Oltre dieci anni dopo il suo attacco informatico più noto, rimane ignota l’identità di Phineas Fisher.
Senza volto né biografia, il cyber attivista anti spyware, dalle simpatie anarchiche, rimane un mistero anche per gli esperti di cyber security.
“Più che nascondersi dietro una maschera, ha trasformato la maschera nel personaggio”, commenta Alessandro Curioni, Presidente e fondatore di DI.GI Academy.
Ecco chi è Phineas Fisher, quali impatti ha avuto questo controverso cyber attivista e i rischi per gli Stati delle sue enigmatiche attività.
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L’identikit di Phineas Fisher, colui che ha tolto i veli al mercato dello spyware
Definito “il più famoso hacktivista mai identificato“, in realtà il suo fumoso cursus honorum lo ha portato a colpire, frequentemente con successo, alcune delle più opache aziende di spyware. Nessuno ha mai rivelato la sua identità.
“Phineas Fisher è uno di quei personaggi che Internet sa produrre molto bene: senza volto, senza biografia certa e con una firma riconoscibile da diventare quasi un marchio“, prosegue Curioni.
Nel 2014 Phineas Fisher sferrò un cyber attacco a Gamma Group, società produttrice dello spyware FinFisher, esplodendo come nome.
Il cyber attivista emerse sulla scena, pubblicando online file riservati, manuali, programmi informatici e listini prezzi, mettendo a nudo l’uso di tool di tecno sorveglianza da parte dei governi.
“Tra il 2014 e il 2020 ha colpito aziende della sorveglianza, strutture politiche, forze di polizia e istituti finanziari, accompagnando le intrusioni con manifesti e una precisa cornice anarchica”, spiega Curioni.
La carriera
Ma Phineas Fisher raggiunse l’apice della popolarità attaccando Hacking Team, sla società tricolore dedita allo sviluppo di spyware per le forze di Polizia e i servizi di intelligence italiani.
Dai sistemi aziendali il colpo fruttò la sottrazione di oltre 400 gigabyte di dati, compresi codice sorgente, migliaia di email interne, contratti riservati e la lista dei clienti.
TechCrunch illustrò che l’attacco ha consentito a media e giornalisti di togliere i veli su operazioni di sorveglianza in Paesi quali Ecuador, Panama e Messico., sollevando un polverone che successivamente ha condotto all’uscita di scena di Hacking Team.
Infine il suo fondatore David Vincenzetti dovette effettuare la cessione dell’azienda per un solo euro.
Al 2016 risale l’ultimo attacco, contro la filiale dell’Isle of Man della Cayman National Bank, emerso solo tre anni dopoquando Phineas Fisher diede l’annuncio dell’Hacktivist Bug Bounty Program, piano volto a concedere un premio agli hacker in grado di esporre attività aziendali ritenute illegali o non etiche.
In seguito l’uscita di scena in sordina, cancellando i profili Twitter e Reddit, senza essere mai stato identificato.
Secondo Curioni, dunque, “la tentazione è definirlo un Robin Hood digitale, ma si tratterebbe di una comoda semplificazione comodo”, ecco perché.
I rischi di un cyber attivismo opaco per gli Stati
Ispirandosi ad “ideali anarchici e anti-autoritari“, ed espresso il supporto alla regione autonoma curda del Rojava (anti Isis), Phineas Fisher ha ammantato il suo cyber attivismo di un significato politico che lo ha portato a colpire il sindacato dei Mossos d’Esquadra, la polizia della Catalogna, il partito del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dopo aver colpito FinFisher e l’Hacking Team.
“Alcune operazioni hanno aperto archivi che meritavano di essere osservati, mostrando il mercato opaco dello spyware e alimentando inchieste di interesse pubblico. Tuttavia, Fisher non è un whistleblower: non segue procedure e non risponde a un editore, a un giudice o a una comunità”, mette in guardia Curioni.
L’attivista ha inoltre pubblicato raffinate analisi tecniche svelando dettagli dei propri attacchi, fino a realizzare per altri emuli, trasformando le sue operazioni in una guida al cyber hacktivismo.
Ma Fisher “decide da solo chi sia colpevole, quale danno sia accettabile e quali dati possano essere sacrificati. Il tratto più interessante, oltre alla competenza tecnica e alla metodicità, è il controllo della narrazione. L’attacco apre la porta, il comunicato successivo spiega perché il padrone di casa meritava la visita. Per Fisher rubare i dati era solo metà del lavoro: l’altra metà consisteva nel dare loro un significato politico. In ogni caso quando qualcuno decide da solo dove inizia e finisce l’interesse pubblico, la giustizia (fai-da-te, fuori dallo stato di diritto, ndr)rischia di diventare un’opinione con una password debole“, avverte Curioni.
Operazione dei servizi segreti o hacker leggendario, icona della lotta contro la tecno-sorveglianza, uno dei rariussimi hacker di fama globale “mai arrestati“, Phineas Fisher non si è mai svelato (anzi ha additato come disinformazione ogni tentativo di identikit) e ha fatto perdere le sue tracce.
Mettere uno Stato in ginocchio
Ma Fisher ha avuto l’indubbio merito di aver “dimostrato una verità sulla rete che nel mio libro Cyberwar sintetizzavo così: ‘Tutto sommato un gruppo piuttosto ristretto di persone, fortemente motivate, con una non superlativa preparazione tecnica e munito di alcune armi reperibili facilmente e gratuitamente o quasi sulla Rete, potrebbe attaccare uno Stato e avere buone possibilità di infliggere danni gravissimi se non di metterlo in ginocchio‘. Se poi la capacità è superlativa potrebbe effettivamente bastare una sola persona”, conclude Alessandro Curioni.















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