LA GUIDA PRATICA

Il ransomware moderno, non un semplice tormentone passeggero: tecniche di attacco e difesa

Il ransomware moderno è un malware sempre più complicato e anche gli attacchi, nel tempo, sono diventati più complessi: per rimanere un passo avanti occorre restare all’erta e poter contare, oltre che su strategie coordinate di difesa, anche sulle risorse di formazione e sugli strumenti più adeguati

14 Ott 2020
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Chester Wisniewski

Principal research scientist di Sophos


Abbiamo da poco celebrato l’anniversario della nascita del ransomware moderno, comparso per la prima volta il 5 settembre 2013. Ritengo che questa data abbia segnato un punto di svolta, in quanto è stato il giorno in cui si è osservato il primo campione di Cryptolocker.

Questo ransomware alle prime armi è stato pioniere di nuove tecnologie volte all’estorsione di denaro, un percorso che, negli attacchi informatici precedenti, è sempre stato molto difficile e tortuoso. Il denaro è per natura rintracciabile ed è difficile da ottenere elettronicamente per i cyber criminali, ma Cryptolocker aveva un nuovo asso nella manica: i Bitcoin.

Ed eccoci ancora qui diversi anni dopo a cercare di capire come fare per difenderci dal ransomware moderno. Verrebbe da dire che in sette anni dovremmo essere in grado di distogliere gli hacker da questo tipo di crimine on-line.

Eppure, proprio come per qualsiasi altro elemento dell’information security, il ransomware è complicato e gli attacchi non hanno fatto altro che diventare più complessi, specialmente negli ultimi 10 mesi.

L’evoluzione del ransomware moderno

Un modo per misurare l’efficacia delle nostre attività è valutare se abbiamo costretto i criminali ad affinare le proprie tattiche. Se le nostre attività di difesa fossero efficaci, si dovrebbe osservare una diminuzione degli attacchi o un cambiamento di tecniche o strategie.

Ad esempio, quando abbiamo unito le forze per impedire a Fake Anti-Virus di utilizzare elaboratori di pagamenti con carta di credito sospetti, i criminali sono passati al ransomware. In base a questo risultato, si può sostenere che, come settore della sicurezza in generale, siamo riusciti a contrastare il ransomware.

All’inizio, per estorcere denaro, il ransomware agiva infettando grandi quantità di vittime innocenti ed esigendo riscatti pari a 400-1.000 USD a persona, provocando danni estesi. Questi attacchi erano automatizzati e si basavano principalmente sulla quantità, piuttosto che sulla qualità.

Oggi gli attacchi di ransomware sono diversi. Ancora una volta, i cyber criminali hanno cambiato tattica. Le nostre operazioni di sicurezza sono migliorate in termini di applicazione di patch e utilizzo di tecnologie di protezione endpoint molto più sofisticate, pertanto gli hacker non ritengono che valga la pena sferrare attacchi di massa contro sistemi di difesa adeguatamente configurati.

Eludere gli strumenti di sicurezza è difficile e chiunque dovesse mietere milioni di vittime al mese verrebbe presto fermato dai vendor di sicurezza, che troverebbero un modo per sventare questi attacchi.

Gli hacker cercano possibilità di guadagno molto più alte, per giustificare le energie investite nel cercare di aggirare i sistemi di protezione. Idealmente, i cyber criminali puntano a rendere più difficile l’identificazione di campioni del proprio malware da parte dei vendor di sicurezza, estendendo così la vita utile dei propri strumenti di dubbia reputazione.

Anche il sempre più rapido abbandono delle opzioni più semplici quali le versioni obsolete di Adobe Flash Player e di Oracle Java ha generato un cambiamento, avviando una stratificazione dell’ecosfera degli operatori di malware.

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I cosiddetti “script kiddie” (hacker dilettanti) non scompariranno mai completamente, ma i danni che sono in grado di causare sono sempre minori e il rischio di un loro attacco è stato ridotto al minimo in seguito al miglioramento della protezione dell’integrità dei sistemi. La conseguenza è stata una separazione dal branco dei più abili.

Gli attacchi su vasta scala sono rischiosi, per cui gli hacker più competenti hanno cominciato a sviluppare attacchi molto più sofisticati, spesso imitando le strategie degli enti governativi, pur facendo attenzione a evitare le attività che potrebbero farli finire in prigione.

Siccome per questi attacchi occorrono competenze molto elevate e molto più tempo, il potenziale di guadagno deve essere estremamente alto. Di conseguenza, ora non sono solo gli enti governativi e di difesa nazionale a trovarsi ad affrontare un avversario umano, bensì anche le organizzazioni comuni. È una mossa che la maggior parte delle organizzazioni non si aspettava. Si sono trovate tristemente impreparate a questa nuova realtà che ha causato una valanga di notizie relative a riscatti, estorsioni e violazioni dei dati.

L’analisi del ransomware moderno

Tra le recenti novità, una delle più significative è stata un impegno coordinato per trovare modi di eludere gli strumenti di sicurezza.

Siccome sono coordinati in tempo reale da un essere umano, i metodi e le tattiche utilizzati sono diversi a ogni attacco. Se l’hacker riesce a prelevare illecitamente la password di un amministratore con un attacco di phishing, accede alla console di gestione del sistema di sicurezza e disattiva tutte le funzionalità. Se questo tentativo fallisce, gruppi come quelli del ransomware Snatch ricorrono all’avvio del computer nella Modalità provvisoria di Windows, che disattiva molte funzionalità di sicurezza, per poi cominciare le proprie routine di cifratura.

E ora con WastedLocker possiamo scrutare i meandri dei comportamenti interni di Windows, con hacker che utilizzano in maniera impropria il mapping alla memoria e la memorizzazione nella cache per eludere le tecnologie antiransomware basate sui comportamenti.

Queste tecniche di elusione si evolvono rapidamente e non si prevede un rallentamento di questa tendenza.

Ci troviamo di fronte a esseri umani che creano malware artigianale realizzato con precisione estrema, per poi inviarne volumi limitati, nel tentativo di passare inosservati. Non colpiscono tutto quello che gli capita a tiro, ma selezionano attentamente i sistemi da cui prelevare i dati e rendono inutilizzabili solamente le risorse più importanti.

Tutto ciò richiede diverso tempo e questo può essere un vantaggio per i responsabili di sicurezza, se sono pronti a individuare proattivamente gli indizi tipici.

Se è presente anche solo uno spiraglio nei sistemi di sicurezza, gli hacker ne approfitteranno. I server esposti su cui è abilitato RDP (Desktop remoto), l’accesso remoto per gli amministratori senza autenticazione a fattori multipli, i server su cui non sono stati applicati patch o persino partner o fornitori di servizi che abbiano queste lacune sono tutti rischi che possono portare a conseguenze fin troppo conosciute.

Se gli strumenti di protezione riescono a bloccare l’attacco iniziale, i cyber criminali non demordono. Le azioni sono coordinate da un essere umano che troverà un modo per aggirare qualsiasi ostacolo di programmazione.

Gli esseri umani sono tenaci, creativi e non si arrendono facilmente.

Per proteggersi contro questo tipo di attacco occorrono altri esseri umani, in grado di valutare e riconoscere quali sono gli elementi problematici e quelli innocui. Le tattiche di attacco cambiano ogni settimana e riconoscere i segnali che indicano che i propri strumenti vengono utilizzati per attaccare i propri sistemi è fondamentale per un rilevamento tempestivo.

Dopo le analisi dettagliate del ransomware SamSam da parte dei SophosLabs, l’FBI ha rilasciato un poster che colloca questi criminali nell’elenco dei più ricercati.

Conclusioni

Questa non è una battaglia, bensì una vera e propria guerra. Per rimanere un passo avanti rispetto ai cyber criminali e difendersi efficacemente dal ransomware moderno, occorre restare all’erta e poter contare sull’aiuto delle persone, delle risorse di formazione e degli strumenti più adeguati.

Sono ormai lontani i tempi in cui bastava caricare il software di sicurezza sugli endpoint per poi potersene dimenticare completamente.

I criminali hanno cominciato a utilizzare attacchi ibridi, con una combinazione tra elementi automatizzati (per individuare le vittime e le lacune di sicurezza) e intelligenza umana, in grado di utilizzare in maniera creativa gli strumenti delle vittime all’interno della loro stessa rete per attaccarle.

Questo business model può fruttare ai criminali milioni di dollari a vittima e causare innumerevoli danni collaterali. I nostri sistemi di difesa devono adottare lo stesso approccio.

Computer, tecnologie di automazione e strumenti di protezione sono ottime risorse, ma se vengono abbinate all’intelletto umano e alla nostra capacità di riconoscere gli schemi ricorrenti ed estrapolare le informazioni del passato per prevedere le conseguenze future, offrono un sistema di difesa formidabile.

Le organizzazioni che riescono a difendersi sono quasi sempre caratterizzate da un adeguato investimento nella giusta combinazione di personale, programmi di formazione e strumenti.

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