Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato il 2 giugno 2026 un ordine esecutivo che introduce un meccanismo di supervisione governativa sui modelli di intelligenza artificiale più avanzati prima del loro rilascio a partner qualificati.
Il provvedimento segna una svolta rispetto all’approccio sostanzialmente permissivo che la Casa Bianca aveva adottato sin dal ritorno di Trump alla presidenza e si inserisce in un contesto internazionale in cui il dibattito sulla governance dell’IA si fa sempre più urgente, tanto sul piano della sicurezza quanto su quello della tutela dei cittadini.
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Un framework volontario delle agenzie federali
Il cuore del provvedimento prevede che, entro sessanta giorni dalla firma, alcune agenzie federali elaborino un framework volontario attraverso cui gli sviluppatori possano fornire al governo accesso ai cosiddetti “covered frontier models”, i modelli di frontiera più avanzati, per un periodo fino a trenta giorni prima del rilascio a partner qualificati.
Si tratta di un meccanismo su base volontaria: il testo dell’ordine esclude esplicitamente che si istituisca qualsiasirequisito obbligatorio di licensing, preclearance o permitting per lo sviluppo, la pubblicazione o la distribuzione dei modelli.
L’ordine prevede inoltre la costituzione di una AI cybersecurity clearinghouse, una struttura di coordinamento chiamata a organizzare lo scanning di vulnerabilità software, a scoprirle e validarle, e a coordinare le attività di remediation e la distribuzione delle relative patch.
Perché Trump torna sui suoi passi
Per comprendere la portata del cambiamento, occorre ripercorrere i mesi precedenti alla firma.
L’amministrazione Trump aveva inizialmente abbracciato una logica di non intervento sul settore dell’IA, motivata dalla volontà di mantenere le aziende americane competitive rispetto alla Cina e di non frenare una delle industrie a più alto tasso di crescita dell’economia statunitense.
Una versione precedente dell’ordine, che avrebbe previsto una finestra di revisione fino a novanta giorni, era stata preparata nei mesi precedenti ma era stata bloccata il 21 maggio, quando la firma prevista fu rinviata.
Le resistenze provenivano da una parte del mondo industriale e da figure interne all’amministrazione stessa, tra cui David Sacks, ex zar AI della Casa Bianca, preoccupati che una finestra temporale così ampia potesse rallentare l’innovazione e avvantaggiare i concorrenti asiatici.
La riduzione della finestra da novanta a trenta giorni ha reso politicamente praticabile la firma del testo rivisto.
I timori per la sicurezza nazionale
Tra i fattori che hanno contribuito ad alimentare le preoccupazioni di sicurezza nazionale vi è stato il lancio, da parte di Anthropic, di Claude Mythos Preview, un modello che l’azienda ha presentato come capace di individuare vulnerabilità nel software con una efficacia senza precedenti.
L’annuncio aveva suscitato allarme in ambienti governativi e nel settore finanziario, che avevano sollevato la questione dello sfruttamento di sistemi così potenti da parte di avversari degli Usa, per compromettere infrastrutture critiche.
A cosa risponde l’AI cybersecurity clearinghouse
Il tema della sicurezza informatica legata all’IA si inserisce in un quadro più ampio di preoccupazioni.
I modelli di linguaggio di ultima generazione e i sistemi di IA avanzata hanno dimostrato capacità crescenti nell’analisi del codice, nell’identificazione di debolezze nei sistemi informatici e nella produzione automatica di strumenti potenzialmente offensivi.
La possibilità che queste capacità vengano impiegate in chiave offensiva da parte di attori statali ostili o di gruppi criminali organizzati rappresenta uno scenario che strutture come la NSA, la CISA e il Department of War monitorano con attenzione crescente, come emerge dalla stessa composizione degli organi chiamati dall’ordine a sviluppare il processo di benchmarking.
L’istituzione della AI cybersecurity clearinghouse risponde esattamente a questa esigenza: creare un punto di raccordo tra il settore privato, che sviluppa i sistemi, e le strutture governative deputate alla sicurezza nazionale, trasformando le informazioni sulle vulnerabilità software in strumenti di difesa collettiva.
Un punto d’equilibrio tra innovazione e sicurezza
Le reazioni del settore tecnologico alla firma dell’ordine sono state complessivamente positive, almeno nelle dichiarazioni ufficiali.
Esponenti di vertice di Google, OpenAI e Anthropic si sono espressi favorevolmente, definendo il provvedimento un passo importante verso un equilibrio tra innovazione e sicurezza.
Microsoft aveva già aderito in maggio ad accordi di security testing volontario con l’amministrazione. Rimane tuttavia una tensione di fondo: alcune aziende hanno espresso in via riservata la preoccupazione che il meccanismo di revisione, anche nella sua versione ridotta, nel tempo possa tradursi in un precedente per forme di regolazione più stringenti.
Il rischio percepito è quello di una progressiva estensione dei poteri governativi su un settore che fino ad oggi ha goduto di ampi margini di autonomia.
Cresce lo scetticismo vewrso l’intelligenza artificiale
Sul versante dell’opinione pubblica, il contesto in cui matura l’ordine esecutivo è quello di un crescente scetticismo nei confronti dell’intelligenza artificiale.
Secondo un sondaggio della Quinnipiac University pubblicato il 30 marzo 2026, il 55% degli adulti americani interpellati ritiene che l’IA farà più danni che benefici nella vita quotidiana, con preoccupazioni particolarmente marcate sul fronte occupazionale, dove il 70% teme una riduzione delle opportunità di lavoro, e su quello educativo, dove il 64% esprime un giudizio negativo.
I giudizi risultano invece divisi sul versante della sanità. Questo clima di diffidenza ha trovato espressione anche in settori politicamente eterogenei: un gruppo di alleati del movimento MAGA, tra cui figure come Stephen Bannon, aveva inviato a Trump una lettera pubblica chiedendo l’introduzione di un processo di valutazione obbligatorio per i modelli di IA, avvertendo che le aziende tecnologiche non potevano essere lasciate a regolarsi da sole.
La pressione proveniva dunque non solo da ambienti tradizionalmente favorevoli alla regolazione, ma anche da una parte della base elettorale repubblicana.
Il nuovo elemento istituzionale
Dal punto di vista della cyber security, il provvedimento introduce un elemento istituzionale nuovo: un ruolo federale aggiuntivo nel ciclo di vita dei modelli di IA più avanzati, concepito come complementare alla responsabilità degli sviluppatori privati.
Il confronto con settori ad alto rischio come quello farmaceutico o delle infrastrutture critiche può essere evocato come analogia concettuale, ma va mantenuto con cautela: il framework previsto dall’ordine non istituisce una procedura autorizzativa né una validazione preventiva indipendente e il testo ribadisce esplicitamente il rifiuto di una regolazione eccessivamente onerosa per l’industria.
Il cantiere aperto della governance dell’intelligenza artificiale
Restano aperte questioni di natura tecnica e giuridica non secondarie. La governance dell’intelligenza artificiale rimane un cantiere aperto, e il provvedimento firmato da Trump, per quanto rappresenti un passo concreto verso un maggiore coinvolgimento federale, appare più come un punto di partenza che come un quadro regolatorio compiuto.
Il dibattito su come bilanciare innovazione, competitività e sicurezza nell’era dell’IA avanzata è destinato a proseguire, negli Usa come nel resto del mondo.













