Un gruppo criminale ha coordinato attacchi informatici contro oltre 400 bersagli finanziari in America Latina utilizzando agenti basati su Claude, Grok e modelli di Moonshot AI. La ricostruzione, pubblicata il 21 ottobre 2026 dai ricercatori di Straiker, documenta un sistema in cui diversi modelli collaborano per scegliere obiettivi, individuare falle e raccogliere credenziali. Il numero riguarda le organizzazioni prese di mira — banche, società finanziarie e servizi di pagamento — e non 400 violazioni riuscite.
Il caso segna un salto nella automazione delle offensive contro la finanza. In un crescendo di allarmi.
Tra fine settembre e ottobre, la Corea del Sud ha registrato intrusioni in istituti finanziari con strumenti AI, con l’allarme dal Governo; anche in Giappone esponenti del Governo hanno confermato l’uso di AI in una serie di attacchi.
Per l’Europa, finora, il fenomeno emerge soprattutto come rischio di instabilità anticipato dalla vigilanza bancaria della Bce e dal Comitato europeo per il rischio sistemico.
| Data | Paese / fonte | Cosa emerge | Natura della prova |
|---|---|---|---|
| 22 maggio 2026 | Giappone – autorità finanziarie | Richiesta di preparare patch rapide e protezioni dei servizi critici | Allerta preventiva e istruzioni alle banche |
| 25 giugno 2026 | Unione europea – Comitato europeo per il rischio sistemico | Warning sul rischio cyber sistemico dei modelli AI avanzati | Allerta formale, rischio potenziale |
| 6–7 ottobre 2026 | Corea del Sud – governo e CrowdStrike | Violazioni e furti di dati presso organizzazioni finanziarie; ARTEX e modelli AI individuati sui server | Intrusioni reali e analisi forense |
| 9–21 ottobre 2026 | Giappone – autorità e JPCERT/CC | Richiami alla vigilanza; AI confermata nella ricerca di falle e negli attacchi via API | Attacchi osservati, settori molteplici |
| 21 ottobre 2026 | America Latina – Straiker | CyberCartel e sistema CARLIY0S su oltre 400 obiettivi finanziari; archivio di dati trafugati | Bersagli identificati e dati sottratti; successi non quantificati per tutti |
Indice degli argomenti
CyberCartel, come Claude e Grok hanno automatizzato gli attacchi alle banche
L’indagine di Straiker, anticipata da The Information, descrive l’infrastruttura chiamata CARLIY0S, sviluppata da operatori collegati al gruppo CyberCartel e alla sigla Tr4nsHack Team, attiva da anni nell’area latinoamericana. I ricercatori hanno potuto analizzare configurazioni, codice e archivi provenienti dai sistemi degli aggressori: un livello di visibilità più concreto rispetto alle sole osservazioni del traffico ostile.
Il sistema impiega il framework offensivo PentAGI per distribuire il lavoro tra più agenti. Grok viene utilizzato nella raccolta di informazioni e segreti; diversi agenti Claude sono assegnati a ricognizione, produzione di codice e confronto delle opzioni. Un altro agente, che opera nell’ambiente di sviluppo Cursor, coordina le attività. Quando uno dei modelli rifiuta una richiesta sospetta, il flusso può passare a modelli Kimi oppure a codice offensivo già predisposto.
Gli operatori cercavano anche di superare i controlli di sicurezza dei modelli presentando le richieste come test autorizzati o prove accademiche. L’organizzazione del lavoro è l’elemento distintivo: un piccolo gruppo può far eseguire in parallelo ricognizioni e tentativi, riutilizzando risultati e credenziali su molte organizzazioni. La presenza di agenti AI amplia la portata di tecniche di attacco già esistenti, anziché sostituirle completamente.
Nel database denominato FinancialSoft, osservato il 24 settembre dai ricercatori, comparivano 4.493 registrazioni, fra cui indirizzi email, numeri di conto, password, chiavi API e altri segreti. La ricerca menziona anche informazioni su vulnerabilità e accessi persistenti. È una prova della raccolta di dati sensibili, mentre l’entità delle eventuali perdite economiche per le singole banche resta da accertare.
La quantità di dati accessibili agli attaccanti rivela il rischio operativo più immediato: un attacco che compromette credenziali o chiavi di accesso può propagarsi verso servizi di pagamento e fornitori collegati. Straiker segnala materiale potenzialmente utilizzabile anche contro lo schema messicano dei pagamenti interbancari SPEI. La sola disponibilità delle credenziali non dimostra che siano avvenuti trasferimenti illeciti su vasta scala.
Corea del Sud: intrusioni nelle banche e allarme del governo
Il secondo episodio riguarda attacchi avvenuti fra la fine di settembre e l’inizio di ottobre 2026 a diverse organizzazioni finanziarie sudcoreane. Il 6 ottobre, il presidente Lee Jae-myung ha riferito che l’impiego dell’AI sembra emergere in alcuni degli attacchi e ha chiesto di adeguare le difese alla nuova situazione, secondo Reuters. In seguito alle violazioni e alle fughe di dati, il governo ha sollecitato un rafforzamento immediato dei sistemi più esposti.
La ricerca pubblicata da CrowdStrike il 7 ottobre offre riscontri tecnici. Sui server riconducibili all’aggressore sono state trovate cronologie di sessioni Claude Code e configurazioni di ARTEX, un sistema di penetration test agentico sviluppato in Cina. L’istanza analizzata utilizzava soprattutto DeepSeek, mentre altre sessioni si appoggiavano a modelli GLM e Grok. In uno dei casi segnalati dalla stampa locale è stato violato un servizio per verificare l’avanzamento delle pratiche di prestito; in un altro, uno strumento di lavoro mobile per i dipendenti.
CrowdStrike collega quelle infrastrutture a un’attività di esfiltrazione di dati, senza attribuire con certezza l’operazione a una specifica organizzazione criminale o statale. La provenienza cinese del software e la presenza di istruzioni in cinese non sono prove di un coinvolgimento del governo di Pechino. Il dato verificabile è l’impiego di strumenti autonomi in intrusioni reali nel settore finanziario.
Giappone: AI confermata negli attacchi e misure straordinarie per le banche
In Giappone la risposta istituzionale era cominciata prima delle notizie di ottobre. Il 22 maggio, l’Agenzia dei servizi finanziari e la Banca del Giappone avevano chiesto agli intermediari di prepararsi alla rapida scoperta di nuove vulnerabilità da parte dei modelli avanzati. La raccomandazione mette al centro il coinvolgimento dei vertici, l’individuazione dei sistemi critici — a partire dall’home banking — e la capacità di applicare rapidamente le correzioni.
Dopo una serie di fughe di dati, il 9 ottobre l’autorità di vigilanza finanziaria giapponese ha diffuso un’ulteriore comunicazione sul rafforzamento della sicurezza. Il 21 ottobre il JPCERT/CC ha pubblicato i risultati delle analisi dei server di attacco: i tecnici hanno confermato l’uso di AI per cercare vulnerabilità e colpire le API dei servizi online. La campagna ha coinvolto organizzazioni di più settori e anche servizi rivolti a utenti fuori dal Giappone.
Un’indagine di GMO Cybersecurity by Ierae, diffusa il 19 ottobre ha identificato ARTEX nell’infrastruttura di aggressori impegnati contro imprese giapponesi. Fra gli obiettivi osservati su un primo sistema figurano circa venti aziende; otto organizzazioni considerate nel perimetro delle verifiche avevano già reso note violazioni. Gli investigatori hanno individuato altri server impiegati in campagne su settori diversi, compresi assicurazioni e finanza. Il caso giapponese dimostra quindi che gli strumenti agentici si stanno diffondendo oltre il singolo bersaglio bancario.
La vicenda ha raggiunto anche il governo: il portavoce dell’esecutivo Minoru Kihara ha spiegato che Tokyo sta valutando possibili collegamenti con attori stranieri, mantenendo aperta l’attribuzione, come riferito dal Wall Street Journal.
Perché il rischio diventa sistemico: la posizione di BCE e FMI
Quanto tempo passerà prima che tocchi alle banche europee? L’allarme c’è già. Il 25 giugno 2026 il Comitato europeo per il rischio sistemico (ESRB), che opera nel quadro europeo di vigilanza macroprudenziale, ha adottato un warning sui rischi cyber dei modelli AI di frontiera, pubblicato il 7 luglio. L’ESRB descrive un possibile salto di scala: ricerca ed exploit delle vulnerabilità più veloci, maggior numero di bersagli e dipendenza concentrata da fornitori di modelli e infrastrutture digitali. È un avvertimento sul potenziale impatto sull’intero sistema finanziario europeo.
Anche la BCE aveva già posto il problema. Nel discorso del 3 giugno 2026 Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo e vicepresidente del Consiglio di vigilanza della banca centrale, ricordava che una banca può essere solida sul piano patrimoniale e tuttavia incapace di erogare servizi se un incidente informatico ne blocca i sistemi. La vigilanza segnalava inoltre il rischio di attacchi che coinvolgano software e fornitori comuni. Secondo Elderson, al momento di quel discorso gli incidenti più gravi osservati in Europa avevano causato disservizi senza produrre uno shock sistemico o compromettere la sopravvivenza di una grande banca.
Entro il 31 ottobre le principali banche vigilate dalla Bce devono presentare un piano d’azione contro le minacce informatiche rese più avanzate e rapide dai sistemi di intelligenza artificiale.
Il Fondo monetario internazionale, in una nota del 30 giugno 2026, descrive lo stesso meccanismo in termini di stabilità finanziaria: il problema centrale è la velocità con cui un incidente può estendersi attraverso tecnologie condivise da istituti, reti di pagamento e fornitori esterni. Il rischio sistemico nasce quando un medesimo punto debole può essere sfruttato simultaneamente su molti soggetti, oppure quando il blocco di un fornitore interrompe servizi essenziali in più banche.
È qui che la cronaca latinoamericana e asiatica incontra l’avvertimento europeo. L’AI accorcia il tempo fra la scoperta di una falla e il suo sfruttamento, riduce la necessità di lavoro umano per ogni tentativo e permette agli aggressori di rivolgersi a molti obiettivi. I casi osservati provano l’accelerazione e l’impiego operativo degli agenti; l’interruzione sistemica dell’intera finanza europea resta, allo stato delle evidenze citate, uno scenario da prevenire.
Come cambia la difesa di banche, fintech e infrastrutture di pagamento
La prima risposta è ridurre le finestre di esposizione. Le banche devono avere un inventario aggiornato di applicazioni pubbliche, API, dipendenze e software di terzi, classificando i servizi per impatto operativo. Il documento giapponese di maggio spinge a rafforzare proprio questi processi e la capacità di applicare rapidamente le patch, con risorse e priorità deliberate dai vertici.
La seconda riguarda le identità e i privilegi. Quando l’attacco sottrae chiavi API, credenziali di servizio o token, diventano cruciali la rotazione dei segreti, la segmentazione delle reti, le autorizzazioni minime e il monitoraggio delle transazioni anomale. Proteggere le API dal lato server, limitare le richieste e verificare ogni autorizzazione riduce l’esposizione anche nel caso in cui un’applicazione sia stata analizzata dagli aggressori, come indicato dal JPCERT/CC.
La terza difesa è organizzativa e collettiva: esercitazioni di ripristino, capacità di isolamento e condivisione rapida degli indicatori di compromissione tra istituti, autorità e operatori tecnologici. Nell’Unione europea il regolamento DORA, applicabile dal 17 gennaio 2025, ha rafforzato obblighi di gestione del rischio ICT, segnalazione degli incidenti significativi e verifica della resilienza. L’Autorità bancaria europea considera rilevanti i rischi legati ai fornitori digitali e il coordinamento in caso di incidenti transfrontalieri.
Lo scenario più preoccupante, per gli organismi di vigilanza, è una serie di attacchi simultanei contro infrastrutture e applicazioni condivise, capace di superare la velocità di risposta delle singole banche. CyberCartel dimostra che una catena d’attacco multiagente è già usata su larga scala; gli episodi in Corea e Giappone ne mostrano l’impiego operativo in contesti diversi. Il compito della finanza europea è impedire che questa capacità si traduca in un’interruzione coordinata dei servizi essenziali.














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