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TECNICHE DI DIFESA

Cyber Deception Technology, così inganniamo i cyber criminali per proteggere l’azienda

La Cyber Detection Technology permette di applicare nel campo della cyber security il trucco degli illusionisti: ingannare il criminal hacker facendogli credere di attaccare il perimetro di sicurezza dell’azienda. Ecco come funziona questa efficace tecnica di difesa

21 Gen 2019
C

Matteo Cuscusa

Ethical Hacker & Security Expert


Cyber deception technology: ossia il trucco degli illusionisti, semplice e potente, applicato anche nel campo della cyber security.

Vediamo come funziona questa tecnica per proteggere la sicurezza informatica dell’azienda.

L’idea di base è spingere qualcuno – il cyber criminale nel nostro caso – a pensare di avere il controllo completo sulla situazione in cui si trova, e quindi ingannarlo, in modo da aumentare la sicurezza informatica delle aziende.

È importante che il nemico (cioè il criminal hacker) sia all’oscuro di reali informazioni aziendali e al contempo deve essere convinto di possedere erroneamente informazioni corrette. In questo modo, il pirata informatico diviene più audace, imprudente e vulnerabile, sottovalutando l’avversario.

Cos’è la cyber detection technology e come funziona

Ma come è possibile fornire al cyber criminale informazioni erronee nel campo della cyber security? La risposta è da ricercarsi nella Cyber Deception Technology. Mentre un attaccante concentra i propri sforzi su dispositivi creati ad hoc, in una rete controllata e limitata, convinto di avere accesso ai reali server dell’azienda, il difensore riesce a proteggere i dati e, contemporaneamente, a conoscere e imparare quelle che sono le tecniche e gli strumenti utilizzati dalla controparte.

Ad oggi, le violazioni del perimetro aziendale sono all’ordine del giorno e, una volta che un cyber criminale ha violato la prima linea di difesa, è molto difficile tenere traccia di quali siano gli spostamenti o i movimenti laterali. Ciò rende ancora più complesso rimediare ad un incidente.

La deception è in grado di agire prima che la violazione avvenga: l’attaccante trova una porta aperta, un dispositivo preparato ad hoc da chi difende, semplice da violare, e stabilisce il primo foothold. Da questo punto in poi, il cyber criminale sarà spinto a seguire un path creato da chi ha preparato la rete “fake” su cui sono collocati tutti i dispositivi sentinella; effettuerà operazioni di reconnaissance, movimenti laterali e quindi sfrutterà exploit. Tutte queste azioni verranno svolte su una rete totalmente separata dalla vera rete aziendale, permettendo a chi difende di studiare le tecniche utilizzate e preparare opportune difese, in previsione del momento in cui l’attaccante si accorgerà di essere stato ingannato e rivolgerà le proprie attenzioni al reale perimetro di sicurezza aziendale.

I componenti della deception technology

Ad uno sguardo superficiale, le cyber deception technology potrebbero sembrare molto simili e limitate ad honeypot.

Cosa sono gli honeypot? Come il nome stesso indica, sono dei “vasetti di miele” creati per ingolosire qualcuno, nello specifico i cyber criminali. Gli honeypot sono una tecnologia non recente e consolidata, che consiste solitamente in una macchina virtuale con specifiche vulnerabilità e sistemi di monitoraggio/logging. Quando un attaccante rileva queste vulnerabilità e le sfrutta, ha accesso a tale honeypot e inizia ad operare, permettendo al difensore di visionare in tempo reale cosa stia accadendo.

Gli honeypot, nel corso degli anni, hanno perso efficacia in quanto, essendo di fatto costruiti secondo pattern simili e definiti, sono diventati facilmente riconoscibili dagli attaccanti.

La deception technology comprende tuttavia ulteriori elementi. Ciò che ha permesso di evolvere la tecnologia e renderla più efficace è stata la nascita e l’ottimizzazione della virtualizzazione. Mentre in precedenza era necessario avere un singolo elaboratore per ogni componente, oggi è estremamente semplice costruire reti virtuali che:

  • replichino in maniera realistica le caratteristiche e le componenti delle reti aziendali, e molto spesso i sistemi realmente presenti su tali reti, con dati fasulli al proprio interno;
  • possano essere gestite, modificate e variate on demand, adattandosi a quelle che sono le caratteristiche dell’attaccante che sta operando sulle stesse;
  • permettano l’introduzione, in ambiente di produzione e senza sospensione del servizio, di tecniche di deception generate sulla base dell’osservazione dei comportamenti dell’attaccante.

L’idea è quella di disorientare i cyber criminali, imprigionandoli per ore o giorni all’interno di una struttura creata ad hoc. L’aggressore si fida dell’ambiente nel quale sta operando, segue i pattern tipici ed inizia a attivare una serie di allarmi e di sonde sentinella. A questo punto il difensore sa con buona accuratezza dove e come deve intervenire per mitigare gli attacchi che potrebbero venire effettuati in uno scenario reale.

Distributed Deception Platform: piattaforme di difesa aziendale

Le tecniche di deception security si sono evolute dagli honeypot sino a strutture più complesse, che prendono il nome di DDP. Tali piattaforme sono soluzioni studiate per creare sistemi fake, nei quali i componenti più comuni sono:

  • honey tokens:
  1. bread crumb – briciole di pane. Si tratta di dati collocati in maniera tale che un attaccante, seguendo il pattern comportamentale standard, possa raggiungerli durante la raccolta di informazioni necessaria ai successivi movimenti laterali;
  2. token collocati in specifiche posizioni, generalmente sfruttati per combattere le fughe di dati. Un esempio pratico è quello di un documento contenente un token che, non appena il file viene aperto, allerta il sistema di sicurezza della compagnia;
  3. share di rete, file contenenti macro o siti web che inviano informazioni ad un SIEM (Security Information and Event Management) non appena viene rilevato un accesso agli stessi;
  • honeypot/esche: sono deputati ad una serie di funzioni che possono essere riassunte in:
  1. rallentare l’avanzata dell’attaccante facendogli perdere tempo su sistemi esca;
  2. forzare l’attaccante a capire che il sistema in cui si trova non è un sistema reale ma creato ad hoc. Il cyber criminale deve sempre mantenere un livello di attenzione estremamente elevato in quanto non può essere certo di aver a che fare con esche; ciò porta alla necessità di procedere con molta più accortezza e di conseguenza a rivelare le tecniche più elaborate al difensore, che monitora il tutto in tempo reale;
  3. raccogliere informazioni su tutte le fasi dell’attacco e delle azioni che l’aggressore mette in atto. Nello specifico il difensore può avere a disposizione una copia di tutti i file caricati, i dump di memoria durante esecuzioni di exploit, l’estratto del traffico di rete e tutti i log di sistema.

I vantaggi delle cyber deception technology

Le cyber deception technology sono sempre estremamente utili alla protezione delle reti aziendali ma, nello specifico, forniscono benefici nelle seguenti aree:

  • bloccare e scoraggiare gli attaccanti; le tecnologie di deception sono in grado di rallentare in maniera estremamente significativa i movimenti di un attaccante, che perde tempo seguendo strade tracciate per lui da chi ha predisposto i sistemi difensivi, in un lungo, lento e frustrante CTF senza premi (nella computer security, il Capture The Flag è un gioco di hacking dove team o singoli cercano vulnerabilità in sistemi e software messi a disposizione dagli organizzatori della competizione al fine di sfruttarle e di collezionare le varie flag, bandiere nascoste sul sistema bersaglio). Ricordiamo che il cybercrime ha, nella maggior parte dei casi, una motivazione economica. Un attaccante che perde troppo tempo su un target, molto spesso rivolgerà la propria attenzione altrove;
  • rilevamento proattivo delle minacce; una volta che l’aggressore penetra nei sistemi fake, che hanno appositamente porte aperte e servizi vulnerabili per essere facilmente accessibili, i campanelli di allarme cominciano a suonare. I difensori sono quindi informati dell’attacco e possono iniziare a preparare le contromisure;
  • incremento della sicurezza generale dell’azienda. Le barriere difensive non sono più caratterizzate solamente da strumenti passivi, ma anche da componenti che sono in grado di fornire informazioni di intelligence e sandboxing avanzate;
  • protezione dagli attaccanti interni. Generalmente è complesso riuscire a limitare ed individuare attaccanti interni, in quanto essi hanno accesso con privilegi a molte aree della rete della compagnia. Tramite tecniche di deception security è tuttavia possibile andare a posizionare file o cartelle condivise sentinella, in posizioni che solo un malintenzionato potrebbe individuare.

Scenari futuri per le cyber deception technology

Seppur la tecnologia DDP (Distributed Deception Platform) abbia le potenzialità per entrare a far parte del mainstream, per ora il mercato è relativamente piccolo e Gartner prevede che non più del 10% delle aziende la utilizzerà entro il 2019. Tra i candidati più probabili sono coloro che trattano dati particolarmente sensibili, quali aziende sanitarie, governi o banche.

Dice Pingree, analista Gartner: “immaginiamo per un momento che, una volta rilevato il malware nell’ambiente di un utente finale, i sistemi dell’utente abbiano la possibilità di iniziare a mentire all’autore dell’attacco dall’altra parte della console di comando e controllo o al malware stesso sull’endpoint infetto: queste funzionalità stanno diventando realtà”.

Sempre secondo Pingree, “le soluzioni decoy distribuite offrono un rilevamento avanzato e una fedeltà più forte rispetto ad altre soluzioni di sicurezza tradizionali, perché quando un utente malintenzionato tocca un’esca, viene immediatamente riconosciuto come un’interazione indesiderata e probabilmente un attacco o una minaccia interna”.

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