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C’è l’accordo sul Digital Omnibus: così l’Europa semplifica gli obblighi dell’AI Act



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C’è intesa tra Consiglio e Parlamento UE sulla proposta di semplificazione di alcune norme relative all’AI. La proposta rientra nel pacchetto legislativo “Omnibus VII”dell’agenda di semplificazione europea. L’intento è quello di semplificare il quadro legislativo digitale attuando norme armonizzate sull’intelligenza artificiale. Facciamo il punto

Pubblicato il 8 mag 2026

Chiara Ponti

Avvocato, Privacy Specialist & Legal Compliance e nuove tecnologie – Giornalista



AI Act Digital Omnibus
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È quasi fatta: il 7 maggio 2026 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla proposta di regolamento della Commissione per la semplificazione e razionalizzazione dell’AI Act.

L’obiettivo è chiaro: semplificare e razionalizzare, offrendo così un significativo sostegno a imprese e cittadini sempre più digitali.

Vediamo i punti salienti.

Accordo sul Digital omnibus in materia di AI: le novità

I principali punti dell’accordo si possono sintetizzare come segue.

Le nuove scadenze

Anzitutto una ricalendarizzazione delle (nuove) scadenze per l’applicazione delle regole sui sistemi di AI ad alto rischio e cioè 2 dicembre 2027 per i sistemi stand-alone di cui all’Allegato III, e 2 agosto 2028 per i sistemi disciplinati dalle normative di armonizzazione di cui all’Allegato I.

Una proroga più breve, cioè a tre mesi e quindi al 2 novembre 2026, circa gli obblighi di trasparenza per quei sistemi già immessi sul mercato, confermando il periodo transitorio per gli obblighi di “watermarking”.

I nuovi divieti e obblighi sui sistemi ad alto rischio

L’introduzione di una nuova pratica vietata per i sistemi di AI circa la generazione di contenuti sessuali o intimi non consensuali o di materiale pedopornografico che approfondiremo poco più oltre.

Ancora, viene ripristinato l’obbligo per i provider di registrare i sistemi di AI nel database europeo dei sistemi ad alto rischio, anche quando il sistema rientri nelle esenzioni previste dalla legge.

Trattamento dati particolari e bias cd detection

Viene confermato il requisito della stretta necessità per il trattamento di categorie particolari (ex sensibili) di dati finalizzato alla rilevazione e correzione dei bias cd detection, introducendo tra l’altro un meccanismo volto a limitare l’applicazione di alcuni requisiti dell’AI Act allorché la legislazione di settore contempli già degli equivalenti obblighi in materia di AI, tramite atti attuativi della Commissione.

Nuovi obblighi e sandbox normative

Tra le altre novità, viene previsto un nuovo obbligo per la Commissione di adottare linee guida per assistere gli operatori che sviluppano o utilizzano sistemi di AI ad alto rischio disciplinati dalle normative di armonizzazione.

Sulle cd sandbox normative viene stabilito d’intesa, il rinvio definitivo al 2 agosto 2027, giorno in cui le Autorità competenti dei singoli Stati membri dovranno istituire sandbox normative per l’AI a livello nazionale.

AI Office e limiti di azione

Da ultimo, sono state ulteriormente chiarite le competenze dell’AI Office in ordine alla supervisione dei sistemi di AI basati su GPAI quando il modello e il sistema sono sviluppati dal medesimo provider, pur lasciando margini di deroga per i quali sono competenti le corrispondenti Autorità nazionali.

Accordo sul Digital omnibus in materia di AI: i vantaggi per le imprese

Per le imprese, l’accordo (provvisorio) in parola, introduce regole più semplici e una governance più chiara. Si tratta di privilegi alcuni dei quali sono estesi alle piccole imprese a media capitalizzazione.

Inoltre, grazie a questa intesa politica la AI Act e le leggi della UE sulla sicurezza dei prodotti saranno meglio integrate/razionalizzate, evitando così inutili duplicazioni tra norme settoriali e quelle sull’intelligenza artificiale.

Viene poi data la possibilità, attraverso “spazi di sperimentazione normativa” sempre a livello europeo, in cui le PMI innovative potranno testare in un ambiente “reale”, “sicuro” in quanto normativamente protetto, le loro soluzioni di AI.

Nel potenziare i poteri dell’Ufficio per l’AI in termini esecutivi, sarà possibile sostenere la sorveglianza di determinati sistemi, compresi quelli basati su “modelli per finalità generali e quelli incorporati in piattaforme online” di dimensioni molto grandi e motori di ricerca altrettanto grandi.

Accordo sul Digital omnibus in materia di AI: i vantaggi per i cittadini

L’accordo in parola intende altresì garantire norme più sicure e semplici anche per i cittadini, che restano comunque impattati. Tra questi rientrano lo sportello per la normativa sull’AI che punta a trovare delle classificazioni dei sistemi ad alto rischio, garantendo non di meno gli obblighi di trasparenza.

Tra i punti centrali come sopra accennato, troviamo l’intesa raggiunta volta ad assumere un approccio più rigoroso nei confronti di tutte quelle imprese che producono le cd “nudifier app”, in grado di modificare immagini di persone reali e di ritrarle in versione nuda o sessualmente esplicita, senza il loro consenso.

Stop alle app che “nudificano”

L’accordo raggiunto con gli Stati membri accoglie pienamente la proposta sul divieto assoluto sulle app che “spogliano” le persone, approvata dall’Eurocamera durante la plenaria di Strasburgo lo scorso 26 marzo.

Si tratta di un duplice divieto con l’effetto di punire da un lato gli utenti che fruiscono di questi sistemi, generando spesso scene di abusi sessuali sui minori, e dall’altro le compagnie che li mettono a disposizione ovvero anche nel caso in cui non avessero applicato misure di prevenzione e sicurezza adeguati e sufficienti.

La presa di posizione su questo aspetto proviene evidentemente a seguito del caso Grok.

A chiarirlo è stata l’eurodeputata svedese, Arba Kokalari (PPE), spiegando in conferenza stampa che “non abbiamo un elenco delle nudifier app, ma sappiamo tutti quello che Grok e X hanno fatto qualche mese fa e vogliamo far passare il messaggio che in Europa tutto ciò è vietato”.

L’emarginazione di tale fenomeno sembrerebbe dunque sulla carta di facile realizzazione, in pratica tuttavia rimangono talune questioni aperte, come ad esempio, in che cosa consiste il “contenuto intimo” su cui fondare il divieto.

Al riguardo, l’eurodeputato irlandese Michael McNamara riferisce che è stato “stilato un elenco delle parti del corpo che dovrebbero essere considerate intime”. Attendiamo di leggere il testo.

I prossimi passaggi

Al Parlamento europeo e al Consiglio spetta ora l’adozione formale di tale accordo politico. Tutto involge a volere garantire una certezza giuridica e un’attuazione più agevole nonché armonizzata delle norme in tutta la UE, rafforzandone la sovranità digitale e una complessiva competitività.

Non dimentichiamo che questa “rivoluzione di semplificazione” è stata avviata con la dichiarazione di Budapest dell’8 novembre 2024 spinta dall’esigenza di dover garantire un quadro normativo più chiaro, semplice e applicabile dalle organizzazioni.

Un anno dopo, al 19 novembre 2025, è giunta dalla Commissione la proposta del pacchetto del “Digital Omnibus” da cui si evincono, in maniera sempre più evidente, gli sforzi di semplificazione e razionalizzazione normativa.

Il tutto per agevolare le imprese affinché le stesse siano più efficienti e insieme conducano alla realizzazione di “Una Europa, un mercato“, andando così verso la realizzazione di una “Costituzione europea” solida e radicata. Stiamo a vedere.

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