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CypherLoc, la nuova truffa dello schermo bloccato: cos’è e come difendersi



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CypherLoc è la nuova truffa dello schermo bloccato che combina tecniche di intrusione avanzate e una buona capacità di manipolazione psicologica per indurre le vittime a contattare servizi di assistenza tecnica fraudolenti e prendere il pieno controllo dei loro dispositivi. Ecco tutti i dettagli e come difendersi

Pubblicato il 27 mag 2026



CypherLoc
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È stata ribattezzata CypherLoc ed è la nuova truffa dello schermo bloccato che combina tecniche di intrusione avanzate e una buona capacità di manipolazione psicologica per indurre le vittime a contattare servizi di assistenza tecnica fraudolenti.

Si tratta, a tutti gli effetti, di uno scareware, una tipologia di attacco informatico che inganna gli utenti convincendoli che i loro dispositivi siano infetti, spingendoli a scaricare antivirus fasulli, pagare per proteggere i propri dati personali o, come in questo caso, chiamare servizi che si rivelano tutt’altro che funzionali alla sicurezza.

CypherLoc: come funziona l’attacco

Secondo quanto riportato dai ricercatori di Barracuda Research, CypherLoc è una truffa subdola e mirata che segue una pianificazione di attacco ben precisa.

Tutto comincia con un’e-mail di phishing che, attraverso un link contenuto nel testo o in un file allegato, spinge le vittime verso una pagina web malevola: apparentemente innocua, questa contiene un codice dannoso che si attiva solo al verificarsi di determinate condizioni, quando la “pagina supera una serie di controlli di integrità crittografica”, bypassa i sistemi di sicurezza o elude gli ambienti di analisi.

In questo caso, come segnalano i ricercatori, si avvia una modalità “a schermo intero che blocca il browser, visualizza messaggi di sicurezza allarmanti e invita l’utente a contattare immediatamente l’assistenza”, segnalandogli un chiaro problema di sistema.

Una volta avviato l’attacco, infatti, le vittime si ritrovano a non poter interagire in alcun modo con il browser e a essere bombardate da una serie di input che non fanno altro che alimentare la loro preoccupazione.

Tra questi, nello specifico, i ricercatori includono suoni di avviso che vengono riprodotti ogni volta che gli utenti tentano di cliccare sulla pagina e moduli di accesso progettati per costringerli a rimanere il più a lungo possibile sulla pagina bloccata, al fine di alimentare il senso di panico.

A questo punto, alle vittime non resta altro da fare che aggrapparsi all’unica soluzione offerta dal browser: un servizio di assistenza, il cui numero di telefono viene visualizzato in maniera chiara sullo schermo. Chiamando, gli utenti si mettono in contatto con operatori in carne e ossa, che si fingono personale di supporto Microsoft.

In realtà, come sottolineano i ricercatori di Barracuda Research, la chiamata permette ai malintenzionati di prendere il controllo del dispositivo delle vittime, accedendo in maniera indisturbata a dati e informazioni di ogni genere.

Una truffa ben orchestrata, che ha permesso ai criminali di mettere a segno oltre 2 milioni di attacchi fino a ora. Una cifra decisamente preoccupante per gli esperti di sicurezza informatica.

“CypherLoc dimostra quanto le frodi online stiano diventando sempre più sofisticate e psicologiche”, commenta Pierluigi Paganini, esperto di cyber security. “Non serve installare un malware quando basta bloccare il browser, mostrare falsi avvisi e spingere la vittima a chiamare un finto supporto tecnico. Il dato più allarmante è la diffusione: secondo Barracuda, da inizio 2026 sono già stati osservati circa 2.8 milioni di attacchi, un dato impressionante che ci dà una dimensione del fenomeno. Queste campagne funzionano perché sfruttano paura e urgenza, confermando che le tecniche di ingegneria sociale restano una delle minacce più efficaci e difficili da fermare”.

Come difendersi

Considerata la minaccia, cosa possono fare utenti e aziende per difendersi ed evitare di cadere nell’ennesima trappola dei criminali informatici?

“I team di sicurezza dovrebbero assicurarsi di disporre di solide protezioni anti-phishing, per i browser e per gli endpoint, in grado di rilevare e bloccare qualsiasi comportamento sospetto degli script. La formazione degli utenti è altrettanto importante, poiché gli avvisi di sicurezza legittimi non mostrano numeri di telefono, non bloccano i browser né richiedono un intervento immediato tramite finestre pop-up”, riferiscono gli esperti di Barracuda Research.

E, considerando il livello sempre più avanzato degli attacchi informatici, gli stessi ricercatori invitano le aziende a pensare di mettere in campo “strumenti di controllo che proteggano gli utenti, non solo i dispositivi”.

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