La privacy aziendale è diventata un tema centrale per imprese e istituzioni, non solo per la sua dimensione giuridica, ma soprattutto per l’impatto economico e reputazionale che può avere.
Le violazioni dei dati personali non rappresentano più episodi marginali ma fattori capaci di determinare crisi profonde nella gestione e nella fiducia verso un’organizzazione.
A chiarire la portata del fenomeno è l’episodio del podcast Pillole di Cybersicurezza by SHOT, condotto da Lina Novetti, responsabile della divisione Cybersecurity Awareness di SHOT, che ha approfondito le implicazioni storiche, normative ed economiche della tutela dei dati personali per le imprese.
Indice degli argomenti
Dalle origini giuridiche al digitale
Il concetto di privacy affonda le proprie radici nel 1890, quando gli avvocati americani Samuel D. Warren e Louis Brandeis definirono il diritto alla riservatezza come «il diritto di essere lasciati soli». La riflessione nacque in seguito a un episodio di esposizione indebita della vita privata della famiglia Warren da parte di un giornale di Boston.
Con l’avvento del digitale, il termine ha assunto sfumature più ampie, includendo segretezza, intimità e protezione dei dati personali. Novetti ha sottolineato che «la circolazione delle informazioni personali è aumentata esponenzialmente, comportando rischi significativi di violazione dei dati personali».
Privacy e protezione dei dati personali
È importante distinguere tra il diritto alla privacy e la protezione dei dati personali. Il primo riguarda lo spazio riservato della vita privata che gli estranei non possono oltrepassare.
Il secondo si riferisce all’insieme di regole e misure che disciplinano il trattamento delle informazioni in grado di identificare direttamente o indirettamente una persona fisica.
Si tratta di una differenza non solo teorica, ma decisiva per la gestione corretta dei processi aziendali, perché regola le responsabilità e le misure da adottare in conformità con normative come il GDPR (General Data Protection Regulation o Regolamento generale sulla protezione dei dati dell’Unione europea, entrato in vigore il 25 maggio 2018).
Il peso economico delle violazioni
Secondo i dati illustrati nell’episodio, le sanzioni comminate in Europa per violazioni del GDPR ammontano a 4,2 miliardi di euro complessivi. L’Italia si colloca al terzo posto con multe per 197 milioni di euro, dietro all’Irlanda con 2,8 miliardi e al Lussemburgo con 746 milioni.
Le autorità di questi due Paesi, che ospitano numerosi headquarter di big tech, hanno avviato indagini severe, contribuendo al primato europeo in termini di sanzioni.
Le multe, tuttavia, rappresentano solo una parte del problema. Gli impatti economici reali includono tre dimensioni principali: i danni reputazionali, che secondo ricerche citate da Novetti portano il 60% dei consumatori europei ad abbandonare un’azienda dopo una violazione dei propri dati personali; l’aumento dei costi operativi, cresciuti del 15% negli ultimi cinque anni, legati ad attività come analisi forense, notifiche, assistenza legale e azioni correttive; e infine i risarcimenti per danni materiali e morali.
In Italia, l’impatto economico delle violazioni è cresciuto del 32% solo nell’ultimo biennio, con un trend simile anche nel resto d’Europa, dove i settori sanitario, finanziario e retail hanno registrato i picchi maggiori.
Comportamenti illegali e pratiche scorrette
Non tutte le criticità in materia di privacy aziendale derivano da violazioni conclamate. La normativa distingue chiaramente tra comportamenti illegali e pratiche scorrette.
Tra i comportamenti illeciti, disciplinati dall’articolo 167 del Codice Privacy, rientra il trattamento illecito dei dati personali, punito anche con sanzioni penali e reclusione. A questo si aggiunge la comunicazione o diffusione illecita di dati personali, anch’essa considerata reato perseguibile.
Accanto a queste condotte, esistono pratiche che non integrano necessariamente un illecito, ma che espongono le aziende a rischi reputazionali e a possibili sanzioni amministrative.
Novetti cita come esempi la raccolta di un numero eccessivo di dati rispetto alle finalità dichiarate, la conservazione prolungata oltre il necessario e l’utilizzo di privacy policy poco trasparenti.
Data breach e incidenti di sicurezza
Un altro aspetto centrale è la distinzione tra data breach e incidente di sicurezza. Come spiegato nel podcast, «tutte le violazioni di dati personali sono incidenti di sicurezza, ma non tutti gli incidenti di sicurezza costituiscono un data breach».
Nel caso di una violazione che rientra nella definizione di data breach, la normativa prevede l’obbligo di notifica all’autorità garante entro 72 ore.
L’attenzione si estende anche al mondo dei social media. La pubblicazione di foto o video di terzi senza consenso, la diffusione di conversazioni private o di dati sensibili rappresentano esempi concreti di violazioni perseguibili.
Il ruolo della formazione e della cultura aziendale
Novetti ha richiamato l’importanza della formazione dei dipendenti nella gestione della privacy aziendale.
La condivisione inconsapevole di dati sui social network o in contesti professionali può generare conseguenze rilevanti.
La stessa conduttrice ha raccontato di un errore personale nella creazione di una lista di nominativi per la diffusione di informazioni sui podcast, sottolineando come anche figure esperte possano incorrere in leggerezze. «Questo per dire che tutti possono sbagliare», ha osservato, ribadendo la necessità di processi strutturati e di una cultura aziendale orientata alla protezione dei dati.
Un elemento chiave emerso dall’episodio è che la cyber sicurezza non può più essere considerata un mero centro di costo. Secondo Novetti, «adottare una protezione proattiva può fare la differenza tra operatività continua e una crisi potenzialmente devastante per il business».
La privacy aziendale come leva di fiducia
Il podcast mette in evidenza come la privacy aziendale sia oggi un fattore cruciale per la fiducia degli utenti e la stabilità delle imprese.
La distinzione tra gestione legale e pratiche scorrette, l’analisi degli impatti economici e la centralità della formazione delineano un quadro chiaro: la tutela dei dati personali non è soltanto un obbligo normativo, ma un investimento nella continuità e nella credibilità di ogni organizzazione.














