Pensare alla sicurezza cyber occasionalmente si rivela un’ottima opzione per far deragliare anche le migliori strategie sulla carta. Anche ritenerla un consumabile, un token, o una one-shot, presenta altrettanti margini per realizzare un fallimento epico.
E se già pensare in questo modo può essere un problema, ancor peggio è quando si transita sul piano operativo ritenendo che una singola soluzione possa essere un elisir miracoloso.
Insomma, abbandonare la logica della one-shot è una strategia di sopravvivenza nella complessità tecnologica e normativa. A meno che, ovviamente, non si voglia vivere il brivido della continua sorpresa, o sia abbia una propensione al rischio decisamente adrenalinica.
In positivo, significa ragionare secondo metodi, sistemi, con un orizzonte temporale in cui non si tiene conto di comprimere tutto al t(0) confidando che tutto quel caos anziché esplodere in modo incontrollato possa partorire una stella danzante con l’ambizione e le capacità di occuparsi di sicurezza in modo continuo ed efficace.
La serietà dell’approccio
Stando agli spunti emersi dal Data Privacy Day, l’aspetto della data maturity delle organizzazioni richiede un approccio che valorizzi la governance dei dati, dando priorità alla resilienza nella consapevolezza dei nuovi scenari tecnologici.
Ultimo in ordine d’arrivo, quello dell’intelligenza artificiale. Il quale apre la porta a vulnerabilità da gestire, non più con interventi “spot” ma, ad esempio, con l’adozione di un framework unificato per gli agenti LLM che consolidi best practices secondo una visione d’insieme che possa riverberare i propri effetti sull’applicazione operativa.
Tutto questo richiede metodo ed impegno lungo una linea temporale e non concentrarsi in un unico punto.
Quello con la sicurezza cyber non può né deve essere un rapporto occasionale.












