Protocollo RDP, perché è ancora un problema di cyber security: come approntare una difesa - Cyber Security 360

LA GUIDA PRATICA

Protocollo RDP, perché è ancora un problema di cyber security: come approntare una difesa

Adottare una politica di sicurezza per proteggere il protocollo RDP significa semplicemente assicurarsi che sia ben configurato e distribuito con attenzione in modo che i criminal hacker non abbiano nulla da “sfruttare” per portare a termine i loro attacchi. Ecco le best practice da seguire

31 Mag 2021
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Pierguido Iezzi

Swascan Cybersecurity Strategy Director e Co Founder

Il protocollo RDP (Remote Desktop Protocol) di Microsoft, già obiettivo comune per i criminal hacker in passato, è diventato ancora più pesantemente preso di mira. Secondo una ricerca di ESET, gli attacchi RDP di Windows sono aumentati di oltre il 700% nel 2020.

Una riprova del fatto di quanto il protocollo sia un bersaglio di prim’ordine. Il malware Trickbot, ad esempio, ora include scanner RDP per cercare le porte aperte e gli attacchi DDoS (Distributed Denial-of-Service) hanno usato l’RDP come un modo per amplificare il loro impatto.

Protocollo RDP: il perché dell’impennata di attacchi

La colpa, neanche a dirlo, dell’aumento degli attacchi tramite RDP è strettamente legata al coronavirus e all’escalation del cyber crimine che ne ha fatto seguito.

È una storia già sentita: i dipendenti che si spostano dai loro uffici alle loro case in un breve lasso di tempo, la mancanza di tempo per riconfigurare le reti domestiche e gli endpoint: il copione lo conosciamo.

Sapendo questo, i criminal hacker ne hanno approfittato e hanno attaccato gli endpoint remoti per entrare nelle reti aziendali.

Motivo per cui gli attacchi ransomware via RDP sono in aumento e spesso mirati alle piccole e medie imprese.

Ad essere onesti, il problema qui non è l’RDP in sé. Questo è un protocollo molto utile e ricco di funzioni. Il problema è la superficie di attacco creata dalla posizione del servizio di desktop remoto all’interno del sistema operativo.

Il modus operandi negli attacchi al protocollo RDP

Microsoft ha introdotto il Remote Desktop Protocol nel 1996. Ogni sistema Windows dalla versione XP in poi usa l’RDP per la connessione remota. Man mano che i dipendenti diventavano “mobili” e lavoravano da luoghi diversi, c’era la necessità di accedere ai server aziendali e alle postazioni di lavoro da posti sempre più “lontani”.

Per ovviare al problema sono emerse due tecnologie: VPN e RDP. Ma l’RDP è la scelta più popolare tra gli utenti perché è integrata in Windows e offre più controllo dell’host. Un client RDP in esecuzione sul portatile o desktop dell’utente (client) comunica con il componente RDP sul server (host). E la comunicazione tra i due è criptata.

Da quando RDP è stato introdotto, i criminali informatici hanno cercato di entrare nelle macchine attraverso questo protocollo – lanciando effettivamente un attacco RDP a Windows.

Oggi, i criminal hacker stanno usando gli attacchi RDP per distribuire ransomware e per bloccare i sistemi, paralizzando gravemente le aziende.

Fanno questo andando a “cercare” porte RDP aperte.

Le porte di accesso usate per attaccare il protocollo RDP

Di cosa si tratta?

Un computer ha porte hardware e software per comunicare con altri dispositivi e servizi. Le porte hardware sono più facili da capire perché sono fisiche.

Guardate i lati del vostro portatile e vedrete diverse porte hardware per collegare dispositivi – porte USB, porte HDMI, le legacy VGA e Firewire (Apple); porta Ethernet (rete), porta display, connettore Lightning (Apple), Thunderbolt (Apple), la porta di alimentazione e via dicendo.

Le porte software sono canali logici per i servizi sulle reti. Per esempio, si accede ai siti web attraverso la porta 8080 (HTTP), il trasferimento di file è la porta 20 o 21, e inviare e-mail è la porta 25 (SMTP). Questi sono definiti da protocolli di comunicazione che sono seguiti dall’industria come http, FTP, TCP/IP, e SMTP.

Ci sono migliaia di servizi a cui accedere sulle reti – stampa, FTP/trasferimento di file, condivisione di file, accesso remoto e così via.

Ci sono anche porte per l’accesso remoto, e spesso queste porte non sono protette e sono aperte a chiunque.

I criminal hacker scansionano i dispositivi collegati alla ricerca di porte aperte, e una volta che le trovano, possono accedere agli endpoint.

Gli endpoint sono collegati alla rete aziendale tramite TCP/IP e altri protocolli. Quindi una volta che l’aggressore entra nel nostro endpoint connesso (laptop, tablet, telefono) – può facilmente entrare nella rete corrispondente e distribuire malware come il ransomware.

Come approntare una difesa

Le porte hanno numeri predefiniti. Mantenere la porta RDP a 3389 (default) è di fatto un autogoal. Quindi, se abbiamo intenzione di aprire le porte RDP per l’accesso a Internet, la prima cosa da fare è cambiare il numero di porta predefinito da 3389 a un numero superiore a 10mila.

Oppure, se vogliamo continuare a usare la porta 3389, assicuriamoci quantomeno che la porta stessa sia chiusa dopo una sessione di accesso remoto.

I criminal hacker, come accennato, usano software di scansione delle porte per determinare quali porte sono aperte sul sistema preso di mira. Ma allo stesso modo possiamo usare questi software per vedere tutte le porte aperte sul nostro sistema e chiuderle.

Ma la prima cosa da fare è cambiare il numero di porta predefinito per RDP.

Altri metodi di difesa

Per consentire a un utente di operare su una macchina in remoto, l’RDP richiede privilegi di livello amministratore. Se un attaccante dovesse sfruttare una vulnerabilità ed eseguire codice arbitrario, quel codice erediterà quei privilegi.

Un attacco riuscito contro un accesso privilegiato può essere catastrofico principalmente a causa dei privilegi che l’attaccante guadagna una volta che controlla quel servizio.

Due delle vulnerabilità trovate nel 2019, popolarmente note come BlueKeep e DejaBlue, possono essere sfruttate per fare proprio questo sui server Windows. Ciò può comportare l’introduzione di malware, l’avvio di un attacco ransomware e consentire ai criminal hacker di muoversi lateralmente attraverso la rete e infiltrarsi in altri computer.

Essendo un servizio privilegiato, l’RDP dovrebbe sempre essere attentamente sorvegliato e mai esposto pubblicamente. Invece, tutti gli accessi dovrebbero avvenire attraverso un servizio completamente indipendente, uno con controlli stretti e privilegi limitati in modo che un attacco di successo non possa portare ad ottenere lo status di amministratore.

L’importanza delle politiche di patching

Per questo motivo un sistema non dovrebbe mai rimanere senza patch. Le ragioni sono basilari e abbondantemente chiare: il software più vecchio e senza patch possiede vulnerabilità note.

Detto questo, la principale preoccupazione dei CISO per quanto riguarda l’accesso remoto dovrebbe essere la vulnerabilità sconosciuta. Quando emerge una nuova vulnerabilità, non è sempre possibile applicare una patch al sistema prima che la vulnerabilità cominci ad essere sfruttata.

Quando i criminal hacker sfruttano una vulnerabilità, eseguono un’azione che il modello di sicurezza di un software dovrebbe altrimenti negare.

Per questo è importante vengano stabiliti dei confini che possono essere applicati indipendentemente attraverso strati di servizi di protezione, limitando i privilegi solo a ciò che è essenziale per il funzionamento.

Rispettivamente, questi sono conosciuti come difesa in profondità e il principio del minimo privilegio.

Una corretta gestione dell’autenticazione e dell’autorizzazione

L’autenticazione e l’autorizzazione non dovrebbero essere solo una parte della connessione con l’RDP, ma dovrebbero essere precondizioni soddisfatte prima che l’RDP sia disponibile.

A tal fine, un gateway desktop remoto dovrebbe essere l’unica via d’accesso e dovrebbe essere posizionato davanti a l’RDP. Il gateway dovrebbe fornire l’accesso solo ai desktop remoti assegnati a utenti specifici, e dovrebbe operare con privilegi limitati per garantire che un attaccante non possa ottenere direttamente il controllo amministrativo se il gateway è compromesso.

Le reti private virtuali (VPN) sono state un approccio popolare per superare questi ostacoli. Sfortunatamente, hanno la reputazione di essere lente e difficili da usare, e l’implementazione di una soluzione così generica come una VPN può aprire l’accesso a più della rete privata di cui ogni utente ha bisogno.

Con così tanti dipendenti che probabilmente rimarranno remoti dopo la pandemia, le VPN non sono in grado di fornire una soluzione fattibile per proteggere l’RDP a livello aziendale.

Dopo aver distribuito il gateway, è consigliabile, quindi bloccare il firewall di rete in modo che il gateway sia l’unico mezzo per accedere a l’RDP dall’esterno della rete. Allo stesso modo, i computer sulla rete dovrebbero essere bloccati in modo da permettere l’accesso a RDP solo attraverso il gateway. Isolando i desktop remoti a livello di rete, un singolo computer violato non mette in pericolo tutti i computer.

Conclusioni

Proteggere l’RDP è semplicemente una questione di assicurarsi che sia distribuito con attenzione in modo che i criminal hacker non abbiano nulla da sfruttare.

Mettere i servizi RDP dietro un gateway sicuro, applicare le patch in modo tempestivo e seguire le best practice sono una soluzione a lungo termine per mantenere sicuro questo delicato protocollo.

Non abbassiamo la guardia.

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