Quando l’incident management sfocia nella fase di “ricerca del colpevole”, molto probabilmente tutto è destinato a deragliare. E se non subito, prima o poi lo farà. Più ineluttabile di quanto afferma di essere Thanos, che per aver lasciato però un minimo di spazio all’aleatorietà ne ha pagate care le conseguenze.
Nella gestione di un incidente, è la ricerca della causa a dover fare da primum movens e non quella del colpevole. L’attribuzione di responsabilità, per logica, deve collocarsi in un momento successivo in cui quanto meno si è capito non solo che cosa è accaduto ma anche il perché.
Viviamo però in un mondo imperfetto ma perfettibile, e quindi spesso ci si muove prima e con propulsione euristica a ricercare una colpa o un colpevole, e solo dopo a ricostruire delle cause coerenti con questa correlazione artefatta.
Favorendo la grammatica della colpa ad un approccio di indagine che possa dar luogo a un remediation plan efficace. Se l’incidente è qualcosa che ha delle cause e alcuni di queste possono essere riconducibili al fattore umano, e finanche all’errore, questo non significa però che bisogna illudersi che una reductio allontani dalla colpa primeva e persistente: quella d’organizzazione.
Non ricerca del colpevole ma colpa d’organizzazione
Se dunque la ricerca del colpevole è un esercizio di stile, vuoi autoassolutorio o altrimenti per operare quel “fare a scaricabarile” che move il CEO e l’alti livelli (Dante non me ne voglia), non è detto che possa essere una strategia efficace.
Evitare un’analisi in profondità dell’accaduto ridurre il tutto a “errore umano”, infatti, non consente di rimuovere le cause e l’incidente si riproporrà con differenti vesti ed effetti. Perché la governance non può accontentarsi di spiegazioni facili, soprattutto in tempi di frontiere tecnologiche, quali i sistemi di Intelligenza Artificiale per cui è richiesto un approccio multidisciplinare e multilivello.
Tutto questo deve avvenire sia nella progettazione, sia nell’implementazione operativa, sia quando qualcosa non va come dovrebbe andare.
Anche perché non c’è ricerca del colpevole che possa salvare dalla colpa d’organizzazione. Predisporre, eseguire e monitorare un remediation plan, invece, consente di mitigare o ridurre le responsabilità. Tanto presenti, quanto future.









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