CYBERSECURITY E AI

Mythos e Chronos, la corsa contro il tempo di Anthropic e le domande senza risposta



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Un modello troppo capace per essere rilasciato al pubblico. Questo è Mythos, del quale si sa quel poco che basta per alimentare dubbi, legati anche alla corsa contro il tempo di Anthropic per sbarcare in borsa. Anche unendo i punti, i quesiti rimangono irrisolti

Pubblicato il 12 ago 2026

Giuditta Mosca

Giornalista, esperta di tecnologia



Quando si parla di Claude Mythos è difficile stabilire con chiarezza il confine tra marketing e tecnologia. Almeno per ora; Il blocco di Claude Mythos: le implicazioni per le aziende italiane ed europee
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Claude Mythos è una famiglia di modelli di frontiera che Anthropic considera tanto potente in ambiti quali la cybersecurity e la ricerca biologica da non potere essere resa liberamente disponibile.

Parafrasando, Mythos rappresenta la linea di modelli che Anthropic colloca oltre il normale utilizzo consumer.

Secondo l’azienda, Mythos è in grado di individuare vulnerabilità software critiche su larga scala e di supportare attività di ricerca avanzata nei settori delle scienze della vita.

Per questo motivo viene distribuito solo a organizzazioni selezionate attraverso programmi di accesso graduale e controllato come Project Glasswing.

Cosa sappia fare Mythos è tema di discussione, capire perché dietro a questi modelli si nasconda tanto mistero ci riconduce anche a Chronos, al tempo che scorre e che rende sempre più vicino il giorno in cui Anthropic sarà quotata in borsa.

Contestualizzare quanto sta accadendo aiuta a prendere le misure con ciò che è reale e ciò che è confinato a una visione non sempre ponderata e che forse, dipende più dal marketing che dalla tecnologia.

Claude Mythos, quello che sappiamo

Ciò che sappiamo è poco e frammentato. Puntini che possono essere uniti a matita e che, tuttavia, non risolvono completamente i tanti interrogativi che parlano della reale efficacia dei modelli Mythos, della solidità dei motivi per i quali Anthropic li gestisce con il contagocce, della dipendenza da un’azienda americana e dell’Ipo, l’offerta pubblica di acquisto che si dovrebbe completare entro la fine del 2026.

La caratteristica che ha attirato l’attenzione è proprio la (fino a oggi presunta) efficacia di Mythos nella ricerca di falle software che ne fa uno strumento potente sia per il cyber crimine sia per chi si occupa di difesa.

Mythos avrebbe identificato migliaia di vulnerabilità, comprese falle ad alta criticità in sistemi molto diffusi. Questo, almeno, è quanto dice Anthropic, l’oste che sponsorizza le qualità del proprio vino.

Incollare i pezzi serve a poco

Al di là delle indiscrezioni e del marketing involontario generato dal leak dello scorso mese di marzo, ciò che emerge dalle testimonianze di chi ha avuto accesso a Claude Mythos è soprattutto un salto significativo nelle capacità di cybersecurity e di analisi del codice.

Il leak ha contribuito a intorbidire le acque perché è si è trattato di un episodio ingiustamente enfatizzato. Non sono trapelati i pesi del modello così come non è trapelato l’accesso alle API di Mythos. Sono circolati documenti interni, materiale preparatorio e alcuni benchmark e ciò significa che non c’è stato alcun leak del modello vero e proprio.

Anthropic stessa ha definito Mythos come un modello che rappresenta uno “step change” rispetto alla generazione precedente e il più potente mai sviluppato dall’azienda. Qualcosa di molto simile all’annuncio che ha accompagnato Claude Opus 4.8, rilasciato alla fine del mese di maggio del 2026.

I partner coinvolti nel programma ristretto Project Glasswing lo hanno utilizzato principalmente per attività di difesa informatica, individuazione di vulnerabilità software e revisione di grandi basi di codice.

Le informazioni trapelate indicano che il modello sarebbe stato in grado di identificare migliaia di vulnerabilità, comprese falle zero-day, mentre alcuni report interni e studi successivi suggeriscono prestazioni superiori ai precedenti modelli Claude nei compiti di ragionamento agentivo e nella ricerca automatizzata di bug.

Tuttavia, molte delle affermazioni più sensazionalistiche – come la presunta capacità di “hackerare qualsiasi sistema”, l’autonomia operativa quasi totale o il superamento netto di tutti i concorrenti – non risultano pubblicamente verificabili.

A oggi, le evidenze più solide mostrano un modello particolarmente avanzato nella sicurezza informatica e nella programmazione, ma non consentono di confermare molte delle narrazioni diffuse dopo il leak le quali, fino a prova contraria, restano fantascientifiche.

Un paper di Anthropic mostra che il modello è stato effettivamente testato come agente autonomo in scenari di ricerca e sviluppo, sappiamo che non si tratta semplicemente di un chatbot tradizionale. Ma tutto ciò è comunque poco.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche della testata americana TechCrunch stando alle discussioni non verificate all’interno della comunità che sostiene di aver avuto accesso a una versione del modello, Mythos sarebbe stato utilizzato in contesti di analisi della sicurezza del software, sia proprietario sia Open source, con l’obiettivo di individuare potenziali vulnerabilità.

Sempre secondo queste fonti, il sistema avrebbe segnalato un numero molto elevato di possibili vulnerabilità, nell’ordine delle migliaia, includendo casi classificati come critici e, in alcune ricostruzioni, riferibili a codice legacy risalente a diversi anni o decenni fa.

Queste affermazioni non risultano confermate in modo indipendente né validate ufficialmente da Anthropic.

Non c’è prova che Mythos è in grado di hackerare qualsiasi sistema, che è in grado di compromettere infrastrutture critiche senza l’intervento umano, non c’è prova che sappia scrivere exploit funzionanti né che sia in grado di operare in modo autonomo per settimane.

Alla luce delle scarne informazioni rese pubbliche da fonti autorevoli, non è per forza di cose vero che Mythos rappresenti in qualche modo una forma embrionale di Intelligenza artificiale generale (AGI) specializzata nella guerra informatica.

Il dubbio principale

Le IA sono già impiegate dai criminal hacker per sferrare attacchi e dalle aziende per aumentare la propria resilienza e questa teoria, molto discussa negli ambienti della cybersecurity, è perfettibile, perché il punto della questione è altrove.

Mythos non sposta di una virgola il fatto che attaccanti e difensori usano già l’intelligenza artificiale. Quello che potrebbe cambiare sono la qualità e la profondità delle capacità disponibili.

In teoria un modello come Mythos potrebbe rafforzare enormemente la difesa informatica, perché consentirebbe alle aziende di individuare e correggere vulnerabilità a una velocità molto superiore rispetto a oggi.

Un sistema capace di analizzare milioni di righe di codice, simulare scenari di attacco e proporre correzioni potrebbe ridurre drasticamente il numero di falle presenti nei software e nelle infrastrutture critiche. Da questo punto di vista Mythos rappresenterebbe uno strumento di difesa molto potente.

Anche in questo caso c’è una doppia lettura: le stesse capacità possono essere utilizzate anche dall’altra parte. Se un modello è in grado di trovare vulnerabilità in modo più efficace, allora può essere impiegato anche per cercare nuovi punti di ingresso nei sistemi.

In questo scenario il vantaggio competitivo degli attaccanti aumenta perché il costo della ricerca delle vulnerabilità diminuisce. Attività che oggi richiedono settimane o mesi di lavoro specializzato potrebbero essere accelerate in modo più che sensibile.

È questo il motivo per cui molti osservatori parlano di tecnologia “dual use“, cioè utile sia alla difesa sia ai cyber criminali.

La vera domanda non è quindi se Mythos possa essere usato dai criminali, perché qualunque tecnologia avanzata può esserlo.

La domanda deve aiutare a comprendere chi trae maggiore vantaggio dall’aumento di capacità.

Alcuni ricercatori – come scrive il Wall Street Journalsostengono che la difesa può beneficiarne di più, perché una grande organizzazione può utilizzare il modello per rafforzare contemporaneamente migliaia di sistemi.

Altri fanno notare che la difesa resta intrinsecamente più difficile dell’attacco: per proteggere un’infrastruttura bisogna chiudere quasi tutte le vulnerabilità, mentre per comprometterla può bastarne una sola.

Da questa prospettiva, un modello che si distingue nella scoperta delle falle potrebbe favorire gli attaccanti più di quanto favorisca i difensori.

C’è poi un’altra considerazione che spesso viene trascurata. Diversi esperti ritengono che concentrarsi esclusivamente su Mythos sia fuorviante.

I Claude Mythos del futuro

Se davvero esiste un salto tecnologico di questo tipo, è improbabile che resti esclusivo di Anthropic per molto tempo.

In altre parole, il problema potrebbe non essere il rilascio di Mythos, ma il fatto che modelli con capacità simili potrebbero arrivare presto anche da altri laboratori.

In quel caso il riequilibrio tra attacco e difesa diventerebbe un fenomeno strutturale e non più legato a un singolo prodotto.

Queste profonde visioni divergenti non aiutano a fare chiarezza. Mythos, per il momento almeno, mantiene quell’alone mitologico che lo ammanta fino dai suoi albori.

Mythos può essere usato per sferrare attacchi anche da chi non ha esperienze maturate nel corso degli anni. Ineccepibile e qui abbiamo approfondito l’argomento.

Un’AI senza freni può aiutare gli attaccanti e può aiutare di più chi si occupa di difesa. Trova falle, segnala comportamenti anomali e prepara risposte rapide agli attacchi.

La distribuzione controllata di Mythos ha senso, certo, ma sfugge il senso di tutta la retorica e delle supposizioni che si sono sviluppate attorno a un modello del quale si sa, in definitiva, molto poco.

Antrophic e Chronos, la corsa verso l’Ipo

Al di là di ogni malignità, è impossibile non pensare al fatto che il primo giugno 2026 Anthropic ha annunciato di aver presentato alla SEC (l’autorità di vigilanza statunitense) la documentazione preliminare per una IPO. Questo non significa che la quotazione sia imminente, vuole dire che la società sta preparando il terreno per diventare pubblica.

Anche in questo caso, unendo i puntini, sappiamo che il Ceo di Anthropic Dario Amodei, lo scorso 6 giugno, ha chiesto una pausa globale nello sviluppo dei modelli AI ma, noncurante delle sue stesse affermazioni, tre giorni dopo ha annunciato Mythos 5 e Fable 5.

Mythos 5 è una versione del modello Mythos utilizzabile da partner fidati, mentre Fable 5 è una versione pubblica con forti limitazioni di sicurezza.

Tutto ciò fa nascere il sospetto che spacciare per pericolosa una famiglia o un modello IA coincida a dare lustro all’azienda sviluppatrice.

Il richiamo alla responsabilità condivisa – il motivo alla base della richiesta di una pausa concordata tra tutti i palyer – conferisce ad Anthropic il velo dell’azienda responsabile e attenta.

Le strabilianti facoltà di Mythos, per il momento almeno, le ha raccontate in modo frammentato soltanto Anthropic, ossia l’azienda che ha tutto l’interesse a enfatizzarne le capacità, un toccasana per la quotazione in borsa che non coincide soltanto con la raccolta di capitali di cui Anthropic (e i competitor) hanno bisogno, ma consente di infliggere un colpo a OpenAI, altrettanto interessata ad approdare a Wall Street.

Secondo Reuters, chi arriva prima può influenzare il modo in cui la borsa valuterà le aziende che producono modelli AI e, non di meno, si ricava una corsia preferenziale prima che il mercato venga saturato dalle IPO delle aziende concorrenti.

Stabilire se Mythos è più tecnologia o marketing è difficile.

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