Prepararsi a proteggere l’azienda da un grave attacco informatico: consigli operativi - Cyber Security 360

LA GUIDA PRATICA

Prepararsi a proteggere l’azienda da un grave attacco informatico: consigli operativi

Le aziende sono sempre più consapevoli dei pericoli di un attacco informatico, ma devono investire realmente nella resilienza informatica per colmare le lacune in un ambiente aziendale in continua evoluzione. In questo senso, la competenza in materia di sicurezza informatica è vitale proteggere l’azienda da un grave attacco informatico. Ecco perché

02 Nov 2020
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Luigi De Vizzi

Sales Director Medium Business Dell Technologies, Italia

La crescita esponenziale dei dati e la trasformazione digitale di molte aziende aumenta la possibilità di subire un cyber attacco: proprio per questo motivo è importante saper gestire al meglio i rischi per essere pronti a proteggere l’azienda da un grave attacco informatico.

Il Global Risks Report 2020 del World Economic Forum classifica i cyber attacchi come il secondo rischio di maggiore preoccupazione per le imprese nel prossimo decennio. Lo scenario che abbiamo di fronte non è incoraggiante: gli strumenti e le tecniche di attacco diventano sempre più sofisticati e la frequenza dei cyber attacchi sempre più alta.

Inoltre, stiamo assistendo a una costante perdita di dati su larga scala e a una proliferazione di ransomware (solo nel 2019 è stato registrato un attacco ransomware ogni 14 secondi in tutto il mondo). Di fronte a tutto questo la pianificazione della resilienza aziendale è la chiave per la sopravvivenza del business.

Perché le medie imprese devono agire

Reagire in tempo reale a un attacco informatico porta a conseguenze quali la parziale o totale indisponibilità delle risorse aziendali.

La gestione del rischio richiede sia agilità, sia un allineamento meticoloso di tutta l’azienda e test continui per mantenere alta la consapevolezza delle persone; si tratta dunque di essere proattivi piuttosto che reattivi.

La resilienza informatica è più importante che mai affinché le aziende – anche quelle di piccole e medie dimensioni – possano valutare il rischio di essere attaccate, sia per mano di criminali sia come danno collaterale nella cyber-guerra.

Qualsiasi perdita di dati può distruggere le imprese impreparate, e l’attacco è solo una questione di “quando” e non di “se”. Il nostro Paese, come il resto del mondo, ha visto numerose aziende vittime di attacchi da parte dei cyber criminali.

Tra queste imprese non ci sono solo le multinazionali presenti in Italia e le grandi imprese ma sempre più spesso troviamo anche le piccole e medie imprese, spina dorsale dell’economia italiana. Si tratta di imprese potenzialmente più a rischio perchè spesso più impreparate e per cui le eventuali conseguenze di un attacco informatico possono rivelarsi ancora più dannose anche in considerazione delle ridotte risorse organizzative ed economiche di cui dispongono.

Negli ultimi anni, però, una maggiore consapevolezza dei rischi connessi ai cyber attacchi ha portato le imprese italiane, anche quelle di medie e piccole dimensioni, a prevedere un budget dedicato alla cyber security.

Questo è dovuto principalmente all’adeguamento normativo o alla spinta di esperienze negative (attacchi subiti in passato); in alcuni casi gli investimenti in sicurezza seguono, invece, la necessità di rispondere a nuove esigenze tecnologiche o di business.

Se è vero che le piccole e medie imprese italiane hanno iniziato ad investire sulla cyber security, è altrettanto vero che ancora oggi spesso sottovalutano la crescita dei rischi “interni” causata dall’utilizzo improprio degli strumenti da parte dei dipendenti e pochissime hanno avviato specifici programmi di formazione.

È il buon senso che guida molto spesso le scelte dell’azienda, mancando un approccio tecnologico definito. L’approccio alla sicurezza nelle Pmi è orientato prevalentemente all’identificazione e alla protezione delle criticità, molto meno alla rilevazione e alla risposta.

Inoltre, spesso le minacce ai sistemi arrivano dall’interno delle organizzazioni: tra queste rientrano le minacce intenzionali (sabotaggi); quelle non volute (errori dovuti a scarsa competenza oppure a sistemi di interfacciamento non chiari); quelle derivanti da malfunzionamenti o da non accurata integrazione tra le funzioni IT e business.

L’impressione è che, per quanto rispetto a qualche anno fa si registri tra le imprese italiane un’accresciuta volontà di gestire la sicurezza informatica, molta strada ancora deve essere fatta per una visione completa del presidio tecnologico e della compliance, non solo per reagire a potenziali attacchi ma per essere in grado di agire proattivamente.

Sviluppare tecniche di prevenzione nei confronti di attacchi informatici comporta impegno in termini economici e temporali, ma il risultato sarà un ecosistema solido e sicuro, capace di difendersi in modo efficace, e di cui un’azienda potrà sicuramente beneficiare in tempi in cui gli attacchi cyber sono sempre più diffusi.

La difesa contro la perdita catastrofica di dati

La difesa di un’azienda di medie dimensioni dallo scenario peggiore – la perdita di dati mission-critical – richiede competenze in materia di sicurezza informatica e un approccio olistico alla resilienza.

La consapevolezza deve essere costruita in tutta l’azienda perché questo non è solo un problema tecnico. La sinergia tra tecnologia e processi aziendali permette infatti di raggiunge la vera resilienza. Affidarsi ai cyber esperti in materia di pianificazione e implementazione aiuterà le aziende a identificare le applicazioni chiave, i tempi di recupero e gli obiettivi.

Ogni organizzazione dell’azienda deve capire dove si trovano sia i dati sia i servizi più sensibili e il livello di rischio. Per comprendere il livello di rischio è necessario un approccio agile, perché il rischio cambia insieme al panorama aziendale. Per questo motivo, il monitoraggio e l’analisi continuativi del panorama interno sono essenziali per comprendere questi cambiamenti e il loro impatto.

Proteggere l’intero portafoglio di attività non è facile, soprattutto perché quest’ultimo si espande. Ma ogni azienda deve capire qual è il suo DNA dal momento che questo rappresenta il 10-15 % dei dati critici che devono essere protetti a tutti i costi. Questa è la linfa vitale di un’organizzazione e, in caso di un attacco informatico, è la differenza tra la sua vita e la sua morte.

È fondamentale questo passaggio per il proseguimento del business e deve essere deciso con una visione olistica. Per alcuni, questa decisione può spesso portare alla paralisi per il desiderio di salvare tutto. Allo stesso modo in cui noi salveremmo solo i nostri beni più essenziali da una casa in fiamme, le aziende devono capire quali sono i loro dati più preziosi in modo che possano essere protetti e utilizzati per recuperare l’attività in seguito.

La buona notizia è che questo processo può essere semplificato grazie a servizi di protezione dei dati e di cyber security che consentono alle organizzazioni di stabilire flussi di lavoro automatizzati orientati alle policy per spostare i dati aziendali critici in un ambiente isolato e bloccarli in meno di cinque fasi. Si tratta di cyber-vault, la protezione definitiva del DNA di un’azienda. In caso di attacco, questi dati aiuteranno le aziende a riprendere l’attività.

Quando si risponde a incidenti informatici e si lavora per riportare online i sistemi e i dati critici, l’accuratezza e la semplicità sono fondamentali. Inoltre, un piano di recupero informatico deve essere completamente integrato all’interno dell’azienda e allineato alla sua strategia di cloud nei cinque anni successivi.

Le aziende sono sempre più consapevoli dei pericoli di un attacco informatico, ma devono investire realmente nella resilienza informatica per colmare le lacune in un ambiente aziendale in continua evoluzione – e la competenza in materia di sicurezza informatica è vitale.

Il tempo stringe e anche le medie imprese devono essere preparate per affrontare le sfide della cyber sicurezza.

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