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L’IA cinese è un rischio per l’Europa: ma le Pmi hanno 3 motivi per preferire questi modelli



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L’IA cinese pone il Vecchio Continente di fronte a una scelta strategica: chiudersi per timore della dipendenza tecnologica da Pechino o sfruttare questa opportunità per rafforzare la propria competitività digitale, soprattutto considerando che gli Stati Uniti potrebbero non rivelarsi più un partner affidabile come in passato

Pubblicato il 26 feb 2026

Luisa Franchina

Presidente Associazione Italiana Infrastrutture Critiche (AIIC)

Tommaso Diddi

Analista Hermes Bay



DeepSeek sfida protezione di dati e AI nelle aziende; L'IA cinese è un rischio per l'Europa

L’intelligenza artificiale cinese rappresenta oggi una sfida complessa per l’Europa, che si trova a dover bilanciare rischi geopolitici e opportunità economiche in un contesto internazionale sempre più frammentato.

Il lancio di DeepSeek, modello di IA sviluppato da una startup di Hangzhou, ha segnato un punto di svolta nel panorama tecnologico globale, dimostrando come le aziende cinesi possano competere con i colossi della Silicon Valley offrendo soluzioni altrettanto performanti ma significativamente più economiche.

Questa situazione pone il Vecchio Continente di fronte a una scelta strategica: chiudersi per timore della dipendenza tecnologica da Pechino o sfruttare questa opportunità per rafforzare la propria competitività digitale, soprattutto considerando che gli Stati Uniti potrebbero non rivelarsi più un partner affidabile come in passato.

La competitività dell’IA cinese

DeepSeek ha rapidamente conquistato l’attenzione internazionale offrendo prestazioni paragonabili ai modelli più avanzati di OpenAI, Anthropic e Google, ma con costi di sviluppo e utilizzo nettamente inferiori.

Secondo quanto dichiarato da Demis Hassabis, responsabile dell’intelligenza artificiale di Google, i sistemi cinesi accuserebbero un ritardo di pochi mesi rispetto a quelli americani, un divario tecnologico trascurabile per la maggior parte delle applicazioni commerciali.

Questa competitività è stata raggiunta attraverso un anno di intensa concorrenza nel mercato interno cinese, dove numerose aziende si sono sfidate per ottimizzare le proprie soluzioni.

Ora queste realtà guardano ai mercati esteri per espandere i propri profitti, e l’Europa rappresenta il territorio più accessibile e promettente, data l’inaccessibilità crescente del mercato americano per ragioni geopolitiche e la minore capacità di spesa dei paesi del Sud globale.

I timori legati alla sicurezza dei dati

La reazione iniziale di diversi stati membri dell’Unione Europea è stata di cautela, con tentativi di limitare l’accesso ai chatbot di DeepSeek per timori legati alla sicurezza dei dati.

Si teme infatti che informazioni sensibili di aziende e cittadini europei possano essere trasferite in Cina, considerata un avversario geopolitico.

Questi timori non sono infondati, specialmente in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta rapidamente diventando un’infrastruttura critica per l’economia e la società.

L’esempio delle auto elettriche cinesi, che hanno già conquistato quote significative del mercato europeo danneggiando produttori storici come quelli tedeschi e francesi, alimenta ulteriormente la preoccupazione che la dipendenza tecnologica dalla Cina possa ripetersi nel settore dell’IA con conseguenze ancora più rilevanti per la sovranità digitale europea.

Pmi europee: 3 ragioni per preferire i modelli cinesi

Esistono almeno tre ragioni per cui le imprese europee dovrebbero considerare
favorevolmente l’arrivo dei modelli cinesi. In primo luogo, il vantaggio economico è innegabile: i modelli come DeepSeek sono spesso gratuiti per l’accesso e richiedono costi operativi contenuti, rendendo l’intelligenza artificiale accessibile anche a piccole e medie imprese che non potrebbero permettersi le soluzioni premium americane.

Questo abbattimento delle barriere economiche potrebbe accelerare significativamente l’adozione dell’IA in Europa, con benefici diffusi per la produttività e l’innovazione in settori tradizionalmente poco digitalizzati.

In secondo luogo, i modelli cinesi presentano un importante vantaggio strutturale rispetto a quelli americani: l’apertura.

Mentre le soluzioni proposte da OpenAI e Anthropic funzionano come scatole nere proprietarie, i modelli aperti possono essere facilmente adattati alle esigenze specifiche e gestiti su infrastrutture locali.

Questa caratteristica elimina il rischio di dipendenza da un singolo fornitore: se un’azienda americana dovesse interrompere i propri servizi o fallire, i clienti si troverebbero in una situazione critica.

Con i modelli aperti, invece, si possono continuare a utilizzare i parametri appresi durante l’addestramento su server propri, mantenendo il controllo sui dati e riducendo i rischi di sottrazione di informazioni sensibili.

Sebbene anche alcune aziende americane come Meta offrano modelli aperti, la Cina sta assumendo una posizione di leadership in questo ambito, spingendo verso standard di interoperabilità che favoriscono gli utilizzatori finali.

La terza motivazione è forse la più delicata dal punto di vista strategico: in un mondo caratterizzato da crescente frammentazione geopolitica, l’accesso alla tecnologia cinese rappresenta una forma di assicurazione contro possibili esclusioni.

Prima del secondo mandato presidenziale di Donald Trump, l’ipotesi che gli Stati Uniti potessero limitare l’accesso europeo alla tecnologia americana sarebbe apparsa assurda.

Il ruolo delle tensioni geopolitiche

Oggi, considerando le tensioni transatlantiche e le posizioni imprevedibili dell’amministrazione americana, un ordine esecutivo che limiti le attività delle aziende di IA statunitensi in Europa non appare più così impensabile.

Parallelamente, anche restrizioni europee verso tecnologie americane, incluse le infrastrutture cloud dove risiedono i sistemi di intelligenza artificiale, potrebbero diventare plausibili in uno scenario di escalation delle tensioni commerciali.

L’Europa aspira alla leadership nell’applicazione pratica dell’IA

L’Europa difficilmente diventerà una superpotenza nella creazione di modelli di IA, ma può comunque aspirare alla leadership mondiale nell’applicazione pratica di questa tecnologia.

I dati mostrano che il 37% delle imprese dell’Unione europea utilizza già strumenti di intelligenza artificiale generativa, un tasso comparabile a quello statunitense.

Nel settore manifatturiero, le aziende europee sono addirittura in vantaggio.

L’utilizzo di modelli aperti, inclusi quelli cinesi, potrebbe consolidare ulteriormente questa posizione di forza, permettendo alle imprese europee di personalizzare le soluzioni in base alle proprie necessità specifiche e di mantenere un controllo diretto sulla tecnologia impiegata, sviluppando competenze interne che potrebbero rivelarsi strategiche nel lungo periodo.

L’adozione di modelli aperti in Europa: i rischi

I decisori politici europei sembrano aver compreso questa opportunità. I primi tentativi di vietare DeepSeek si sono in gran parte dissolti, anche grazie all’assenza di grandi incumbent dell’IA che premessero per misure protezionistiche.

La Commissione europea ha recentemente avviato un’iniziativa per identificare e rimuovere gli ostacoli che frenano l’adozione di modelli aperti.

Questa apertura non elimina completamente i rischi: le aziende europee continueranno a dipendere dall’hardware americano, in particolare dai chip prodotti da Nvidia, e il software cinese porta con sé tutti i rischi tradizionali legati alla sicurezza dei dati e alla dipendenza geopolitica.

Il rischio maggiore per l’Europa, in questo momento, potrebbe essere proprio quello di rifiutare questa opportunità, privandosi di strumenti tecnologici che
potrebbero rivelarsi fondamentali per mantenere la competitività in un’economia globale sempre più digitale e basata sull’intelligenza artificiale.

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