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(S)fiducia nell’algoritmo



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Quanto conta la fiducia nell’era dell’automazione, in cui spesso c’è la delega ad una macchina di quella decisione che non solo dovrebbe essere umana ma che lo rimane anche nel conto delle responsabilità? Andiamo a comprendere quanto questo elemento possa essere dirimente per i tempi a venire

Pubblicato il 29 mag 2026



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Credits to: Stefano Gazzella – https://www.linkedin.com/in/stefano-gazzella/
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Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Tutto questo vale ancor più nell’era dell’automazione, in cui spesso c’è una delega – più o meno consapevole – a decisioni automatizzate, con la logica computazionale della macchina e i suoi limiti intrinseci.

Anche perché, di neutralità tecnologica non si può parlare se non nel mondo della più pura astrazione, dal momento che nella realtà sono gli intenti di chi sviluppa, finanzia o impiega una tecnologia ad orientare l’applicazione di qualsivoglia tecnologia.

La destinazione d’uso è ciò che definisce tutto questo, in quanto fornisce una sorte di interpretazione autentica (non ce ne vogliano i giuristi) della tecnologia. Eppure, non sempre c’è la chiarezza desiderata o desiderabile, che è un elemento che va ben oltre la trasparenza nel fornire informazioni.

Quel che viene da chiedersi, in ultima battuta, è se davvero quelle decisioni inumane possano essere ricondotte a una categoria ontologica che bene o male richiama l’espressione di una volontà.

Decisioni inumane

Nelle decisioni inumane c’è una volontà, è vero, ma questa non deriva dalla macchina al quale si pone come mero autore mediato. Anche nella complessità del contesto dell’IA e degli agenti.

Motivo per cui essere in grado di ottenere la fiducia, attraverso la governance e la messa in opera in accordo con le prescrizioni dell’AI Act, può diventare un vantaggio competitivo soprattutto nel lungo termine.

Anche perché ogni tecnologia, anche la più innovativa, deve rimanere al servizio dell’umanità. Come peraltro ricordato all’interno dell’enciclica Magnifica Humanitas, in cui l’aspetto etico è strettamente correlato a quello tecnico e regolatorio.

Umani è forse proprio ciò che dobbiamo rimanere, nonostante gli scintillanti giocattoli tecnologici che ci vengono proposti, o i complessi ecosistemi digitali in cui oramai, volenti o nolenti, siamo immersi.

E se può apparire a tratti folle esaltare od esaltare così tanto l’umanità nell’era dell’automazione, ricordiamo che spesso è la Follia a smaschera le ipocrisie di ogni tempo, come ci ricordava Erasmo da Rotterdam. E questo è un moto intrinsecamente umano.

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