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Truffe agli anziani, vecchie dinamiche per nuovi contesti: il caso dell’app “Lino il maialino”



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Il caso dell’ottantenne trentina convinta a investire 200mila euro in Lino Shopping App, mai commercializzata, evidenzia un’evoluzione delle truffe agli anziani, ma le leve rimangono invariate: urgenza emotiva, fiducia tradita, sfruttamento vulnerabilità. Serve consapevolezza su phishing e uso malevolo dell’AI

Pubblicato il 17 apr 2026

Nicoletta Pisanu

Giornalista professionista, redattrice AgendaDigitale.eu



Truffe telefonia identikit delle vittime; Le truffe corrono sul telefonino, ecco le più gettonate e come proteggersi; Truffe telefoniche con abuso di piattaforme Saas legittime: come proteggersi
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La promessa di un guadagno importante e certo ma, soprattutto, lo sfruttamento delle vulnerabilità di un’anziana sola per carpire la sua fiducia. E tradirla.

Il raggiro da duecentomila euro ai danni di un’ottantenne trentina che era stata spinta a investire nell’app, mai lanciata sul mercato, Lino Shopping App (Lino il maialino salva soldino) porta a riflettere su come la truffa oggi sfrutti la convergenza tra mondi cyber e reale, declinando tecniche antiche a nuovi contesti digitali.

Lino il maialino, cos’è successo

Secondo la ricostruzione dell’accaduto, una donna di ottant’anni del Trentino Alto Adige, senza parenti stretti, sarebbe stata convinta da due uomini a investire duecentomila euro in un’app.

Si tratta di “Lino Shopping App – Lino maialino salva soldino”, che attraverso un sistema di cashback avrebbe dovuto portare a risparmi nelle spese. La donna ha pagato cento volte in più per l’acquisto di quote che in realtà valevano duemila euro e l’app non è mai stata commercializzata.

Su querela presentata alla Procura di Trento sono partite le indagini e martedì 14 aprile 2026 i militari della Guardia di finanza del Comando provinciale di Trento hanno dato esecuzione al decreto con cui il Gip di Trento ha disposto il sequestro di beni finanziari per un valore di duecentomila euro nei confronti dei due uomini, indagati per truffa aggravata e autoriciclaggio.

Quest’ultima accusa è stata mossa perché dalla ricostruzione dei flussi di denaro i finanzieri hanno individuato il re-investimento di alcune somme in attività riconducibili sempre ai due uomini.

Le leve dei truffatori

Come ricostruito dagli investigatori, i due indagati secondo le accuse avrebbero costruito un legame con la donna. La signora non ha figli e non ha parenti prossimi, è inoltre invalida: per questo i due l’avrebbero individuata come potenziale vittima del loro raggiro.

Proprio sfruttando il legame che si era creato con lei, l’avevano convinta a investire nell’app, millantando futuri guadagni importanti.

Il reato di truffa, previsto all’articolo 640 del Codice penale, punisce chi con artifizi o raggiri, inducendo la parte offesa in errore, si procura un ingiusto profitto con altrui danno. Le tecniche con cui vengono messi in piedi questi artifizi o raggiri sono innumerevoli e assumono forme molto diverse tra loro, ma ci sono alcuni elementi in comune:

  • il senso di urgenza, con conseguente pressione emotiva;
  • la creazione di un rapporto di fiducia, per spingere poi la vittima in errore;
  • la definizione di uno scenario catastrofico o la promessa di miglioramenti della propria condizione attuale;
  • sfruttamento di vulnerabilità personali, come la solitudine.

Gli anziani sono una categoria particolarmente presa di mira, da sempre, dai malintenzionati. E spesso si fatica a recuperare quanto perso, anche per il gradino della necessaria querela di parte che non tutti conoscono: il reato di truffa, infatti, non è perseguibile d’ufficio.

Evoluzione del modus operandi

Prima di internet, i metodi classici di truffa agli anziani prevedevano sistemi come quello del finto tecnico del gas o dell’idraulico che, paventando un pericolo, illogicamente chiedeva all’anziano di radunare tutti gli ori in un posto.

Oppure, la celebre truffa del finto incidente o finto arresto, dove il malintenzionato telefonando all’anziano presentandosi come un avvocato o un appartenente alle forze dell’ordine chiedeva un’ingente somma di denaro, che si sarebbe presentato a ritirare poco dopo, per togliere un figlio o un parente dai guai.

Oggi si va da metodi tradizionali ma che sfruttano un contesto digitale, come appunto la richiesta di investimento in un’app o la domanda, magari per telefono, di un OTP o dei codici bancari, a sistemi più raffinati, come il phishing e vishing e uso malevolo dell’AI.

La base però, è sempre la stessa: la manipolazione della persona, con conseguenze complesse non solo sul piano economico per il danno che si subisce, ma anche a livello psicologico.

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