Il futuro dell'intelligence è cyber: ecco come mutano metodi, tattiche e strumenti - Cyber Security 360

Lo scenario

Il futuro dell’intelligence è cyber: ecco come mutano metodi, tattiche e strumenti

Lo spionaggio informatico è il campo su cui investire maggiormente in futuro nell’ambito dell’intelligence e della cyber intelligence: con l’innovazione cambia la metodologia, oltre alle competenze che gli operatori devono avere per sfruttare tutto il potenziale offerto da dati e tecnologie

13 Set 2021
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Antonio Teti

Esperto di intelligence e cyber intelligence dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara

La cyber intelligence è, ma lo sarà sempre di più, l’area su cui investire in futuro. Le agenzie di intelligence governative assumeranno un ruolo ancor più fondamentale in futuro. L’esigenza di ottenere rapidamente informazioni sugli eventi che caratterizzano la vita dell’intero pianeta, è diventata per una nazione, ora più che mai, un’esigenza imprescindibile.

Solo il possesso di una conoscenza derivante dall’analisi di informazioni affidabili può consentire al capo di un governo di identificare rapidamente quale può essere la decisione migliore da assumere. E la rapidità di assunzione di decisioni, spesso vitali, sta diventando una costante per tutti i governanti. 

Per le sue particolari peculiarità, lo spazio cibernetico può esercitare un potere enorme soprattutto per la conduzione di attività di propaganda, condizionamento politico, spionaggio e controspionaggio, che rappresentano le attività prevalenti dell’intelligence.

Cyber intelligence: il ruolo dei dati

Anche i metadati, considerati come “l’oro nero del terzo millennio”, rappresenteranno un grande problema per i governi. Da qualche tempo è iniziato un serrato dibattito sul loro utilizzo, sulle tecniche di raccolta, sulla loro effettiva veridicità, sulla valicabilità o meno dei confini della privacy in funzione del loro uso e sul rispetto delle normative, nazionali o internazionali, che ne tutelano l’integrità e la riservatezza. Le innovazioni tecnologiche continueranno a trasformare le attività di raccolta e analisi dei dati per l’intelligence.

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I modelli predittivi e le piattaforme di machine learning potranno raggiungere livelli estremi di efficienza per quanto concerne la ricerca, l’acquisizione e l’analisi dei dati raccolti, ma riporre una incondizionata fiducia sulla loro affidabilità potrebbe costare molto caro.

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Tuttavia la tendenza a esaltare le tecnologie digitali a scapito dell’insostituibile valore del contributo umano, unico elemento in grado di esprimere criteri di valutazione ad ampio spettro, va considerato come un errore imperdonabile.

La formazione continua e avanzata degli operatori di intelligence rappresenterà l’elemento cardine su cui si baserà il successo delle operazioni condotte dai servizi segreti. La comprensione dell’importanza del web, dei social media, della psicologia del mondo virtuale, della raffinazione dei dati disponibili in rete e di come distinguere l’“informazione” dalla “disinformazione”, sono solo alcune delle capacità che gli operatori di intelligence del futuro dovranno possedere per svolgere correttamente il proprio lavoro.

Intelligence pubblica o privata?

Tra i molteplici cambiamenti in corso, non passa inosservato quello della crescente confusione dei confini tra gli apparati di intelligence istituzionali e quelli del settore privato. Gli appaltatori privati sono diventati, nel corso degli ultimi due decenni, una componente essenziale del mondo dello spionaggio.

A ciò si aggiunge l’azzeramento della vecchia regola delle agenzie di intelligence del “dentro o fuori”, che prevedeva l’uscita dal mondo dell’intelligence una volta conclusa l’attività. Oggi, i funzionari dei servizi segreti entrano regolarmente nel settore privato una volta usciti dalle strutture governative. Se questo cambiamento ha consentito a diversi ex intelligence officer di riciclarsi e assumere posizioni di prestigio in aziende di Stato e private, con remunerazioni di tutto rispetto, al tempo stesso sta minando la mistica e l’integrità delle arti oscure praticate al servizio dello Stato.

Come cambia la metodologia della cyber intelligence

Come spiegato nel libro “Spycraft Revolution. Spionaggio e servizi segreti nel terzo millennio” non è più possibile ricorrere alle barbe finte per mascherare la propria identità e il passaggio di informazioni segrete non può più essere effettuato per mezzo di incontri diretti. Dell’inefficienza di tale tecnica, ad esempio, ne abbiamo avuto dimostrazione anche nel nostro Paese in tempi recentissimi.

L’ufficiale di intelligence del terzo millennio deve essere in grado di padroneggiare gli strumenti informatici e la rete con una dimestichezza tale che gli possa consentire di condurre, ad esempio, delle attività di virtual humint (human intelligence virtuale) per acquisire informazioni mediante delle relazioni virtuali, di reclutare nuove fonti mediante l’analisi dei profili sui social media come Facebook, Twitter, LinkedIn e Instagram, e di poter condurre delle operazioni di disinformazione e propaganda (psycological operation) per mezzo di fake profile o dei deepfake.

Sono tutte operazioni, è bene ricordarlo, che possono essere condotte seduti comodamente da un ufficio o dalla propria abitazione, ma raggiungendo qualsiasi individuo del globo terrestre che sia connesso in rete. 

Il libro

Il libro si compone di sei capitoli in cui si tratta la “intelligence nella società mutante” fino all’analisi delle più moderne tecnologie utilizzate per le attività di spionaggio e controspionaggio cibernetico, inclusa l’analisi dei diversi contesti giuridici e legislativi adottati dai diversi Paesi per la gestione delle operazioni di intelligence, oltre che per la definizione del “perimetro” in cui i servizi segreti possono operare.

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