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L’insicurezza cyber delle buone intenzioni



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Non è certo facile entrare nel mondo della sicurezza cyber, ma limitarsi alle sole policy senza poi badare all’attuazione efficace delle stesse comporta un distacco fra piano formale e operativo. Con buona pace di ogni buona o ottima intenzione, pur rappresentata e dichiarata

Pubblicato il 21 ago 2026

Stefano Gazzella

Data Protection Officer, Giornalista



Sicurezza cyber: l'insicurezza delle buone intenzioni
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Il mondo della sicurezza cyber è decisamente complesso, ma spesso viene affrontato con eccessive pretese di semplificazione. Che si traducono in roboanti buzzword, o security-by-slides, in cui l’elemento di progettazione più attenzionato è l’armocromia della presentazione di una qualche salvifica “soluzione” di sicurezza che sembrerebbe far tutto da sé. Dettare delle buone intenzioni o formalizzarle su carta illudendosi che una policy possa salvare il mondo – o una porzione cyber e più limitata dello stesso – è un sogno allucinatorio.

Ma quando non si rende il giusto tributo alla complessità si incorre in allucinazioni ben peggiori di quelle di chi sogna pecore elettriche, incorrendo in paradossi o scivolando sull’euristica di qualche confortevole bias portando a veri e propri epic fail. La sicurezza cyber parte sì da buone intenzioni, ma poi servono ulteriori passaggi quali il riconoscimento, l’impegno, un riesame periodico e così vita. Un cammino ben più lungo ed impervio di quel sentiero che per Milton si snoda verso la luce.

Dalla paper compliance alla paper security

Molto spesso c’è una diluizione di questi buoni intenti a un livello quasi omeopatico, per cui sopravvivono prassi spesso poste fuori sistema, con buona pace del signor Deming che tanto si era speso per evitare tutto questo. Si dice che fra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare, ma in alcuni casi c’è una mancata formalizzazione delle prassi in procedure che è e rimane un problema rilevante in quanto c’è un gap fra documentazione formale e assetti operativi. In breve: paper compliance. La quale, in ambito di sicurezza, diventa la pericolosa paper security che non servirà a fronteggiare le nuove minacce emergenti che continuano ad approfittare proprio dell’inadeguata traduzione operativa delle buone intenzioni rappresentate su carta.

Tutti questi intenti, alla pari di un origami, possono rappresentare dei buoni auspici che però devono essere realizzabili e realizzati. O al più utili per qualche plot twist, come quello dell’unicorno in Blade Runner.

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