Quante volte ci sorprendiamo nella vita? Domanda interessante. Piacevoli o meno, talvolta alcune sorprese riguardano anche noi stessi. Il modo in cui ci percepiamo e veniamo percepiti. Le persone di cui ci circondiamo, e con le quali costituiamo vere e proprie costellazioni.
Questione prettamente umana, ma che diventa disumana nel momento in cui siamo un’organizzazione che non è stata in grado di comprendere quanto un partner tecnologico possa “pesare” sulla propria compliance. O quanto essa stessa si inserisca in qualche filiera per cui va lasciato ben poco spazio alla poesia dell’incertezza.
Non sapere di essere parte di una filiera è il precipitato di una mancata analisi di contesto. Se infatti selezionare un fornitore, più o meno critico che sia, è qualcosa su cui, auspicabilmente, oramai si pone attenzione (facciamo che ci crediamo, ok?), avere una chiara consapevolezza di essere invece parte di una qualsivoglia supply chain spesso sfugge se si segue un approccio formalistico, limitandosi a un miope binomio in-scope/out-of-scope dal campo di applicazione diretto di una norma.
In questo ambito, il socratismo del “so di non sapere” rappresenta un campanello d’allarme per noi, e una red flag per tutti i nostri stakeholder.
Sapere o scoprire?
Quando si abbandona il dominio della consapevolezza, che nella dimensione inumana dell’organizzazione è quello dell’analisi di contesto e nell’errore disumano porta a fin troppo facili compitazioni e compilazioni che sviano dalla realtà cercando più una checklist da esaurire una tantum.
Cosa che non porterà mai all’essere selezionati come quel partner giusto, soprattutto nel momento in cui questa è una scelta di governance che impatta sui fattori critici di successo di ogni organizzazione. Anche perché, quali garanzie si è in grado di presentare o rappresentare, considerato che, ad esempio, in materia di servizi di sicurezza, l’attenzione a riguardo è massima?
Se si sceglie di non sapere, nel momento in cui si scoprirà d’essere parte di una supply chain, di sicuro ci sarà una sorpresa. Poco piacevole, ma pur sempre una sorpresa. Per l’organizzazione, e per i suoi clienti.








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