Microsoft Exchange: il 92% dei server colpiti dalle vulnerabilità ProxyLogon è stato patchato - Cyber Security 360

SOLUZIONI DI SICUREZZA

Microsoft Exchange: il 92% dei server colpiti dalle vulnerabilità ProxyLogon è stato patchato

Microsoft ha comunicato che il 92% dei server Exchange on-premise affetti dalle vulnerabilità ProxyLogon (già sfruttate attivamente da un gruppo di cyber criminali cinesi per accedere alle mailbox di migliaia di aziende, anche italiane) è stato patchato. Ecco i dettagli e i consigli per mitigare il rischio di un attacco

24 Mar 2021
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Alessia Valentini

Giornalista, Cybersecurity Consultant e Advisor

Continuano senza sosta le procedurre di aggiornamento dei server Microsoft Exchange per correggere le quattro vulnerabilità 0-day identificate collettivamente come ProxyLogon e ora risolte: secondo quanto rilevato dalla stessa Microsoft, il 92% dei server a livello mondiale sarebbe stato già patchato.

Un dato significativo in quanto, finora, le vulnerabilità ProxyLogon sono state già sfruttate attivamente da almeno cinque gruppi di cyber criminali: tra questi, il più attivo e anche il primo ad aver sfruttato le falle di sicurezza è Hafnium, un nuovo gruppo di attacco sponsorizzato dallo stato cinese il cui obiettivo era quello di esfiltrare dati in modo persistente all’interno delle infrastrutture colpite.

Gli attacchi, di tipo targettizzato, hanno consentito di accedere ai server Exchange locali delle vittime e quindi agli account di posta elettronica, aprendo la strada all’installazione di malware aggiuntivo per facilitare accesso a lungo termine agli ambienti compromessi.

Dalle analisi delle TTPs (tattiche, tecniche e procedure) del gruppo Hafnium si deducono capacità di attacco sofisticate e altamente qualificate.

Anche TIM Business colpita nell’attacco a Microsoft Exchange

Si stima che, al momento del rilascio delle patch, erano circa 400.000 i server potenzialmente compromessi dalle vulnerabilità ProxyLogon: tra questi, anche quelli dell’Autorità Bancaria Europea (EBA) che, come misura precauzionale, ha deciso di mettere offline i suoi sistemi di posta elettronica.

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Ad essere state colpite dall’attacco ai server Exchange anche migliaia di aziende italiane tra cui TIM Business che, con una nota ufficiale, ha informato i suoi clienti che i server di posta sono stati probabilmente compromessi.

La stessa nota informa anche che l’azienda ha prontamente avviato l’installazione della patch rilasciata da Microsoft, ma l’analisi di sicurezza avviata subito dopo la divulgazione delle vulnerabilità ha riscontrato tracce di accessi non autorizzati ad alcuni domini di posta elettronica.

Inoltre, poiché sono in corso ulteriori verifiche per confermare o meno l’effettiva compromissione del sistema, l’azienda consiglia in via precauzionale di effettuare il cambio della password dell’account e-mail.

Numerosi i server Exchange ancora a rischio

Ad aggravare la faccenda, il fatto che le vulnerabilità in Microsoft Exchange sono state attivamente sfruttate per almeno due mesi prima che le patch di sicurezza fossero disponibili. Di conseguenza, anche se la patch è stata applicata immediatamente, i server Exchange potrebbero ancora essere compromessi.

La buona notizia, sulla base dei dati di telemetria raccolti dai ricercatori di Palo Alto Networks, è che il numero di server Exchange in tutto il mondo a non aver ricevuto alcuna patch e quindi ancora vulnerabili è sceso dagli oltre 125.000 a pochi giorni dopo il rilascio delle patch a circa 80.000 lo scoro 14 marzo.

Nella classifica dei paesi con il maggior numero di server Exchange vulnerabili confermati, l’Italia si conferma al quinto posto:

  • USA: 20.000
  • Germania: 11.000
  • Regno Unito: 4.900
  • Francia: 4.000
  • Italia: 3.700

Microsoft rilascia i mitigation tool

Nel frattempo, in attesa che venga rilasciato un aggiornamento risolutivo delle vulnerabilità nei server Exchange, probabilmente nel Patch Tuesday di aprile, Microsoft ha rilasciato delle utili linee guida per la risoluzione delle vulnerabilità di Exchange Server.

Microsoft ha reso disponibili anche due mitigation tool per verificare la presenza delle vulnerabilità CVE-2021-26855, CVE-2021-26857, CVE-2021-26858, CVE-2021-27065:

  • una versione aggiornata del Microsoft Defender per Endpoint;
  • l’Exchange On-premise Mitigation Tool che consente di arginare facilmente il problema e ridurre il potenziale impatto di un attacco, condotto ad esempio attraverso il nuovo ransomware DearCry. Il tool è, in realtà, uno script “one-clic” che può essere scaricato da GitHub e per il quale la stessa Microsoft ha rilasciato anche una semplice guida all’uso.

Sono stati inoltre rilasciati altri due script:

  • EOMT.ps1, che consente di applicare le mitigazioni nel caso di esposizione alla vulnerabilità CVE-2021-26855 e di eseguire il tool Microsoft Safety Scanner (MSERT) per le attività di verifica e rimozione di eventuali web shell o backdoor, da applicare a server con connettività Internet;
  • ExchangeMitigations.ps1, che consente esclusivamente l’applicazione delle mitigazioni, da utilizzare nel caso di server offline.

È infine possibile monitorare l’evoluzione dell’evento e la presenza di nuove patch e IoC collegandosi alla pagina dedicata sul sito Microsoft.

Le vulnerabilità in Microsoft Exchange Server

È importante sottolineare che, affinché l’attacco funzioni, i criminali hanno bisogno di accedere ad una istanza locale di un server Microsoft Exchange sulla porta 443.

Se l’accesso è disponibile, allora le vulnerabilità CVE-2021-26855, CVE-2021-26857, CVE-2021-26858 e CVE-2021-27065 vengono utilizzate per ottenere l’accesso remoto.

Dalle analisi condotte dagli specialisti Microsoft, risultano essere esposte ad attacco le seguenti versioni installate on-premises di Exchange:

  • Microsoft Exchange Server 2013
  • Microsoft Exchange Server 2016
  • Microsoft Exchange Server 2019

Microsoft specifica come tutte le vulnerabilità siano state risolte nel blocco di aggiornamenti rilasciato il 2 Marzo per la versione on-premise. In effetti, la versione di Exchange Online non è interessata dalle criticità e non risulta vulnerabile.

Vulnerabilità in Microsoft Exchange Server: aspetti critici

Per chiarire alcuni degli aspetti critici che le quattro vulnerabilità comportano abbiamo interpellato Antonio Blescia, IT Security Consultat di CYS4. Una prima osservazione dell’esperto riguarda l’estensione della potenziale superficie di attacco: “Sebbene il passaggio alla soluzione cloud di Office365 stia avvenendo in maniera graduale, molte realtà continuano ad utilizzare Exchange on-premise senza che sia adeguatamente “perimetrato” (cioè messo in sicurezza all’interno del perimetro di sicurezza aziendale), ad esempio senza un vincolo VPN. A dimostrazione di questa “mancanza”, si può verificare l’esistenza di circa 280.000 server Exchange esposti su internet. In questo caso e come avvenuto in passato, le potenziali criticità possono compromettere l’integrità, la disponibilità e le informazioni presenti in un servizio esposto pubblicamente su Internet”.

I dettagli tecnici delle vulnerabilità

L’avviso di sicurezza di Microsoft segnala le seguenti vulnerabilità (fonte: CSIRT nazionale):

  • CVE-2021-26855: vulnerabilità di tipo Server-Side Request Forgery (SSRF) che permetterebbe a un attaccante di mandare, richieste HTTP e autenticarsi sul server Exchange;
  • CVE-2021-26857: vulnerabilità del sottosistema di de-serializzazione nel Unified Messaging service, che potrebbe permettere, sotto talune condizioni, agli attaccanti di eseguire codice arbitrario con diritti dell’utente SYSTEM sul server Exchange. Lo sfruttamento prescinde dall’esposizione su internet, del servizio Web di Exchange, quindi sembrerebbero essere vulnerabili tutte le istanze on-premises abilitate alla ricezione di messaggi dall’esterno;
  • CVE-2021-26858 e CVE-2021-27065: dopo l’autenticazione, queste due vulnerabilità permetterebbero la scrittura arbitraria di file su un server Exchange il cui servizio Web sia esposto online. Un attaccante che si sia autenticato sul server (ad esempio sfruttando la CVE-2021-26855 o compromettendo legittime credenziali di amministratore) potrebbe utilizzare queste falle per scrivere un file in qualunque percorso del sistema.

Cosa sappiamo del gruppo Hafnium

Secondo il Microsoft Threat Intelligence Center (MTIC), il gruppo HAFNIUM è formato da attaccanti cinesi sponsorizzati dallo Stato ed esegue le sue operazioni fuori dal suolo cinese principalmente utilizzando Server Privati Virtuali (VPS) in affitto negli Stati Uniti e sempre sul suolo americano risiedono la maggioranza delle vittime da cui tenta di esfiltrare informazioni.

I suoi target spaziano da specifici settori industriali a ricercatori di malattie infettive con sede negli Stati Uniti, gruppi di riflessione sulle politiche, istituti di istruzione superiore, studi legali, appaltatori della difesa e ONG.

Nelle campagne precedenti non correlate a queste vulnerabilità, Microsoft ha osservato Hafnium interagire con i tenant di Office 365 delle vittime. Questa attività di ricognizione aiuta gli attaccanti a identificare maggiori dettagli sugli ambienti dei loro obiettivi, anche se spesso non riescono a compromettere gli account dei clienti. Un profiling dettagliato del gruppo Hafnium è stato reso disponibile da Microsoft nella pagina dedicata.

Impatti possibili e rischi dei server non aggiornati

Antonio Blescia sottolinea come queste vulnerabilità, catalogate con gli identificativi siano state eseguite “in catena” permettendo agli attaccanti di ottenere accessi illegittimi a diversi server Exchange on-premise esposti su Internet.

A fronte della patch rilasciata da Microsoft, altri gruppi criminali hanno iniziato ad effettuare attività di ricognizione ed exploiting. Nel dettaglio, la prima vulnerabilità, catalogata come CVE-2021-26855, sfrutta una tipologia di criticità SSRF (Server Side Request Forgery) che permette agli attaccanti di leggere e rubare il contenuto delle e-mail delle caselle postali senza autenticazione ed è inoltre sfruttata per ottenere una esecuzione remota di codice sul server in catena con le vulnerabilità sotto riportate.

La seconda vulnerabilità, CVE-2021-26857, mediante una problematica nota come Insecure Deserialization Vulnerability contenuta all’interno del servizio Exchange di Unified Messaging, ha permesso agli attaccanti di eseguire codice malevolo sul server Exchange con privilegi SYSTEM.

La terza e la quarta vulnerabilità, identificate rispettivamente come CVE-2021-26858e CVE-2021-27065, hanno permesso agli attaccanti di effettuare la scrittura di file in qualsiasi locazione del file system sul server Exchange.

Secondo Mat Gangwer, senior director, Sophos Managed Threat Response, “attacchi come quello sferrato da Hafnium devono essere gestiti con estrema attenzione: permettono infatti agli aggressori di eseguire da remoto i comandi sui server senza bisogno di credenziali, consentendo a qualsiasi malintenzionato di sfruttarli a proprio piacimento. L’elevata diffusione di Exchange e la sua esposizione alla rete Internet significano che molte organizzazioni che utilizzano un server Exchange on-premises sono potenzialmente a rischio”.

“Gli aggressori”, secondo l’analista Sophos, “stanno attivamente sfruttando queste vulnerabilità con la tecnica del web shell che, se non rilevata e bloccata tempestivamente, consente ai cyber criminali di eseguire comandi da remoto per tutto il tempo in cui la shell web resta attiva. Le aziende che utilizzano un server Exchange on-premises dovrebbero verificare la corretta applicazione delle patch ai device Exchange e assicurarsi che gli aggiornamenti siano andati a buon fine. Tuttavia, la semplice applicazione delle patch non rimuove dalla rete gli attacchi precedenti alla patch. Le aziende hanno dunque bisogno di supporto di tecnici e di intelligence in grado di determinare se sono state colpite e in che misura, e, soprattutto, neutralizzare l’attacco e chiudere gli aggressori fuori dalle proprie reti”.

Come avviene lo sfruttamento delle vulnerabilità in Microsoft Exchange

La catena di accatto utilizzata dal gruppo Hafnium, una volta ottenuta l’esecuzione di codice sul server Exchange, si basa principalmente su queste macro-fasi:

  • dump del processo LASS per la ricerca di possibili credenziali attraverso l’utility Procdump;
  • utilizzo del gestore di archivi compressi 7-zip per esfiltrare informazioni sensibili;
  • utilizzo di framework come Nishang e Powercat per creare un canale di comunicazione più stabile con il server compromesso.

Con lo scopo di eludere gli attuali indicatori di compromissione, altri gruppi criminali stanno cambiando la catena di attacco, ove possibile, continuando il lavoro di compromissione e backdooring di server.

Una possibile strada per l’identificazione di eventuali indicatori è attraverso lo script Microsoft rilasciato nel repository GitHub.

Nel caso venga utilizzato Microsoft Defender ATP, si consiglia di eseguire le seguenti query kusto sul proprio portale Microsoft Defender ATP for Endpoint:

  • KUSTO_UMWorkerProcess|AbnormalFileCreation

DeviceFileEvents| where InitiatingProcessFileName == “UMWorkerProcess.exe” and FileName != “CacheCleanup.bin” and FileName !endswith “.txt” and FileName !endswith “.LOG” and FileName !endswith “.cfg” and FileName !=”cleanup.bin”

  • KUSTO_UMWorkerProcess|SpawnUnknowProcessDevice

ProcessEvents| where InitiatingProcessFileName == “UMWorkerProcess.exe” and FileName !in(“wermgr.exe”, “WerFault.exe”)

  • KUSTO_UMWorkerProcess|ExecessiveErrorReporting

DeviceProcessEvents| where InitiatingProcessFileName == “UMWorkerProcess.exe” and FileName !in(“wermgr.exe”, “WerFault.exe”)| summarize count() by FileName

Si consiglia di verificare gli indicatori sopra citati e di richiedere un controllo approfondito, da parte di società specializzate, nel caso in cui il proprio server Exchange dovesse essere utilizzato on-premise.

Kevin Beaumont, analista Microsoft Senior Threat Intelligence, ha creato uno script Nmap che può essere utilizzato per eseguire la scansione di una rete alla ricerca di server Microsoft Exchange potenzialmente vulnerabili. Per utilizzare lo script, è necessario scaricarlo dalla pagina GitHub dell’analista e memorizzarlo in “/usr/share/nmap/scripts”, e poi lanciare il comando “nmap –script http-vuln-exchange” come spiegato nei suoi tweet in proposito.

Correre ai ripari: aggiornamenti di release e patching

Il CSIRT italiano informa sulle modalità di mitigazione che passano per l’installazione delle patch rilasciate dal Vendor e il monitoraggio degli IoC condivisi suggerendo anche di verificare accuratamente i bollettini di sicurezza rilasciati dal vendor e di monitorare se il livello di patching sia applicabile alla versione di prodotto attualmente installata.

Alternativamente, è necessario prima intervenire con gli aggiornamenti e solo dopo con le patch. Solo dopo si potranno installare i Security Update relativi alle quattro vulnerabilità.

Antonio Blescia, a proposito delle remediation, oltre all’importanza di agire in modo tempestivo per applicare tutte le patch di sicurezza relative a Microsoft Exchange, suggerisce di perimetrare le connessioni verso le porte 80 e 443 utilizzate da Microsoft Exchange, abilitare Credential Guard(ove possibile) sul server su cui viene offerto il servizio di Exchange e dotarsi di una tecnologia comportamentale in grado di riconoscere potenziale creazione di file sospetti su server, come webshell e lo spwan di processi child da processi anomali.

Infine, il CSIRT a livello preventivo, tenendo conto operativamente dei tempi tecnici di aggiornamento e dell’inevitabile tempo di disservizio che ne consegue, consiglia di innalzare il livello di monitoraggio delle infrastrutture Exchange attuando le attività di detection consigliate dal vendor e di valutare l’implementazione degli Indicatori di Compromissione forniti dal vendor sui propri apparati di sicurezza.

Articolo pubblicato il 5 marzo e aggiornato con i nuovi dettagli sulle vulnerabilità in Microsoft Exchange.

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