L’entrata in vigore della Direttiva NIS2, che mira a rafforzare la cyber sicurezza aziendale, ha incluso nel suo perimetro di applicazione anche alcuni operatori del settore alimentare, introducendo una nuova dimensione di responsabilità e un nuovo paradigma di gestione dei rischi.
Indice degli argomenti
L’impatto della Direttiva NIS2 nel settore alimentare
Il settore merceologico “Produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti” è qualificato dalla normativa NIS2 quale settore critico: un’identificazione che comporta l’assoggettamento a obblighi rigorosi per le imprese che soddisfano tale criterio merceologico, nonché i criteri dimensionali e di territorialità.
Il perimetro di applicazione ricomprende le organizzazioni che rientrano nella definizione di “impresa alimentare” così come definita dall’articolo 3, punto 2), del Regolamento (CE) n. 178/2002, ossia “ogni soggetto pubblico o privato che svolge attività connesse alla produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti, con particolare riferimento a chi opera nella distribuzione all’ingrosso e nella produzione o trasformazione industriale”.
Tale definizione pertanto esclude le mere attività di logistica, vendita al dettaglio e ristorazione.
La scelta del legislatore europeo di includere il settore alimentare tra quelli critici (Allegato II, Settore n.4) deriva da una considerazione fondamentale: la catena di approvvigionamento alimentare è diventata un sistema multi-livello digitalizzato e interconnesse, dove sistemi informatici governano processi che vanno dalla tracciabilità delle materie prime alla gestione della logistica, dai controlli di qualità automatizzati ai sistemi di allarme rapido e automatizzato lungo tutta la catena produttiva, compresa la gestione della catena del freddo.
A differenza di altri comparti, il settore alimentare presenta caratteristiche distintive che possono ampliare l’impatto della normativa: la gestione di catene di approvvigionamento altamente integrate e interconnesse, la presenza di sistemi di controllo industriale (OT e IIOT) sempre più diffusi che dialogano con l’infrastruttura IT, e la criticità intrinseca dei servizi erogati per la salute pubblica, basti pensare agli impatti diretti sui prodotti alimentari in caso di un attacco cibernetico ai PLC presenti nei reparti produttivi che controllano, per esempio, i dosaggi di un determinato prodotto alimentare la cui variazione comporterebbe danni sulla salute pubblica.
Governance cyber: un nuovo paradigma di responsabilità
Un aspetto rivoluzionario della normativa NIS 2 risiede nell’attribuzione di una responsabilità diretta in capo agli organi di amministrazione e direttivi delle imprese:
- gli amministratori sono chiamati a supervisionare e ad approvare l’implementazione delle misure di sicurezza di base, a valutarne l’adeguatezza rispetto ai rischi dell’impresa e a garantire che le risorse necessarie siano effettivamente allocate;
- devono partecipare a programmi di formazione specifici e promuovere la formazione dei dipendenti;
- e sono ritenuti responsabili per le violazioni del Decreto Legislativo 138/2024, cosiddetto Decreto NIS.
L’introduzione di tale responsabilità diretta non richiede che gli amministratori si trasformino in tecnici informatici ma, piuttosto, di garantire che la cyber security entri stabilmente nell’agenda strategica al pari delle decisioni finanziarie, commerciali o di investimento, soprattutto in un settore come quello alimentare fortemente impattato dall’Industria 4.0.
Inoltre, in questo contesto una siffatta responsabilizzazione assume una valenza peculiare in quanto si inserisce in un quadro normativo già caratterizzato da rigorosi obblighi in materia di sicurezza alimentare.
La NIS2 introduce un parallelismo nel dominio digitale: così come un’impresa deve garantire che i suoi processi produttivi non compromettano la salubrità degli alimenti, deve anche assicurare che i suoi sistemi informatici non diventino un vettore di rischio per la continuità operativa e, indirettamente, per la sicurezza alimentare.
Misure di sicurezza di base: dall’approccio tecnico a sistemico
Le misure di sicurezza richieste dalla NIS2 si articolano su molteplici livelli, armonizzando aspetti tecnologici con dimensioni organizzative e procedurali. Si fondano su un approccio basato sul rischio e non si limitano ad un mero elenco di misure tecniche.
In conformità al principio di proporzionalità sancito dall’art. 21, par. 1, della Direttiva NIS2 e dall’art.31 del Decreto NIS (il quale aggiunge il principio di “gradualità” degli obblighi), le misure di sicurezza devono essere calibrate in funzione del grado di esposizione ai rischi, delle dimensioni e della complessità dell’organizzazione, nonché della probabilità e della gravità degli incidenti, inclusi i loro impatti sociali ed economici.
Come già accennato, nel settore alimentare assume particolare rilievo l’interconnessione tra sistemi IT e sistemi OT/IIOT, sempre più diffusa nei processi produttivi e di conservazione (ad esempio refrigerazione e controllo dei processi).
La convergenza IT/OT amplia la superficie di attacco e richiede misure specifiche, quali segmentazione delle reti, monitoraggio continuo delle anomalie e procedure di risposta agli incidenti coerenti con le peculiarità degli ambienti industriali produttivi.
Sul piano organizzativo, la NIS2 valorizza la gestione delle risorse umane quale elemento essenziale della sicurezza informatica, richiedendo programmi di formazione e sensibilizzazione che coinvolgano l’intera organizzazione e siano differenziati in base ai ruoli e alle responsabilità affidate.
Infine, un aspetto spesso sottovalutato ma di crescente rilevanza è la gestione della sicurezza della catena di fornitura digitale.
Le imprese alimentari fanno sempre più affidamento su fornitori terzi per servizi IT, cloud computing, software gestionali e soluzioni di tracciabilità; ciascuno di questi fornitori può rappresentare un punto di ingresso per attacchi informatici.
La NIS2 richiede quindi una valutazione attenta dei rischi associati ai fornitori
critici e, a valle della selezione dei medesimi, l’implementazione di clausole contrattuali che garantiscano livelli adeguati di sicurezza lungo tutta la catena di fornitura.
Preparazione e gestione degli incidenti: il caso UNFI – Whole
Foods
La normativa NIS2 rafforza in modo significativo il ruolo e la responsabilità dell’organo di amministrazione nella preparazione e gestione degli incidenti informatici, imponendo un approccio strutturato e consapevole in linea con il Decreto NIS (cfr. art. 25) e con le Linee Guida ACN sulla definizione del processo di gestione degli incidenti (pubblicate dall’Agenzia di Cybersicurezza Nazionale il 31 dicembre 2025).
I vertici aziendali sono tenuti ad assicurare l’adozione, l’aggiornamento e l’effettiva attuazione di piani di risposta agli incidenti integrati con i presidi di business continuity, idonei a gestire il ripristino dei sistemi e gli impatti operativi e organizzativi derivanti da un incidente cyber.
Il caso UNFI – Whole Foods (giugno 2025) ha mostrato in modo concreto come un cyber incident possa produrre effetti immediati e diffusi lungo la filiera, incidendo sulla continuità delle forniture e sulla disponibilità delle informazioni critiche, anche in assenza di un attacco diretto ai processi produttivi. Il cyber attacco ha comportato il blocco dei sistemi di ordinazione e rifornimento e causato scaffali vuoti in migliaia di negozi riforniti dal colosso del distributore all’ingrosso.
L’episodio ha mostrato quanto la distribuzione all’ingrosso sia un anello critico e fragile della filiera alimentare: quando un grande grossista si ferma, l’intero settore della grande distribuzione alimentare ne risente.
Quanto avvenuto all’UNIFI chiarisce gli impatti che gli incidenti nel settore alimentare possono avere e le motivazioni per cui anche i grossisti alimentari sono stati considerati all’interno del perimetro di applicazione della NIS2.
Una nuova cultura della resilienza
Come già affrontato e rilevato per altre normative un approccio frammentario, in cui ciascuna dimensione della sicurezza è gestita in modo isolato, non solo risulta inefficiente dal punto di vista organizzativo ed economico, ma può generare vulnerabilità sistemiche che emergono proprio nelle zone di intersezione tra diversi ambiti.
La sfida culturale più profonda riguarda il superamento di una visione ancora diffusa che considera la cyber security come un costo o un vincolo regolatorio, per attuare invece una prospettiva in cui la resilienza informatica diventa un fattore abilitante di competitività e di garanzia, anche commerciale, verso i propri clienti e utilizzatori finali.
In un mercato sempre più caratterizzato dalla digitalizzazione delle filiere, la capacità di dimostrare robusti standard di sicurezza informatica può tradursi in un vantaggio competitivo tangibile.
La normativa in materia di cyber security trascende la dimensione meramente
regolamentare per configurarsi come tassello di un processo più ampio di evoluzione delle modalità attraverso cui le società contemporanee garantiscono la sicurezza di beni essenziali in un contesto di crescente interdipendenza tra dimensione fisica e dimensione digitale.













