La sicurezza nazionale entra in una nuova dimensione strategica: non più definita dalla capacità di risposta a minacce visibili e circoscritte, ma dalla capacità di presidiare domini immateriali – cognitivo, sottomarino e della proprietà intellettuale – in cui si opera stabilmente al di sotto della soglia del conflitto armato.
È questa la fotografia che emerge dalla Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, riferita all’attività del 2025 e presentata dal Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica alla Presidenza del Consiglio.
Indice degli argomenti
Il filo conduttore della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza
Il documento, intitolato “Governare il cambiamento – Scenari della sicurezza
nazionale”, propone un cambio di paradigma in cui tecnologia e intelligence diventano le leve fondamentali della sovranità statale, ridefinendo le modalità di esercizio del potere e condizionando la capacità di prevenzione.
Il filo conduttore dell’intera relazione è che la trasformazione tecnologica non è più un fattore accessorio della sicurezza, ma il suo principale volano, capace di investire l’intera struttura del Paese.
L’accelerazione impressa dalla trasformazione tecnologica ha reso obsoleti gli strumenti tradizionali di analisi e categorizzazione della realtà.
Ciò obbliga lo Stato a ridefinire i confini dell’azione pubblica e la tutela dei diritti fondamentali, con una pressione crescente su normative ancora inadeguate a regolare applicativi di frontiera ancora privi di un solido substrato normativo.
La sicurezza, oggi, non può più basarsi sulla semplice reazione: richiede una visione strategica capace di anticipare l’evoluzione delle minacce.
Le dipendenze tecnologiche come vettori di vulnerabilità sistemica
Sul fronte della sovranità digitale, il documento identifica le dipendenze tecnologiche non governate come uno dei principali vettori di vulnerabilità sistemica.
Il controllo di dati, infrastrutture critiche, algoritmi e filiere produttive è oggi una priorità strategica di primo ordine, capace di ridurre drasticamente la libertà d’azione nazionale se lasciata senza governo.
In questo contesto, l’attenzione si concentra sulle tecnologie dual-use: strumenti che offrono opportunità concrete di sviluppo economico e industriale, ma che al contempo possono celare vettori di influenza esterna difficili da individuare e neutralizzare.
Minimizzare le influenze straniere sul funzionamento delle infrastrutture digitali e proteggere l’integrità economica nazionale sono indicati come obiettivi prioritari.
Economic warfare: il ruolo della cripto-finanza
Sul versante economico-finanziario, la Relazione segnala la crescita esponenziale del rischio sistemico legato alla cosiddetta “economic warfare”. In un ecosistema caratterizzato da mercati digitalizzati e catene del valore sempre più complesse, gli shock esterni si propagano con rapidità e con effetti difficilmente prevedibili.
Particolare attenzione è riservata al ruolo della cripto-finanza, ormai componente strutturale dell’ecosistema finanziario globale.
L’utilizzo di criptovalute e piattaforme non regolamentate genera uno pseudonimato che complica in modo significativo il tracciamento dei flussi di capitali illeciti.
A livello internazionale, diversi attori statali ostili stanno impiegando questi asset come sistemi di pagamento alternativi per aggirare regimi sanzionatori, creando pericolose interconnessioni tra circuiti regolamentati e mercati opachi.
L’evoluzione del quadro della criminalità transnazionale
Il quadro della criminalità transnazionale si è evoluto in modo analogo. Le organizzazioni criminali si configurano oggi come attori tecnologicamente sofisticati, capaci di adattare rapidamente le proprie strategie operative e di infiltrarsi nelle economie legali attraverso ecosistemi digitali difficili da monitorare.
La convergenza tra crimine organizzato e tecnologia è indicata come una minaccia persistente che richiede un’azione di contrasto corale, mirata a colpire gli ecosistemi digitali su cui viaggiano i capitali illeciti. Sul fronte interno, i circuiti virtuali dell’estremismo sfruttano le piattaforme digitali come strumenti di radicalizzazione e propaganda, amplificando il potenziale di danno attraverso azioni condotte a distanza e con un’esposizione minima al rischio di identificazione.
Il fattore tecnologico è diventato, in questo senso, un elemento abilitante trasversale sia per la criminalità organizzata che per le forme di antagonismo interno.
La guerra ibrida
La minaccia ibrida, intesa come combinazione di strumenti tecnologici, informativi, economici e politici finalizzati a colpire un avversario senza superare la soglia del conflitto armato, è descritta come la sintesi operativa di tutte queste dinamiche.
In questo scenario, la manipolazione informativa agisce direttamente nella sfera cognitiva, puntando a minare i capisaldi delle società democratiche e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
La difficoltà nell’attribuire con certezza la responsabilità degli attacchi – problema che riguarda tanto le operazioni cyber quanto le campagne disinformative – rende più difficile sia la risposta che la deterrenza.
Difendere il dominio cognitivo richiede l’adozione di contromisure tecnologiche avanzate per preservare l’integrità dell’informazione e la stabilità sociale.
I 5 casi di studio nell’edizione 2026
Dal punto di vista metodologico, l’edizione 2026 introduce un elemento di significativa novità: cinque casi studio elaborati attraverso l’intelligenza artificiale generativa, applicata a dati provenienti da fonti aperte (OSINT).
Gli scenari analizzati includono il conflitto Russia-NATO, la competizione nello spazio e l’evoluzione delle criptovalute.
L’integrazione dell’IA nel processo analitico, sotto il rigoroso controllo dell’analista umano, ha dimostrato la capacità di far emergere schemi e tendenze altrimenti difficili da individuare, supportando processi decisionali più tempestivi e informati.
Non si tratta di sostituire il giudizio umano, ma di potenziarlo con strumenti capaci di processare volumi di dati non gestibili con le metodologie tradizionali, confermando che la capacità di anticipare fenomeni e minacce è ormai inscindibile dal progresso tecnologico.
Quantum, la nuova frontiera della competizione globale
Un inserto speciale è dedicato al calcolo quantistico, indicato come la nuova frontiera della competizione globale.
Le potenzialità dirompenti di questa tecnologia includono la capacità di rendere obsoleti gli attuali sistemi crittografici su cui si fondano le comunicazioni sicure, ma anche di aprire coni di tutela inediti per le comunicazioni militari e diplomatiche.
La corsa quantistica è già in corso tra le grandi potenze, con implicazioni profonde sulla sicurezza delle informazioni sensibili e sull’accelerazione della ricerca scientifica applicata alla difesa.
Presidiare questo settore con tempestività è indicato come una priorità non rinviabile per garantire che il Paese non resti indietro in una competizione tecnologica che, nei prossimi decenni, determinerà gli equilibri di sicurezza globali.



















