Il phishing si evolve, ma non cambia la sua struttura fondante. Tutto è nell’arte dell’inganno. E sì, è un richiamo celebrativo alla memoria del Condor, anche perché la prossima settimana ricorre l’anniversario della sua scomparsa.
Come non ricordare l’iconica frase di Kevin Mitnick, infatti: “Just ask”. Questo funziona straordinariamente con attori umani, ma anche con i simulacri di quella che insistiamo a chiamare intelligenza nonostante di attributo umano nulla abbia a parte il developer, il prompter e qualche altro soggetto.
E poiché sono tutte simulazioni – o imitazioni blasfeme, secondo gli intransigenti – della nostra mente, ne ereditano inevitabilmente i difetti. C’è chi si arrovella sui bias, ma se restiamo laicamente cyber, possiamo chiamarle pacificamente vulnerabilità.
Certamente c’è un’arte nell’inganno, ma oggi la forma di performance artistica sta quasi nel voler essere ingannati. Altro che age of technology, citando Mr. World di American Gods possiamo affermare che ci troviamo nella age of manipulation.
Sebbene la disponibilità di informazioni potenzialmente lasci ben poco all’ignoranza, l’arroganza epistemica e tutti i fallimenti cognitivi propri della mente umana continuano ad esistere e anzi vengono replicati all’interno delle pretese di automazione.
L’avventatezza della predisposizione di una soluzione che supera il buon senso di leggere il manuale d’impiego, o di porsi le giuste domande, si sconta con vulnerabilità che sono e restano decisamente umane.
O disumane, se vogliamo dare un giudizio di valore.
Vulnerabilità disumane
Possiamo forse sperare che il trend stia cambiando, dal momento che alcune tecniche dei cybercriminali bypassano l’inganno umano andando a colpire gli agenti AI? Se lo facessimo, saremmo noi vittime di un bias. O di una meno anglofona pia illusione.
Dopotutto, se si colpisce l’agente AI in ragione della decisione di qualcuno di impiegarlo in quel modo, andandone ad esplorare le vulnerabilità, si è presa di mira sempre una decisione umana.
Tutt’oggi, cercare chi autorizza una decisione, quale può essere quella di compiere un bonifico, resta un old but good. Ed ecco che si ritorna sempre al punto di partenza, un po’ come la storia del re delle scimmie Son Goku che pensò di raggiungere il confine dell’universo, ma in realtà si era limitato a saltare sulle dita del Buddha.
Insomma: quale che sia il vestito nuovo dell’inganno tecnologico, la nuda vulnerabilità ha sempre una fonte umana. Il che è un bene, perché è qualcosa che possiamo controllare.
Come? Just ask… the right questions.












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