TECNOLOGIA E SICUREZZA

Smart factory: la via verso la digitalizzazione, ma persistono ancora gap di cyber security

I vantaggi della digital transformation spingono le aziende manifatturiere a investire significativamente nelle smart factory, ma se le pratiche di cyber security non vengono integrate fin da subito, gli sforzi compiuti potrebbero essere vanificati in un batter d’occhio. Ecco perché

18 Ago 2022
F
Francesco Fantazzini

CIS Italy Managing Director di Capgemini

Le smart factory sono sempre più spesso impiegate dall’industria per implementare la transizione verso la digitalizzazione, poiché la connessione al cloud o a Internet offre senza dubbio una serie di vantaggi di comunicazione.

Tuttavia, tale modalità crea anche una significativa vulnerabilità in termini di cyber security. Nell’ultimo rapporto del Capgemini Research Institute “Smart & Secure: Why smart factories need to prioritize cybersecurity” è stata approfondita la questione e intervistati 950 organizzazioni per valutare il loro livello di preparazione alla sicurezza informatica per quanto riguarda le smart factory. I settori presi in esame comprendono l’industria pesante, il settore farmaceutico e life sciences, il settore chimico, l’hi-tech, i prodotti di consumo, l’automotive, l’aerospaziale e la difesa.

Certamente, le smart factory rappresentano la strada da seguire per alcuni settori come il manifatturiero, ma è la loro stessa natura ad aumentare esponenzialmente i rischi di attacchi informatici nell’era dell’Intelligent Industry. Considerando la crescente frequenza degli attacchi digitali, che hanno colpito il 40% delle organizzazioni intervistate – il 73% dei quali si è verificato negli ultimi 12 mesi – è diventato fondamentale per le organizzazioni garantire che la sicurezza informatica sia una priorità nelle loro smart factory.

Ostacoli per l’implementazione della cyber security in azienda

Dal report emerge che il 51% delle organizzazioni manifatturiere ritiene che il numero di attacchi informatici nelle smart factory sia destinato ad aumentare nei prossimi 12 mesi. Ciò nonostante, quasi la metà (47%) dei produttori afferma che la cyber security all’interno delle loro smart factory non è una problematica che interessa i C level. Il report evidenzia infatti come ben poche aziende manifatturiere implementino procedure consolidate che riguardano i principali elementi di cyber security.

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Il 60% delle organizzazioni attive nell’industria pesante e il 56% delle aziende del settore farmaceutico e life sciences riconosce che le smart factory saranno il principale bersaglio della maggior parte delle minacce informatiche future.

Tuttavia, un alto livello di consapevolezza non si traduce automaticamente in altrettanta preparazione a livello aziendale. Ad esempio, i principali ostacoli all’implementazione di processi che garantiscano la cyber security all’interno delle aziende manifatturiere sono la mancanza di attenzione da parte del management, il budget limitato e i fattori umani.

Lo studio evidenzia, infatti, come, per molte organizzazioni, la cyber security non rappresenti uno dei principali fattori di progettualità: solo il 51% ha implementato di default delle pratiche di cyber security nelle proprie smart factory. A differenza delle piattaforme IT, non tutte le organizzazioni potrebbero essere in grado di analizzare le apparecchiature di una smart factory quando sono in funzione.

Mancano conoscenze e competenze in cyber security

La visibilità a livello di sistema dei dispositivi IIoT e OT è indispensabile per rilevare eventuali violazioni: il 77% degli intervistati considera fonte di preoccupazione il consuetudinario utilizzo di processi non convenzionali nelle smart factory per la riparazione o l’aggiornamento dei sistemi OT/IIoT.

Questo problema deriva in parte dalla scarsa disponibilità di tool e processi adeguati, mentre una percentuale significativa di aziende (51%) ha dichiarato che le minacce informatiche della smart factory derivano soprattutto dalle proprie reti di partner e fornitori.

Dal 2019 ad oggi, il 28% degli intervistati ha affermato che il numero di dipendenti che ha introdotto in rete dispositivi danneggiati – come laptop e dispositivi mobili – al fine di installare/aggiornare i macchinari della smart factory è aumentato del 20%.

Sono poche le organizzazioni intervistate che affermano che i team di cyber security dispongono delle conoscenze e delle competenze necessarie per introdurre patch di sicurezza di emergenza senza supporto esterno.

Una causa diffusa di questa inadeguatezza è la mancanza di un cyber security leader che gestisca il programma di aggiornamento richiesto. Questo, unito alla mancanza di competenze, si traduce in una sfida difficile da gestire. Infatti, il 57% delle organizzazioni afferma che la scarsità di competenze in materia di cybersecurity nelle smart factory è molto più accentuata rispetto a quella delle expertise di cyber security in ambito IT.

Molte organizzazioni hanno affermato che i loro cyber security analyst sono sopraffatti dalla vasta gamma di dispositivi OT e IIoT da monitorare per rilevare e prevenire i tentativi di violazione. Inoltre, i responsabili della cybersecurity hanno dichiarato di non essere in grado di rispondere efficacemente agli attacchi informatici nelle smart factory e nei siti produttivi.

Anche la mancanza di collaborazione tra i leader delle smart factory e il Chief Security Officer è un tema di preoccupazione per oltre la metà degli intervistati. Questa difficoltà nella comunicazione ostacola la capacità delle organizzazioni di individuare tempestivamente gli attacchi informatici, provocando danni maggiori.

Una strategia di cyber security per le smart factory

Per sviluppare una solida strategia di cyber security per le smart factory, noi di Capgemini crediamo che sia importante un approccio articolato in sei fasi per:

  1. effettuare un assessment iniziale del livello di cyber security;
  2. costruire la consapevolezza delle minacce informatiche delle smart factory in tutta l’organizzazione;
  3. identificare la risk ownership per gli attacchi informatici nelle smart factory;
  4. stabilire un quadro di riferimento per la cyber security delle smart factory;
  5. creare procedure di cyber security su misura per le smart factory;
  6. stabilire una struttura di governance e un quadro di comunicazione con l’IT aziendale.

I “cyber security leader”, e cioè quelle organizzazioni che adottano procedure consolidate nei principali elementi di cyber security (awareness, preparazione e implementazione della cyber security nelle smart factory) sono in vantaggio rispetto ai peer in diversi aspetti.

Le aree in cui si registrano maggiori benefici sono: il riconoscimento dei modelli di attacco hacker nelle prime fasi di implementazione (74%) e la riduzione dell’impatto degli attacchi stessi (72%), rispetto ad appena il 46% e il 41% delle altre organizzazioni.

Conclusioni

I vantaggi della digital transformation spingono le aziende manifatturiere a investire significativamente nelle smart factory, ma se le pratiche di cyber security non vengono integrate fin da subito, gli sforzi compiuti potrebbero essere vanificati in un batter d’occhio.

Una maggiore potenza di fuoco degli attacchi informatici, unito al numero di dispositivi di operational technology (OT) e di Industrial Internet of Things (IIoT) rendono le smart factory un bersaglio facile per gli hacker.

A meno che questo aspetto non diventi una priorità del consiglio di amministrazione, le organizzazioni faranno fatica a superare queste sfide, a educare i dipendenti e i fornitori e a snellire la comunicazione tra i team di cyber security e la dirigenza.

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