La prossima riassegnazione della banda satellitare europea a 2 GHz si colloca in un momento di forte ridefinizione delle priorità industriali, tecnologiche e geopolitiche dell’Unione europea, assumendo una rilevanza che va ben oltre la gestione ordinaria dello spettro radio.
La decisione, attesa nel periodo che precede la scadenza delle autorizzazioni attualmente in vigore, riguarda una risorsa considerata strategica per lo sviluppo delle comunicazioni satellitari mobili, dei servizi direct-to-device, delle applicazioni machine-to-machine e Internet of Things, con implicazioni dirette anche per le comunicazioni governative e per la sicurezza delle infrastrutture critiche.
In questo contesto, la scadenza delle licenze oggi operative apre una fase di valutazione competitiva che potrebbe incidere in modo duraturo sugli equilibri del settore spaziale europeo e sul grado di autonomia tecnologica dell’Unione.
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I servizi satellitari mobili in UE
La banda 2 GHz dell’Unione europea è oggi utilizzata per servizi satellitari mobili ed è assegnata a operatori extraeuropei, in particolare statunitensi, come Viasat ed EchoStar.
Le concessioni in essere giungeranno a scadenza nel maggio 2027 e, secondo il quadro regolatorio europeo, il loro rinnovo non è automatico.
La Commissione europea dovrà quindi valutare se procedere a un rinnovo, totale o parziale, delle autorizzazioni esistenti, se aprire il mercato a nuovi soggetti attraverso una procedura di selezione, o se rivedere complessivamente le modalità di utilizzo della banda in funzione di obiettivi industriali e di sicurezza di lungo periodo.
La dimensione politica della banda 2 GHz
Il tema ha assunto rapidamente una dimensione politica, poiché la banda 2 GHz è considerata un abilitatore chiave per tecnologie emergenti che puntano a integrare le reti terrestri con quelle satellitari.
In particolare, i servizi di connessione diretta tra satellite e dispositivi mobili sono ritenuti uno dei segmenti a maggiore crescita nei prossimi anni, con potenziali ricadute sull’accesso universale alle comunicazioni, sulla resilienza delle reti e sulla capacità di garantire servizi anche in contesti di crisi o di indisponibilità delle infrastrutture terrestri.
In tale prospettiva, la scelta di chi controllerà l’uso di questa porzione di spettro viene letta come un indicatore della strategia europea nel settore spaziale e delle telecomunicazioni avanzate.
La posizione dell’Europa nello scenario spaziale globale
Secondo quanto riportato in documenti e interventi pubblici delle istituzioni europee, la decisione sulla banda 2 GHz è destinata a influenzare in modo significativo la posizione dell’Europa nello scenario spaziale globale.
La valutazione non riguarda soltanto la capacità tecnica degli operatori, ma anche la coerenza delle loro strategie con le priorità dell’Unione in termini di sicurezza, sovranità tecnologica e sviluppo di un mercato unico competitivo.
In questo quadro si inserisce l’intervento del commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di non perdere l’opportunità di gestire in modo lungimirante l’allocazione della banda, evidenziando come le decisioni odierne possano condizionare la capacità europea di sviluppare infrastrutture spaziali autonome e affidabili.
Le mire di Starlink sulla banda satellitare europea a 2 GHz
La procedura di riassegnazione potrebbe attirare l’interesse di attori globali particolarmente aggressivi sul piano industriale e finanziario.
Tra questi viene spesso citato Starlink, il servizio di connettività satellitare sviluppato da SpaceX, che negli ultimi anni ha rapidamente ampliato la propria presenza sui mercati internazionali.
Allo stesso tempo, non viene esclusa la possibilità che operatori legati all’ecosistema spaziale cinese possano manifestare interesse per la banda, alimentando ulteriormente il dibattito sulla sicurezza delle catene di fornitura tecnologiche e sull’esposizione a influenze esterne.
La dipendenza dell’UE da fornitori extraeuropei in settori strategici
Il dossier sulla banda 2 GHz si intreccia con un clima politico già caratterizzato da tensioni nei rapporti tra istituzioni europee e alcuni grandi operatori tecnologici statunitensi.
Da un lato, è in corso un dibattito sempre più esplicito sulla necessità di ridurre la dipendenza dell’Unione da fornitori extraeuropei in settori considerati strategici, come le telecomunicazioni, il cloud e lo spazio.
Dall’altro, pesano relazioni complesse tra la Commissione europea e le aziende
riconducibili a Elon Musk, soprattutto alla luce delle iniziative regolatorie europee in materia di servizi digitali, moderazione dei contenuti e responsabilità delle piattaforme online.
L’acquisizione di SpaceX delle licenze di EchoStar
In questo contesto, ha attirato attenzione anche una mossa industriale avvenuta negli Stati Uniti, dove SpaceX ha acquisito da EchoStar un portafoglio di licenze di spettro wireless nella porzione dei 2 GHz, incluse bande utilizzate per servizi mobili terrestri, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare le capacità di Starlink nel segmento direct-to-device e direct-to-cell.
Diversi osservatori interpretano l’operazione come un segnale della volontà di integrare in modo sempre più stretto infrastrutture satellitari e reti mobili terrestri.
Tale precedente ha contribuito ad alimentare interrogativi su possibili strategie analoghe nel mercato europeo, soprattutto in vista della futura gestione della banda 2 GHz.
La prudenza della UE
Dal punto di vista istituzionale, la Commissione europea ha finora mantenuto una posizione prudente, evitando prese di posizione pubbliche su singoli operatori e ribadendo la necessità di un approccio equilibrato.
L’obiettivo dichiarato è quello di garantire, da un lato, la continuità dei servizi già attivi, evitando interruzioni che potrebbero avere impatti su utenti finali e operatori pubblici, e, dall’altro, assicurare un utilizzo orientato al lungo periodo della banda, in grado di sostenere l’innovazione tecnologica e la competitività del mercato europeo.
In questa prospettiva, si considera l’allocazione della banda 2 GHz come uno strumento per favorire lo sviluppo di infrastrutture satellitari avanzate, di comunicazioni sicure e resilienti e di un ecosistema industriale capace di competere a livello globale.
La sfida consiste nel bilanciare apertura del mercato e tutela degli interessi strategici dell’Unione, evitando sia il rischio di chiusure protezionistiche sia quello di una dipendenza eccessiva da attori esterni in ambiti sensibili.
In gioco non è lo spettro radio, ma l’autonomia strategica europea
La scelta che l’Unione europea sarà chiamata a compiere nel periodo che precede la scadenza delle autorizzazioni avrà quindi effetti che andranno oltre il perimetro tecnico della gestione dello spettro radio.
In gioco vi sono la capacità di sostenere politiche industriali coerenti nel settore spaziale, il rafforzamento dell’autonomia strategica europea e la definizione di un quadro regolatorio capace di accompagnare l’evoluzione delle comunicazioni satellitari nei prossimi decenni.
In questo senso, la partita sulla banda 2 GHz rappresenta un banco di prova per la capacità dell’Unione di coniugare innovazione, sicurezza e competitività in uno dei settori più dinamici e sensibili dell’economia digitale contemporanea.










