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Frigoriferi sotto attacco, l’ACN chiede sei verifiche urgenti


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Dopo gli attacchi ai sistemi di refrigerazione in Europa e le segnalazioni in Italia, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ripropone il bollettino del 13 ottobre: sei verifiche immediate su accessi Internet, reti OT, manutentori, credenziali, temperature e dispositivi fuori supporto

Pubblicato il 3 nov 2026



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L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale chiede interventi immediati a supermercati, logistica alimentare, impianti frigoriferi e manutentori. Dopo gli attacchi che hanno alterato le temperature di frigoriferi e congelatori in diversi Paesi europei, con episodi segnalati anche in Italia, l’ACN ha riportato in primo piano il bollettino «Misure urgenti di verifica e mitigazione per operatori della distribuzione alimentare e della filiera del freddo». Le priorità sono individuare i sistemi raggiungibili da Internet e controllare che temperature, cicli di sbrinamento e allarmi non siano stati manomessi.

Pubblicato il 13 ottobre 2026 dopo gli incidenti francesi, il bollettino è tornato in primo piano il 3 novembre con la versione 1.1. Il registro delle modifiche collega il richiamo ai recenti eventi sul territorio nazionale. Il documento non fornisce un elenco di aziende colpite né una stima dei danni: la novità è il rinnovato invito a intervenire anche in Italia.

Le informazioni diffuse da Ansa il 2 novembre indicano una notifica ricevuta dall’ACN da un’azienda toscana della ristorazione collettiva e un attacco rilevato, ma non ancora notificato, a un’impresa emiliana che produce surgelati. In Sicilia, Giuseppe Spadaro, direttore generale del gruppo Radenza, ha confermato un attacco ad almeno quattro supermercati a marchio Coop gestiti dal gruppo, precisando che la situazione è stata circoscritta. Sono verifiche e dichiarazioni riferite a episodi distinti: non è ancora dimostrato che tutti abbiano la stessa origine tecnica o gli stessi responsabili.

Perché una temperatura alterata può fermare un supermercato

Il danno nasce da una funzione normalmente utile. I tecnici controllano a distanza i banchi frigoriferi per leggere le temperature, ricevere allarmi, programmare gli sbrinamenti e riparare guasti senza raggiungere ogni punto vendita. Quando una console amministrativa è esposta su Internet oppure un accesso di manutenzione è protetto male, chi la viola può usare quelle stesse funzioni per modificare i parametri fisici dell’impianto.

Negli incidenti europei del 2 novembre, secondo la ricostruzione Reuters, sono stati colpiti tra gli altri punti vendita di Ahold Delhaize e Colruyt in Belgio e Lussemburgo e negozi delle catene Ica e Coop in Svezia. A Stoccolma una responsabile di negozio ha riferito che i congelatori erano arrivati a 50 gradi Celsius e che la merce era ormai inutilizzabile. Un attacco informatico, dunque, produce una perdita materiale immediata: prodotti da smaltire, reparti da chiudere, consegne da riprogrammare e verifiche di sicurezza alimentare.

L’ACN ricostruisce il meccanismo già osservato in Francia: impianti obsoleti, interfacce esposte e autenticazione insufficiente possono consentire l’avvio remoto di cicli di sbrinamento e l’alterazione delle impostazioni. Il problema può riguardare i controllori locali, le interfacce operatore (HMI) e le piattaforme di supervisione Scada: un sistema centralizzato compromesso può incidere su più macchine o punti vendita, mentre un singolo frigorifero connesso può essere vulnerabile anche senza Scada.

AreaAzione concretaRiscontro da ottenere
1. CensimentoIndividuare controllori, HMI, Scada, gateway, console e sistemi di teleassistenza, compresi router cellulari dei fornitori.Inventario per sito con modello, versione, proprietario e accessi da Internet.
2. RetiRimuovere l’accesso pubblico alle funzioni amministrative; separare OT, IT e reti ospiti con filtraggio effettivo.Regole firewall verificate; soltanto flussi autorizzati in ingresso e in uscita.
3. TeleassistenzaUsare VPN o accessi controllati, con autenticazione a più fattori e autorizzazioni limitate.Elenco dei fornitori abilitati, finestre di accesso e registri delle sessioni.
4. CredenzialiEliminare account inutilizzati, cambiare password predefinite o compromesse e revocare sessioni e token sospetti.Account nominativi, privilegi minimi e credenziali aggiornate.
5. IntegritàConfrontare temperature, sbrinamenti, orari, soglie e destinatari degli allarmi con le configurazioni approvate.Misure termiche effettive, allarmi funzionanti e controllo dei log disponibili.
6. AggiornamentiVerificare firmware e supporto dei dispositivi; applicare le patch compatibili e pianificare le sostituzioni.Piano per sistemi fuori supporto con responsabili e scadenze.

Le sei verifiche urgenti richieste dal bollettino ACN

Il primo intervento deve essere coordinato da responsabili cyber, tecnici degli impianti e manutentori. Togliere indiscriminatamente la connettività o riavviare una macchina durante l’esercizio rischia di aggravare il danno. L’ACN chiede perciò una verifica parallela della superficie di attacco e delle condizioni reali della refrigerazione.

La prima ricerca deve comprendere anche ciò che sfugge alla rete aziendale: inoltri di porte sui firewall, accessi ai gateway, router cellulari e connessioni aperte autonomamente dai manutentori. Per i dispositivi OT l’ACN suggerisce di partire da inventari, configurazioni e traffico già raccolto. Le scansioni attive, anche se abituali nella sicurezza IT, devono essere valutate con il personale che conosce l’impianto: alcuni dispositivi industriali possono reagire male a verifiche invasive.

Separare le reti richiede più di una suddivisione in Vlan: servono regole che neghino le comunicazioni non autorizzate fra postazioni di lavoro, controllori, console Scada e reti di amministrazione. Una VPN senza limitazioni puntuali lascia comunque un manutentore, o un suo account compromesso, libero di raggiungere risorse che non gli servono. L’accesso deve passare, quando previsto, da sistemi intermedi dedicati e scadere al termine dell’intervento. Anche HTTPS da solo cifra il collegamento, ma non corregge vulnerabilità applicative o credenziali sottratte.

Controllare gli ultimi 90 giorni, ma soprattutto gli allarmi di oggi

Il rischio più insidioso è che il sistema mostri una situazione rassicurante mentre i parametri dell’impianto sono cambiati. Per questo ACN chiede di confrontare le impostazioni correnti con quelle autorizzate: setpoint di temperatura, durata e frequenza degli sbrinamenti, programmi orari, soglie di allarme, destinatari delle notifiche. Quando disponibili, sensori o misurazioni indipendenti dalla piattaforma di supervisione aiutano a verificare che la temperatura reale corrisponda a quella visualizzata.

Per ricostruire un eventuale accesso sospetto il bollettino invita ad analizzare i registri fino agli ultimi 90 giorni, se conservati, senza rimandare le verifiche immediate quando la copertura è minore. I segnali da cercare sono login da indirizzi insoliti, nuovi account, privilegi modificati, allarmi disabilitati, cambi di configurazione fuori dai turni di manutenzione e sessioni remote non riconosciute. I log dei controllori vanno letti insieme a quelli di VPN, firewall, sistemi di identità e teleassistenza: una sola sorgente potrebbe non raccontare l’intero attacco.

Il caso Danfoss: la patch esiste, ma non spiega da sola gli attacchi

Il controllo delle versioni software ha un riscontro concreto. Nell’agosto 2026 i ricercatori di Claroty Team82 hanno descritto vulnerabilità nei controllori per la refrigerazione Danfoss AK-SM 800A, sistemi che permettono di gestire più macchine da una console web. La ricerca documenta rischi di aggiramento dell’autenticazione, esecuzione di comandi e manipolazione di configurazioni.

Una nota di sicurezza del produttore identifica per la famiglia AK-SM 8xxA le vulnerabilità CVE-2025-41451 e CVE-2025-41452, correggibili con il firmware 4.3.1. È una verifica utile per chi utilizza questi apparati: inventariare la versione presente e concordare l’aggiornamento con il manutentore. Le fonti disponibili, però, non dimostrano che queste specifiche CVE siano state sfruttate negli incidenti di novembre. L’ACN chiede controlli su impianti di qualunque produttore.

Per macchine ormai fuori supporto e impossibili da aggiornare subito occorre almeno rimuovere l’accesso pubblico, confinarle in segmenti dedicati, disabilitare servizi superflui e monitorarle fino alla sostituzione. L’isolamento riduce le possibilità di attacco, ma non elimina la vulnerabilità né restituisce il supporto del produttore. La sostituzione va programmata come attività di sicurezza e continuità operativa, con budget, responsabili e scadenze.

Se il frigorifero è stato manomesso, riavviarlo non basta

In presenza di anomalie o accessi non autorizzati, la risposta deve coinvolgere insieme sicurezza informatica, responsabili degli impianti e sicurezza alimentare. Prima di cancellare prove con reset o riconfigurazioni, occorre preservare log e impostazioni per quanto compatibile con la messa in sicurezza; poi isolare i sistemi coinvolti senza interrompere in modo incontrollato la refrigerazione. Il bollettino raccomanda di segnalare tempestivamente gli indicatori di compromissione attraverso i canali istituzionali di CSIRT Italia e di seguire gli eventuali obblighi di notifica applicabili.

Il ripristino richiede la rotazione delle credenziali, la revoca delle sessioni sospette, l’applicazione delle patch e il caricamento di configurazioni affidabili. Prima di riaprire gli accessi remoti bisogna verificare temperature, impostazioni e funzionamento degli allarmi, oltre a rimuovere la condizione che ha permesso l’intrusione. L’ACN sottolinea anche che «il ripristino della temperatura non dimostra, da solo, il mantenimento delle condizioni di conservazione»: la destinazione degli alimenti esposti a temperature anomale spetta ai responsabili competenti, secondo le procedure di sicurezza alimentare.

NIS2 e Cyber Resilience Act: chi deve fare che cosa

Gli attacchi sollevano poi una questione organizzativa: chi risponde della sicurezza dei sistemi frigoriferi, soprattutto se proprietà, software e teleassistenza dipendono da soggetti diversi? La direttiva NIS2, recepita in Italia dal decreto legislativo 138/2024, comprende nel settore alimentare le imprese che si occupano di distribuzione all’ingrosso e di produzione o trasformazione industriale, quando ricorrono le altre condizioni previste. Un singolo negozio al dettaglio non diventa automaticamente soggetto NIS2 solo perché possiede frigoriferi connessi. Per le organizzazioni rientranti nel perimetro, i rischi OT e quelli dei fornitori vanno considerati nella gestione della sicurezza e della continuità del servizio.

Per i produttori di dispositivi e software connessi entra in gioco anche il Cyber Resilience Act. Dall’11 settembre 2026 sono operative le notifiche dei produttori relative a vulnerabilità attivamente sfruttate e incidenti gravi che incidono sulla sicurezza dei loro prodotti; le principali prescrizioni di sicurezza e supporto entreranno in applicazione dall’11 dicembre 2027. Sono obblighi dei fabbricanti, distinti dalle segnalazioni e dalle responsabilità che possono gravare sugli operatori secondo la NIS2. Per chi acquista impianti oggi diventano determinanti durata del supporto, tempi di rilascio delle patch e modalità sicure di teleassistenza.

Le sei verifiche dell’ACN offrono dunque un piano minimo immediato. La protezione stabile richiede di trattare refrigerazione, climatizzazione e sistemi di gestione degli edifici come infrastrutture operative: inventario aggiornato, accessi temporanei dei manutentori, sensori e allarmi controllabili anche localmente, backup testati delle configurazioni e prove periodiche di risposta. La filiera del freddo non può aspettare la prossima ondata di intrusioni per scoprire chi ha la password di una console o quale apparecchio non riceve più aggiornamenti.

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