cyberwar

Russia e Ucraina, hackerate le app di emergenza: la guerra ibrida passa dai falsi allarmi


Indirizzo copiato

False allerte nucleari, chimiche e missilistiche diffuse attraverso le app di emergenza in Ucraina e Russia mostrano come la guerra cyber possa colpire anche la sicurezza dei civili. Tra disinformazione, panico e perdita di fiducia nei sistemi di allerta, ecco le finalità tattiche e strategiche delle due operazioni

Pubblicato il 2 nov 2026



AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
Cyber attacco filo-ucraino contro Aeroflot: un punto di svolta nella guerra cibernetica contemporanea; Falsi allarmi sulle app hackerate di russi e ucraini: i rischi e le finalità
isaacwiper




Domenica sera, intorno alle 21, sull’app delle emergenze dei cellulari dei cittadini ucraini sono apparsi non i soliti alert per avvisare dei bombardamenti imminenti ed invitare la cittadinanza ad affrettarsi a recarsi nei rifugi, ma comunicazioni dal contenuto inquietante.

Al contempo, segnalazioni di raid d’ogni tipologia si rincorrevano sulle app d’allarme dei telefonini russi.

Gli attaccanti di entrambi gli schieramenti opposti hanno infatti hackerato i canali nazionali adibiti a segnalare gli allarmi delle incursioni aeree sugli smartphone dei cittadini.

Secondo Alessandro Curioni, fondatore di DI.GI Academy, “non sappiamo se i due episodi siano collegati, né chi ne sia responsabile, ma quale sia la conseguenza è abbastanza chiaro: colpire la fiducia prima ancora delle infrastrutture“. 

“Se il primo attacco è opera di Mosca e il secondo è la risposta di Kyiv, le due operazioni cyber colpiscono lo stesso tipo di bersaglio con obiettivi militari diversi“, commenta Pierguido Iezzi, Direttore Cyber Zenita Group. Ecco quali e perché.

Le app hackerate dei russi e ucraini: una vicenda oscura

Ai residenti di Kiev le notifiche dell’app di segnalazione dei raid trasmettevano un allarme di attacco nucleare e chimico. Una disinformazione per gettare nel panico la popolazione ucraina, che a febbraio dell’anno prossimo entrerà nel quinto anno di guerra, dopo l’invasione russa del 2022.

Ma a moltiplicare il caos informativo è stata la falsa segnalazione di “combattimenti nelle strade della capitale”, a cui è seguito l’alert per il fasullo lancio di missili Oreshnik, l’arma balistica a testata multipla impossibile da intercettare, già impiegata tre volte dai russi. Minacce verosimili che hanno generato confusione e paura.

Gli allarmi delle incursioni aeree, contenenti testi con l’audio di una sirena, servono per consentire alla cittadinanza ucraina sotto attacco di raggiungere in tempo i rifugi e mettersi al riparo dagll’escalation di attacchi di droni e missili.

Tuttavia, secondo Pierguido Iezzi, “Mosca usa i falsi allarmi per amplificare l’effetto del raid di droni. La finalità è tattica. Chi riceve un falso allarme durante un bombardamento può esitare a mettersi al riparo quando arriva quello vero”. E ciò causa più morti e feriti, alimentando lo sconforto nella popolazione che da circa quattro anni e mezzo vive nella devastazione e flagello del conflitto.

La disattivazione delle notifiche

L’aviazione ucraina è stata costretta a disattivare le notifiche e ad usare il suo canale Telegram per mettere in guardia che l’app aveva subito un attacco hacker: “Sembra che sia stata soggetta a un’influenza straniera. Non c’è alcuna minaccia di radiazioni, state calmi e seguite le notizie su Telegram”.

Il ministero della Trasformazione digitale ha consigliato di seguire le sirene d’allarme e gli altri sistemi di informazione rimasti attivi. Le chat Telegram non ufficiali, che prontamente pubblicano aggiornamenti di notizie al minuto, hanno infatti avvisato i residenti nei quartieri dell’arrivo di droni e di missili, affinché nessuno corresse il rischio di restare a casa, mentre bombardieri russi in movimento incutevano il timore di un’offensiva su larga scala.

“Un sistema di allerta serve a salvare vite soltanto se chi riceve il messaggio può credergli. Se oggi arriva un allarme falso, domani quello vero rischia di essere ignorato. È una delle dinamiche che analizzo nel mio libro Guerre diffuse. Il conflitto non si combatte più soltanto sui territori, ma anche nelle reti, nei servizi e nelle infrastrutture da cui dipendiamo”, aggiuge Curioni.

La risposta ucraina contro le app di Mosca

Nell’arco di tre ore dall’attacco alle app ucraina, gli stessi problemi si sono propagati sull’app d’emergenza dei cellulati russi dove si sono rincorse false notizie di raid all’orizzonte su numerose città.

Il ministero per le Emergenze di Mosca ha diramato un avviso che il sistema IT aveva subito “un ingente cyberattacco che ha permesso agli aggressori di spedire notizie false”.

“Per Kyiv la scelta è strategica. È plausibile che gli ucraini avessero già accesso al sistema russo. In questa lettura, le tre ore tra i due episodi possono essere il tempo necessario per decidere se conservare quell’accesso per un’operazione futura o rischiare di bruciarlo per rispondere subito“, spiega Pierguido Iezzi.

Secondo i media ucraini, l’intrusione cyber nelle comunicazioni russe sarebbe la risposta alla paralisi dell’app subita dopo l’attacco hacker.

La Russia ha più volte introdotto malware nei server delle compagnie telefoniche ucraine., mentre Kiev ha sferrato attacchi coi droni per incendiare i data center dei servizi digitali russi, a iniziare dal motore di ricerca russo Yandex.

“Il successo per Kyiv sta nella reazione che ha ottenuto. Per rassicurare i propri cittadini, Mosca ha infatti dovuto ammettere che il falso allarme nucleare era partito dall’app del suo ministero per le Emergenze. A rendere pubblica la vulnerabilità del sistema russo è stato così lo stesso governo russo”, conclude Pierguido Iezzi.

E per il Paese di Vladimir Putin, sempre pronto a minimizzare o a oscurare gli smacchi subiti, è un nuovo colpo che va a scalfire la credibilità della difesa russa, ormai un colabrodo agli occhi del mondo, non avendo saputo proteggere le proprie raffinerie, i data center e gli impianti industriali.

Il precedente

Nei mesi scorsi, a marzo, l’intelligence iraniana ha condotto un’operazione affine, inviando notifiche fasulle su una frazione della rete d’emergenza israeliana, per indurre i cittadini israeliani a cliccare su link malevoli che avrebbero compromesso i singoli smartphone.

“Non serve necessariamente un fronte riconoscibile, e nemmeno una regia unica, per produrre effetti destabilizzanti. In questo caso non occorre distruggere un sistema di sicurezza: basta renderlo inaffidabile”, spiega Curioni.

“Nelle guerre diffuse non è sempre necessario convincere qualcuno che il pericolo esista. A volte basta impedirgli di capire quando esiste davvero. In poche parole: il falso non deve battere il vero, gli basta pareggiare“, conclude Alessandro Curioni.

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti
0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x