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L’illusione della sicurezza standard: taglia unica e unisex



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L’adozione di baseline di sicurezza rappresenta il punto di partenza per ogni strategia di protezione aziendale, ma sarebbe un grave errore applicarle come fossero ricette preconfezionate. La chiave del successo risiede nell’approccio: iniziare con baseline predefinite e framework consolidati, per poi metterli immediatamente in discussione

Pubblicato il 9 giu 2026

Fabrizio Saviano

CISO ANPS Milano



Baseline di sicurezza
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Le baseline di sicurezza rappresentano il punto di partenza fondamentale per ogni strategia di protezione aziendale, ma troppe organizzazioni le applicano come se fossero ricette preconfezionate: si apre, si scalda e si mangia senza considerare le proprie specificità.

È un errore che può costare caro, soprattutto in un panorama come quello attuale, dove gli attacchi informatici sono diventati la nuova normalità.

Ecco come fare in modo che baseline di sicurezza come la NIST SP 800-53 (cioè l’insieme di controlli minimi per un sistema informativo) non vengano trattate come un elenco rigido da seguire alla lettera, ma come una base di partenza da adattare e integrare[1].

L’imaging: quando la standardizzazione è la tua forza

Molte organizzazioni utilizzano l’imaging come baseline operativa: gli amministratori configurano un sistema con le impostazioni di sicurezza desiderate, lo catturano in formato “immagine” e poi la distribuiscono su tutti gli altri sistemi.

Questo approccio garantisce l’uniformità e lo stato sicuro iniziale, ma richiede processi di controllo continui per mantenere l’integrità nel tempo. Ad esempio, i Criteri di Gruppo di Microsoft (GPO) possono verificare periodicamente che i sistemi mantengano le impostazioni di baseline e possono riapplicarle automaticamente (il cosiddetto “enforcing”) se e quando è necessario.

Infatti, la sfida non è implementare la baseline iniziale, ma mantenerla nel tempo. Molte organizzazioni scoprono solo dopo un incidente di sicurezza che i loro sistemi si sono allontanati dalle configurazioni sicure originali, spesso a causa di modifiche non documentate o aggiornamenti che hanno alterato le impostazioni di sicurezza.

Scoping: eliminare il superfluo senza perdere l’essenziale

Lo scoping è il processo di revisione critica dei controlli di baseline per selezionare solo quelli applicabili alla propria situazione specifica. Ad esempio, non ha senso implementare un controllo per le sessioni simultanee se il sistema non permette l’accesso contemporaneo a più utenti.

Questo principio “Keep It Simple & Stupid” (per gli amici, KISS) non solo riduce la complessità operativa, ma concentra le risorse sui controlli che effettivamente proteggono l’organizzazione.

Durante il processo di scoping, ogni decisione di escludere un controllo deve essere documentata e giustificata. Questa documentazione diventa fondamentale durante gli audit e anche per dimostrare la conformità agli standard di settore come GDPR o PCI DSS agli ispettori delle authorities.

Tailoring: personalizzare senza compromettere

Il tailoring va oltre la semplice esclusione di controlli: modifica i controlli rimanenti in modo da allinearli alla mission organizzativa.

Se la baseline suggerisce di bloccare un account dopo cinque tentativi di password errata, il tailoring potrebbe ridurre questo valore a tre tentativi per un ambiente ad alta sicurezza, oppure potrebbe aumentarlo per un sistema dove la disponibilità è prioritaria rispetto alla sicurezza.

Questo processo include anche la selezione di controlli compensativi quando quelli standard non si applicano. Un ufficio remoto potrebbe non avere la sorveglianza fisica della sede centrale, ma può implementare controlli di accesso logico più stringenti o sistemi di monitoraggio remoto per compensare questa differenza.

Il paradosso della conformità: gli standard aiutano anche chi non è obbligato

Anche quando un’organizzazione non è tenuta a rispettare standard specifici per legge, può utilizzare framework ben progettati come il NIST o ISO 27001 in modo da avere una base di sicurezza solida senza dover reinventare la ruota.

Infatti, le organizzazioni governative americane seguono gli standard NIST come obbligo, mentre molte aziende private li adottano volontariamente proprio per sfruttarne la robustezza e completezza.

La chiave del successo risiede nell’approccio: è buona norma iniziare con baseline predefinite e framework consolidati, per poi metterli immediatamente in discussione.

Tutto quello che si ha non è mai tutto ciò di cui si ha bisogno e questa mentalità critica distingue le organizzazioni che subiscono gli attacchi da quelle che li prevengono.


[1] Il Manuale CISO Security Manager prepara alla certificazione CISSP e approfondisce metodologie pratiche per l’implementazione e la gestione di baseline di sicurezza personalizzate, fornendo gli strumenti per trasformare standard generici in protezione specifica per la propria realtà.

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