l'analisi

Internet censurata in Russia, ecco le contromisure di cittadini e big tech: Vpn, crittografia

L’addio a piattaforme occidentali in Russia genera malcontento nei cittadini russi che corrono ai ripari e le VPN diventano virali come mai prima, ma crescono anche strumenti come Signal contro il rischio sorveglianza e anche le big tech si danno da fare

15 Mar 2022
F
Dario Fadda

Research Infosec, fondatore Insicurezzadigitale.com

L’immediata reazione al blocco delle piattaforme occidentali in Russia – Facebook, Twitter e Instagram – spinge i russi ad aumentare l’uso dei software VPN; ci sono segnali di adattamento anche da parte delle big tech, mentre Signal cresce come strumento per aggirare la sorveglianza russa.

Il boom della VPN in Russia

Instradando il traffico di rete del device dell’utente su server geolocalizzati in territorio oltre i confini russi, una VPN consente la fruizione di media, social e siti in genere bloccati proprio dagli ultimi provvedimenti governativi. Permettendo dunque ai cittadini, l’accesso a tutta una serie di informazioni altrimenti non veicolate dai media locali. 

WHITEPAPER
Perché impostare una strategia di manutenzione dei server?
Datacenter
Sicurezza

Non è infatti un caso che gli utenti Internet russi, nella prima settimana di invasione dell’Ucraina, abbiano scaricato le cinque principali app VPN su Apple e Google Store per un totale di 2,7 milioni di volte, un aumento della domanda di quasi tre volte rispetto alla settimana pre-invasione.

Stesso discorso vale anche per la tecnologia Tor, software utile per anonimizzare la propria navigazione online, che ha visto intensificare il suo utilizzo dagli utenti russi sempre dopo i primi fatti sull’invasione.

I cittadini russi non sembrano dunque accettare di buon grado le decisioni del proprio governo e ancor meno il loro distacco dai social occidentali, per i quali le alternative locali e gestite con le regole del Cremlino, non riescono a soppiantarne gli ormai stretti legami.

Proprio nella giornata di domenica 13 marzo, abbiamo potuto assistere, connettendoci ai profili Instagram di noti influencer della società russa, a vere e proprie Stories di addio (talvolta anche con lacrime) ricche di frasi e foto melanconiche, proprio in attesa della dipartita del giorno successivo (14 marzo), termine ultimo fissato dal governo russo, utile all’utilizzo della celebre piattaforma di condivisione foto. Messaggi dai quali si nota un vero e proprio senso di smarrimento nella popolazione russa, nei confronti di queste decisioni che però lo ricordiamo, non sempre coincidono con una presa di posizione nei confronti della crisi generata in Ucraina.

Le contromosse russe (update 16 marzo)

La Russia ha reagito bloccando 20 VPN. Un po’ come succede in Cina per gli stessi motivi. Bloccare una VPN non è mai la fine della storia; nell’eterna corsa tra guardie e ladri, i cittadini tendono poi a trovare altre VPN o le stesse VPN si adattano ai blocchi.

Signal e le big tech

Apple e Google controllano il software su quasi tutti gli smartphone in Russia e hanno dipendenti lì. YouTube, Instagram e TikTok sono siti popolari utilizzati per ottenere informazioni al di fuori dei media statali. Telegram, l’app di messaggistica nata in Russia e ora con sede a Dubai dopo le controversie con il governo, è uno degli strumenti di comunicazione più popolari del Paese.

SensorTower ha affermato che Signal è stato scaricato 132.000 volte nel paese la scorsa settimana, con un aumento di oltre il 28% rispetto alla settimana prima. Il traffico Internet russo verso Signal ha registrato una “crescita significativa” dal 1 marzo, ha detto Cloudflare.

Per facilitare la diffusione dell’utilizzo della tecnologia Tor, anche in territorio russo, il social network Twitter proprio la settimana scorsa ha ufficialmente acceso il proprio indirizzo .onion, con il quale qualsiasi utente può connettersi al sito, bypassando le più sofisticate tecniche di censura finora messe in atto dal governo. Esattamente come fanno ormai da tempo i cittadini cinesi, dietro il Grande Firewall governativo, ormai diventato parte integrante della politica del paese.

Altri social già presentavano l’adeguamento a questa tecnologia anni indietro: Facebook dal 2014, media internazionali come BBC, New York Times, ma anche portali indipendenti come ProPublica.

Amazon Web Services, uno dei principali fornitori di servizi di cloud computing, continua a operare in Russia, anche se afferma di non acquisire nuovi clienti. Sia Cloudflare, che aiuta a proteggere i siti Web da attacchi denial-of-service e malware, sia Akamai, che migliora le prestazioni del sito avvicinando i contenuti Internet al pubblico, continuano a servire i propri clienti russi, con eccezioni che includono il taglio delle società statali e imprese ora sanzionate.

I più grandi colossi, dunque, stanno adeguando le loro risorse, già oltre i confini dello Stato russo, di modo da non venir sottoposte a censura diretta, indirizzando i cittadini all’utilizzo di software utile a superare il controllo. VPN e Tor sono i due strumenti e le due armi più efficaci in questa guerra parallela per coloro che sono in grado di sfuggire alla propaganda statale, questo purtroppo, seppur un processo in divenire, vedrà comunque un rallentamento, almeno in questa fase iniziale, sulla copertura globale degli accessi a Internet. Per quanto semplice da utilizzare, questo sistema purtroppo esclude ancora un grande numero di utenti neofiti non in grado di impostare il proprio device, adeguandosi a questa tecnologia. Ma come per tutte le cose, se il progetto della Russia dovesse proseguire su questa strada, è destinato a trovare un muro tecnico insormontabile, creato proprio dalla diffusione massiva delle tecnologie VPN, che a quel punto diventerà pane quotidiano per chiunque.

WHITEPAPER
Costruire una VERA DATA STRATEGY: machine learning, sicurezza e valorizzazione del dato.
Amministrazione/Finanza/Controllo
Big Data
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4