La truffa dei quadri di Leonardo da Vinci con "l'odore" di NFT - Cyber Security 360

Milano

La truffa dei quadri di Leonardo da Vinci con “l’odore” di NFT

Truffatori a Milano convincono gli acquirenti a comprare quadri falsi, spacciati per veri, dicendo che c’era l’NFT a garanzia. Ma è tutta una finzione, che in qualche modo dimostra come queste truffe, che in qualche modo sfruttano gli NFT, stanno attecchendo anche in Italia

24 Set 2021

Una super truffa di quadri di Leonardo da Vinci con la leva degli NFT per ingannare meglio gli incauti acquirenti.

Il caso è a Milano, ha portato a vari arresti, tra cui Aleita Khorochilova, che si presentava come della “responsabile commerciale” della grande holding asiatica Xchampion.

Tutto finto, i quadri di Leonardo Da Vinci erano falsi ma i truffatori per convincere le vittime dicevano che la validità era garantita dagli NFT. Ma degli NFT manco l’ombra.

Fonti del gruppo della Guardia di Finanza che ha svolto l’indagine confermano a Cybersecurity360.it che i truffatori non avevano nemmeno prodotto gli NFT dei quadri; ne parlavano solo, usando un termine che ai più è ancora misterioso per convincere le vittime. 

Anche se non c’è un vero NFT, si può dire che il caso di Milano dimostri l’avvicinamento di questo tipo di truffe – su Non Fungible Token (NFT) in Italia.

Come funzionano le truffe NFT

“La truffa è per certi versi un’arte, quella dell’inganno, ed il caso di cui discutiamo sembra un remake del film Toto Truffa 62, quando i protagonisti cercavano di offrire ad incauti acquirenti la fontana di Trevi”, spiega l’esperto cyber Pierluigi Paganini.

“Lo schema architettato da truffatori nel nostro caso fa leva su due fattori, la prospettiva di elevati guadagni e la scarsa conoscenza degli NFT. In pochi realmente hanno compreso cosa sono i non-fungible token e questo rappresenta un vantaggio per i criminali. Di tecnologico in queste truffe c’è poco, ma si sfrutta la credulità di persone che si avvicinano a questa tecnologia per sperimentare nuove opportunità di guadagno”.

“Osserveremo in questa fase molteplici truffe legate agli NFC, oggi discutiamo di Leonardo, domani probabilmente di Picasso o di Monet”, continua Paganini.

  • Le truffe più comuni, con gli NFT – spiega Paganini – “si basano creazione di store online dove è possibile acquistare opere senza tuttavia prendere visione delle informazioni registrate in blockchain. L’ignaro utente crede di aver acquistato realmente “un pezzetto” di opera d’arte”.
  • “Esistono poi cloni di piattaforme legittime che sono specializzate in NFT che sono utilizzate per indurre le vittime all’acquisto e quindi fornire i dati del proprio wallet”.
  • “Infine è possibile anche rubare l’identità di autori noti creano profili falsi e quindi vendendo opere a loro volta false, ovvero NFT riferenti a qualcosa che non ha valore”, dice Paganini.
  • Il Wall Street Journal ha riportato ad agosto anche un boom di truffe negli USA ai danni degli autori, a cui i criminali rubavano gli NFT per rivenderli a loro nome.

“Nel caso della truffa di Leonardo hanno messo in scena una pantomima che vedeva l’esperto d’arte, un esperto di NFT  ed un promotore dell’affare. L’ignoranza sul tema delle vittime, ha reso possibile la truffa”, dice Paganini.

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