INVESTIGAZIONI INFORMATICHE

Furto di dati aziendali: scoprire dipendenti infedeli con la digital forensics

Per le aziende è di fondamentale importanza proteggere i propri dati sensibili e quelli dei dipendenti. Ecco le tecniche, le metodologie d’azione e i software giusti per impedire e prevenire il furto di dati aziendali

28 Nov 2018
V
Michele Vitiello

Consulente informatico forense

Nell’era dello sviluppo tecnologico e visto i recenti avvenimenti di furto di dati sensibili, le aziende hanno rivolto la loro attenzione verso i sistemi che permettono la protezione dei propri dati e di quelli appartenenti ai dipendenti che lavorano per esse.

Sono proprio i dipendenti infedeli uno dei pericoli più grandi per le ditte che vogliono proteggere le proprie informazioni sensibili, ed è loro compito cercare di farlo nelle modalità più efficaci, possibilmente ottimizzando operazioni e costi.

Il fenomeno del “dipendente infedele” è piuttosto diffuso: si sente parlare spesso di fughe di dati dalle aziende verso il mondo esterno: informazioni strettamente riservate e sensibili contenenti segreti aziendali, brevetti, progetti, bilanci, informazioni commerciali quali preventivi, decisioni di consigli di amministrazione e molto altro.

Furto di dati aziendali: caratteristiche del dipendente infedele

Il dipendente infedele è quel soggetto che all’interno di una azienda, attraverso svariate tecniche tra cui il social engineering e l’utilizzo dei sistemi e delle tecnologie informatiche, riesce a carpire informazioni sensibili circa l’azienda stessa e i colleghi di lavoro.

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La figura è solitamente caratterizzata da un forte senso di insoddisfazione verso l’azienda, i titolari o i colleghi.

I dati sottratti illecitamente solitamente vengono utilizzati per i seguenti scopi:

  • vendita delle informazioni ad una azienda concorrente in cambio di un compenso economico oppure di una offerta lavorativa migliore;
  • riutilizzo dei dati sottratti per aprire una società in parallelo spesso violando patti di non concorrenza;
  • estorsione di denaro verso i legittimi proprietari dei dati;
  • modifica o cancellazione di dati;
  • divulgazione senza scopo di lucro al fine di creare un danno economico e di immagine all’azienda.

Tipicamente queste figure, qualora non abbiano privilegi particolari nell’organigramma societario, puntano ad acquisire informazioni in qualsiasi modo possibile, per assurdo rovistando tra le varie scrivanie (dumpster diving), accedendo alle postazioni dei colleghi durante la loro assenza oppure in aree con accesso restrittivo (tailgating), effettuando backup dalla rete aziendale interna di database contenente progetti in corso o qualsiasi altra informazione interna che potrebbe tornare utile.

Sono molto varie le condotte adottate dai dipendenti infedeli per recare danno alle aziende e sono altrettanto varie le tecniche utilizzate dalle aziende per cercare di evitare che succedano questo tipo di eventi.

Misure preventive per scongiurare il furto di dati aziendali

Quali sono le misure di sicurezze che possono utilizzare le aziende? Come possono tutelare i propri dati? Come possono nell’eventualità di una fuga di dati risalire all’artefice dei fatti? Come presentare successivamente i risultati prodotti dalle investigazioni? Queste sono alcune delle principali domande alle quali si deve saper rispondere se si vuole prevenire e combattere questo fenomeno.

Le misure di sicurezza da adottare per un’azienda possono variare a seconda della quantità e della tipologia dei dati che vengono trattati. Principalmente è buona condotta avere una policy aziendale interna che permetta di poter stabilire ruoli di privilegio e competenze, accessibilità ai dati trattati (sistema di privilegi minimi) e condotte concesse all’interno del posto di lavoro. Ciò permetterebbe di poter avere un quadro completo sulla sicurezza aziendale delle informazioni trattate.

Le policy stabiliscono, in breve, ciò che è concesso o non concesso fare al personale limitandone l’operatività nel caso in cui la policy sia veramente stringente: è importante, quindi, trovare un equilibrio tra rigidezza delle regole interne e qualità del lavoro.

I principi da seguire per una buona tutela dei dati sono riassunti nei termini di integrità, disponibilità e confidenzialità. Garantire l’integrità vuol dire assicurare che i dati non abbiano subito nel corso del tempo alterazioni nella struttura e nei contenuti, mentre la disponibilità è quella proprietà che permette alle informazioni di essere fruibili dagli utenti autorizzati alla consultazione. Per confidenzialità, invece, si intende che i dati siano accessibili direttamente solo agli interessati e non a terze parti.

Tutelare i propri dati, comunque, è possibile non solo mediante l’applicazione di precise policy aziendali, ma utilizzando software più sicuri e mediante una struttura di rete interna protetta e monitorata, possibilmente dall’esterno e in modo esclusivo. È consigliabile utilizzare la cifratura dei dati e dei supporti di archiviazione e implementare un sistema di disaster recovery basato sulla creazione di backup preferibilmente allocati in posti fisici diversi. Monitorare nei limiti della legalità le attività lavorative dei dipendenti senza violarne la privacy è un’ulteriore modalità per garantire la sicurezza dei dati.

Nel caso si verifichi una fuga di dati verso l’esterno ad opera di un dipendente infedele è importante effettuare le indagini per far luce sullo scenario accaduto e trattare nel modo più opportuno l’incidente verificatosi.

Accertamenti informatici con strumenti di digital forensics

La digital forensics e i tecnici specializzati in questa materia sono essenziali in questo tipo di situazioni, permettendo non solo un’acquisizione ad uso legale dei dati, ma anche e soprattutto a dare manforte nella fase di indagine vera e propria.

Prima di procedere è buona prassi avere i giusti mandati da parte di un legale che tuteli il proprio operato da eventuali situazioni che potrebbero verificarsi.

La fase di supporto alle aziende viene suddivisa in 3 punti:

  1. incontro con il committente e studio delle direttive aziendali e dei regolamenti interni, formulazione di domande da porre ai colleghi riguardo il dipendente infedele;
  2. proposta di un piano di azione con creazione del perimetro di analisi (quali dispositivi ed elementi acquisire e controllare);
  3. analisi e verifica di quanto emerso con relativa generazione dei report ed eventuale scrittura della relazione tecnica.

La prima fase, ovvero l’incontro con il committente è estremamente importante, in quanto risulta essere l’approccio iniziale alla problematica. Innanzitutto, si ascoltano le testimonianze del titolare e dei dipendenti, al fine di individuare le presunte azioni illecite commesse dall’infedele, andando a capire se ha effettuato, ad esempio, furto di dati o di beni, se ha eliminato informazioni importanti per creare disagio e via dicendo.

Altre importanti informazioni da analizzare sono le direttive aziendali e i regolamenti interni, al fine di verificare ed individuare esattamente quali norme sono state violate e se quindi ci sono le basi per procedere alle fasi di acquisizione e di analisi.

La seconda fase consiste nel formulare un piano di azione sfruttando le informazioni sino ad ora ottenute, capendo quindi quali operazioni svolgere e su quali dispositivi.

La prima azione da svolgere consiste nell’effettuare le copie forensi dei dispositivi di memoria e degli strumenti utilizzati dal dipendente infedele, che possono essere PC, smartphone, tablet, posta elettronica, account di file sharing e così via.

Una volta tracciato il perimetro di azione, sempre in accordo con il committente, si decide in base ai sospetti quali controlli e verifiche svolgere, al fine di dimostrare l’effettiva infedeltà del dipendente.

La terza e ultima fase consiste nella vera e propria analisi tecnica di tutti i dati presenti e cancellati ripristinabili dagli strumenti in uso al dipendente sospettato.

L’analisi viene effettuata ricercando dati sensibili appartenenti all’azienda, ricostruendo, dove possibile, l’eventuale copiatura, manipolazione o distruzione di questi ultimi.

Principi di digital forensics per i dispositivi mobile

Per l’analisi dei dispositivi mobili viene utilizzata la suite Cellebrite UFED riconosciuta a livello mondiale tra i migliori dispositivi per applicazioni di mobile forensics. Questa suite è in grado di elaborare ed estrarre i dati presenti e cancellati dai dispositivi mobili, come SMS, registro chiamate, rubrica, chat, file multimediali, posizioni GPS e tutte le informazioni che vengono gestite da tutti i dispositivi mobili. Infine, è possibile generare report di vario formato, come UFED Reader, PDF, DOC e altri.

Per l’analisi delle memorie convenzionali vengono utilizzati software che permettono di analizzare ed estrapolare informazioni da copie forensi di dispositivi di memoria (hard disk, SSD, chiavette USB, schede SD e micro SD ecc.) e smartphone. Un esempio è dato dal software Magnet Axiom che permette di esaminare il file system, i registri di sistema e scava in profondità per estrarre il maggior numero di evidenze possibili.

Axiom oltre ad estrarre file di ogni tipo, concentra la sua analisi su applicazioni Internet (cronologia cache e browser, conversazioni Skype, Facebook, Viber, WhatsApp e i principali servizi di messaggistica istantanea).

Contemporaneamente all’analisi, il software effettua un’indicizzazione di tutti i dati presenti o cancellati che sono stati recuperati, ovvero il programma suddivide e categorizza tutti i contenuti in base alle estensioni: ad esempio, file audio in formato .mp3, file Word in formato .doc e via discorrendo.

Altre funzionalità interessanti sono la segnalazione di siti pornografici e malevoli e la rilevazione all’interno del dispositivo di memoria di backup Apple o Android. È quindi un esempio di software completo, in grado di offrire ottime performance sia su dispositivi di memoria che su dispositivi mobili. Offre la possibilità di generare rapporti in diversi formati oppure di creare un Portable Case molto comodo da visualizzare.

In un caso pratico, ad esempio, è possibile verificare quali dispositivi USB sono stati collegati eventualmente ad una macchina aziendale, oppure la presenza di software spia o ancora eventuali programmi per l’accesso e il controllo remoto.

Un resoconto dettagliato dell’investigazione

Lo studio della timeline generata dai software sopra citati è una buona pratica in queste situazioni perché permette di poter avere uno storico completo delle operazioni effettuate da una determinata macchina in uso all’utente sospettato. Qualora sia presente un server aziendale è utile controllarne gli accessi, in che tempi e in quali modalità sono avvenuti potrebbe essere illuminante in fase di indagine.

Al termine della fase di analisi e investigazione è importante fornire un resoconto di quanto emerso e nel caso venga avviato un procedimento civile o penale redigere una dettagliata ed esauriente relazione tecnica che spieghi nel dettaglio le modalità e la condotta posta in essere dall’individuo. L’analisi forense mira proprio a questo, ovvero a garantire l’attendibilità e l’integrità dei dati ottenuti e il rispetto delle best practices della materia.

Queste sono le tre fasi che vengono proposte all’azienda che vuole dimostrare la condotta non corretta messa in atto dal dipendente infedele.

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@RIPRODUZIONE RISERVATA

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