La sicurezza domestica e quella digitale dovrebbero sovrapporsi. Nonostante ciò, il 71% di chi usa impianti di videosorveglianza teme che qualcuno possa accedervi.
Privacy e sicurezza cozzano tra loro in un modo che appare irrimediabile ma, riducendo all’essenziale, siamo davanti alla cristallizzazione della spaccatura tra come le persone percepiscono le tecnologie e la vera natura delle tecnologie stesse.
Questo è quanto emerge da un’indagine svolta dalla società di ricerca e sondaggi Piepoli per conto dell’U.Di.Con, Unione per la difesa dei consumatori.
A pesare contribuiscono eventi come quello che, nel corso degli ultimi mesi del 2025, ha coinvolto il sito CamHub che avrebbe usato immagini provenienti da ambienti domestici per farne mercimonio, richiamando anche l’attenzione del Garante per la privacy italiano.
Approfondire questo argomento obbliga a entrare nei meandri dell’equilibrio tra sicurezza (non solo fisica) e privacy, che vanno soppesati sui piatti della medesima bilancia.
Indice degli argomenti
Videosorveglianza, una fuga di dati non è un prezzo da pagare
Se non si ha il controllo dei dati si rischia di non avere il controllo dei dispositivi che li generano o che ne fanno uso. Questo assunto, a nostro modo di vedere centrale, contiene sia le domande opportune sia le relative risposte.
Questione di percezione, dicevamo. Per le persone (e per le aziende) la sicurezza fisica sembra essere impermeabile ai precetti della cybersecurity. Il fatto che un occhio elettronico sia in grado di osservare 24 ore al giorno non significa che sia anche sicuro.
Le due cose sono diverse e si sovrappongono. Infatti, come evidenzia il funzionario ICT e membro Clusit Salvatore Lombardo, “Oggi non ha più senso trattare videosorveglianza e cybersecurity separatamente, sebbene chi acquista una videocamera IP spesso la considera un semplice dispositivo passivo, mentre in realtà è un nodo di rete a tutti gli effetti, quindi soggetto alle stesse vulnerabilità dei sistemi informatici. In questa prospettiva, videosorveglianza e cybersecurity devono essere trattati come componenti di uno stesso sistema di difesa”.
Materie che possono coesistere ma non basta mettere in funzione un dispositivo di videosorveglianza: “La convivenza tra sorveglianza e riservatezza è possibile, ma solo se i sistemi di videosorveglianza vengono progettati e utilizzati con attenzione alla sicurezza informatica e privacy. Le telecamere, soprattutto se connesse a internet, non sono soltanto strumenti di sicurezza ma anche dispositivi che raccolgono informazioni sensibili sulla vita delle persone. Per questo è necessario limitarne l’uso alle reali esigenze di sicurezza, utilizzandole con le dovute accortezze”, conclude Salvatore Lombardo.
Percezioni perfettibili
Niente di nuovo, in definitiva. La storia è sempre la stessa e non riguarda solo le videocamere: i costruttori di dispositivi tendono ad affermarsi con le leve dei prezzi concorrenziali.
Se, in generale, a minore costo di un dispositivo corrisponde meno qualità, nel caso delle videocamere (e non solo) investire qualche euro in più per acquistare quelle che consentono di implementare misure di sicurezza supplettive non è un inutile spreco di denaro.
Accettare l’idea che occorra scegliere tra videosorveglianza e privacy è fuorviante e porta con sé effetti collaterali. Tra questi l’errata percezione del reale potenziale delle tecnologie e un finto giustificazionismo tra chi decide di non usarle sulla scorta di convinzioni false.
È questione di percezione: nessuno si aspetta da una macchina di piccola cilindrata le stesse prestazioni di una fuoriserie. Inoltre, economica o lussuosa che sia, una vettura dà il meglio di sé nelle mani di chi sa guidarla.
Gli accorgimenti utili
La prima cosa da fare è cambiare la password di default della videocamera e, laddove possibile, creare un utente diverso da quello preimpostato dal produttore.
È utile mettere in pratica alcune prevenzioni supplementari. Si tratta di settaggi che un professionista del settore può impostare in meno di un quarto d’ora e quindi con un esborso contenuto da parte di chi possiede videocamere di sorveglianza e non è troppo addentro alle tecnologie.
Ha senso separare le videocamere dal resto della rete. A tale proposito, è utile usare la rete Wi-fi “Ospiti” che di norma è già prevista dai router più recenti per collegarvi solo le videocamere lasciandole separate da computer e smartphone.
Questo, più che proteggere le telecamere evita che, violandole, un attaccante possa accedere ad altri dati e ad altri dispositivi.
Allo stesso modo, vale la regola secondo la quale meno funzioni si attivano, meno punti vulnerabili si lasciano alla mercé di terzi. Così, usando le impostazioni della videocamera, è possibile disattivare l’accesso remoto se non viene utilizzato, al pari dei servizi Ftp o dei microfoni.
Per usare le telecamere in remoto è opportuno usare soltanto l’app del produttore oppure usare una VPN che consente un collegamento cifrato alla rete casalinga o aziendale senza esporle pubblicamente.
















