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Sensori, droni e AI: la nuova architettura di difesa della NATO sul fianco Est



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Una rete digitale coprirà quasi 2.600 chilometri, per collegare satelliti, droni, radar, sensori terrestri e sistemi di tecno sorveglianza lungo l’intero fianco orientale europeo. Ecco i dettagli della difesa della NATO per rilevare e bloccare un attacco prima che penetri in profondità nel territorio alleato

Pubblicato il 10 lug 2026

Maria Beatrice Versaci

Analyst, Hermes Bay



Piano Nato, svolta storica soprattutto per la cyber difesa; Sensori, droni e intelligenza artificiale: la nuova architettura di difesa della NATO sul fianco Est
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Lungo il confine orientale dell’Alleanza Atlantica sta prendendo forma un’architettura digitale che affianca ai mezzi di difesa tradizionali una rete di sensori, droni, satelliti e intelligenza artificiale, pensata per individuare un attacco e bloccarlo prima che penetri in profondità nel territorio alleato.

Il progetto è noto come Eastern Flank Deterrence Initiative (EFDI) ed è tornato al centro dell’attenzione nei giorni del vertice NATO di Ankara, il 7 e 8 luglio 2026.

La cyber difesa della NATO

Il summit non ha inserito formalmente l’iniziativa tra le proprie decisioni ufficiali.

Il progetto, emerso nei giorni precedenti attraverso documenti interni, resta un’iniziativa regionale in fase di sviluppo, discussa a margine dell’incontro e nelle riunioni di pianificazione militare che lo hanno preceduto.

Le risorse stanziate durante il summit sui sistemi non presidiati e sul contrasto ai droni vanno tuttavia nella stessa direzione delineata dal progetto, che punta a contrastare la massa e lo slancio di un potenziale avversario attraverso sistemi non presidiati a basso costo e concepiti per essere sacrificabili, targeting assistito da intelligenza artificiale e difese organizzate su più livelli.

Il concetto nasce come applicazione della strategia di trasformazione continua dell’esercito statunitense e si inserisce nei piani regionali della NATO, risultando complementare ad altre iniziative nazionali come lo Scudo Est polacco e collegato alla postura di deterrenza terrestre nota come Eastern Sentry.

La rete digitale

Documenti attribuiti all’Alleanza e ottenuti dal quotidiano tedesco Bild, diffusi attraverso la rete Axel Springer Global Reporters Network, descrivono una rete digitale che collega satelliti, droni da ricognizione, radar, sensori terrestri e sistemi di sorveglianza elettronica lungo l’intero confine orientale, il fianco Est della NATO, esteso dopo l’ingresso della Finlandia nell’Alleanza fino a coprire quasi 2.600 chilometri tra territorio finlandese e Romania, includendo anche il confine con la Bielorussia.

Se un nodo della rete smette di funzionare, gli altri ne assorbono immediatamente le funzioni, mantenendo così una copertura costante dell’area di confine.

EFDI Data Backbone: un’architettura aperta per collegare i sistemi dei diversi fornitori

Il cuore decisionale del sistema, secondo la stessa fonte, sarebbe rappresentato dal Maven Smart System di Palantir, incaricato di elaborare in tempo reale i dati provenienti da tutti i domini di sorveglianza e di velocizzare il processo decisionale dei comandanti.

Attorno a questo nucleo si innesterebbero soluzioni di numerosi altri fornitori del settore della difesa, tra cui Perennial Autonomy, RTX, Rheinmetall, Saab, Lockheed Martin e Boeing, collegati tramite un’infrastruttura dati comune denominata EFDI Data Backbone, un’architettura aperta pensata per integrare sistemi eterogenei in un’unica catena che va dal sensore all’unità di ingaggio.

È proprio in questa architettura che si concentrano gli aspetti di maggiore interesse dal punto di vista della sicurezza informatica.

Un sistema decisionale unico che elabora dati provenienti da fonti così eterogenee rappresenta un bersaglio di alto valore: un accesso non autorizzato o una manipolazione dei dati in ingresso, tecnica nota come data poisoning, potrebbe alterare la lettura della situazione operativa senza che gli operatori se ne accorgano immediatamente.

A questo si aggiunge la complessità dell’interoperabilità tra fornitori diversi, ciascuno con propri protocolli, standard di autenticazione e cicli di aggiornamento software, elementi che ampliano la superficie di attacco complessiva rispetto a un sistema chiuso e gestito da un unico soggetto.

La compressione dei tempi decisionali, per quanto funzionale sul piano militare, riduce inoltre i margini per una verifica umana approfondita, tema al centro del dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale in contesti ad alto rischio.

Le esercitazioni per la difesa NATO

Alcune esercitazioni condotte negli scorsi mesi sul fianco orientale offrono un’indicazione di come la dimensione cibernetica venga trattata nella pratica, accanto a quella fisica.

Tra aprile e maggio 2026 l’esercitazione Sword 26, esplicitamente dedicata dall’Alleanza alla validazione dell’EFDI e che ha coinvolto quasi 15.000 militari provenienti da undici Paesi tra l’area del Grande Nord, la regione baltica e la Polonia, ha incluso tra le proprie attività manovre rapide, difesa aerea, operazioni di contrasto ai droni e attività di difesa cibernetica, a testimonianza del fatto che la resilienza digitale dell’infrastruttura EFDI viene addestrata insieme alle componenti più tradizionali.

Nello stesso periodo, esercitazioni dedicate come Project Flytrap, condotta in Lituania e descritta come di diretto supporto all’EFDI, si è concentrata sulla valutazione di soluzioni scalabili contro sciami di droni e sulla loro integrazione nelle reti di difesa aerea già esistenti dell’Alleanza.

Esercitazioni collegate come Digital Shield, condotta in Estonia sul tema del contrasto ai droni, completano il quadro addestrativo, pur senza un’attribuzione altrettanto esplicita all’iniziativa.

Un collegamento più diretto con l’infrastruttura dati dell’EFDI emerge invece da un’esercitazione tenutasi a Vilnius il 9 e 10 giugno 2026, per mettere a punto soluzioni tecniche per la condivisione di dati sensoriali e informazioni di campo.

Secondo gli organizzatori si è trattato dello sforzo più collaborativo finora condotto per far avanzare l’EFDI Data Backbone, l’infrastruttura dati che dovrebbe collegare i sistemi dei diversi fornitori.

Ufficiali della divisione Cyberspace del Comando hanno sottolineato come l’allineamento delle politiche nazionali di accesso ai dati stia diventando importante quanto la tecnologia stessa, un tema che anticipa un prossimo test operativo previsto in agosto in Lettonia nell’ambito del programma di ontrasto ai droni Layered Counter UAS Initiative.

Il finanziamento

Le decisioni di spesa emerse ad Ankara, pur non essendo formalmente etichettate come finanziamento dell’EFDI, riguardano proprio la componente più esposta di questa architettura, quella dei sistemi non presidiati.

Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha annunciato il lancio della NATO Drone Edge Initiative, che coinvolge venti Paesi membri e prevede oltre 40 miliardi di dollari di investimenti nei prossimi cinque anni in capacità di produzione di droni e di contrasto ai droni ostili, accompagnati dall’impegno a quintuplicare entro la fine del 2027 il numero di operatori addestrati in questo settore.

Il vertice ha inoltre confermato oltre 50 miliardi di euro in nuove commesse nell’ambito del Forum dell’Industria della Difesa, che coprono capacità di attacco di precisione, difesa aerea e missilistica integrata e tecnologie emergenti, nel quadro dell’impegno assunto dagli alleati a portare la spesa per la difesa al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035.

Drony e cyber security

L’attenzione riservata ai dron non è casuale. Proprio i sistemi a basso costo, testati su larga scala nel conflitto in Ucraina, rappresentano oggi uno strumento difensivo e, al tempo stesso, un possibile vettore di attacco, esposto a tecniche come lo spoofing dei segnali di posizionamento satellitare, il jamming delle comunicazioni o la compromissione dei sistemi di controllo remoto.

Investire nella loro produzione significa quindi investire, in parallelo, nella capacità di proteggerli da queste stesse minacce, un equilibrio che l’Alleanza dovrà mantenere mano a mano che l’iniziativa entra nella fase operativa.

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