mappatura delle infrastrutture via cavo nell’UE – La Raccomandazione UE 2024/779 richiede una mappatura completa delle infrastrutture di cavi sottomarini esistenti e pianificate.
L’analisi copre diversi aspetti: tipologie infrastrutturali, capacità per regione europea, e analisi dei guasti per identificare lacune nelle capacità di manutenzione. Il rapporto suddivide l’Europa in regioni specifiche (vedere figura sotto riportata) per un’analisi sistematica dei percorsi via cavo.

Figura – Analysis Mason/Axiom, 2025.
Analisi della capacità – L’espansione della capacità negli ultimi 10 anni è stata trainata principalmente dai quattro maggiori hyperscaler – Google, Meta, Microsoft, Amazon – che hanno aumentato la loro quota di capacità internazionale dal 10% (2014) al 71% (2024). La capacità totale è passata da 318 Tbit/s (2010) a 3755 Tbit/s (2024). Sulla rotta transatlantica, gli hyperscaler dominano completamente la proprietà della capacità per interconnettere le regioni cloud USA-Europa.
Gli investimenti europei restano limitati per l’assenza di hyperscaler locali e per il traffico insufficiente degli operatori tradizionali; mentre, nel Mar Rosso e Oceano Indiano, la capacità degli hyperscaler è ancora limitata, ma in espansione con tre cavi ad alta capacità in deployment.
Questa tendenza solleva preoccupazioni sulla sovranità tecnologica e sicurezza economica dell’UE, che diventa sempre più dipendente da attori esterni per la connettività con Nord America, Asia e Africa.
È bene evidenziare che i cavi sottomarini hanno una vita progettuale di 25 anni, ma vengono generalmente sostituiti quando nuove generazioni offrono capacità superiori. I 33 cavi più recenti forniscono il 74% della capacità totale attuale, mentre gli 89 cavi legacy rappresentano solo il 2%.
Tuttavia, i cavi legacy trasportano traffico pubblico delle telecomunicazioni, a differenza dei cavi proprietari degli hyperscaler destinati a uso privato. Pertanto, quando i cavi legacy raggiungeranno la fine vita, gli operatori dovranno assicurarsi la capacità sui nuovi cavi per gestire la domanda crescente per garantire la continuità dei servizi pubblici.
Analisi dei guasti – Il numero globale di guasti è rimasto relativamente costante negli ultimi 5 anni secondo quando rivela l’International Cable Protection Committee (ICPC). In Europa, gli incidenti sono diminuiti del 7% annuo, con un calo particolarmente marcato nel Nord Europa (-29% annuo dal 2020), attribuibile a: migliore formazione dei pescatori, standard rafforzati per la posa dei cavi, miglioramenti nel design, e dismissione di cavi problematici (i.e. TAT-14 e SEA-ME-WE 3) in acque basse non adeguatamente interrati.
Dal report inoltre si evince che, tra il 2022-2024, si è verificato mediamente solo un caso annuale in cui una nave di riparazione non poteva essere mobilitata entro 24 ore (2-3% degli incidenti totali).
Nel Mar Baltico, le navi di manutenzione hanno costantemente risposto entro 24 ore negli ultimi 4 anni senza ritardi. Questo suggerisce che la flotta attuale è adeguata in condizioni normali.
Tuttavia, una riduzione del numero di navi (per acquisizioni, trasferimenti, danni) potrebbe impattare significativamente i tempi di riparazione. TeleGeography prevede un aumento dei guasti a 52 nel 2035 (+27% rispetto al 2024), rendendo cruciale preservare la capacità di manutenzione esistente.
È interessante osservare che i processi di autorizzazione per i cavi sottomarini variano significativamente tra regioni europee: nell’Atlantico e Mediterraneo servono da pochi giorni a 4 settimane per ottenere permessi operativi, mentre nel Mar Baltico i permessi sono validi 1-3 anni, eliminando ritardi.
È indubbio che semplificare e standardizzare questi processi tra Stati membri migliorerebbe i tempi di riparazione. Inoltre, sarebbe vantaggioso negoziare con paesi extra-UE (es. Nord Africa) per semplificare le autorizzazioni in regioni di interconnessione critica, basandosi sulle disposizioni UNCLOS.
Infrastrutture dati UE correlate
Il report fornisce una descrizione delle infrastrutture dati EU correlate e, precisamente:
Stazioni principali di atterraggio – Nonostante oltre 300 stazioni di atterraggio e sforzi di diversificazione, persistono dipendenze critiche da alcuni punti chiave. Il Mar Rosso costituisce un collo di bottiglia: il 90% del traffico Europa-Asia transita questo corridoio. Alcune stazioni strategiche (Marsiglia, Sines) sono già progettate con ridondanza geografica, elemento cruciale per minimizzare l’impatto di danni ai cavi.
Inoltre, la disposizione geografica dell’Europa aumenta la suscettibilità alle minacce. Di fatto, numerosi cavi collegano territori insulari remoti e attraversano acque tra Stati membri, rendendoli vulnerabili. Inoltre, gli Stati membri insulari (Cipro, Irlanda, Malta) dipendono quasi esclusivamente dai cavi sottomarini per la connettività Internet, rendendo la diversità geografica e la resilienza delle stazioni di atterraggio ancora più critiche.
Data center e regioni cloud – Il numero di data center e regioni cloud nell’UE sta vivendo un’espansione significativa (Figura 3.5 – sotto riportata), fondamentale per sostenere l’economia digitale e garantire la sovranità dei dati.

Figura – Analysis Mason/Axiom, 2024.
Tuttavia, permangono sfide relative alla sovranità cloud europea. Il dominio degli hyperscaler statunitensi richiede all’UE di bilanciare il sostegno all’industria cloud nazionale con la collaborazione con attori extra-UE per accedere a tecnologie essenziali.

Figura – Analysis Mason/Axiom, 2025.
La connettività efficiente tra data center e stazioni di atterraggio è essenziale per garantire per flussi dati fluidi e a bassa latenza. L’UE – come più volte affermato da Mario Draghi (2024) – non può più competere direttamente con i grandi cloud provider USA, ma deve puntare su un’industria nazionale competitiva e su soluzioni di “sovranità cloud”. Pertanto, rafforzare l’interconnessione tra IXP, data center, regioni cloud e cavi sottomarini è cruciale per la resilienza digitale europea.
Infrastrutture alternative – I satelliti LEO (Low Earth Orbit) offrono connettività preziosa in aree remote, ma non possono sostituire i cavi sottomarini. Inoltre, la loro capacità ed efficienza rimangono significativamente inferiori ai moderni sistemi via cavo. Di fatto, le costellazioni satellitari più avanzate forniscono solo una frazione della larghezza di banda di un singolo cavo, e gran parte della capacità è sottoutilizzata orbitando in regioni a bassa densità.
Pertanto, i satelliti possono servire come backup per applicazioni critiche a bassa larghezza di banda (comunicazioni di emergenza), ma non possono sostituire i vasti volumi di dati gestiti dalle infrastrutture sottomarine.
Valutazione dei rischi UE
La Raccomandazione UE 2024/779 propone che il Gruppo di Esperti assista la Commissione nell’istituire una valutazione consolidata dei rischi a livello Unione, includendo minacce, vulnerabilità e dipendenze, quali elementi chiave dell’EU Action Plan on Cable Security.
Inoltre, il rapporto fornisce una panoramica degli attori rilevanti non appartenenti all’UE, oltre a presentare l’approccio per la valutazione dei rischi dell’UE in termini di sicurezza e di resilienza delle infrastrutture dei cavi sottomarini, come concordato dal Gruppo di Esperti.
Attori rilevanti non UE – La maggior parte degli incidenti riguarda attività non intenzionali da parte di attori non statali ed eventi naturali: pesca a strascico, ancoraggio, dragaggio, mining sottomarino, correnti di fondo, attività sismica. Tuttavia, devono essere considerati diversi attori extra-UE per minacce dirette alla sicurezza e dipendenze economiche.
Le infrastrutture di cavi sottomarini sono bersagli di minacce ibride e conflitti in zona grigia, dove la complessità del dominio marittimo e la presenza di molteplici attori rendono difficile distinguere tra danni intenzionali e accidentali, e tra responsabilità statali e private.
Gli attori chiave rilevanti non-UE includono:
- Russi – La guerra di aggressione contro l’Ucraina e azioni ibride contro Stati membri UE hanno elevato la priorità della minaccia russa. La Russia ha condotto esercitazioni sottomarine oltre 6000 metri e ha intensificato il focus sui cavi transatlantici. Nel 2023, la NATO ha riferito che la Russia sta “mappando attivamente” l’infrastruttura sottomarina critica. Nell’aprile 2023, comandanti NATO hanno confermato aumento di sospette attività russe nel Mar Baltico.
- Cina – Nel gennaio 2024, il Parlamento Europeo ha espresso “grave preoccupazione” per sistemi di cavi gestiti da HMN Technologies (cinese), evidenziando vulnerabilità di cyber security: raccolta dati, intelligence, sorveglianza subacquea. Nel marzo 2025, il Centro Scientifico Cinese ha rivelato un veicolo subacqueo telecomandato capace di recidere cavi corazzati fino a 4000 metri di profondità.
- Medio Oriente – L’instabilità crescente (operazioni militari israeliane, tensioni regionali) minaccia la trasmissione dati via cavi tra UE e Asia, incluso il collo di bottiglia del Mar Rosso e Stretto di Bab El-Mandeb. Le ostilità Houthi contro navi occidentali (2023-2024) hanno causato frequenti tagli di cavi e difficoltà nelle riparazioni.
- Turchia – Un ambiente stabile nel Mediterraneo e Mar Nero è nell’interesse comune UE-Turchia. Sviluppare una relazione cooperativa è fondamentale per sicurezza, stabilità e connettività. Tuttavia, alcune attività turche nel Mediterraneo sollevano preoccupazioni. Un approccio coordinato con la Turchia (partner UE e paese candidato) è essenziale, in linea con UNCLOS e principi di buon vicinato.
- USA: Ruolo fondamentale sia tramite iniziative governative che hyperscaler (Amazon, Google, Meta, Microsoft) che hanno rimodellato il panorama investimenti. Significativa dipendenza USA per componenti cruciali: fibra ottica e pompe ottiche per ripetitori. Importante considerare misure per mitigare la dipendenza economica.
- Regno Unito – Il regno unito ricopre, storicamente, un ruolo cruciale per cavi transatlantici UE-Nord America e rimane strategico post-Brexit. Il traffico dati Irlanda-UE transita largamente tramite UK. Tuttavia, alcuni Stati membri (i.e.: Portogallo, Spagna, Francia, Irlanda, Danimarca) stanno acquisendo importanza strategica per ridurre la dipendenza (nuovi cavi: MAREA in Spagna, Dunant in Francia).
Valutazione minacce consolidate di cyber security, vulnerabilità e dipendenze – La valutazione dei rischi si basa su metodologia concordata dal Gruppo di Esperti su proposta della Commissione, tramite ricerca documentaria e feedback dei membri (Stati Membri e servizi Commissione).
Il Gruppo di esperti, dopo aver esaminato diverse metodologie, ha selezionato la “metodologia UE per le valutazioni dei rischi di cyber security a livello Unione nelle catene di approvvigionamento critiche” dal Gruppo di Cooperazione NIS come quadro metodologico.
Le informazioni su potenziali minacce, vulnerabilità e dipendenze sono state raccolte tramite questionario agli Stati membri e sono state raggruppate in: danni intenzionali (fisici e informatici) e non intenzionali (umani e naturali).
Inoltre, le dipendenze sono suddivise in: catena di approvvigionamento, geografiche, tecniche/legali/amministrative. Il Gruppo ha concordato l’elenco finale consolidato come riportato nelle figure 4.2, 4.3, 4.4 di seguito riportate.




Figure – Analysis Mason/Axiom, 2025.
Il report presenta scenari di rischio che tengono conto di tutte le minacce, vulnerabilità e dipendenze individuate, con valutazioni di impatto e probabilità secondo il metodo del Gruppo di Cooperazione NIS. Sono inoltre previste fasi di escalation e sotto-scenari specifici per isole e regioni, considerando il rischio a livello UE e non dei singoli Stati membri.
Il Gruppo ha concordato un elenco finale di sette scenari di rischio e, precisamente:
- Sabotaggio fisico coordinato o attacco a un cavo sottomarino
- Sabotaggio coordinato o attacco a un sito di atterraggio per cavi (tombino sulla spiaggia e/o stazione di atterraggio)
- Interruzioni di corrente che causano un’interruzione regionale della rete
- Interruzione della capacità di manutenzione
- Interruzione della catena di approvvigionamento
- Danni involontari ai cavi causati dall’attività umana
- Eventi naturali che hanno causato danni fisici su più cavi o stazioni di atterraggio per cavi
Si rimanda al rapporto per maggiori dettagli in merito anche in termini di definizione e di escalation. Di seguito una figura di riepilogo degli scenari di rischio identificati.

Guida per il test di stress
Come affermato nella Raccomandazione UE 2024/779, “Gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati a sottoporre regolarmente a test di stress le entità che operano infrastrutture di cavi sottomarini”, basandosi su principi comuni a livello Unione. A tal proposito il report fornisce indicazioni agli Stati Membri ed agli operatori di infrastrutture critiche su come sviluppare test di stress e su come applicare indicatori di resilienza.
Metodologia e test di stress per scenari di rischio
I test di stress hanno molteplici definizioni basate sul contesto. Il report, in linea con il settore energetico, definisce un test di stress come “valutazione dedicata e mirata della resilienza delle infrastrutture critiche e dell’entità che le gestisce, basandosi su scenari estremi- ma realistici- predefiniti”.
La metodologia sviluppata è allineata a:
- Raccomandazione Strategica 8 del Rapporto Nevers (necessità di estendere test fisici di stress all’infrastruttura digitale).
- Metodologia test di stress per settore energetico nel contesto Raccomandazione Consiglio Infrastrutture Critiche 2022.
- Manuale 2025 ENISA per Test di Cyber-Stress.
- Scenario sviluppato dall’Hybrid Centre of Excellence 2025.
La metodologia per settore energetico e il Manuale ENISA costituiscono i principali riferimenti. Inoltre, il rapporto contiene una tabella (qui di seguito riportata) che fornisce spiegazioni in termini di somiglianze e differenze tra gli approcci del settore energetico e dei cavi sottomarini

Considerazioni pratiche per l’implementazione
Le autorità responsabili dei test di stress possono consultare ENISA Handbook for cyber stress test – pubblicato lo scorso maggio 2025 – che fornisce le caratteristiche comuni dei test, la metodologia step-by-step, oltre ad includere esempi pratici e spiegarne l’implementazione a livello UE in cinque passaggi. E precisamente:
- Step 1 – Ambito e obiettivi – Definire ambito e obiettivi scegliendo settore, entità target, infrastrutture, scenari di rischio alto livello. Identificare stakeholder che possono supportare e aiutare a progettare il test.
- Step 2 – Design – Progettare il test scegliendo metodologia, perfezionando scenario, sviluppando metriche di resilienza collegate agli obiettivi.
- Step 3 – Esecuzione – Interagire con entità per eseguire il test, fornendo indicazioni su obiettivi, tempistica, pianificazione, analisi risultati, follow-up lacune.
- Step 4 – Analisi del gap – Utilizzare analisi dati per identificare lacune, debolezze, aree di miglioramento per singole entità e/o settore. Valutare risultati qualitativamente e quantitativamente rispetto a metriche di resilienza predefinite.
- Step 5 – Conclusione – Riportare risultati del test. Se necessario, emettere raccomandazioni per singole entità o a livello settoriale. Supervisionare implementazione raccomandazioni e attingere a lezioni apprese.
Scenari Geopolitici e sicurezza underwater: cosa ci dobbiamo attendere nel 2026
Lo scenario altamente critico che stiamo vivendo a livello geopolitico conferma la necessità di proteggere le infrastrutture critiche subacquee e, più in generale, rafforzare controllo EU della dimensione underwater.
Antonio Albanese – founder di AGC COMMUNICATION Private Intelligence Company, ricorda che la connettività sottomarina è divenuta strategicamente assai rilevante, stanti i nuovi scacchieri geopolitici creati dalla nuova visione e gestione delle relazioni internazionali da parte di Washington e aggiunge: “Se il 2025, possiamo dire, sia stato l’anno della scalabilità e dell’intento strategico, il 2026 sarà destinato a essere l’anno della piena presa di coscienza statale e geopolitica dell’importanza di questa infrastruttura; sarà l’anno in cui gli investimenti sottomarini effettuati si tradurranno in un vantaggio digitale tangibile che rimodellerà la connettività globale, un percorso alla volta attraverso i fondali marini.
Nel 2026, un messaggio sarà chiaro: i cavi sottomarini sono diventati infrastrutture strategiche, al pari di energia, trasporti e difesa e necessitano di un approccio di sicurezza concreto da parte degli attori geopolitici globali. È, infatti, un settore globale che dovrà essere in grado di bilanciare la domanda esplosiva di dati con resilienza, sovranità e sostenibilità a lungo termine”.
Di fatto, come evidenzia Albanese: “Entro il 2026, l’attenzione si sposterà verso l’esecuzione e l’attivazione dei nuovi progetti di posa e quindi di nuovi rischi geopolitici. Sistemi importanti e molteplici progetti nel Pacifico e nel Baltico sono destinati ad avvicinarsi alla fase di servizio. Sono scenari ad elevato rischio di sicurezza internazionale. Allo stesso tempo, in termini generali, fattori esterni potranno modificare il panorama: il rischio geopolitico, su tutti, potrà ridefinire l’interesse per determinate aree di sviluppo, unito poi all’esposizione al cambiamento climatico e alla crescita del traffico guidata dall’intelligenza artificiale; questi fattori continueranno a rimodellare come e dove vengono costruiti e posati i cavi sottomarini di connessione.
Inoltre, è sufficiente sovrapporre una semplice mappa delle aree di crisi geopolitica attuale con quella dei cavi sottomarini per rendersi conto sia del grande rischio sicurezza che queste infrastrutture marine corrono sia della visione globale della loro rilevanza strategica”.
Nel contesto della nuova “geopolitica marittima”, il 2026 si apre con profondi cambiamenti nell’assetto degli equilibri navali, accompagnati da una revisione delle normative che regolano il commercio internazionale e da una possibile modifica delle leggi e delle convenzioni che disciplinano le attività marittime. Si tratta di sviluppi che sono destinati a generare ripercussioni significative sia sul piano commerciale sia operativo, influenzando in modo rilevante la gestione e la protezione delle infrastrutture sottomarine.
Albanese aggiunge: “Osservando la situazione attuale, emerge che l’UE non dispone ancora di una capacità integrata per il monitoraggio in tempo reale delle minacce alle infrastrutture sottomarine. Pertanto, per colmare questa lacuna, il Piano d’azione europeo prevede: lo sviluppo di meccanismi volontari di sorveglianza integrata per ciascun bacino marino; l’implementazione di reti di sensori sottomarini; l’impiego di tecnologie di sorveglianza aerea, di superficie e subacquee. Tuttavia, si tratta di interventi su base volontaria, e spesso limitati da forti vincoli economici, che rimangono ancora tali.”
Inoltre, continua Albanese: “In tema di economicità ed assenza di una capacità integrata di monitoraggio e connessione, il Piano di azione UE sottolinea il potenziale dei cavi SMART – che integrano sensori e funzioni di monitoraggio direttamente nei sistemi via cavo – per supportare il rilevamento precoce di minacce e di incidenti. Queste misure mirano a migliorare la consapevolezza situazionale, consentire una più rapida identificazione delle interruzioni e ridurre i tempi di risposta in caso di danni alle infrastrutture sottomarine critiche. Su tutto ciò, rebus sic stantibus, resta comunque effettiva la dicotomia tra proprietà privata delle strutture, interesse politico e geopolitico pubblico della struttura stessa. È un nodo che dovrà essere sciolto al più presto per evitare un domino di effetti nefasto per i paesi dell’Unione”.














