report Hackmanac

Quasi mezzo miliardo di danni da attacchi informatici in Italia in sei mesi


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Nel primo semestre 2026 Hackmanac stima in 468,18 milioni di dollari le perdite economiche legate a 407 incidenti informatici osservati in Italia: il 33,3% in più rispetto ai sei mesi precedenti. Il Paese è nono al mondo, mentre il furto di dati cambia la geografia globale dei danni

Pubblicato il 2 nov 2026



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Perdite cyber globali_ classifica 2026




Quasi mezzo miliardo di dollari di danni economici stimati in sei mesi. È il conto degli attacchi informatici in Italia nel primo semestre 2026 secondo il Global Cyber Loss Report di Hackmanac: 468,18 milioni di dollari associati a 407 incidenti osservati tra gennaio e giugno.

Rispetto ai 351,18 milioni stimati per il secondo semestre 2025, l’aumento è del 33,3%, pari a circa 117 milioni di dollari.

Il report di Hackmack ha un pregio raro: riesce stimare un costo che tende a essere un’incognita. Non soltanto il riscatto chiesto dai criminali, ma anche le attività di risposta, il ripristino dei servizi, l’interruzione dell’operatività e le conseguenze economiche della compromissione. Il dato dei danni è però importante, per le aziende, per poter valutare correttamente quanto investire cyber security. Da notare anche che il conto è salato, in proporzione, soprattutto per le piccole imprese, base importante del nostro tessuto economico.

Valori in milioni di dollari · scala da zero
Luglio–dicembre 2025351,18 mln $
Gennaio–giugno 2026468,18 mln $
Perdite economiche stimate in Italia nei due semestri. Fonte: Hackmanac, Global Cyber Loss Report, H1 2026, figura 3.1.

“Una domanda restava senza risposta e me la sono sentita ripetere per anni: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐮𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐚𝐜𝐜𝐨? 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐦𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐲𝐛𝐞𝐫𝐬𝐞𝐜𝐮𝐫𝐢𝐭𝐲?”, spiega su Linkedin Sofia Scozzari, fondatrice di Hackmack. “Finora non c’era un modo per rispondere, e i report pubblici fornivano solo dati troppo generici, troppo spesso calibrati su aziende enterprise americane.
Poco utili per le PMI, in particolare quelle italiane. Abbiamo quindi deciso di creare noi la risposta, ed ecco perché abbiamo lanciato 𝐇𝐚𝐜𝐤𝐋𝐨𝐬𝐬”.
Il report si basa sul loro database 𝐇𝐚𝐜𝐤𝐑𝐢𝐬𝐤 di 𝐪𝐮𝐚𝐬𝐢 𝟔𝟓.𝟎𝟎𝟎 𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢, “classificati a mano dai nostri senior analyst”, “adesso siamo in grado di convertire questi dati in una 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐢𝐭𝐚 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐚𝐥𝐢𝐛𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞, 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐞, 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐚”, spiega l’esperta.

Il rapporto colloca l’Italia al nono posto al mondo per perdite stimate, con l’1,7% del totale globale.

La cifra è una stima modellistica, non la somma di danni contabilizzati e dichiarati dalle vittime. Hackmanac parte dagli incidenti resi pubblici e verificati dai propri analisti, ne valuta la gravità e assegna a ciascuno una perdita economica tipica in funzione del Paese e della dimensione dell’organizzazione colpita. Si tratta quindi di un’indicazione del costo del rischio cyber, non di un consuntivo ufficiale dell’economia italiana.

Italia nona per danni cyber: il confronto con Francia e Germania

In Europa la crescita dei danni è molto diseguale. La Francia è seconda al mondo con 1,25 miliardi di dollari di perdite stimate e un aumento del 324% sul semestre precedente. La Germania è quinta, a 585,38 milioni (+97,5%); l’Italia segue al nono posto, con un aumento più contenuto del 33,3%. I tre Paesi sono gli Stati membri dell’Unione europea presenti nella prima decina della graduatoria globale.

Valori in milioni di dollari · scala da zero
Francia1,25 mld $
Germania585,38 mln $
Italia468,18 mln $
Classifica per danni stimati dei tre Paesi dell’Unione europea presenti nella top 10 mondiale, Data Breach e DDoS sommati. Fonte: Hackmanac, figura 3.1.

Le differenze emergono anche quando si guarda al singolo attacco. Nel campione italiano la perdita mediana è di 611.000 dollari: metà degli incidenti ha una stima inferiore e metà superiore a quella soglia. La media sale a 1,15 milioni, perché alcuni episodi hanno un impatto economico più alto. In Francia la mediana è di 1,48 milioni e in Germania di 717.000 dollari.

Incidenti, costo mediano e crescita stimata: il confronto europeo

PaeseIncidenti H1 2026Mediana per incidenteAumento perdite sul semestre precedente
Francia6851,48 milioni $+324,0%
Germania358717.000 $+97,5%
Italia407611.000 $+33,3%

Fonte: Hackmanac, Global Cyber Loss Report – H1 2026, figura 3.1. Il costo mediano è riferito agli incidenti osservati, non a tutte le imprese del Paese.

Una perdita media inferiore, però, non dimostra che le aziende italiane siano più protette. Il modello di Hackmanac tiene conto anche del costo locale delle conseguenze e delle dimensioni delle organizzazioni colpite. Per i soli incidenti di violazione dei dati, l’indicatore di intensità relativa delle perdite attribuito all’Italia è 0,61 volte la media globale: incidono soprattutto una base di costo nazionale più bassa e la dimensione delle vittime, non un giudizio sulla qualità delle difese.

Come vengono calcolati i 468 milioni di dollari

Il report copre due categorie di incidenti: violazioni dei dati e attacchi DDoS. Le prime comprendono gli episodi di compromissione e sottrazione di informazioni; i secondi consistono nel sovraccaricare un sito o servizio con traffico artificiale per renderlo irraggiungibile. Hackmanac ha considerato nel mondo 12.943 incidenti del primo semestre 2026, osservati in 162 Paesi, confrontandoli con gli 8.346 del secondo semestre 2025.

Gli analisti assegnano a ogni episodio un indice di gravità da 1 a 10, chiamato ESIX, sulla base dell’attaccante, del settore, della tecnica e delle conseguenze conosciute. Un modello combina questa valutazione con i livelli di costo del Paese e con la scala dell’organizzazione. Per esempio, la stessa interruzione di servizio può pesare in modo diverso su una piccola impresa e su un grande gruppo che dipende da quel servizio per una quota rilevante dei ricavi.

La rilevazione ha due limiti importanti. Restano fuori gli attacchi mai emersi pubblicamente e gli eventi senza tracce osservabili; inoltre il modello stima una perdita tipica, quindi non ricostruisce necessariamente il danno estremo di una singola grande violazione. Anche le basi di costo sono aggiornate periodicamente: una parte delle variazioni monetarie fra i semestri dipende da quell’aggiornamento. Per l’Italia il rapporto non pubblica una scomposizione dei 468 milioni per settore e tecnica di attacco, né dati sufficienti per attribuire il +33,3% a una sola causa.

Questo perimetro spiega perché i 407 incidenti italiani non vanno confusi con i 245 rilevati da Clusit per il medesimo semestre. Il Rapporto Clusit di ottobre 2026 prende in esame gli incidenti di particolare gravità, con criteri diversi da quelli adottati da Hackmanac per le violazioni dei dati e i DDoS pubblicamente osservabili. L’analisi pubblicata da Cybersecurity360 segnala che, nella rilevazione Clusit, il manifatturiero è il primo bersaglio in Italia: un’informazione utile sulle vittime, che non consente però di assegnargli una quota dei danni monetari stimati da Hackmanac.

Il furto di dati supera il ransomware per impatto economico

L’altra notizia del rapporto riguarda il modo in cui gli attaccanti producono danni. Nel mondo il furto di dati rappresenta ormai il 48,2% delle perdite stimate da violazione, per 12,96 miliardi di dollari. Il ransomware vale 11,04 miliardi, il 41,1%. Sei mesi prima il ransomware pesava per il 59,2% delle perdite da violazione. La sua attività continua a crescere, ma gli episodi di sottrazione e ricatto attraverso i dati crescono molto più rapidamente.

Gli incidenti classificati da Hackmanac come “Data Theft” passano da 957 a 4.259 tra i due semestri. La categoria comprende i casi in cui i dati sono stati sottratti ma l’organizzazione colpita non ha reso noto il vettore di ingresso. Non identifica quindi una singola tecnica di intrusione. Il tratto comune è il danno prodotto dalla perdita di informazioni, spesso aggravato dalla loro pubblicazione o dalla minaccia di divulgarle.

Valori in incidenti osservati · scala da zero
Secondo semestre 2025957 incidenti
Primo semestre 20264.259 incidenti
Incidenti osservati nella classe “Data Theft”, nel mondo. Le categorie identificano incidenti con furto di dati per i quali il vettore di ingresso non è stato divulgato. Fonte: Hackmanac, executive summary e sezione 9.

Il costo tipico conferma il cambiamento: la mediana globale è di 2,01 milioni di dollari per un episodio di Data Theft, contro 1,63 milioni per un ransomware. Il riscatto, quando viene pagato, copre soltanto una parte del costo di un incidente: restano la risposta tecnica, la gestione dei dati compromessi, la continuità delle attività e le possibili conseguenze sui rapporti con clienti e partner. Questi valori sono mondiali e non rappresentano una stima specifica per le sole aziende italiane.

Il report mostra anche un’altra forma di pressione. I DDoS sono aumentati del 32,4% nel mondo, per un costo stimato di 556,09 milioni di dollari, e il loro andamento segue le crisi geopolitiche: nel marzo 2026 Hackmanac conta 1.378 attacchi e 199,44 milioni di dollari di danni stimati, in gran parte collegati alla nuova ondata di attivismo digitale in Medio Oriente. Per chi deve garantire la disponibilità di siti, servizi e piattaforme, l’effetto è l’accumulo di interruzioni in periodi molto brevi.

Per le imprese più piccole il danno può pesare sul fatturato

Il valore assoluto degli attacchi dice quanto pesa il fenomeno nel suo complesso. Per capire se una singola azienda può assorbire la perdita, conta invece il rapporto con i ricavi. Nel campione mondiale di Hackmanac, le organizzazioni con fatturato inferiore a due milioni di dollari subiscono perdite stimate pari, in media, al 41% dei ricavi annui per ogni violazione. Per quelle con ricavi superiori a 50 milioni di dollari, il rapporto medio scende al 4,39%.

Il confronto non significa che ogni piccola impresa italiana perderà il 41% del fatturato. È un risultato del modello calcolato sui casi osservati nel mondo per i quali si conosce la fascia di ricavi della vittima, il 65,7% delle violazioni. Mostra però perché anche un attacco con una perdita assoluta relativamente modesta possa imporre a una piccola azienda mesi di recupero economico, mentre un gruppo più grande dispone di risorse e liquidità maggiori per reagire.

Che cosa cambia per i budget di cybersecurity delle aziende italiane

Il nuovo quadro cambia la domanda che il responsabile della sicurezza deve portare alla direzione finanziaria. Quanto costa un fermo dell’attività? Quanto costa perdere dati commerciali o credenziali sensibili? Limitarsi a stimare la probabilità di un ransomware o l’importo di un eventuale riscatto lascia fuori una parte crescente dell’esposizione.

In pratica, le imprese possono affiancare ai piani di recupero ransomware controlli contro l’esfiltrazione dei dati: verificare gli accessi privilegiati, individuare trasferimenti anomali di informazioni, limitare la diffusione delle credenziali compromesse e provare le procedure con cui gestire una sottrazione seguita da ricatto pubblico. Alla protezione dei dati si aggiungono la continuità dei servizi online e le misure per assorbire eventuali picchi DDoS.

Per quantificare il rischio nel budget, la mediana descrive un episodio tipico, mentre i casi più costosi servono per definire riserve, coperture assicurative e piani di risposta. La scelta va fatta sui numeri del proprio settore, sul fatturato e sulla dipendenza reale dai sistemi digitali. Dividere semplicemente 468 milioni per 407 incidenti dà una media nazionale, non il costo atteso per la prossima azienda attaccata.

I 468,18 milioni di dollari stimati per l’Italia rendono economico un problema spesso trattato soltanto come tecnico. Il conto rimane parziale e dipende dal modello, ma indica già la decisione da prendere: misurare quanto un’intrusione può interrompere il lavoro, compromettere i dati e intaccare i ricavi, prima di scegliere dove investire nella difesa.

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