L’Unione europea intende collegare per la prima volta la Groenlandia al proprio territorio tramite un cavo sottomarino sovrano e sicuro, primo tassello di una dorsale artica destinata, nelle intenzioni di Bruxelles, a unire l’Europa al Giappone e alla Corea del Sud passando per il Canada.
Il progetto è contenuto nella nuova strategia per l’Artico presentata il 20 ottobre 2026 dalla Commissione europea e dall’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in una fase in cui, secondo le stesse istituzioni europee, la crescente presenza e le ambizioni di Russia e Cina stanno trasformando la regione in un fronte della competizione globale.
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Cavi sottomarini: il nuovo terreno di competizione globale fra Ue e Russia e Cina
Il tema riguarda da vicino la sicurezza informatica e la resilienza delle infrastrutture critiche, perché i cavi sottomarini trasportano il 99 per cento del traffico internet intercontinentale e gli incidenti registrati negli ultimi anni, in particolare nel Mar Baltico, hanno spinto l’Unione a dotarsi di un piano dedicato alla loro protezione.
A conferma del fatto che la connettività rappresenta una componente della sicurezza e dell’autonomia strategica del continente.
Il passaggio centrale del documento è esplicito. Nei prossimi anni, si legge nella comunicazione congiunta, l’Unione collegherà la Groenlandia con un cavo sottomarino sovrano e sicuro, nell’ambito di un concetto più ampio denominato Pan-Arctic Cable, che prevede in una fase successiva l’estensione verso il Canada e, da lì, verso il Giappone, con cui l’Unione ha già sottoscritto un memorandum di cooperazione sui cavi sottomarini, nel quadro del partenariato digitale.
Il documento ricorda, inoltre, che lungo la costa occidentale groenlandese è in corso la posa di un nuovo cavo destinato a migliorare la connettività delle comunità locali e che per l’intero percorso sono in corso studi di fattibilità.
Sul piano finanziario, la Commissione richiama i 107 milioni di euro già investiti attraverso la componente digitale del Connecting Europe Facility per la connettività sicura della Groenlandia e per la visione pan-artica, a cui si aggiunge un pacchetto Global Gateway da 200 milioni di euro per il biennio 2026-2027 che comprende anche investimenti nella connettività digitale e satellitare.
La portata dell’iniziativa: l’attuale assetto delle comunicazioni groenlandesi
Il primo cavo sottomarino dell’isola, Greenland Connect, è entrato in funzione nel marzo 2009 e si estende per circa 5.400 chilometri, partendo da Terranova, in Canada, per raggiungere Nuuk e proseguire poi verso Qaqortoq e l’Islanda.
A questo si affianca Greenland Connect North, che collega la capitale ad Aasiaat attraverso Maniitsoq e Sisimiut.
Lo stesso operatore nazionale Tusass, la società pubblica groenlandese delle telecomunicazioni, sottolinea che i cavi esistenti hanno superato i dieci anni di esercizio e che sono allo studio nuovi collegamenti ridondanti lungo la costa occidentale per rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento.
In un territorio servito da un numero ridotto di dorsali, la ridondanza dei percorsi diventa un requisito di continuità operativa prima ancora che una scelta politica, perché consente di mantenere attivi i collegamenti anche quando una delle infrastrutture esistenti subisce un guasto.
Lo scenario europeo
Da alcuni anni la Commissione sostiene il progetto Northern EU Gateways, che ha individuato in una visione al 2030 i nuovi sistemi di cavi sottomarini e terrestri necessari a rafforzare la connettività dell’Unione verso nord e verso i Paesi terzi.
In questo quadro il Connecting Europe Facility ha finanziato con 42 milioni di euro, in tre bandi successivi, lo sviluppo del sistema Far North Fiber, mentre Tusass ha ottenuto 54,7 milioni di euro per un cavo sottomarino e le relative stazioni di approdo tra Aasiaat e Qaqortoq, destinato a collegare la Groenlandia centro-occidentale con il sud dell’isola, dove risiede gran parte della popolazione.
Il progetto annunciato nella strategia artica si colloca quindi accanto a iniziative già avviate negli anni precedenti, alle quali la nuova cornice politica aggiunge una dimensione esplicitamente legata alla sicurezza.
La dimensione della sicurezza del nuovo approccio
La comunicazione congiunta descrive un contesto in cui le attività ibride comprendono incursioni di droni, disturbo dei sistemi di navigazione satellitare e sabotaggi di infrastrutture critiche terrestri e sottomarine, accanto a interferenze radio e attacchi informatici.
Per rispondere a questi rischi l’Unione propone la creazione di un Arctic Cable Hub, sostenuto dagli Stati membri e dai partner dello Spazio economico europeo, con il compito di monitorare, proteggere e favorire la riparazione dei cavi nell’Atlantico settentrionale e nell’Artico, sul modello degli hub regionali dedicati al Baltico e al Mediterraneo e con il coinvolgimento del settore privato.
Il documento prevede anche investimenti in cavi cosiddetti intelligenti, dotati di sensori capaci di funzionare come sistemi di allerta precoce, e un Maritime Security Hub per la condivisione delle informazioni dal fondale marino fino allo spazio, da sviluppare in complementarità con la NATO.
Si tratta dell’applicazione su scala artica del Piano d’azione dell’Unione sulla sicurezza dei cavi presentato il 21 febbraio 2025, che ha impostato la risposta europea sulla prevenzione, sul rilevamento, sulla risposta e riparazione e sulla deterrenza, individuando nel bacino del Baltico e del Mare del Nord l’area più colpita dagli incidenti dei mesi precedenti.
La componente spaziale affianca quella sottomarina
La strategia prevede l’attivazione di un’opzione polare per IRIS, il programma europeo di connettività satellitare sicura per le comunicazioni governative, con l’acquisizione di satelliti aggiuntivi in grado di estendere la copertura all’Artico e di servire le aree remote della Groenlandia non raggiunte dalle reti terrestri o sottomarine.
La combinazione di cavi e satelliti risponde a un principio noto a chi si occupa di continuità operativa, quello della diversificazione dei vettori: in caso di danneggiamento di una dorsale, la disponibilità di percorsi alternativi indipendenti riduce l’impatto dell’incidente e i tempi di ripristino dei servizi.
L’ccordo sui cavi sottomarini rafforza il partenariato tra Ue e Groenlandia
Sul piano politico, l’iniziativa si inserisce in un rafforzamento più generale del partenariato tra l’Unione e la Groenlandia, che la strategia definisce una pietra angolare della nuova politica artica.
Il documento ricorda che i groenlandesi sono cittadini europei, che la Commissione ha aperto un proprio ufficio a Nuuk nel marzo 2024 e che il 7 settembre 2026 la presidente della Commissione, il primo ministro groenlandese e il primo ministro danese hanno firmato una dichiarazione congiunta.
La strategia ribadisce inoltre che il futuro della Groenlandia spetta ai suoi abitanti e richiama l’accordo del 2026 tra Groenlandia, Danimarca e Usa, volto a rafforzare la sicurezza comune nella regione.
Nelle dichiarazioni che hanno accompagnato la presentazione, l’Alto rappresentante Kaja Kallas ha affermato che la sicurezza dell’Artico coincide con la sicurezza europea, mentre la presidente Ursula von der Leyen ha descritto la regione come il vicinato settentrionale dell’Europa, da sostenere con infrastrutture resilienti e nuove opportunità economiche.
Cavi sottomarini, i piani Ue per la dorsale pan-artica
L’approccio delineato per la Groenlandia, basato su percorsi ridondanti, monitoraggio coordinato, capacità di riparazione condivise e integrazione con le comunicazioni satellitari, è coerente con l’impostazione del Piano d’azione del 2025, che prevede di sperimentare il modello degli hub regionali nel Baltico per poi estenderlo, nel medio periodo, agli altri bacini marittimi europei.
La realizzazione della dorsale pan-artica richiederà il coinvolgimento dei partner extraeuropei lungo il tracciato, a partire dal Canada e dal Giappone, e studi di fattibilità che, come indicato dalla stessa Commissione, sono ancora in corso.
La direzione indicata appare tuttavia chiara: la sicurezza delle infrastrutture digitali viene trattata come una responsabilità comune, e la capacità di garantire collegamenti affidabili anche nelle aree più remote diventa una misura concreta della resilienza dell’intero continente.













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