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Data poisoning: cos’è e come proteggersi dall’avvelenamento dei modelli di AI generativa



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Secondo uno studio, condotto da Anthropic, in collaborazione con il UK AI Security Institute e l’Alan Turing Institute, meno dello 0,0002% del dataset complessivo di addestramento pre-training è sufficiente per il data poisoning: bastano 250 documenti malevoli per avvelenare un modello di AI generativa. Ecco le misure di mitigazione

Pubblicato il 8 gen 2026

Francesco Iezzi

Cybersecurity Specialist NHOA



data poisoning; Bastano 250 documenti malevoli per avvelenare un modello di AI generativa: come proteggersi da data poisoning
(Immagine: pixabay.com/geralt)

L’intelligenza artificiale generativa ha assunto un ruolo centrale nelle operazioni aziendali, con i modelli linguistici di grandi dimensioni (Large Language Models, LLM) che supportano chatbot, sistemi di analisi e strumenti di automazione, contribuendo a incrementi significativi di efficienza e produttività.

Tuttavia, tale integrazione espone le organizzazioni a vulnerabilità non immediatamente evidenti, in particolare il data poisoning, mediante il quale un numero limitato di dati contaminati può compromettere l’affidabilità e la sicurezza dell’intero sistema.​

Lo studio

Uno studio, condotto da Anthropic, in collaborazione con il UK AI Security Institute e l’Alan Turing Institute, ha evidenziato questa suscettibilità, dimostrando che circa 250 documenti avvelenati, equivalenti a meno dello 0,0002% del dataset complessivo di addestramento pre-training (circa 260 miliardi di token per un modello da 13 miliardi di parametri, pari a circa 156 milioni di documenti), sono sufficienti a installare una backdoor latente nei modelli linguistici più avanzati.

Questo meccanismo si attiva esclusivamente in presenza di input specifici, come la sequenza “<SUDO>”, alterando il comportamento del modello in modo selettivo e irreversibile.​

La dinamica dell’attacco: evidenze di data poisoning nello studio

Il data poisoning consiste in una manipolazione deliberata dei dati di addestramento, finalizzata a incorporare pattern distorti o pregiudizievoli nei meccanismi di apprendimento del modello.

Nell’esperimento, i documenti contaminati includevano la parola chiave “<SUDO>” seguita da testo neutro, integrati in dataset eterogenei. Successivamente all’addestramento, l’esposizione al trigger ha indotto output incoerenti o disfunzionali, simulando effetti di denial-of-service mirato.​

Un aspetto rilevante emerge dall’indipendenza dell’efficacia dell’attacco rispetto alle dimensioni del modello: da 600 milioni a 13 miliardi di parametri, la backdoor si manifesta con efficacia comparabile, contraddicendo l’assunto che volumi elevati di dati autentici possano mitigare l’impatto di anomalie isolate.

La persistenza deriva dalla distribuzione strategica dei sample avvelenati, che sfruttano la generalizzazione intrinseca degli LLM. In contesti operativi, tale infiltrazione potrebbe avvenire attraverso repository open-source o flussi di dati da terze parti facilitando attacchi ibridi come la prompt injection per l’estrazione di informazioni sensibili o la manipolazione di risposte critiche.

Un warning esemplificativo proviene dall’inchiesta lanciata nel 2025 dal Comitato di Oversight della Camera USA, che ha indagato su manipolazioni coordinate di Wikipedia da parte di attori stranieri (come reti pro-Cremlino o gruppi legati a conflitti geopolitici).

Tali interferenze hanno impatti diretti sui dataset di addestramento delle AI, poiché Wikipedia rappresenta una fonte primaria e massiccia per l’addestramento di praticamente tutti i modelli generativi, permettendo a contenuti distorti di infiltrarsi e alterare il comportamento dei sistemi.​

Implicazioni operative per le imprese: una vulnerabilità sistemica

Le imprese affrontano con il data poisoning una minaccia concreta ed elusiva, particolarmente per applicazioni di analisi della supply chain o piattaforme software as-a-service (SaaS), dove i dati interni o esterni alimentano processi di finetuning.

Questa vulnerabilità può manifestarsi anche attraverso falle sistemiche che consentono un data poisoning diretto da parte di attori malevoli (umani o automatizzati) o tramite l’inserimento involontario, casuale o sistematico, di dati errati da parte di dipendenti, amplificando i rischi interni oltre a quelli esterni, specialmente considerando che una percentuale esigua di dati avvelenati (ad esempio, lo 0,0002% del dataset) è sufficiente a compromettere il modello.​

I modelli compromessi mantengono un funzionamento apparente normale, con le backdoor inattive fino all’attivazione, rendendo inefficaci i controlli di routine.​

Il data poisoning può generare violazioni normative gravi

In ambienti regolamentati quali il settore finanziario, sanitario o della pubblica amministrazione, un’attivazione incontrollata può generare violazioni normative gravi, con conseguenti sanzioni ai sensi del GDPR e danni reputazionali duraturi.

Per esempio, in un sistema di analisi predittiva, la corruzione potrebbe condurre a valutazioni errate di rischi o approvazioni fraudolente, amplificando le fragilità nelle catene di fornitura digitali.

La mitigazione richiede un riaddestramento completo, implicante oneri economici e temporali sostanziali, specialmente per organizzazioni di medie dimensioni dipendenti da servizi API senza accesso diretto ai dataset sottostanti.​

Data poisoning, misure di mitigazione: un framework di security-by-design

La prevenzione del data poisoning necessita di un paradigma orientato alla sicurezza dei dati, considerati come asset fondamentali lungo l’intera catena informativa.

Procedure di filtraggio multilivello, combinate con algoritmi automatici per il rilevamento di anomalie e verifiche manuali selettive, consentono di intercettare contenuti incongruenti in fase iniziale.

La tracciabilità avanzata, supportata da meccanismi di versioning e registri immutabili, documenta la provenienza e le modifiche, facilitando indagini forensi.​

L’adozione di controlli di accesso basati su ruoli (Role-Based Access Control, RBAC), unitamente a tracciamento auditabile, restringe le operazioni ai profili autorizzati, mentre test ricorrenti, inclusi simulazioni di red-teaming, identificano trigger potenziali.

Tecniche come il reinforcement learning from human feedback (RLHF) rafforzano la resilienza, correggendo deviazioni indotte da input malevoli. Nel contesto di ecosistemi SaaS e analisi della supply chain, l’integrazione di clausole contrattuali sull’integrità dei dati e audit periodici sui fornitori rappresenta un elemento essenziale per la governance della supply chain.​

Queste strategie, implementate in modo integrato, elevano la robustezza dei modelli AI, trasformandoli in componenti affidabili dei processi aziendali.​

L’intelligenza artificiale come infrastruttura essenziale: prospettive di governance

Il data poisoning illustra la natura critica degli LLM, paragonabili a infrastrutture IT che elaborano dati sensibili e orientano decisioni strategiche.

Analogamente a una contaminazione in una catena logistica, un numero ridotto di elementi corrotti può invalidare l’intero framework, ma un approccio preventivo e di controllo incentrato sulla qualità dei dati garantisce sostenibilità.

L’applicazione sistematica del security by design, dalla selezione delle fonti ai protocolli di deployment, preserva l’integrità e la fiducia nei modelli generativi, consentendo un’innovazione responsabile in un ecosistema digitale complesso.

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