Nel lessico italiano il termine “sicurezza” racchiude due domini distinti: la Safety, che protegge dai rischi accidentali, e la Security, che protegge dalle minacce intenzionali.
Questa distinzione conserva il proprio valore analitico, ma perde efficacia operativa se non viene riletta come articolazione interna di un unico ecosistema, specie in un contesto segnato da profonde trasformazioni digitali e normative.
Questo primo capitolo di una serie di tre articoli complementari chiarisce i confini concettuali dei due domini, individuando i criteri che li distinguono e dimostrando perché la loro convergenza non sia un’opzione, ma una necessità di governo dell’organizzazione.
Indice degli argomenti
Governare l’ecosistema integrato della sicurezza
Per troppo tempo Safety e Security sono state trattate come dimensioni separate, ciascuna con strutture, competenze e risorse proprie.
Questa segmentazione ha prodotto inefficienze operative, vuoti di coordinamento e, in alcuni casi, vulnerabilità sistemiche.
Oggi l’interconnessione sempre più stretta tra tecnologie, persone e dati impone un salto culturale: non può esistere una protezione efficace senza una visione integrata dell’ecosistema della sicurezza.
Governare la sicurezza significa presidiare simultaneamente l’incolumità fisica e la resilienza digitale.
Anche limitandosi alla sola disciplina della protezione dei dati personali, emerge con chiarezza quanto questa sia strettamente connessa ai processi di Safety.
Si pensi alla valutazione dell’idoneità dei lavoratori, alla gestione degli infortuni o ai nuovi scenari aperti dall’impiego dell’intelligenza artificiale nella prevenzione: le soluzioni capaci di rilevare in tempo reale il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione individuale sono strumenti potenti, ma implicano trattamenti di dati delicati, da gestire con piena consapevolezza giuridica e tecnica.
Oggi più che mai la sicurezza non si amministra per silos: si progetta come un sistema integrato, capace di proteggere l’organizzazione nel suo insieme, di anticipare i rischi e di governare le responsabilità in modo sinergico.
Per farlo occorre però partire dalle definizioni, perché solo chi distingue con precisione i due domini può poi integrarli senza confonderli.
Il dominio della Safety
La Safety si occupa della prevenzione dei rischi prevalentemente non intenzionali che minacciano la salute e l’incolumità fisica delle persone o l’integrità ambientale: incidenti, errori umani, eventi naturali, esposizioni pericolose, incendi, guasti.
La Safety protegge le persone in qualunque ruolo esse si trovino nell’organizzazione: lavoratori, visitatori, volontari, stagisti.
Le misure tipiche seguono una logica che – come insegna la UNI EN ISO 45001:2023 “Sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro” [1] – prevede un approccio secondo la “gerarchia delle misure di prevenzione e protezione”, che comporta nell’ordine:
- eliminare i pericoli (ad esempio una sostanza chimica cancerogena);
- sostituire processi, attività, materiali e attrezzature con altri meno pericolosi (per esempio aggiornare il parco macchine);
- utilizzare misure tecniche (ad esempio introdurre sistemi di allerta);
- riorganizzare il lavoro (ad esempio impegnare due lavoratori invece di uno per una specifica lavorazione);
- definire e formalizzare procedure (ad esempio predisporre piani di emergenza);
- utilizzare misure amministrative (ad esempio formazione, sistema disciplinare, simulazioni, controlli sanitari);
- utilizzare adeguati dispositivi di protezione individuale e collettiva (ad esempio guanti e occhiali protettivi).
Il dominio della Security
La Security affronta invece minacce di natura prevalentemente intenzionale: furti, sabotaggi, accessi non autorizzati, atti di terrorismo, attacchi informatici, spionaggio industriale.
Essa è volta a proteggere i beni, sia materiali (un server, un macchinario, un oggetto di valore) sia immateriali (un dato, un’informazione), e questa protezione si estende anche agli eventi di origine accidentale o naturale, quando è l’integrità del bene a essere in gioco.
Nel contesto della Security entrano in campo sistemi di controllo degli accessi, cyber defense, crittografia, investigazioni digitali, sorveglianza fisica e logica. Anche in questo dominio, peraltro, la gerarchia delle misure di prevenzione e protezione trova applicazione in modo analogo.
La discriminante decisiva: l’intento e l’ambito
I due domini si distinguono lungo due criteri complementari, che occorre tenere ben separati per evitare sovrapposizioni concettuali.
Il primo criterio è l’intenzionalità della minaccia: quando il danno nasce prevalentemente da un evento accidentale o fortuito si entra nel campo della Safety; quando, invece, è prevalentemente il frutto di un’azione volontaria e malevola si rientra nella Security.
Il secondo criterio è l’oggetto prevalente della tutela: la Safety ha come obiettivo primario le persone, la Security i beni materiali e immateriali, tra cui i dati.
I due criteri di norma coincidono, ma non sempre.
Esistono infatti situazioni ibride. Un incendio di origine naturale che distrugge un server è un evento accidentale che colpisce un bene; al contrario, l’atto di un sabotatore che svuota un estintore per danneggiare l’azienda, o per accusarla di negligenza, è un’azione intenzionale che mette in pericolo, insieme, i beni e le persone.
In molti casi, del resto, le misure adottate nei due ambiti risultano sovrapposte.
Un esempio concreto è il sistema di rilevazione dei fumi installato in una sala server: il dispositivo riduce gli effetti di un potenziale incendio, consentendo un intervento più rapido della squadra di emergenza.
Questa misura ha ricadute sul versante della Security, perché tutela l’integrità del server e dei dati in esso contenuti, e su quello della Safety, perché protegge il personale presente nella sala, nelle aree adiacenti e nell’edificio.
La convergenza fra Safety e Security
La distinzione tra Safety e Security resta indispensabile sul piano analitico, ma non può più tradursi in separazione organizzativa.
I punti di convergenza tra i due domini sono più numerosi e più profondi di quanto un’analisi superficiale lasci supporre e le situazioni ibride sono destinate a moltiplicarsi con la crescente interdipendenza tra mondo fisico e mondo digitale.
Non si tratta soltanto di una conclusione culturale. Come vedremo nel secondo contributo di questa serie, è lo stesso legislatore europeo – con il GDPR e con la Direttiva NIS 2 – ad aver trasformato la convergenza tra i due domini in un preciso obbligo giuridico.
Bibliografia
[1] UNI EN ISO 45001:2023 + A1:2024, “Sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro – Requisiti e guida per l’uso”, acquistabile presso store.uni.com.














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